martedì 17 ottobre 2017

IL PRESIDENTE MATTARELLA PROMULGA LA LEGGE RECANTE "MODIFICHE AL CODICE DELLE LEGGI ANTIMAFIA E DELLE MISURE DI PREVENZIONE" E SCRIVE AL PRESIDENTE GENTILONI.

Il Presidente Mattarella ha promulgato la nuova legge antimafia, ma ha scritto una lunga lettera al Presidente de Consiglio dei Ministri Gentiloni per segnalare una serie di incongruenze.
Ecco il testo della lettera inviata ieri 17 ottobre:
"Ho promulgato in data odierna la legge recante "Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e altre disposizioni. Delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate", approvata lo scorso 27 settembre.
Si tratta di un provvedimento legislativo che è stato oggetto di un lungo esame in sede parlamentare e che presenta un contenuto assai ampio.
Proprio l'estensione degli interventi effettuati e gli aspetti di novità che alcune delle norme introdotte presentano rendono di certo opportuno che, particolarmente con riferimento all'ambito applicativo delle misure di prevenzione, il Governo proceda a un attento monitoraggio degli effetti applicativi della disciplina, come è stato previsto dall'ordine del giorno approvato dalla Camera dei deputati nella seduta del 27 settembre 2017.
Ciò premesso, faccio presente che ho promulgato la legge non ritenendo che vi fossero evidenti profili critici di legittimità costituzionale, nonché in ragione dell'importanza della normativa che nel suo complesso con essa viene introdotta e dell'opportunità che le disposizioni nella medesima contenute entrino presto in vigore.
Peraltro, non posso fare a meno di segnalare un aspetto che, pur non costituendo una palese violazione di legittimità costituzionale, sembra contenere dei profili critici.
L'articolo 31 della legge ha profondamente modificato l'articolo 12-sexies del decreto legge n. 306 del 1992, convertito nella legge n. 356 del 1992, che disciplina la cosiddetta confisca allargata. In particolare, nel testo approvato non sono state riprodotte alcune ipotesi di reato (che, in caso di condanna, legittimano, ove ricorrano determinati presupposti, la confisca), inserite nell'articolo 12-sexies dall'art. 5 del decreto legislativo n. 202 del 29 ottobre 2016, che ha dato attuazione alla direttiva 2014/42/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 aprile 2014 relativa "al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato dell'Unione europea".
In particolare sono state eliminate tutte le ipotesi di reato introdotte dal citato decreto legislativo ad eccezione dell'autoriciclaggio (art. 648-ter.1 del codice penale).
Di conseguenza, per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione delle fattispecie di falso nummario (articolo 416 in relazione agli articoli 453, 454, 455, 460 e 461 del codice penale), di corruzione tra privati (articolo 2635 del codice civile), di indebito utilizzo di carte di credito o di pagamento (articolo 55 del decreto legislativo n. 231 del 2007), dei delitti commessi con finalità di terrorismo internazionale e dei reati informatici indicati negli articoli 617-quinquies, 617-sexies, 635-bis, 635-ter, 635-quater e 635-quinquies del codice penale quando le condotte di reato riguardano tre o più sistemi informatici, non sarà più possibile disporre la misura della cosiddetta confisca allargata all'esito di una condanna.
Oltre a ricordare la necessità del rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea, va dunque considerato il grave effetto prodotto dall'impossibilità di disporre il congelamento e la confisca dei beni e dei proventi a seguito di condanna per questi reati.
Di qui l'esigenza di assicurare sollecitamente una stabile conformazione dell'ordinamento interno agli obblighi comunitari in relazione alle previsioni direttamente attuative di direttive europee, a suo tempo recepite nell'ordinamento interno e che non figurano nel nuovo testo.
Occorre quindi ripristinare, anche a fini di certezza del diritto, nell'art. 12-sexies del decreto-legge n. 306 del 1992 le modifiche che sono state introdotte dal citato decreto legislativo n. 202 del 2016.
Tanto Le rappresento rimettendo alla responsabilità del Governo l'individuazione, in tempi necessariamente brevi, dei modi e delle forme di un idoneo intervento normativo nel senso indicato." 

PUBBLICATO IL DPCM CON IL REGOLAMENTO SULL'APE

PALAZZO CHIGI SALA ARAZZI
Sulla G.U. n. 243 del 17 ottobre è stato pubblicato il DPCM 4 settembre 2017 , n. 150 recante il Regolamento recante norme attuative delle disposizioni in materia di anticipo finanziario a garanzia pensionistica (APE). 
Possono richiedere l’APE i soggetti iscritti alle gestioni previdenziali individuate dall'articolo 1, comma 167, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, che risultino in possesso, congiuntamente, dei requisiti previsti dal medesimo comma. 
Il requisito anagrafico che consente la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi dalla data di domanda di APE tiene conto dell’adeguamento agli incrementi della speranza di vita dei requisiti di accesso al sistema pensionistico, ai sensi della normativa vigente e, in particolare, di quanto disposto dall'articolo 24, comma 9, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. 
Coloro che hanno maturato i requisiti in una data compresa tra il 1° maggio 2017 e la data di entrata in vigore del presente decreto, come certificata dall'INPS ai sensi dell’articolo 5, possono richiedere, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, attraverso la domanda di APE di cui all'articolo 7, la corresponsione di tutti i ratei arretrati maturati a decorrere dalla suddetta data di maturazione dei requisiti. 
Non possono ottenere l’APE i soggetti già titolari di un trattamento pensionistico diretto ai sensi dell’articolo 1, comma 167, della legge 11 dicembre 2016, n. 232. 
In caso di liquidazione di trattamenti pensionistici diretti prima del perfezionamento del diritto alla pensione di vecchiaia, l’erogazione dell’APE viene interrotta e, fatto salvo il ricorso del soggetto richiedente all'estinzione anticipata di cui all'articolo 12, l’istituto finanziatore comunica all’INPS il piano di ammortamento rideterminato e l’importo della nuova rata di ammortamento da trattenere sulla pensione, con le modalità previste dall'accordo quadro di cui all'articolo 11, comma 1. 
In tale ipotesi, l’impresa assicuratrice rimborserà al soggetto richiedente la parte di premio non goduta, secondo le modalità e i termini stabiliti dall'accordo quadro di cui all'articolo 11, comma 2, e il fondo di garanzia corrisponderà la quota parte non utilizzata della commissione per l’accesso al fondo, secondo le modalità previste dalle istruzioni operative di cui all'articolo 19.

lunedì 16 ottobre 2017

LA LEGGE DI BILANCIO 2018 E I PROVVEDIMENTI A FAVORE DEI COMUNI

Nella proposta di legge di bilancio 2018 approvata ieri dal consiglio dei Ministri sono previsti due importanti punti a favore delle province per quanto riguarda la manutenzione delle strade e delle scuole.
Si tratta di una risposta alle numerose sollecitazioni avanzate durante questi mesi dall'UCI e dall'ANCI.
Sulle somme stanziate ancora non si hanno notizie precise.
Altri punti riguardano invece più direttamente i Comuni per cui dipenderà dagli amministratori saper presentare progetti e richieste adeguati.
- Investimenti enti locali – Per sostenere gli investimenti degli enti locali sono previsti spazi finanziari, per gli anni 2018-2023, che consentono l’utilizzo dell’avanzo di amministrazione Si riconoscono, inoltre, ai comuni contributi, per il triennio 2018-2020, per rilanciare gli investimenti in opere pubbliche.
-Rimborsi ai comuni per minor gettito – Sono assegnate risorse per l’anno 2018 in favore dei comuni penalizzati dalla sostituzione dell’IMU sull’abitazione principale con la TASI su tutti gli immobili.

LINEE GUIDA PER IL GREEN PUBLIC PROCUREMENT

Il Consiglio del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (SNPA) con delibera n.272017 ha approvato le Linee Guida del Green Public Procurement.
Le linee guida forniscono un modello operativo di organizzazione interna degli enti finalizzata alla sistematica introduzione degli aspetti ambientali del processo di acquisto, in conformità all’obbligo normativo e per raggiungere, possibilmente, obiettivi che vadano oltre l’obbligo imposto dalla norma. Il modello esposto è stato elaborato per poter essere applicato nelle Agenzie del SNPA ma può essere applicato anche in qualunque altra amministrazione pubblica.
Le linee guida riportano esempi di documenti già adottati da alcune Agenzie allo scopo di offrire un supporto concreto agli enti che vorranno adottare analoghi e virtuosi percorsi.
Il documento trae origine dagli obblighi contenuti dal nuovo Codice dei contratti (in vigore da più di un anno ma scarsamente applicato) ed intende fornire un modello operativo di organizzazione interna degli enti finalizzata alla sistematica introduzione degli aspetti ambientali del processo di acquisto, in conformità all’obbligo normativo e per raggiungere, possibilmente, obiettivi che vadano oltre l’obbligo imposto dalla norma. 
Il documento non fornisce indicazioni operative relative alla procedura di aggiudicazione degli appalti, intesa come applicazione della normativa europea in materia di appalti pubblici e delle altre disposizioni nazionali e comunitarie pertinenti. 
Il modello esposto è stato elaborato per poter essere applicato nel SNPA, esso costituisce un riferimento sia per le Agenzie che non hanno ancora intrapreso un percorso strutturato per il GPP, sia per quelle che intendono migliorarlo; può essere applicato, inoltre, anche in qualunque altra amministrazione pubblica. 
Ogni ente, in funzione della propria complessità organizzativa e del grado di maturità potrà applicare
o utilizzare come modello le indicazioni riportate nel presente documento.
Qui trovate le Linee Guida:

UN BILANCIO IN ATTIVO RICHIEDE ATTENZIONE PER ASSICURARNE LA SOSTENIBILITA' NEI PROSSIMI ANNI

Se tutto procede come dovrebbe quest'anno i Comuni dovrebbero poter approvare il bilancio di previsione 2018 entro il 31 dicembre di quest'anno come previsto dal testo  Unico degli enti locali, sarebbe una cosa molto importante per assicurare una corretta gestione della contabilità.
Dato che siamo già a metà del mese di ottobre non sarebbe male se le amministrazioni che hanno nel loro programma il bilancio partecipato cominciassero a mettere in pratica le loro buone intenzioni coinvolgendo cittadini e categorie.
Alcuni hanno ereditato un bilancio in attivo e questo è una buona cosa, ma è molto importante assicurare anche la sostenibilità del bilancio per gli anni che verranno e su questo è importante che vengano assunte delle scelte precise sia in termini di entrata che di spesa al fine di non vanificare il lavoro fatto per mettere in ordine i conti.
La contabilità degli enti locali è una cosa delicata e ci vuole poco per rompere il delicato equilibrio.
Una molteplicità di centri di spesa rende più difficile la gestione, soprattutto se non ci sono controlli interni adeguati.




domenica 15 ottobre 2017

FACCIAMO CHIAREZZA IN MATERIA FISCALE SU ESENZIONI, ESCLUSIONI, RIDUZIONI DELL'IMPONIBILE, ECC.:

L'Ufficio Valutazione Impatto del Senato con un suo studio intende offrire un quadro di insieme sulla materia delle cosiddette spese fiscali (tax expenditures). Si tratta, in una prima approssimazione, del complesso di misure - quali agevolazioni fiscali, crediti di imposta, esenzioni o riduzioni di base imponibile o di imposta - che determinano minori entrate per l'erario e, correlativamente, vantaggi fiscali in favore di specifici gruppi di contribuenti: attraverso queste misure, il legislatore persegue politiche pubbliche che avrebbe potuto attuare in alternativa attraverso specifici programmi di spesa.
Per l'OCSE le spese fiscali possono essere considerate come una spesa pubblica attuata attraverso il sistema fiscale e per mezzo di una speciale agevolazione tributaria che dà luogo - per alcuni gruppi di contribuenti o settori di attività - a una minore imposizione fiscale in ragione delle politiche pubbliche perseguite. Si fa riferimento, per esempio, a un'esclusione, un'esenzione, un credito di imposta, una aliquota agevolata, una dilazione.
Il Fondo monetario internazionale (FMI) considera le tax expenditures come entrate a cui lo Stato rinuncia attraverso misure selettive: esenzioni di base imponibile, riduzione di aliquote e rateazioni riducono l'imposizione fiscale in favore di alcune categorie - di persone, imprese, famiglie – in ragione di politiche pubbliche perseguite (legate alla ridistribuzione del reddito, alla tutela della salute, volte ad accrescere l'istruzione etc.) e che spesso sono utilizzate in luogo di espliciti programmi di spesa.
A sua volta l'Unione Europea ha approvato l'Orientamento 4 , "Migliorare la sostenibilità delle finanze pubbliche e la loro capacità di creare un ambiente favorevole alla crescita" con cui ribadisce che l'efficienza del sistema tributario potrebbe essere migliorata ampliando le basi imponibili, eliminando o riducendo per esempio l'uso e la generosità delle esenzioni e dei regimi preferenziali, verificando la portata e l'efficienza delle spese fiscali e rafforzando l'amministrazione fiscale, semplificando il sistema tributario e combattendo l'evasione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva.
Il Governo, attuando il coordinamento previsto con la Legge di contabilità e finanza pubblica, con l'art. 1 del D.Lgs. n. 160 del 2015 ha stabilito che: 
- le spese fiscali vengono definite come "qualunque forma di esenzione, esclusione, riduzione dell'imponibile o dell'imposta ovvero regime di favore"; 
- il Rapporto annuale deve recare l'elenco delle spese fiscali derivanti dalle norme in vigore, evidenziando separatamente quelle introdotte nell'anno precedente e nei primi sei mesi dell'anno in corso; 
- il Rapporto annuale costituisce un allegato allo stato di previsione dell'entrata del bilancio di previsione dello Stato.
Si tratta di un fenomeno che assume forme rilevanti e che si è stratificato nel corso degli anni, sarebbe ora che si cominciasse a sfondare questa foresta di esenzioni.
Non sarebbe male poi se venisse studiato il fenomeno anche negli enti locali per accertare la presenza eventuale di fattispecie analoghe.

OGGI IL CONSIGLIO DEI MINISTRI PER APPROVARE LA PROPOSTA DI BILANCIO 2018


Oggi 16 ottobre il Consiglio dei Ministri è convocato (anche se sul sito del Governo non c'è traccia) subito dopo l'incontro con i Sindacati, per l'esame e l'approvazione del Disegno di legge di bilancio 2018 e del Documento programmatico di bilancio, che si compone di una serie di tabelle e riassume gli obiettivi della successiva legge di bilancio: il saldo di bilancio, la descrizione e la quantificazione delle misure contenute nella manovra e le indicazioni su come tali misure diano seguito alle raccomandazioni formulate dalle istituzioni europee (avrebbe dovuto essere inviato entro il 15 di questo mese).
Entro il 20 invece il DdL di Bilancio dovrà essere inviato alle Camere per poter consentire l'avvio dell'esame da parte del Parlamento.
Le prossime scadenze sono le seguenti:
Il 30 novembre dovrebbe pronunciarsi al Commissione U.E.
Entro il 31 dicembre il parlamento dovrebbe approvare in via definitiva la legge di bilancio.
Da quanto si apprende dalla stampa sembra che quest'anno ci sia molta attenzione allo sviluppo e alla riduzione del costo del lavoro specialmente per i giovani e per il sud.
Molte risorse dovrebbero essere assorbite dal nuovo contratto per gli statali.
Resta sempre l'obbligo di rientro dal debito pubblico per il quale riceviamo continue sollecitazioni da parte di tutte le organizzazioni internazionali.

CONVOCATA LA CONFERENZA DEI CAPIGRUPPO IN SENATO.

SENATO: martedì 17 alle ore 13 è stata convocata la conferenza dei capigruppo.
Da questo secco comunicato pubblicato sulla pagina web del sito web del Senato si deve dedurre che sarà calendarizzato il percorso per l'esame della nuova legge elettorale il cui testo è stato approvato dalla Camera la scorsa settimana. 
Il testo non è stato ancora pubblicato sul sito del Senato. 

sabato 14 ottobre 2017

REGIONE LAZIO : ANCORA ATTESA PER LA NUOVA DISCIPLINA E CONFERIMENTO DI FUNZIONI E COMPITI AMMINISTRATIVI AI COMUNI, A ROMA CAPITALE E ALLA CITTA' METROPOLITANA DI ROMA CAPITALE NONCHE' PER IL RIORDINO DELLE FORME ASSOCIATIVE TRA ENTI E IL SUPERAMENTO DELLE COMUNITA' MONTANE

Ferma da tempo in Regione Lazio la proposta di legge 317 recante la “Disciplina e conferimento di funzioni e compiti amministrativi ai comuni, a Roma capitale e alla città metropolitana di Roma capitale. Riordino delle forme associative tra gli enti e superamento delle comunità montane.”
Si tratta di una proposta che avrebbe dovuto dare attuazione alla legge Delrio ma che purtroppo è ancora ferma e che rischia di non essere approvata prima della fine della legislatura.
Con la proposta di legge in questione la Giunta che l'ha presentata prevedeva che la Regione, in armonia con la Costituzione e lo Statuto, al fine di garantire il migliore svolgimento delle attribuzioni amministrative e dei servizi pubblici e di contribuire ad assicurare il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica nonché di favorire un maggiore sviluppo equo e sostenibile del sistema socio-economico del proprio territorio, provvedesse a: 
a) disciplinare l’organizzazione delle funzioni e dei compiti amministrativi da conferire prioritariamente a Roma capitale, oltre a quelli già ad essa attribuiti ai sensi della legge regionale 6 agosto 1999, n. 14 (Organizzazione delle funzioni a livello regionale e locale per la realizzazione del decentramento amministrativo) e successive modifiche e delle specifiche leggi di settore, nel rispetto dell’ordinamento e della speciale autonomia ad essa riservata dall’articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale) e dai relativi decreti legislativi attuativi e correttivi, valorizzando altresì il ruolo della città metropolitana di Roma capitale; 
b) disciplinare l’organizzazione di ulteriori funzioni e compiti amministrativi da conferire ai comuni diversi da Roma capitale, rispetto a quelli già attribuiti ai sensi della l.r. 14/1999 e delle specifiche leggi di settore, valorizzando il ruolo della Regione nell’esercizio delle funzioni legislative, regolamentari, di programmazione, indirizzo, coordinamento, direttiva e controllo; 
c) determinare le modalità di individuazione delle zone omogenee di cui all’articolo 1, comma 11, lettera c), della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni) e successive modifiche, degli ambiti territoriali ottimali e dei bacini omogenei per lo svolgimento dei servizi pubblici locali di cui all’articolo 3-bis del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 e successive modifiche, nonché degli ambiti territoriali ottimali per la gestione associata dei servizi fondamentali dei comuni ai sensi dell’articolo 14 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modifiche; 
d) superare le comunità montane e di arcipelago e promuovere l’esercizio associato delle funzioni di cui all’articolo 14 del d.l. 78/2010, convertito, con modificazioni, dalla l. 122/2010 e successive modifiche, determinando le modalità di costituzione e funzionamento delle unioni di comuni; 
e) determinare le modalità di assegnazione agli enti subentranti delle risorse umane, patrimoniali e finanziarie necessarie all’esercizio delle funzioni e dei compiti amministrativi oggetto di riallocazione ad un diverso livello di governo
Il testo lo trovate qui: PL 317

La relazione della Commissione consiliare speciale sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità organizzata nel territorio regionale

La Commissione consiliare speciale sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità organizzata nel territorio regionale, presieduta da Baldassarre Favara il 12 ottobre scorso ha presentato la bozza della relazione sull’attività della commissione speciale sulla criminalità organizzata composta da quaranta pagine con la fotografia delle mafie sul territorio regionale.
Da quanto si apprende dall'ufficio stampa della regione il presidente Favara ha affermato: "Nessuno può ritenere di essere solo un ‘consumatore’ di sicurezza, che la sicurezza sia un problema esclusivo delle forze di polizia. Ognuno, al contrario, deve, nel territorio in cui svolge la propria iniziativa di lavoro ed esercita il proprio diritto di cittadinanza, fornire il suo apporto con generosità e consapevolezza, affinché l’unità sociale non si degradi e i problemi della sicurezza diventino insuperabili”. Così Baldassarre Favara (Pd), nell’illustrare la relazione sull’attività svolta dalla commissione consiliare speciale da lui presieduta sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità organizzata nel territorio regionale. “Sarebbe necessario procedere a un processo di rigenerazione della pubblica amministrazione che dovrebbe avvicinarsi al cittadino e ai suoi bisogni”. 
Come ha spiegato Favara, questo percorso si è sviluppato attraverso lo studio e l’approfondimento di numerosi atti giudiziari, relazioni al parlamento della commissione parlamentare antimafia della IX legislatura, della Direzione investigativa antimafia (Dia), della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dna) e di numerosi altri documenti ufficiali, oltre che attraverso trenta audizioni con i rappresentanti delle istituzioni preposti al contrasto della criminalità, tra i quali compaiono i prefetti e i comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza.
Una importante fonte di riferimento è stata rappresentata dalla documentazione dell’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio. 
Dall’infiltrazione e al radicamento delle principali consorterie mafiose – cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra – a partire dagli anni ’60, passando per le organizzazioni mafiose di matrice autoctona come la “banda della Magliana”, fino a “Mafia capitale” e al clan Fasciani di Ostia, la relazione della commissione restituisce una fotografa completa delle mafie sul territorio regionale.
Le province di Viterbo e Rieti sembrano essere quelle meno interessate dal fenomeno, anche se la relazione pone una particolare attenzione ai pericoli delle consorterie criminali nei lavori per la ricostruzione in seguito al terremoto. 
Un capitolo è dedicato alla situazione della criminalità nelle Aziende territoriali per l’edilizia residenziale (Ater) di Roma, Latina e Frosinone, che appaiono in balia di alcune consorterie criminali nella gestione degli immobili, occupati abusivamente, o per la vendita di sostanze stupefacenti.
E a tale proposito, il Lazio si presenta come la regione che ha maggiori criticità in relazione alla diffusione delle droghe, con oltre 4.000 soggetti coinvolti, seguita da Lombardia e Campania.
Nel corso della seduta sono intervenuti i consiglieri Pietro Sbardella (Gruppo misto), Gianluca Perilli (M5s), Giuseppe Simeone (Pdl-FI), Fabrizio Santori (FdI), Marta Bonafoni (Insieme per il Lazio), Gian Paolo Manzella (Pd). 
La commissione si è data due settimane di tempo per accogliere le osservazioni alla bozza presentata e apportare modifiche alla relazione che poi sarà inviata all’Aula, così come prevede la legge 12 del 6 agosto 2015 che l’ha istituita.

LA PROPOSTA DI LEGGE PER LA NUOVA LEGGE ELETTORALE DELLA REGIONE LAZIO ANCORA FERMA IN COMMISSIONE.

L'ufficio stampa della regione Lazio informa che è stato rinviato ancora una volta l’inizio dell’esame dell’articolato della proposta di legge n. 372 del 17 marzo 2017 in commissione Affari costituzionali e statutari del Consiglio regionale del Lazio. 
La seduta è stata peraltro l'occasione per approfondire alcune questioni che ruotano intorno al testo che dovrebbe modificare la legge elettorale regionale del 2005.
Erano presenti alla seduta i consiglieri Gian Paolo Manzella, Rodolfo Lena e Mario Ciarla del Pd; Giuseppe Cangemi e Giuseppe Simeone di Forza Italia; Gianluca Perilli e Valentina Corrado del Movimento 5 stelle; Riccardo Agostini (Insieme per il Lazio), Gianluca Quadrana (Lista Zingaretti), Daniele Fichera (Psi), Francesco Storace (Mns), Pietro Sbardella (Gruppo misto) e Daniele Sabatini (Cuoritaliani).
Dopo aver scartato l’ipotesi di votare subito un emendamento preliminare così come proposto dal presidente della commissione, Fabio Bellini, si è discusso sull’opportunità di inviare il testo direttamente all’esame dell’Aula. 
Sembra che uno dei punti in discussione sia quello del famoso listino.
Per quanto mi riguarda avevo presentato una proposta per eliminare il voto disgiunto, ma per il momento non è stata presa in esame.
ECCO IL TESTO IN DISCUSSIONE:  P.L. 372

UNA ASSEMBLEA PUBBLICA PER SPIEGARE IL PIANO DEL PARCO

La piscina della Verdesca
Martedì 17 ottobre alle 17:30, presso il Centro Visitatori del Parco Nazionale del Circeo di Via Carlo Alberto a Sabaudia, si terrà una Assemblea pubblica sul Piano del Parco.
All'incontro, organizzato per illustrare nel dettaglio quali sono le competenze degli Enti aventi causa sulla procedura di osservazione al Piano del Parco ed alla sua Valutazione Ambientale Strategica (VAS), parteciperanno anche i sindaci e gli amministratori dei Comuni di Latina, Ponza, Sabaudia, San Felice Circeo ed esponenti della Regione Lazio e della Provincia di Latina.
Mi auguro fortemente che finalmente la politica venga tenuta fuori e che venga fatta chiarezza sulla corretta applicazione della legge 395/91.