sabato 21 luglio 2018

IL CEMENTO NEL PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO

L'ultimo rapporto dell'ISPRA, sul consumo del suolo in Italia riportato dal quotidiano Latina Editoriale oggi del 22 luglio conferma una riduzione all'interno del parco, ma all'albo pretorio del Comune di Sabaudia seguitiamo a leggere periodicamente le notifiche fatte anche alla regione per gli abusi edilizi.
Purtroppo non si hanno notizie di altrettanti abbattimenti.
Il fattore tempo gioca a favore degli abusivi in quanto la magistratura con alcune recenti sentenze ha cominciato a ritenere che non sia giusto abbattere un edificio abusivo dopo molti anni che è lì....
Oltretutto l'indicatore viene sviluppato sulla percentuale del territorio comunale complessivo per cui dato che Sabaudia possiede un territorio molto vasto di cui gran parte è fuori dei confini del Parco, sembra che l'incidenza delle costruzioni sia più bassa di quanto è in realtà.


IL GOVERNO HA APPROVATO IN VIA DEFINITIVA UN PROVVEDIMENTO RECANTE DISPOSIZIONI INTEGRATIVE E CORRETTIVE DEL D.LGS 11272017 IN MATERIA DI IMPRESA SOCIALE

Il Consiglio dei Ministri, in data 17 luglio, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che, in attuazione della legge di riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (legge 6 giugno 2016, n.106), introduce disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, relativo alla revisione della disciplina in materia di impresa sociale.
Gli interventi correttivi e integrativi previsti riguardano l’utilizzazione dei lavoratori molto svantaggiati e dei volontari, l’adeguamento degli statuti delle imprese sociali e le misure fiscali e di sostegno economico.
In tale quadro si prevede, tra l’altro, l’introduzione di un limite temporale di 24 mesi, a partire dalla data di assunzione, ai fini del computo della quota di lavoratori definiti “molto svantaggiati” dipendenti dell’impresa sociale; l’inserimento di una clausola di salvaguardia della normativa in tema di società cooperative, volta a garantire che le operazioni straordinarie avvengano nel rispetto delle finalità tipiche e dell’identità specifica dell’impresa sociale in forma cooperativa e l’introduzione di limiti più stringenti all’impiego di volontari nelle imprese sociali, con la previsione che l’azione dei volontari stessi debba essere aggiuntiva e non sostitutiva di quella dei lavoratori impiegati.
Sono inoltre previsti interventi correttivi sul versante fiscale, tra cui la previsione della non imponibilità delle somme destinate al versamento del contributo per l’attività ispettiva e delle somme destinate a riserva e, al contempo, della imponibilità di qualsiasi distribuzione di utili ai soci, anche qualora ciò avvenga sotto forma di aumento gratuito del capitale nei limiti delle variazioni ISTAT. Si introducono altresì modificazioni alla disciplina degli investimenti nel capitale delle imprese sociali, per precisare che gli investimenti agevolabili devono essere eseguiti dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, e che la qualifica di impresa sociale deve essere acquisita da non più di cinque anni. In questo modo, la disciplina viene allineata a quanto previsto dalla normativa sulle start-up innovative (art. 25 del decreto legge n. 179 del 2012), già approvata da parte della Commissione Europea.
Infine, si amplia da 12 a 18 mesi il termine entro il quale le imprese sociali già costituite devono adeguarsi alla nuova disciplina.
Il testo tiene conto dei pareri espressi dalle Commissioni speciali costituite per l’esame degli atti presentati dal Governo.

venerdì 20 luglio 2018

LA COMMISSIONE EUROPA DEFERISCE NUOVAMENTE L'ITALIA ALLA CORTE DI GIUSTIZIA PER PROBLEMI AMBIENTALI

Il Commissario europeo Karmenu Vella dopo aver atteso pazientemente che l'Italia superasse il periodo elettorale è partito con una raffica di iniziative.
Quattro deferimenti alla Corte di giustizia non era mai successo.
A queste si aggiunge  l’apertura di tre nuove procedure), un parere motivato (una procedura aperta in precedenza che viene portata avanti), un richiamo supplementare su un caso già aperto. 
Un bilancio pesantissimo per il Paese, che vede aumentare il numero di contenziosi aperti con Bruxelles (le procedure aperte passerebbero da 61 a 62).
La Commissione europea trascina l’Italia davanti alla Corte di giustizia europea per diversi motivi. 
  1. Mancata trasmissione del programma nazionale della gestione dei combustibili esauriti e dei rifiuti radioattivi. Nessuno li vuole, così, mentre gli Enti locali litigano, l’UE ci chiede conto di quello che non si è stati capaci di fare. A proposito di incapacità: l’Italia finora non ha saputo recepire la direttiva del 2012 sulle prescrizioni tecniche relative agli esami effettuati su tessuti e cellule umani.
  2. Mancata soluzione del problema della Xylella fastidiosa, ci sarebbero ancora circa 3.000 piante non sradicate, secondo l’esecutivo comunitario, che adesso procede per le vie legali. 
  3. Mancato abbattimento delle emissioni.  In Italia si respirano ancora troppi ossidi di azoto (NO2) e polveri sottili (Pm10). 
  4. Mancate verifiche sui motori montati dalle vetture della FCA, che sarebbero state messe in circolazione in violazione delle regole comunitarie in materia di emissioni di gas inquinanti. Non è questa la posizione italiana, che motiva il mancato intervento sanzionatorio per via di diverse metodologie di calcolo e diverse tecnologie di test. 
  5. Mancata attuazione delle direttive Euratom in materia di norme di sicurezza contro l’esposizione alle radiazioni ionizzanti e la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi. 
Ma ci sono anche altri problemi:
  • Esenzione dal pagamento della accise per il gasolio delle imbarcazioni da diporto. Si tratta  di aiuti di Stato incompatibili con le regole comuni. infine l’Italia si vede notificare l’apertura di una procedura per il mancato rispetto della sentenza della Corte sulla gestione delle acque reflue. Servono reti fognarie che ancora non ci sono. E per questo si rimette in mora l’Italia;
  • Acque reflue, un tema che vede coinvolti circa 1.000 comuni sparpagliati tra la maggior parte delle regioni. Bruxelles ha annunciato l'apertura della quarta procedura d'infrazione per il mancato rispetto delle norme Ue che obbligano gli Stati membri a dotare tutti i centri urbani di reti fognarie e impianti di depurazione in grado di garantire una qualità delle acque, in linea con l'esigenza di salvaguardare l'ambiente e la salute. Il nuovo procedimento è stato avviato dalla Commissione dopo aver constatato che, nonostante il confronto in corso con l'Italia da oltre un decennio e le tre procedure d'infrazione già aperte, ben 276 comuni di piccole dimensioni (tra i 2mila e i 10mila abitanti) violano ancora gli obblighi fondamentali di raccolta, trattamento e monitoraggio delle acque reflue. Una situazione che, si evidenzia in una nota, può "comportare un rischio per la salute e l'inquinamento di laghi e fiumi, del terreno nonché delle acque costiere e sotterranee".
La Commissione ha già inviato delle note con richiesta di spiegazioni che però se non saranno ritenute sufficienti poteranno alla messa in mora dell'Italia 

L'INDAGINE DI UNA AGENZIA SPECIALIZZATA CONFERMA L'ALTA EVASIONE DELLA TARI E IL PRIMO POSTO DEL LAZIO NELLA CLASSIFICA DELLE PEGGIORI REGIONI ITALIANE

La società CRIF RATINGS, un'agenzia di rating del credito autorizzata ad assegnare rating a imprese non finanziarie residenti nell’Unione Europea sotto forma di rating dell’emittente e dell’emissione obbligazionaria, ha pubblicato una interessante ricerca sul pagamento della TARI.
Dall’analisi sui bilanci dei Comuni italiani svolta da CRIF Ratings emerge che mancano all’appello ogni anno almeno il 20% dei corrispettivi dovuti. Questo ammanco ha raggiunto EUR 1,8mld nel 2016 e si è attestato mediamente intorno ad EUR 1,7mld annui nel triennio 2014-2016. 
Sebbene la base del tributo sia legata al principio del “chi inquina paga” sancito dell’Unione Europea, il corrispettivo dovuto dall’utenza è legato esclusivamente ad elementi che esulano dall’effettivo utilizzo del servizio (ovvero superficie dell’abitazione e numero componenti del nucleo familiare), e pertanto tende ad amplificare le esternalità negative di comportamenti spesso “non etici”. 
Secondo Marco Bonsanto, Associate Director presso CRIF Ratings “dal punto di vista finanziario, l’applicazione della logica del tributo fa restare in capo ai Comuni il rischio di mancata riscossione.”
Più nello specifico, la ricerca è tesa ad analizzare i mancati incassi dei Comuni italiani su base pro capite relativi alla tassa rifiuti nel 2016, dando evidenza delle differenze che emergono a livello regionale, provinciale e di Città Metropolitane. 
I dati relativi ai mancati incassi, esposti in modo aggregato su base pro capite per l’ambito territoriale di riferimento, sono calcolati come differenza tra accertamenti della Tassa Rifiuti (‘TARI’) e l’ammontare effettivamente riscosso. “In generale la TARI rappresenta in media circa il 30% del totale delle entrate tributarie e risulta essere il tributo che maggiormente si presta a non essere pagato dagli utenti data la natura “quasi universalistica” del servizio. 
Infatti, risulta difficile discriminare la raccolta per le utenze morose”
L’analisi regionale mostra differenze notevoli tra le diverse regioni italiane. “Il podio del mancato incasso è guidato dalle regioni centro-meridionali tirreniche. 
Tra queste spicca il Lazio, con mancati incassi pro capite per EUR 121 nel 2016 (ovvero c. il 51% degli importi accertati). 
Seguono la Sicilia (circa EUR 77, 38% dell’accertato), la Campania (EUR 63) e la Calabria (circa EUR 45). Tra le regioni virtuose troviamo quelle a statuto speciale del Nord Italia (Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Val d’Aosta), la Lombardia e il Veneto con mancati incassi pro capite inferiori a EUR 10 (ovvero meno dell’4% dell’accertato). 
Focalizzandosi sulle singole macro aree geografiche, le province che riscuotono meno sono Imperia per il Nord-Ovest (EUR 52), Forlì-Cesena per il Nord-Est (EUR 43), Roma per il Centro (EUR 149) e Palermo per il Sud (EUR 93).
Il problema è che la maggioranza dei Comuni si limita a prendere atto di questa situazione iscrivendo i crediti tra i residui attivi, salvo poi cancellarli quando si sono prescritti.
Un fatto molto grave.
Nel frattempo i dirigenti seguitano anche a percepire il premio di produttività perché nessuno ha inserito tra gli obiettivi quello del recupero crediti.
 

giovedì 19 luglio 2018

IL COMUNE DI SABAUDIA NEL 1971 STANZIO' 5 MILIONI DI LIRE PER SOSTENERE LA GESTIONE DEL PRONTO SOCCORSO...

Il Consiglio comunale di Sabaudia nel lontano 1971 per garantire l'assistenza sanitaria di emergenza ai propri concittadini (e ai turisti) adottò una deliberazione (N. 27) con la quale veniva stanziata la somma di bel cinque milioni di lire (corrispondenti oggi all'incirca a 50.000 euro) a favore dell'ospedale di Latina per sostenere la gestione del pronto soccorso di Sabaudia.
Una iniziativa molto importante. 
Il Sindaco dell'epoca Nello Ialongo e con lui tutti i consiglieri  avevano a cuore la salute dei loro concittadini.
A volte gli amministratori locali possono fare molto.

I PUNTI DI PRIMO INTERVENTO SONO INDISPENSABILI

Ciociaria Oggi ci racconta della morte della signora a causa della puntura di un calabrone avvenuta ieri ad Anagni, già sede di un ospedale storico e poi di un Punto di Primo Intervento chiuso proprio nei giorni scorsi, sottolinea l’importanza di questi presidi che sono indispensabili per completare la rete dell’emergenza/urgenza a livello territoriale. 
Nella regione Puglia, a causa della chiusura di ben 84 PPI c’è uno stato di agitazione diffuso in moltissimi Comuni.
Ora anche nel Lazio arrivano notizie secondo cui il personale addetto ai Punti di Primo Intervento avrebbe avuto comunicazione ufficiosa della prossima chiusura di queste strutture così importanti per creare la rete del sistema emergenza urgenza, un sistema destinato evidentemente ad essere cancellato dalla fregola del risparmio che anima qualcuno.
Forse i risparmi andrebbero fatti altrove.
Le Aziende sanitarie locali sono stati create per erogare servizi sanitari, è la loro finalità principale, non è necessario che la Direzione generale paghi una montagna di soldi nel centro direzionale di Latina Fiori.
L'ex Direttore generale Caporossi aveva individuato una lunga serie di azioni da mettere in atto per risparmiare e poter investire di più sull'assistenza sanitaria ma poi purtroppo se ne è andato nelle Marche.
Così il nuovo Direttore Generale Casati, invece di tagliare i PPI farebbe bene a tagliare altri centri di spesa come la macrostruttura organizzativa proprio della Direzione generale dove ci sono troppe  Unità Operative Complesse che sottraggono risorse all'assistenza.
I Sindaci della provincia so che stanno scrivendo una lettera ma purtroppo a suo tempo hanno approvato (quasi tutti con due soli voti contrari)  l'Atto Aziendale della ASL.
Le distanze nella nostra provincia sono spesso notevoli per arrivare ad un pronto soccorso per non parlare poi dei ritardi all'interno di queste strutture oramai inadeguate a causa delle politiche regionali da troppo tempo rivolte solo a tagliare servizi di assistenza sanitaria.

PRESSIONE DEL MINISTRO GRILLO PER LE LISTE DI ATTESA DELLE VISITE E DEGLI ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI

Durante questa estate che già si preannuncia molto calda per la sanità uno dei temi più scottanti è rappresentato dalle liste di attesa.
Fino ad ora in quasi tutte le regioni (tranne le solite eccellenze) ci sono gravissimi problemi.
Il Ministro della Salute, Giulia Grillo intervenendo ad Agorà Estate su Rai 3 ha parlato di molte cose tra le quali appunto le liste d’attesa: “Sono un blocco per l’accesso alle cure. La cosa drammatica è che io in 5 anni di Parlamento non ho mai visto un atto governativo che aiutasse il Paese su questo aspetto”. 
L'on.le Grillo ha ricordato  “Ho fatto una mozione nella passata legislatura che a breve tradurrò in un disegno di legge e a breve redigeremo il nuovo Piano nazionale liste d’attesa che era fermo dal 2012. Faremo una serie di azioni per garantire il rispetto dei tempi.  
Sarà vincolata l’attività dei manager, quindi se i manager rispetteranno le indicazioni saranno premiati altrimenti saranno puniti. 
La responsabilità è all’80% delle Regioni, il 20% di parte politica mi prendo la responsabilità di portarla avanti io, cosa che non è stata fatta in questi anni”.
ora vedremo cosa faranno le regioni che in molti casi come nel Lazio hanno prodotto molti atti, ma i fatti stanno ancora a zero. 

mercoledì 18 luglio 2018

UN SITO DELL'ANSA PER AIUTARE GLI ENTI A REPERIRE CON PIU' FACILITA' I FONDI EUROPEI

Tutti concordano sull'importanza di utilizzare i Fondi europei ma poi quando arrivano al potere non si comprende perché se ne dimenticano.
Leggendo i bilanci del Comuni al Titolo II delle entrate tra i trasferimenti dalla UE leggiamo troppo spesso la cifra ZERO.
Ora abbiamo a disposizione un nuovo sito Ansa 'La tua Europa, le scelte dell'Ue per lo sviluppo' per contribuire a cogliere tutte le opportunità offerte dai tanti fondi europei a disposizione dell'Italia e far conoscere meglio ai cittadini il valore aggiunto che queste risorse hanno dato e possono ancora dare alla crescita e allo sviluppo del Paese.
Notizie, cifre, testimonianze dirette, multimedialità e social network sono gli strumenti attraverso i quali è ora possibile navigare con un click nell' articolato mondo dei finanziamenti e dei progetti europei.
Solo in Italia negli scorsi anni le risorse Ue, in particolare i fondi per lo sviluppo regionale (Fesr), hanno consentito tra l'altro la creazione di oltre 60 mila posti di lavoro, l'erogazione di aiuti finanziari a 51.700 piccole e medie imprese, l'estensione della banda larga ad altri 2,3 milioni di utenti. 
Dall'Ue sono arrivati anche 1,2 miliardi per la ricostruzione dopo il terremoto dell'agosto 2016 e fondi che hanno consentito il recupero di numerosi gioielli del patrimonio artistico e culturale.
Per il periodo 2014-2020 i fondi messi a disposizione dell'Italia nell'ambito della politica di coesione sono 42,6 miliardi, equivalenti a 703 euro per persona. 
Una cifra complessiva inferiore solo a quella assegnata alla Polonia (86 miliardi di euro). 
E ora è in corso un sempre più acceso confronto sulle risorse da assegnare per il periodo 2021-2027.
Ecco l'indirizzo del nuovo sito:
ANSA: FONDI EUROPEI

martedì 17 luglio 2018

A RISCHIO IL PUNTO DI PRIMO INTERVENTO DI SABAUDIA


Il diritto alla salute previsto dalla Costituzione, ma attuato solo trenta anni dopo grazie alla legge 833/78, in questi ultimi anni con la scusa della crisi economica ha subito una serie progressiva di tagli nei servizi che ha toccato persino il sistema di emergenza/urgenza. 
Com’è noto, con decreto n. 70 in data 2 aprile 2015 codesto Ministero ha definito gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera. 
Al punto 9.1.5 dell’Allegato 1 viene affrontato il problema dei Punti di Primo Intervento (PPI) stabilendo che esclusivamente a seguito della riconversione dell'attività di un ospedale per acuti in un ospedale per la post-acuzie oppure in una struttura territoriale, potrebbe rendersi necessario prevedere, per un periodo di tempo limitato, il mantenimento nella località interessata di un Punto di Primo Intervento, operativo nelle 12 ore diurne e presidiato dal sistema 118 nelle ore notturne. 
Nel Comune di Sabaudia, sin dalla fondazione (1934) e fino agli anni ’70 è stato presente un ospedale, dopo tale data, d’accordo con l’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina è stato attivato un Servizio di Pronto Soccorso. 
Il Comune allora stanziò cinque milioni di lire (equivalenti ad € 50.000,00 di oggi) per contribuire a tenere aperto il Pronto soccorso. 
Successivamente, in attuazione del D.P.R. 27 marzo 1992, nell'ambito del Piano dell’emergenza urgenza della regione Lazio approvato dal Consiglio regionale del Lazio con deliberazione n. 1004/94 e dell’Atto di intesa tra Stato e regioni del’11 aprile 1996 la Giunta della regione Lazio provvide a dare concreta attuazione alla realizzazione della rete dell’emergenza con l’individuazione degli ospedali sedi di DEA, di quelli sede di pronto soccorso, dei Punti di Primo Intervento e delle postazioni mobili del 118 tenendo conto dell’orografia del territorio, delle vie di comunicazione, dei tempi medi di intervento, ecc. 
Questa rete è stata attiva per molti anni fino a quando nel 2010 ha subito profonde modifiche a causa della chiusura disposta in provincia di Latina dalla regione Lazio di molti presidi ospedalieri: Cori, Sezze, Priverno, Gaeta e Minturno, con conseguente degradazione dei posti di Pronto Soccorso a PPI, il che ha di fatto alterato profondamente il Piano originario del sistema di emergenza aumentando le distanze tra i centri abitati e i posti di Pronto soccorso che di fatto sono stati ridotti solamente a quattro (Latina - sede di DEA di II livello, Formia – sede di DEA di I livello, Terracina e Fondi); tutto questo in un territorio molto vasto e complesso dal punto di vista orografico, che si estende per 2.250 kmq (il punto più a nord della provincia dista da quello più a sud circa 150 km.) e che è costituito da 33 Comuni (compresi quelli dell’arcipelago pontino) con una popolazione complessiva residente di 574.226 abitanti. 
Il tutto è avvenuto senza informare né coinvolgere i cittadini come previsto dall’art. 14 del D.lgs 502/92. 
La città di Sabaudia ha una popolazione di 20.613 abitanti ed è in costante crescita. 
Elevata è la percentuale degli anziani (19,16%) e delle persone affette da patologie croniche; l’incidenza dei tumori in base all’ultimo rapporto del registro Tumori di Latina è più elevata rispetto ai dati attesi. 
Il centro urbano di Sabaudia dista dall’Ospedale di Latina, sede di DEA 25 km mentre l’Ospedale di Terracina è posto a 24 km. 
Ai residenti si aggiungono i militari della locale Stazione dell’Arma dei carabinieri, i militari dell’Esercito in servizio presso il Comando dell’artiglieria controaerei, gli allievi della Scuola Sottufficiali dei Carabinieri Forestali e i militari della stessa Arma in servizio presso il Parco Nazionale del Circeo, gli atleti e il personale militare del Centro sportivo remiero della Marina Militare, gli atleti del III Nucleo sportivo della Guardia di Finanza, gli atleti delle Fiamme Oro, i militari della locale Brigata della GdF, i religiosi e le religiose della Parrocchia e infine i docenti e gli allievi degli istituti scolastici. A questi vanno aggiunti molti migranti (prevalentemente indiani Sikh) che trovano lavoro prevalentemente in agricoltura, il personale e gli operai delle numerose aziende private operanti nei vari settori dell’industria, del commercio e dei servizi alla persona. 
Le presenze turistiche durante il periodo estivo raggiungono il numero di 200.000 c.a., ma anche negli altri periodi c’è un turismo culturale, ambientalista e sportivo (molte équipe di canottaggio e di canoa dei Paesi del nord Europa nei mesi invernali si allenano a Sabaudia). 
Negli ultimi tre anni i numero degli accessi al PPI di Sabaudia è stato costantemente superiore a 10.000. 
Il personale del PPI è costituito da un medico e da un infermiere per turno. 
Il Presidente della Regione Lazio, nella veste di Commissario ad acta in questi anni ha adottato una serie di decreti (l’ultimo è il DCA U00412 del 14 settembre 2017) con cui è stata ribadita la necessità di trasferire dall’ambito ospedaliero a quello territoriale un insieme di attività relative soprattutto alla gestione della patologia cronica e delle piccole urgenze che attualmente trovano inappropriata risposta nell’ospedale per acuti. 
Al momento l’assistenza territoriale in questa provincia non ha ancora raggiunto gli standard previsti, anche perché in tutto il territorio è presente una sola Casa della salute a Sezze; di fatto sono presenti nel Poliambulatorio ASL di Sabaudia solamente solo tre specialisti un giorno alla settimana ciascuno, per cui la prevista trasformazione dei PPI in postazioni “118” medicalizzate attive nelle ore diurne integrate dalla presenza di una ambulanza per le ore notturne non appare, per il momento, realizzabile. 
A ciò si aggiunga che, proprio a causa della chiusura degli ospedali e del taglio dei posti letto i quattro pronto soccorso rimasti sono costantemente intasati per cui già ora anche i codici rossi rischiano di attendere oltre tre ore per cui verrebbe meno anche il filtro che ancora oggi svolgono i vari PPI sui codici bianchi e gialli. 
È evidente la disuguaglianza che è stata creata a danno dei cittadini di Sabaudia per quanto riguarda il rispetto dell’art. 32 della Costituzione con quelli della Capitale ma anche della stessa città di Latina. 
Desidero precisare inoltre che il presidio di Sabaudia (come pure quelli sopraindicati) sono privi anche di elisuperficie per cui il trasferimento mediante eliambulanza presso i DEA della Capitale è impossibile durante le ore notturne ed incontra difficoltà in quelle diurne dovendo di volta in volta reperire una sede stradale per l’atterraggio coinvolgendo la Polizia locale per bloccare il traffico. 
Com’è evidente si tratterebbe di una grave dequalificazione del servizio in quanto mentre nei PPI il servizio è assicurato da almeno un medico (da alcuni anni reclutato in base alla convenzione della medicina dei servizi e quindi privo di specializzazione) ed un infermiere professionale, in base agli standard del 118 le ambulanze di tipo MSB sono prive di medico a bordo e dovrebbe essere presente un equipaggio composto solo da un autista barelliere, un infermiere e un soccorritore. 
A tutto ciò si aggiunga che il servizio di pronto intervento sul territorio in provincia di Latina è affidato da anni a privati e che l’ARES 118 con deliberazione n. 451 in data 10 luglio scorso ha indetto una nuova gara, riservata ad associazioni private, prevedendo ancora un servizio assicurato da una ambulanza MSB con un equipaggio composto da tre operatori (che dovrebbero essere un autista, un infermiere professionale e un soccorritore).

lunedì 16 luglio 2018

UNA CASO INTERESSANTE: I CONTROLLI SULLE FONDAZIONI

Il Consiglio di Stato, Sezione V, con sentenza n. 4288/2018 ha esaminato la questione relativa al controllo sulle Fondazioni.
Per consolidato orientamento, le forme di controllo pubblico cui l’art. 25 del Codice civile assoggetta le fondazioni sono funzionalmente (e restrittivamente) preordinate alla tutela dell’ente, trovando ragione nell’assenza di un controllo interno analogo a quello esercitato nelle associazioni dei membri o da appositi organi a ciò deputati.
Questi poteri dell’autorità amministrativa dell’art. 25 Cod. civ. esprimono non una funzione di tutela nel merito, o di controllo sulla mera opportunità delle determinazioni o gestionale o di indirizzo, che sarebbero – specie alla luce delle riforme liberalizzatrici del 1997/2000 (art. 13, comma 1, l. 15 maggio 1997, n. 127; art. 1, comma 1, l. 22 giugno 2000, n. 192; d.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361) - incompatibili con l’autonomia privata degli enti destinatari; ma piuttosto una funzione di vigilanza, cioè di controllo di legittimità rispetto alla legge e all’atto di fondazione; il quale controllo a sua volta non è astratto e generale, ma funzionale alla salvaguardia dell’interesse interno e istituzionale dell’ente, in rapporto a quanto giustifica la sua esistenza giuridica come tale, cioè alla preservazione del vincolo di destinazione del patrimonio allo scopo voluto dal fondatore e a suo tempo stimato meritevole di separazione di responsabilità con l’atto di riconoscimento giuridico della fondazione.
È ammissibile, in siffatta prospettiva, una sollecitazione ab extra diretta all’uso del potere di annullamento, mera segnalazione di terzi, inidonea a veicolare (quasi fosse un rimedio concorrente o alternativo), pretese di definizione di contenziosi in relazione all’interesse immediato e diretto del denunziante (interesse che invece ha la sua ordinaria tutela in giustizia e nelle pertinenti sedi). Ma per essere, se del caso, presa in considerazione occorre pur sempre che si inserisca nel margine di un detto controllo e che non ne ecceda.
Le forme di controllo pubblico cui l'art. 25 del c.c. assoggetta le fondazioni sono funzionalmente (e restrittivamente) preordinate alla tutela dell'ente, trovando ragione nell'assenza di un controllo interno analogo a quello esercitato nelle associazioni dei membri o da appositi organi a ciò deputati. Questi poteri dell'autorità amministrativa dell'art. 25c. c. esprimono non una funzione di tutela nel merito, o di controllo sulla mera opportunità delle determinazioni o gestionale o di indirizzo, che sarebbero - specie alla luce delle riforme liberalizzatrici del 1997/2000 - incompatibili con l'autonomia privata degli enti destinatari; ma piuttosto una funzione di vigilanza, cioè di controllo di legittimità rispetto alla legge e all'atto di fondazione; il quale controllo a sua volta non è astratto e generale, ma funzionale alla salvaguardia dell'interesse interno e istituzionale dell'ente, in rapporto a quanto giustifica la sua esistenza giuridica come tale, cioè alla preservazione del vincolo di destinazione del patrimonio allo scopo voluto dal fondatore e a suo tempo stimato meritevole di separazione di responsabilità con l'atto di riconoscimento giuridico della fondazione.

SEMPRE PIU' SPESSO LE LEGGI APPROVATE DAL PARLAMENTO RICHIEDONO PROVVEDIMENTI ATTUATIVI: CHE SONO? CHI LI ADOTTA? QUANTO CI VUOLE? COSA SUCCEDE SE DECADE LA DELEGA?

Fino a non molti anni fa il parlamento approvava le leggi dopo averle studiate bene e queste erano complete, già perfette per l'attuazione ì, comprensibili da parte di tutti quelli che dovevano applicarle.
Qualche volta veniva scritta una circolare da parte dell'amministrazione centrale preposta, ma non sempre.
Ora assistiamo invece a leggi scritte sbrigativamente, approvate di furia dai politici di turno per far vedere quanto sono bravi, senza approfondire adeguatamente le conseguenze e rinviando ad altri provvedimenti (non ancora pronti) gli aspetti pratici dell'attuazione.
Uno dei casi patologici di questa nuova procedura è costituito dal Codice dei contratti con il quale è stato introdotto il principio della "soft law" rinviando moltissime cose ad una lunga serie di decreti, di Linee guida ecc...che, giustamente devono comunque passare attraverso il vaglio del Consiglio di stato e delle commissioni parlamentari competenti il che allunga e di molte i tempi della procedura anche con incidenti di percorso come nel caso in cui il tutto viene rimandato al mittente con preghiera di apportare delle modifiche consistenti.
Ma se il Codice dei contratti porta bandiera, non è ora quello che presenta più provvedimenti pendenti.
La cosa ha destato interesse anche da parte di OPENPOLIS che ha dedicato a questo punto un lungo documento intitolato SECONDO TEMPO DELLE LEGGI.
Il numero dei provvedimenti attuativi previsti complessivamente dalle leggi del Governo Renzi è arrivato così  al numero stratosferico di 1.071.
In questo modo di fatto il parlamento delega al Governo una parte del proprio potere lasciandogli di fatto carta bianca o quasi.
Alcune leggi, come ad esempio quelle di bilancio, prevedono addirittura più di 80 provvedimenti attuativi che spesso non sono stati attuati neanche entro la fine dell'anno.
La maggioranza dei provvedimenti ricade come competenza sul Dicastero dell'economia e delle finanze.
Data la complessità di alcune questioni esistono ancora provvedimenti da adottare per dare attuazione a leggi emanate durante il Governo Monti (ben 27). Ma quelle di Renzi sono addirittura 106.
Allo scopo di mettere sotto al tappeto questo tipo di problemi è stato inventato il sistema di abrogare o sostituire le norme che prevedono l'adozione di provvedimenti attuativi: un metodo sbrigativo di cui non tutti si accorgono.
Sempre dall'indagine di OPENPOLIS si apprende che la durata di questo secondo tempo delle leggi può durare, nel caso dei decreti legge (che sono provvedimenti urgenti) fino a 1.032 giorni.
In alcuni casi così alcuni provvedimenti scadono e non possono essere più adottati per cui il Parlamento è costretto ad autorizzare una nuova delega....
Alcuni Ministeri sono più efficienti ed altri meno, il primo posto dell'inefficienza lo ha conquistato la Presidenza del Consiglio con l'83,33% dei provvedimenti scaduti e meno male che lì proprio per garantire l'efficienza sono pagati meglio....
 


 


TROPPI INCARICHI ESTERNI DA PARTE DEL COMUNE E NON PUBBLICATI NELLA SEZIONE AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE DEL SITO WEB - LE SANZIONI A CARICO DEI RESPONSABILI.

Sempre più spesso sul sito del Comune di Sabaudia si legge di affidamento di incarichi o consulenze.
La materia è disciplinata dall'articolo 7, comma 6, del D.lgs. n. 165/2001 così come modificato dall'art. 46, comma 1, legge n. 133 del 2008 e dall'art. 1, comma 147, legge n. 228 del 2012, secondo il quale: «Per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale o coordinata e continuativa, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, in presenza dei seguenti presupposti di legittimità:
a) l’oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall'ordinamento all'amministrazione conferente, ad obiettivi e progetti specifici determinati e a livello temporaneo e deve risultare coerente con le esigenze di funzionalità dell’amministrazione conferente;
b) l’amministrazione deve avere preliminarmente accertato l’impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;
c) la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata;
d) devono essere preventivamente determinati durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione; non è ammesso il rinnovo; l’eventuale proroga dell’incarico originario è consentita, in via eccezionale, al solo fine di completare il progetto e per ritardi non imputabili al collaboratore, ferma restando la misura del compenso pattuito in sede di affidamento dell’incarico».
Si tratta di un argomento che in questi ultimi anni è stato oggetto di numerosi provvedimenti miranti a contenere la spesa e a dare la massima trasparenza a questo tipo di incarichi, che possono essere affidati solo sulla base di un programma annuale (art. 42 comma 2 lettera b] del TUEL, nel quale deve essere adeguatamente motivato il ricorso a professionisti esterni), approvato dal Consiglio comunale (previo parere favorevole del Collegio dei revisori). 
Per il loro conferimento devono essere indetti avvisi pubblici, in cui siano previsti i criteri selettivi, poi deve essere effettuata una comparazione delle domande pervenute sulla base del curriculum studiorum e professionale. 
Il mancato rispetto delle procedure rappresenta una violazione di legge e può essere sanzionata a livello amministrativo e contabile, ove non configuri altre responsabilità. 
In base alle norme sulla trasparenza, tutti gli incarichi devono essere inoltre pubblicati sul sito web del Comune nell’area destinata alla trasparenza. 
L'art.15 del D.lgs 33/2013, fermi restando gli obblighi di comunicazione previsti dall'art. 17 comma 22, della legge 15 maggio 1997, n. 127, stabilisce che le pubbliche amministrazioni pubblicano e aggiornano le seguenti informazioni relative ai titolari di incarichi di collaborazione o consulenza:
a) gli estremi dell'atto di conferimento dell'incarico;
b) il curriculum vitae;
c) i dati relativi allo svolgimento di incarichi o la titolarità di cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione o lo svolgimento di attività professionali;
d) i compensi, comunque denominati, relativi al rapporto di consulenza o di collaborazione, con specifica evidenza delle eventuali componenti variabili o legate alla valutazione del risultato.
La pubblicazione degli estremi degli atti di conferimento di incarichi di collaborazione o di consulenza a soggetti esterni a qualsiasi titolo per i quali è previsto un compenso, completi di indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell'incarico e dell'ammontare erogato, nonché la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ‐ Dipartimento della funzione pubblica dei relativi dati ai sensi dell'articolo 53, comma 14, secondo periodo, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, sono condizioni per l'acquisizione dell'efficacia dell'atto e per la liquidazione dei relativi compensi.
Le amministrazioni pubblicano e mantengono aggiornati sui rispettivi siti istituzionali gli elenchi dei propri consulenti indicando l'oggetto, la durata e il compenso dell'incarico. Il Dipartimento della funzione pubblica consente la consultazione, anche per nominativo, dei dati di cui al presente comma.
In caso di omessa pubblicazione di quanto previsto, il pagamento del corrispettivo determina la responsabilità del dirigente che l'ha disposto, accertata all'esito del procedimento disciplinare, e comporta il pagamento di una sanzione pari alla somma corrisposta, fatto salvo il risarcimento del danno del destinatario ove ricorrano le condizioni di cui all'articolo 30 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104.
Le pubbliche amministrazioni pubblicano i dati entro tre mesi dal conferimento dell'incarico e per i tre anni successivi alla cessazione dell'incarico.
Esistono anche dei limiti alla spesa per consulenze che variano di anno in anno.
La Magistratura contabile in sede di controllo ha adottato alcune importanti deliberazioni, che rappresentano il punto di riferimento per il conferimento degli incarichi di consulenza (Corte dei Conti, Sezioni unite, 15 febbraio 2005, deliberazione n. 6 e Sezione centrale di controllo di legittimità sugli atti del Governo e delle amministrazioni dello Stato, deliberazione del 25 agosto 2016, n. 11/2016/PREV).
Per aggirare queste norme oggi molti Comuni preferiscono indire delle gare trasformando le consulenze in servizi, per i quali esistono minori limitazioni ed è previsto un trattamento fiscale più leggero per gli interessati, anche se le procedure ricadono sotto il D.lgs 50/2016.