mercoledì 18 aprile 2018

LA UE CONTRO LE CARTE DI IDENTITA' CARTACEE DELL'ITALIA

Addio alle carte di identità. Bruxelles contro i documenti italiani: "Non sono sicuri, eliminateli entro due anni"
Bruxelles contro i documenti italiani: "Non sono sicuri, eliminateli entro due anni"
Il commissario Ue agli interni Avramopoulos  afferma che l'Italia è l'unico Paese Ue che ha ancora le carte di identità cartacee. "Abbiamo bisogno di categorie di sicurezza comuni", assicura "se non sono sicuri vanno cambiati". Quelli italiani non lo sono.
Addio alle carte di identità. Bruxelles contro i documenti italiani: "Non sono sicuri, eliminateli entro due anni"
"Abbiamo bisogno di categorie di sicurezza comuni", ha spiegato ancora il commissario, "se gli Stati membri già le producono, non ci sono problemi, ma se gli Stati membri hanno invece documenti meno sicuri, dovranno cambiarli entro due anni". 
Tempi ridotti quindi per l'Italia per modificare dei documenti che non reggono il passo con i tempi, sia fisicamente, visto il rapido degradarsi, sia tecnologicamente, vista l'impossibilità a rispettare gli standard di sicurezza comune richiesti da Bruxelles. 
Una nuova proposta  oggi della Commissione punta  ad inserire nei documenti di identità anche le impronte digitali, in modo da renderli più sicuri e più difficili da falsificare, potenziando così gli strumenti a contrasto del terrorismo e della criminalità organizzata.
Noi siamo indietro di mezzo secolo.

Più riciclo e meno rifiuti in discarica: da Strasburgo ok al pacchetto sull'economia circolare. Il Parlamento europeo ha approvato le nuove norme per ridurre l'impatto degli scarti sull'ambiente. E per trasformarli in crescita "verde" e nuovi posti di lavoro

Da Strasburgo una proposta di legge importante sul problema dei rifiuti.
Entro il 2025, almeno il 55% dei rifiuti urbani domestici e commerciali dovrebbe essere riciclato, si legge nel testo. L’obiettivo salirà al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035. Il 65% dei materiali di imballaggio dovrà essere riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030. Vengono fissati inoltre degli obiettivi distinti per materiali di imballaggio specifici, come carta e cartone, plastica, vetro metallo e legno.
Sono 497 i chili di rifiuti pro capite prodotti dall’Italia nel 2016, di cui il 27,64% è messo in discariche, il 50,55% viene riciclato o compostato e il 21,81% incenerito.
Più riciclo e meno rifiuti in discarica: da Strasburgo ok al pacchetto sull'economia circolare
Lo smaltimento in discarica sarà un’eccezione
La proposta di legge limita inoltre la quota di rifiuti urbani da smaltire in discarica a un massimo del 10% entro il 2035. Nel 2014, Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Olanda e Svezia non hanno inviato praticamente alcun rifiuto in discarica, mentre Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia e Malta hanno interrato più di tre quarti dei loro rifiuti urbani.
L’Italia nel 2016 ha smaltito in discarica 26,9 milioni di tonnellate di rifiuti, circa 123 chili pro capite che corrispondono al 27,64% della quota di rifiuti prodotti.
Più riciclo e meno rifiuti in discarica: da Strasburgo ok al pacchetto sull'economia circolare
„Un altro obiettivo importante è quello di ridurre gli sprechi alimentari del 50%
In linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, gli Stati membri dovrebbero ridurre gli sprechi alimentari del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030. Al fine di prevenire lo spreco di alimenti, i Paesi Ue dovrebbero incentivare la raccolta dei prodotti invenduti e la loro ridistribuzione in condizioni di sicurezza. Per i deputati si deve puntare anche sul miglioramento della consapevolezza dei consumatori circa il significato dei termini “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”.
La palla passa ora agli Stati membri per l’approvazione formale, prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. 

IL CAMPIONAMENTO DELLE ACQUE INTERNE

Il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (SNPA) ha approvato  con delibera n. 25/2018 il documento "Manuali e Linee guida ISPRA: Il campionamento delle acque interne finalizzato alla determinazione dei parametri chimici e misura in campo dei parametri chimico fisici di base per la Direttiva Quadro sulle acque ".
La Direttiva 2000/60/CE, recepita a livello nazionale dal D.Lgs. 152/06, istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di tutela quali - quantitativa delle acque per l'attuazione di una politica sostenibile a lungo termine di uso e di protezione per tutte le acque interne, per le acque di transizione e per le acque marino costiere. Ad integrazione e completamento dell'attività di armonizzazione dei metodi effettuata dal GdL "Metodi biologici" e che ha portato alla pubblicazione del documento "Metodi biologici per le acque superficiali interne", si propone la predisposizione di linee guida finalizzate alla standardizzazione delle metodiche di campionamento delle matrici acquose, della definizione delle misure che possono effettuarsi in campo e della determinazione dei parametri chimico fisici di base. Il campionamento rappresenta infatti una parte fondamentale delle prove ambientali ed influisce in maniera significativa sulla rappresentatività del campione e, conseguentemente sulla validità dei risultati prodotti che, a loro volta, oltre ad essere rappresentativi, dovranno anche essere confrontabili tra di loro.
Nell’ambito del Programma Triennale 2014-2016 e sulla base di quanto previsto dal Piano Operativo di Dettaglio (POD) prodotto n. 1, il Gruppo di Lavoro ha avuto, pertanto, il compito di armonizzare le procedure da utilizzare da parte degli operatori delle ARPA/APPA per il campionamento di acque interne finalizzato alla determinazione dei parametri chimici, per la definizione delle misure in campo dei parametri chimico fisici di base per la Direttiva Quadro sulle acque.
Resta il problema di aumentare i punti di monitoraggio delle acque. 
Qui trovate il documento:

L'UNIONE EUROPEA LANCIA UNA CAMPAGNA PER LA TASSAZIONE EQUA. RIUSCIRANNO ANCHE I NOSTRI GOVERNANTI (ANCHE NEI COMUNI) A REALIZZARLA ?

La tassazione equa costituisce un punto centrale per il modello sociale ed economico dell’Unione Europea. Essa ha un ruolo fondamentale nel contribuire ad un’economia forte e sostenibile, un contesto economico fiorente e un modello sociale onesto. Tuttavia, l’evasione e gli abusi fiscali indeboliscono il contratto sociale tra i cittadini e i loro governi, oltre a rappresentare una minaccia per una concorrenza leale tra imprese.
La tassazione equa è una priorità politica assoluta della Commissione, che negli ultimi anni è stata molto attiva e ha attuato iniziative efficaci in questo ambito. Grazie ad alcuni importanti pacchetti legislativi della Commissione, a livello di UE si sono compiuti grandi passi avanti per combattere gli abusi fiscali, aumentare la trasparenza fiscale e ristabilire condizioni di parità per tutte le imprese. Le proposte più recenti, non ancora approvare dagli Stati membri, includono soluzioni per una tassazione equa ed effettiva dell'economia digitale, una riforma fondamentale della tassazione delle società grazie alla base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società e una riforma del sistema dell'IVA dell'UE, che ormai è superato.
Per incoraggiare uno scambio attivo di conoscenze al fine di combattere l’evasione e l'elusione fiscale, la Commissione Europea organizzerà 5 seminari in Lettonia, Austria, Francia, Irlanda e Italia, nel corso del 2018.Tali seminari mirano a riunire politici, organizzazioni della società civile, esponenti del mondo accademico e rappresentanti delle imprese a livello nazionale, oltre ai membri delle istituzioni europee.
Nell'arco dell'anno sono in programma eventi in Austria (maggio), Francia (giugno), Italia (settembre) e Irlanda (ottobre), che si aggiungono ai seminari dell'anno scorso, che hanno portato a Bruxelles circa 150 organizzazioni della società civile per un ampio dibattito sulla tassazione equa. La campagna itinerante dovrebbe incoraggiare ulteriormente l'impegno attivo a favore dei principi di equità fiscale sia nell'UE che a livello nazionale e locale.

BOLKESTEIN FORNISCE L'INTERPRETAZIONE AUTENTICA DELLA SUA FAMOSA DIRETTIVA

Dopo aver turbato i sonni di molti imprenditori balneari l'ex Commissario europeo per il mercato interno, la tassazione e l'unione doganale dal 1999 al 2004 Frederik Bolkestein parlando ieri nell'aula dei gruppi parlamentari della Camera, affollata da molti operatori venuti da tutta Italia, come afferma l'agenzia DIRE avrebbe affermato.      "Le concessioni demaniali sono beni e non servizi", di conseguenza non possono essere soggette alla direttiva Ue Servizi. "In virtu' della concessione i concessionari demaniali possiedono suolo e strutture, quindi la concessione e' un bene, non e' un servizio", scandisce Bolkestein, "non vedo come le concessioni demaniali non debbano essere considerate beni ma servizi", ribadisce, "non capisco come una concessione demaniale possa essere considerata un servizio".  
Il fatto e' che "parliamo di concessionari demaniali delle spiagge, sono oltre 30mila e rappresentano una categoria economica molto importante- ripete l'autore della famigerata, male intesa e vituperata direttiva- sono Piccole e medie imprese e molta occupazione arriva dalle Pmi: economicamente parlando sono molto importanti, e non vedo come possano essere considerati servizi".
La parola ora spetta al Governo italiani (che verrrà)....

martedì 17 aprile 2018

L'ACCESSIBILITA' ALLA BANCA DATI NAZIONALE DEI CONTRATTI PUBBLICI

Sulla Gazzetta ufficiale n. 80 del 6 aprile 2018 è stata pubblicata la delibera ANAC - 1 marzo 2018, n. 264 - recante il “Regolamento concernente l’accessibilità dei dati raccolti nella Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici”, già in vigore dal 7 aprile 2018.
Il Regolamento disciplina l’accessibilità ai dati presenti nella Banca Dati Nazionale dei Contratti pubblici (BDNCP).
Restano esclusi dall’ambito applicativo del regolamento:
a) il trattamento dei dati sensibili e giudiziari e le modalità di accesso ai documenti amministrativi, sia cartacei che telematici, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni e integrazioni, già disciplinati dai regolamenti in uso presso l’Autorità;
b) le modalità di acquisizione dei dati mediante il sistema AVCPass per le finalità di cui all’art. 81 del decreto legislativo n. 50/2016, secondo quanto previsto dall’art. 216, comma 13, del medesimo testo normativo;
c) il diritti di accesso ai dati personali esercitato dagli interessati ai sensi dell’art. 7 del decreto legislativo n. 196/03;
d) le attività di pubblicazione obbligatoria, sul sito web istituzionale, dei dati, informazioni, atti e documenti relativi all’organizzazione e all’attività dell’ANAC previste dalla normativa vigente in materia di trasparenza e pubblicità delle pubbliche amministrazioni e le modalità per l’esercizio dell’accesso civico di cui all’art. 5, comma 1 del decreto legislativo n. 33/2013.
Sono rese accessibili le seguenti tipologie di dati contenute nella di dati contenute nella BDNCP:
a) Dati identificativi delle stazioni appaltanti (codice fiscale; partita IVA; denominazione; provincia; città; CAP; pec/e-mail);
b) Dati identificativi delle SOA (codice fiscale; partita iva; denominazione; provincia; città; CAP; pec/e-mail);
c) Dati identificativi dei soggetti a diverso titolo coinvolti nelle procedure di affidamento dei contratti (amministrazione o denominazione/ragione sociale dell’operatore economico cui appartiene il soggetto; cognome; nome);
d) Dati identificativi degli operatori economici (codice fiscale; partita IVA; denominazione);
e) Dati relativi alle attestazioni SOA possedute dai soggetti qualificati;
f) Dati relativi ai Certificati Esecuzione Lavori (CEL);
g) Dati relativi al Casellario informatico delle imprese ad eccezione delle annotazioni riservate;
h) Dati relativi all’appalto (informazioni contenute nel bando; informazioni relative alla procedura di scelta del contraente; imprese partecipanti);
i) Dati relativi al contratto: dati relativi all’aggiudicatario (codice fiscale; partita IVA; denominazione), importi di aggiudicazione; date di inizio e fine contratto;
j) Dati relativi allo stato avanzamento lavori;
k) Dati relativi alle varianti;
l) Dati relativi a interruzioni e sospensioni dei lavori;
m) Dati relativi al collaudo;
n) Dati relativi al subappalto;
o) Dati relativi ai prezzi di riferimento di cui all’art. 9 del decreto-legge n. 66/2014;
p) Dati identificativi dei Responsabili della prevenzione della corruzione e della trasparenza delle amministrazioni, dei
Responsabili per l’amministrazione dell’Anagrafe unica delle stazioni appaltanti (amministrazione; cognome; nome;).
I dati acquisiti da soggetti terzi sono presentati e resi accessibili cosi’ come ricevuti da parte del soggetto responsabile della comunicazione degli stessi all’ANAC.
L’ANAC esegue i controlli di propria competenza e, qualora emergano incompletezze o incoerenze, ne da’ comunicazione al soggetto o all’Amministrazione che li ha trasmessi affinchè provveda alle dovute modifiche o integrazioni. I dati personali resi accessibili sono esclusivamente quelli per i quali e’ già previsto un regime di pubblicità ai sensi della normativa vigente.
L’ANAC e’ titolare del trattamento e garantisce i diritti dell’interessato che possono essere esercitati ai sensi della
normativa vigente.
Accessibilità libera ai dati

Chiunque può accedere ai dati di cui all’art. 3, nel rispetto della normativa in materia di trattamento dei dati personali,
attraverso apposite modalità intese quali servizi di consultazione disponibili sul portale dell’ANAC, la quale ne disciplina le
caratteristiche tecniche.
I dati liberamente accessibili sono riutilizzabili secondo le modalità di cui all’art. 7 del decreto legislativo n. 33/2013. Sono escluse dall’accesso libero le annotazioni riservate inserite nel casellario informatico delle imprese di cui alla lettera g) dell’art. 3, il cui accesso resta regolamentato dalle specifiche disposizioni di settore.

Daily glassing walk

Prende sempre più piede la daily litter walk: una passeggiata quotidiana per raccogliere, strada facendo i rifiuti.
Una cosa che ha effetti benefici sulla salute e sull'ambiente.
Nell'ambito di questo tipo di passeggiata ambientale è possibile creare una specializzazione: la raccolta del vetro.
Da anni faccio una passeggiata di circa cinque chilometri sulla spiaggia raccogliendo tutti i recipienti di vetro che trovo (generalmente bottiglie di birra, vino e liquore).
La presenza del vetro sulla spiaggia può essere molto pericolosa perché le bottiglie possono rompersi e ci si può tagliare un piede.
In genere la raccolta avviene nei soli mesi dell'autunno dell'inverno e della primavera anche in relazione alle mareggiate che portano molto materiale sulla spiaggia, poi in estate il mare è calmo e comunque funziona la pulizia giornaliera.
Le bottiglie raccolte, private di tappi ed altri materiali vengono poi conferite alla ditta incaricata della raccolta differenziata. 
Questo inverno abbiamo raccolto circa duecento bottiglie di tutte le dimensioni. 

lunedì 16 aprile 2018

IL DM SUI REQUISITI DEI FITOFARMACI PER USO NON PROFESSIONALE

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile è stato pubblicato il Decreto del Ministero della salute n. 33 in data 22 gennaio 2018, recante il Regolamento sulle misure e sui requisiti dei prodotti fitosanitari per un uso sicuro da parte degli utilizzatori non professionali.
In particolare il decreto definisce le misure ed i requisiti dei prodotti fitosanitari allo scopo di evitare operazioni di manipolazione pericolose e garantire un utilizzo sicuro da parte degli utilizzatori non professionali. 
I requisiti riguardano la classificazione di pericolo del prodotto e dei suoi componenti, la formulazione, il confezionamento e l'imballaggio, specifiche avvertenze e precauzioni d'uso da inserire nell'imballaggio, in etichetta o nel foglio illustrativo che accompagna il prodotto. 
Le misure volte garantire un utilizzo sicuro dei prodotti prendono in considerazione le valutazioni del rischio per quanto concerne l'esposizione dell'uomo, dell'ambiente e degli organismi non bersaglio. 
Il decreto definisce, altresì, i requisiti per il commercio e la vendita dei prodotti fitosanitari destinati agli utilizzatori non professionali.
Si tratta di un importante passo avanti verso la tutela dei cittadini ma purtroppo resta il problema della scarsezza dei controlli da parte delle Aziende sanitarie locali che hanno sempre meno risorse per questo tipo  di attività.
 

domenica 15 aprile 2018

LE FAMIGLIE TORNANO A SPENDERE MA PERCHE' E' DIMINUITA LA PROPENSIONE AL RISPARMIO

L'ISTAT informa che nel 2017 le famiglie hanno aumentato la spesa per consumi finali (+2,5% in termini nominali) in misura superiore rispetto all'incremento del reddito disponibile (+1,7%); di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie scende al 7,8% (-0,7 punti percentuali rispetto al 2016).
Per effetto dell'aumento dell'1,2% del deflatore dei consumi privati, la crescita del reddito disponibile corrisponde a un incremento del potere di acquisto delle famiglie dello 0,6%, in rallentamento rispetto alle tendenze registrate nel biennio precedente.
Il tasso di profitto delle società non finanziarie nel 2017 scende al 41,7% (-0,7 punti percentuali rispetto al 2016) ed il tasso di investimento cresce al 21,1% (+0,9 punti percentuali).
Le società finanziarie registrano una riduzione del valore aggiunto ai prezzi base (-1,4%).
Nel 2017 il prelievo fiscale dovuto alle imposte sulla produzione e a quelle correnti e in conto capitale ha inciso sul reddito disponibile delle famiglie per il 16,2%, su quello delle società non finanziarie per il 23,8% e su quello delle società finanziarie per il 18,6%. L'incidenza delle imposte sul reddito disponibile è diminuita per famiglie e società non finanziarie, mentre è aumentata per le società finanziarie.
Le società finanziarie registrano un miglioramento dell'accreditamento di 14 miliardi di euro rispetto al 2016, mentre per le società non finanziarie e per le famiglie risulta un peggioramento pari a, rispettivamente, 3 e 4 miliardi di euro. L'indebitamento delle amministrazioni pubbliche si riduce di 1,9 miliardi di euro, con un saldo pari a -39,7 miliardi di euro.

LE PROPOSTE DELL'OCSE PER L'ECONOMIA ITALIANA

L'OCSE-OECD in un rapporto pubblicato il 12 aprile analizza la situazione italiana e quella di altri Paesi suggerendo, per  ridurre le disuguaglianze esistenti, di valutare l'introduzione di un'aliquota progressiva sulle rendite da capitale e di rendere le tasse di successione più incisive. 
Leggete qui la sintesi del rapporto dell' OCSE

mercoledì 11 aprile 2018

UN NEW DEAL PER I CONSUMATORI EUROPEI

Sebbene l'UE disponga già di alcune delle norme a tutela dei consumatori più rigorose al mondo, casi recenti, come lo scandalo Dieselgate, hanno dimostrato che è difficile farle rispettare pienamente nella pratica. Il "new deal" per i consumatori consentirà a soggetti riconosciuti di avviare azioni rappresentative a nome e per conto dei consumatori e conferirà alle autorità nazionali preposte alla tutela dei consumatori poteri sanzionatori più incisivi. Inoltre estenderà la protezione dei consumatori all'ambiente online e chiarirà che le pratiche di doppio standard qualitativo che possono trarre in inganno i consumatori sono vietate.
Il "new deal" per i consumatori significherà:
1. Rafforzare i diritti dei consumatori online
Più trasparenza nei mercati online — In caso di acquisti online, i consumatori dovranno essere chiaramente informati se stanno acquistando da un professionista o da un privato, in modo da sapere se godono di diritti che li proteggono in caso di problemi.
Più trasparenza sui risultati delle ricerche nelle piattaforme online — In caso di ricerche online, i consumatori saranno chiaramente informati se il risultato della ricerca è stato sponsorizzato da un professionista. Inoltre, i mercati online dovranno informare i consumatori sui principali parametri che determinano la classificazione dei risultati. Nuovi diritti per i consumatori per i servizi digitali "gratuiti" — In caso di pagamento per servizi digitali, i consumatori beneficiano di determinati diritti di informazione e dispongono di 14 giorni per annullare il contratto (diritto di recesso). Il "new deal" per i consumatori estenderà tale diritto ai servizi digitali "gratuiti", per i quali i consumatori forniscono dati personali senza pagare in denaro. È il caso tipico dei servizi di archiviazione su cloud, social media o posta elettronica.
2. Dare ai consumatori gli strumenti per far valere i loro diritti e ottenere un risarcimento 
Azione rappresentativa, nella forma europea — Nel quadro del "new deal" per i consumatori sarà possibile per un soggetto riconosciuto, ad esempio un'organizzazione dei consumatori, presentare ricorso, ad esempio per chiedere il risarcimento o la riparazione, a nome e per conto di un gruppo di consumatori che sono stati lesi da pratiche commerciali illecite. In alcuni Stati membri i consumatori possono già avviare azioni giudiziarie collettive; ora tale possibilità sarà disponibile in tutta l'UE.
Ad esempio, in uno scenario del tipo Dieselgate, le vittime di pratiche commerciali sleali, come la pubblicità ingannevole da parte di costruttori di automobili non conformi al quadro normativo dell'UE per l'omologazione dei veicoli o alla legislazione ambientale, potranno ottenere riparazione collettivamente attraverso un'azione rappresentativa ai sensi della nuova direttiva. Tale ricorso collettivo non era prima previsto dal diritto dell'Unione.
Questo modello ha solide garanzie e si differenzia nettamente dalle class action di tipo statunitense. Le azioni rappresentative non potranno essere proposte dagli studi legali, ma solo da soggetti, come le organizzazioni dei consumatori, che non hanno scopo di lucro e soddisfano criteri rigorosi di ammissibilità, sotto il controllato di un'autorità pubblica. Il nuovo sistema garantirà che i consumatori europei possano avvalersi appieno dei loro diritti e ottenere un risarcimento, evitando al contempo il rischio di uso abusivo o indebito.
Migliore protezione contro le pratiche commerciali sleali — Il "new deal" garantirà che in tutti gli Stati membri i consumatori abbiano il diritto di chiedere una riparazione individuale (ad esempio, risarcimento o risoluzione del contratto) se sono lesi da pratiche commerciali sleali, ad esempio pratiche commerciali aggressive o ingannevoli. Tale protezione attualmente varia molto all'interno dell'UE.
3. Introdurre sanzioni efficaci per le violazioni del diritto del consumo dell'UE
Le autorità dell'UE non dispongono di strumenti efficaci per sanzionare le pratiche che creano "situazioni di danno collettivo" che colpiscono un gran numero di consumatori in tutta l'UE. Attualmente il livello delle sanzioni varia notevolmente da uno Stato membro all'altro e spesso è troppo basso per avere un effetto dissuasivo, in particolare sulle imprese che operano a livello transfrontaliero e su larga scala.
Nel quadro della proposta le autorità nazionali di tutela dei consumatori potranno imporre sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive in modo coordinato. Per le violazioni diffuse che colpiscono consumatori in più Stati membri, la sanzione massima applicabile sarà pari al 4% del volume d'affari annuo del professionista nel rispettivo Stato membro. Gli Stati membri sono liberi di introdurre sanzioni massime più elevate.
4. Contrastare le differenze di qualità nei prodotti di consumo
Dando seguito agli orientamenti della Commissione del settembre 2017, il "new deal" per i consumatori aggiornerà la direttiva sulle pratiche commerciali sleali per rendere esplicito che le autorità nazionali possono valutare e contrastare le pratiche commerciali ingannevoli consistenti nella commercializzazione in vari paesi dell'UE di prodotti apparentemente identici ma che in realtà presentano una composizione o caratteristiche notevolmente diverse.
5. Migliorare le condizioni per le imprese
Il "new deal" eliminerà gli oneri inutili per le imprese, anche abolendo gli obblighi a loro carico riguardo al diritto di recesso del consumatore. Ad esempio, i consumatori non saranno più autorizzati a restituire i prodotti che hanno già usato anziché limitarsi a provarli e i professionisti non dovranno più rimborsare i consumatori prima di aver effettivamente ricevuto le merci restituite.
Le nuove norme introdurranno anche una maggiore flessibilità nel modo in cui i professionisti possono comunicare con i consumatori, consentendo loro di utilizzare anche moduli web o chat anziché la posta elettronica, purché i consumatori possano tenere traccia delle comunicazioni con il professionista.

martedì 10 aprile 2018

LA REGIONE LAZIO HA APPROVATO NUOVE NORME PER L'ATTUAZIONE DELL'INTEGRAZIONE SOCIO-SANITARIA

La giunta regionale del lazio con deliberazione n. 149 in data 3 marzo 2018 (BUR 24/2018), in attuazione della legge regionale n. 11  del 10 agosto 2016 ha inteso dare attuazione all'art. 51, commi 1-7 e art. 52 comma 2 lettera c e art. 53 commi 1 e 2.
In  particolare l'atto sopra richiamato:

  1. Approva  un allegato "A" recante Linee guida finalizzate alla definizione del percorso di integrazione sociosanitaria nella Regione Lazio, comprensivo della relativa appendice “Gli strumenti per la valutazione multidimensionale”;
  2. Demanda a successivi atti amministrativi la disciplina dell‟erogazione dei servizi di notevole interesse regionale che non risultano ancora regolati da atti normativi nazionali e regionali (trasporto utenti disabili verso i servizi socio-assistenziali e sociosanitari, interventi in favore dei minori fuori famiglia con bisogni complessi ospiti di strutture residenziali socio-assistenziali, centri per l‟autonomia, centri regionali per il contrasto degli abusi e dei maltrattamenti sui minori, servizi residenziali per le persone in stato vegetativo persistente) al fine di stabilire modalità uniformi di erogazione degli stessi sul territorio regionale e le relative modalità di finanziamento;
  3. Approva  l' allegato "B" recante "Le prestazioni sociosanitarie nella Regione Lazio;
  4. Approva un altro allegato "C" recante lo  "Schema di convenzione per l‟organizzazione e la gestione delle attività di integrazione sociosanitaria, finalizzato a garantire il coordinamento e l‟integrazione delle prestazioni sociosanitarie disposto dall‟art. 51, comma 3 della l.r. 11/2016;
  5. Stabilisce che la Convenzione tra la ASL e il distretto sociosanitario dovrà essere stipulata tra le parti interessate entro il 31 dicembre 2018;
  6. Approva un altro allegato "D", recante la Scheda di prevalutazione del PUA, che sarà ricompresa nel Sistema Informativo dell‟Assistenza Sanitaria Territoriale (SIAT);
  7. Approva l'altro allegato "E" recante il Piano di integrazione sociosanitaria per i servizi per le adozioni;
  8. Si riserva di disciplinare con successivi atti amministrativi la modalità di integrazione delle competenze dei servizi territoriali inerenti la presa in carico integrata dei minori oggetto di tutela.