domenica 31 marzo 2019

A CHE PUNTO E' L'ABBATTIMENTO DELLE LISTE DI ATTESA DA PARTE DELLA ASL LATINA ?


Questi sono i dati più recenti delle liste di attesa pubblicati sul sito della regione Lazio risalenti al mese di febbraio 2019.
Ma il Commissario per la sanità della Regione Lazio non aveva dato come obiettivo al direttore generale dell'Azienda sanitaria locale di latina l'abbattimento delle liste di attesa per le visite e gli accertamenti diagnostici ? 

giovedì 28 marzo 2019

I CHIARIMENTI DELL'AUTORITA' GARANTE DELLA PRIVACY CIRCA IL TRATTAMENTO DEI DATI SULLA SALUTE IN AMBITO SANITARIO AI SENSI DEL NUOVO REGOLAMENTO U.E.

Dopo il GENERAL DATA PROTECTION REGULATION, il regolamento europeo per la protezione dei dati personali arrivano i chiarimenti dell'Autorità Garante italiana:  GARANTE PRIVACY CHIARIMENTI MARZO 2019, n. 55.
I medici possono trattare i dati dei pazienti per finalità di cura senza consenso
I medici potranno trattare i dati dei pazienti, per finalità di cura, senza dover richiedere il loro consenso, ma dovranno comunque fornire loro informazioni complete sull’uso dei dati. Il medico che opera come libero professionista non è tenuto a nominare il Responsabile della protezione dati. Tutti gli operatori del settore dovranno tenere un registro dei trattamenti dei dati. 
Il provvedimento generale, adottato dall’Autorità, intende favorire un’interpretazione uniforme della nuova disciplina, ancora in fase transitoria, e supportare gli operatori con informazioni utili alla sua corretta attuazione.
Il Garante ha chiarito, ad esempio, che il professionista sanitario (come il medico), soggetto al segreto professionale, non deve più richiedere il consenso per i trattamenti di dati necessari alla prestazione sanitaria.
E’ invece richiesto il consenso, o una differente base giuridica, quando tali trattamenti non sono strettamente necessari per le finalità di cura, anche quando sono effettuati da professionisti della sanità. Ne sono un esempio i trattamenti di dati sulla salute connessi all’uso di “App” mediche (ad eccezione di quelle per la telemedicina), quelli effettuati per la fidelizzazione della clientela (come quelli praticati da alcune farmacie o parafarmacie), oppure per finalità promozionali, commerciali o elettorali.
L’Autorità ricorda che, sulla base dell’attuale normativa che regola il settore, permane la necessità di acquisire il consenso anche per il trattamento dei dati relativo al fascicolo sanitario elettronico, o per la consultazione dei referti online.
Nel documento del Garante sono forniti chiarimenti anche in merito all’informativa agli interessati, che deve essere concisa, trasparente, intelligibile e facilmente accessibile, scritta con linguaggio semplice e chiaro. Rispetto al modello pre-GDPR, essa deve contenere maggiori informazioni a tutela dell’interessato quali, ad esempio, quelle relative ai tempi di conservazione dei dati, che - se non sono specificati dalla normativa di settore - dovranno comunque essere individuati dal titolare (ad esempio il medico specialista o l’ospedale).
Il Garante dedica una sezione anche al Responsabile per la protezione dei dati (RPD, DPO nell’acronimo inglese). Sono tenuti alla nomina del RPD tutti gli organismi pubblici, nonché gli operatori privati che effettuano trattamenti di dati sanitari su larga scala, quali le case di cura. Non sono invece tenuti alla sua nomina i liberi professionisti o altri soggetti, come le farmacie, che non effettuano trattamenti su larga scala.
L’Autorità infine chiarisce che è obbligatorio per tutti gli operatori sanitari tenere un registro nel quale sono elencate le attività di trattamento effettuate sui dati dei pazienti. Tale documento rappresenta, in ogni caso, un elemento essenziale per il “governo dei trattamenti” e per l’efficace individuazione di quelli a maggior rischio, anche per dimostrare il rispetto del principio di responsabilizzazione (accountability) previsto da GDPR.

IL PERSONALE DEL SSN E' UNA RISORSA PREZIOSA CHE NON DEVE ESSERE DISPERSA


Per ciascuna Azienda sanitaria il personale dipendente rappresenta una ricchezza composta da professionalità talora di alto livello; nell’interesse della comunità è importante che vengano definite strategie per la gestione e la valorizzazione del personale attraverso metodi meritocratici nella formazione continua, nella valutazione, nella progressione di carriera, per il reclutamento, nonché per una giusta retribuzione.
Secondo il rapporto 2018 del CERGAS dell’Università Bocconi il SSN fornisce un considerevole contributo all’occupazione nazionale: i dipendenti SSN rappresentano l’1,0% della popolazione, l’1,6% di quella attiva (15-65) e il 2,7% degli occupati.
Il blocco del turnover emerge come la principale modalità di contenimento della spesa sanitaria degli ultimi anni. 
In Italia il personale infermieristico è meno della metà rispetto alla Germania: 5,6 infermieri ogni 1.000 abitanti contro 12,9. Contemporaneamente, il 53% dei medici ha più di 55 anni si conta un numero di candidati alle specialità mediche più che doppio rispetto ai contratti finanziati (16.046 versus 6.934) a causa della la scarsità di risorse per assumere e formare specializzandi. 
Il personale dipendente in diversi SSR meridionali è calato significativamente ed è oggi inferiore a quello settentrionale. 
Al 2016, la Lombardia, registra 9,6 dipendenti SSN ogni 1.000 abitanti (-3% rispetto al 2010), contro i 7,3 della Campania (-15%) e i 7,1 del Lazio (-14%). 
Il rapporto infermieri/medici a livello nazionale nel 2016 è pari a 2,45, con una rilevante variabilità inter-regionale, 
Tra 2006 e 2016, i profili di ruolo amministrativo nelle aziende sanitarie pubbliche sono passati da 77.148 a 68.947.
L’assistenza sanitaria è basata principalmente su servizi alle persone che possono essere svolti solo da personale qualificato per cui non è possibile scendere sotto certi livelli anche perché si tratta di lavori usuranti.
Appare evidente che questi problemi vadano affrontati al più presto ed è giusto che anche i pazienti possano dire la loro sollecitando i direttori generali e la politica affinché adottino provvedimenti adeguati.

I CITTADINI ITALIANI SONO PRONTI PER LA CONNECTED CARE ?

Il mondo sta subendo cambiamenti importanti: la continua crescita demografica, accompagnata dall'invecchiamento della popolazione e dall'aumento di patologie croniche, anche legate a stili di vita scorretti, mettono sotto pressione il sistema sanitario.
Un ricerca svolta da iCOM  ha lo scopo di fornire una panoramica completa delle problematiche che i pazienti affrontano nell'ambito della sanità. 
Ne emerge nel complesso una popolazione attenta al proprio stato di salute e consapevole delle proprie condizioni, sempre più spinta ad utilizzare nuovi sistemi digitali che facilitino l'accesso alle cure.
Ma sarà in tutta Italia così o esiste ancora in molte parti il digital divide
Nelle capitale hanno la banda larga, ma nel sud quanti Comuni ce l'hanno ?
Secondo me siamo sulla buona strada, ma il percorso è lungo e complesso.

mercoledì 27 marzo 2019

IL RAPPORTO DEL MINISTERO DELLA SALUTE SULL'ATTIVITA' DEGLI OSPEDALI ITALIANI


Il Ministero della salute ha pubblicato i dati delle Schede di dimissioni ospedaliere (SDO) dell'anno 2017  a cura della Direzione generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute, da cui si ricava che c'è stata una generale diminuzione del volume di attività erogata dagli ospedali italiani: il numero complessivo di dimissioni per acuti, riabilitazione e lungodegenza e il corrispondente volume complessivo di giornate si riducono, entrambi, di circa il 2% rispetto al 2016. 
La riduzione più consistente delle dimissioni si osserva (tabella 1) nell’attività per acuti in regime diurno (dimissioni -6,7%, giornate -13,1%); seguono la lungodegenza (dimissioni -5,4%, giornate -17,5%) e la riabilitazione in regime diurno (dimissioni -4,6%, giornate -3,1%).
Il trend del tasso di ospedalizzazione, standardizzato per età e sesso, mostra un andamento decrescente, che interessa sostanzialmente l’attività per acuti, sia in regime ordinario che diurno: si passa, rispettivamente, da 115,8 e 48,8 per 1.000 abitanti nel 2010 a 94 e 29 per 1.000 abitanti nel 2017. Il tasso di ospedalizzazione complessivo si riduce da 171,9 per 1.000 abitanti nel 2010 a 129,4 nel 2017.
L’appropriatezza organizzativa migliora
L’appropriatezza del setting assistenziale del ricovero ospedaliero migliora ulteriormente. In particolare, confrontando i dati dell'anno 2017 con quelli dell'anno precedente, si osserva un aumento della percentuale di regime diurno in 33 dei 108 DRG a rischio inappropriatezza; inoltre, fra i restanti 75, ulteriori 41 DRG, pur presentando una quota di regime diurno inferiore rispetto al 2016, sono caratterizzati da una riduzione del volume di ricoveri ordinari: in media la riduzione è pari a 6,8%. Infine, 80 DRG mostrano una riduzione del numero totale di ricoveri erogati rispetto al 2016. Presumibilmente, ciò sta ad indicare il trasferimento della casistica dal setting ospedaliero al setting ambulatoriale: il numero totale di ricoveri afferenti ai 108 DRG a rischio inappropriatezza si riduce di circa il 6,3%, passando da 2.314.129 unità a 2.167.274 unità.
Complessivamente, quindi, per i 108 DRG LEA si osserva una significativa deospedalizzazione, con un miglioramento dell'appropriatezza organizzativa e dell'efficienza nell'uso delle risorse ospedaliere.
La mobilità interregionale resta sostanzialmente costante
La percentuale di ricoveri in mobilità per ciascun tipo di attività e regime di ricovero, pur con qualche leggera variazione, si mantiene sostanzialmente costante: essa è pari a circa l'8% per l’attività per acuti in regime ordinario e diurno, il 15% per l’attività di riabilitazione in regime ordinario, il 10% per l’attività di riabilitazione in regime diurno e il 5% per l’attività di lungodegenza.
Più in dettaglio, si osserva che dal 2010 al 2017 la mobilità per acuti in regime ordinario passa dal 7,4% all'8,3%, mentre in regime diurno passa dal 7,4% al 9,3%, la mobilità per riabilitazione in regime ordinario passa dal 14,7% al 16,4%, quella in regime diurno è pari al 9,2% nel 2010, tocca un massimo di 11,8% nel 2012 e si attesta al 9,8% nel 2017. Infine, la mobilità per lungodegenza è pari al 4,7% nel 2010 e, con piccole oscillazioni, si attesta al 5,2% nel 2017.
La remunerazione teorica è in graduale diminuzione tra il 2010 e il 2017
Analizzando il trend della remunerazione teorica delle prestazioni di ricovero ospedaliero a carico del SSN negli anni 2010-2017, si registra una graduale riduzione: si passa da 30,9 miliardi di euro nel 2010 a 28,2 miliardi nel 2017.
In particolare, si osserva una diminuzione della remunerazione totale di circa l'1,3% fra il 2016 ed il 2017, la cui remunerazione teorica complessiva è determinata per 25,8 miliardi di euro dall'attività per acuti (di cui 23,5 in regime ordinario e 2,3 in regime diurno), per circa 2 miliardi di euro dall'attività di riabilitazione (di cui 1,9 miliardi in regime ordinario e 88,8 milioni in regime diurno) e per circa 354,3 milioni di euro dall'attività di lungodegenza, per un totale di circa 28,2 miliardi di euro.
Da studi fatti risulta che comunque il valore del rimborso delle degenze con il sistema dei DRG sarebbe oramai molto al disotto del costo effettivo e di qui nascerebbe il disavanzo cronico di alcuni ospedali.
"Regioni .it" ci informa che i dati sono stati commentati dal presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, che evidenzia come “gli ospedali della Toscana primi in Italia grazie agli operatori”. 
Secondo Rossi il rapporto è ricco di informazioni e “mette in evidenza il primato nazionale della Regione Toscana in termini di efficienza e di complessità clinica della casistica trattata”.
“Infatti - spiega Rossi - si utilizzano da parte del Ministero due indicatori: 
1) L''indice di Case Mix (Iccm) che esprime la complessità clinica della casistica trattata, che per la Toscana tocca il valore 1,31 , il valore più alto a livello nazionale; 
2) L''indice comparativo di Performance( ICP) che esprime la efficienza nel trattare la casistica trattata ( ovvero con una degenza media standardizzata bassa) da parte del sistema ospedaliero che registra un valore di 0,88 anche in questo caso il migliore a livello nazionale. La lettura incrociata di questi due indicatori esprime la capacità di trattare casi complessi con il giusto è appropriato uso delle risorse, e quindi con costi contenuti senza intaccare la qualità dell'assistenza”.
“Questo risultato è la prova della tenuta e rilancio del sistema ospedaliero toscano , nell'anno in cui la legge di riorganizzazzione è entrata a pieno regime - afferma Rossi - Un risultato del genere è il frutto del lavoro e dell''impegno di tutti gli operatori sanitari, che costituiscono la più grande risorsa del nostro Servizio Sanitario”.
Nella regione Lazio la durata media della degenza è stata di 7,07 giorni.
Altri dati della regione Lazio pubblicati nel rapporto SDO 2017:

Attività per Acuti, dimissioni 851.309         pari 128,97 per 1000 abitanti
Regime ordinario        "        590.802            "     89,11        "
Day Hospital              "        260.507            "     39,86        "

Attività di Riabilitazione  "     36.613              "       5,62      "
Regime ordinario                  30.732              "       4,73      "
Day Hospital               "          5.881              "      0,90      "

Attività di Lungodegenza "      6.948              "       0,99     "
Regime ordinario                    6.948                      0,99

Totale                                  894.870                  135,59
Regime ordinario                 628.482                     94,82
Day Hospital                       266.388                     40,76

L'ANAC COMINCIA CON IL DARE IL BUON ESEMPIO CON LA TRASPARENZA NEI RAPPORTI CON I PORTATORI DI INTERESSE.

Sul tema delicatissimo dei rapporti che intercorrono tra i portatori di interessi (comunemente definiti lobbisti) e gli ordinatori di spesa delle pubbliche amministrazioni il presidente dell'ANAC Cantone ha deciso di iniziare adottando un regolamento.
Data, ora, oggetto e finalità degli incontri; soggetto che ha formulato la richiesta e nominativo dei partecipanti; documentazione consegnata o trasmessa successivamente. Sono alcune delle informazioni che saranno rese disponibili attraverso l’Agenda pubblica degli incontri coi portatori d’interesse, che l’Autorità nazionale anticorruzione ha deciso di istituire.
L’Agenda punta a regolamentare secondo principi di massima trasparenza tutti gli incontri avuti dal Presidente, dai componenti del Consiglio, dal Segretario generale e dai dirigenti dei singoli uffici coi portatori d’interesse, che come condizione preliminare dovranno esprimere il loro consenso alla pubblicazione delle informazioni previste.
L’Agenda, che sarà consultabile nella sezione “Amministrazione trasparente” del sito dell’Autorità, entrerà in vigore 90 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Regolamento che la istituisce. 
Un congruo lasso di tempo pensato anche per consentire agli uffici di adeguarsi alla rilevante novità.
“L’Anac crede che la trasparenza sia uno strumento eccezionale per prevenire la corruzione e impedire interferenze indebite sulle sue attività istituzionali, specialmente le più sensibili - ha affermato il Presidente Raffaele Cantone -. Per questa ragione vogliamo rendere pubbliche le informazioni relative a tutti i soggetti ricevuti all’interno dell’Autorità, oltre che alle modalità e alle finalità con cui gli incontri sono stati richiesti. 
La decisione dell'ANAC vuole favorire rapporti istituzionali il più corretti possibile, nell’interesse degli stessi stakeholder”.
A questo punto sarà interessante vedere come si comporteranno le Regioni, le Aziende sanitarie che hanno bilanci spesso vertiginosi e i Comuni, specialmente quelli di grandi dimensioni..

martedì 26 marzo 2019

LA DIRETTIVA 2003/35/CE STABILISCE CHE I CITTADINI DEBBANO ESSERE MESSI IN CONDIZIONE DI ESPRIMERE UN PARERE SULLE SCELTE IN MATERIA AMBIENTALE.

I cittadini sono sempre più attenti ai problemi dell'ambiente.
Più volte ho segnalato al Comune le carenze sull'informazione ambientale obbligatorie sia in base alla DIRETTIVA 2003/4/CE che al D.lgs 15272006 (Codice dell'ambiente), senza ottenere risposte.
A sua volta la Direttiva 2003/35/CE sulla partecipazione del pubblico nell’elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale è mirata principalmente a favorire la partecipazione del pubblico ai processi di pianificazione e programmazione riguardanti l’ambiente. 
Ai cittadini  devono essere offerte “tempestive ed effettive opportunità di partecipazione alla preparazione e alla modifica o al riesame dei piani ovvero dei programmi”. 
Spetta agli Stati membri provvedere ad informare il pubblico, attraverso pubblici avvisi oppure in altre forme, compresi i mezzi di comunicazione elettronici, di qualsiasi proposta relativa ai piani o programmi in materia ambientale o alla loro modifica o riesame, e a rendere accessibili al pubblico le informazioni relative a tali proposte, comprese le informazioni sul diritto di partecipare al processo decisionale e sull’autorità competente cui sottoporre eventuali osservazioni o quesiti. 
I cittadini devono essere messi in grado di poter esprimere osservazioni e pareri prima che vengano adottate decisioni sui piani e sui programmi.
L'effettiva partecipazione del pubblico all'adozione di decisioni consente allo stesso di esprimere pareri e preoccupazioni che possono assumere rilievo per tali decisioni e che possono essere presi in considerazione da coloro che sono responsabili della loro adozione; ciò accresce la responsabilità e la trasparenza del processo decisionale e favorisce la consapevolezza del pubblico sui problemi ambientali e il sostegno alle decisioni adottate.
Si deve quindi tenere conto delle risultanze della partecipazione dei cittadini, in seguito alle quali l’autorità competente deve informare in merito alle decisioni adottate e ai motivi e alle considerazioni su cui le stesse sono basate, includendo informazioni circa il processo di partecipazione del pubblico.
Ciò premesso, in questi giorni è stata pubblicata la determinazione recante la conclusione positiva con prescrizioni per  l'autorizzazione da parte dell'amministrazione provinciale di Latina per la realizzazione di un impianto  di trattamento e di recupero di rifiuti speciali non pericolosi a Sabaudia, in via Colle d'Alba Levante.
Al riguardo non è stata prevista la possibilità ai cittadini di Sabaudia di partecipare al procedimento.
Si tratta di una violazione della Direttiva della UE.
E' indispensabile che chi di dovere intervenga per integrare il procedimento con la consultazione dei cittadini di Sabaudia. 
DIRETTIVA 2003/35/CE

lunedì 25 marzo 2019

UN DATO PREOCCUPANTE: L'ITALIA E' DIVENUTO IL PAESE CHE HA UN ATTEGGIAMENTO MOLTO NEGATIVO NEI CONFRONTI DEGLI IMMIGRATI

Il Sole24ore di oggi riferisce di una recente indagine dello EUROPEAN SOCIAL SURVEYsecondo cui l’Italia è di gran lunga fra le nazioni in cui gli immigrati vengono visti in maniera più negativa.Soltanto gli abitanti di Ungheria e Russia hanno dato risposte più negative degli italiani.
l'Italia posta al centro del Mediterraneo nei secoli passati è stato un forte punto di attrazione per tutte le popolazioni che si affacciano sulle rive del nostro mare.
La nostra penisola è cresciuta culturalmente ed economicamente grazie ai rapporti intrattenuti con tutti i popoli.
Dal rapporto, ma anche dalle prime pagine dei quotidiani leggiamo che le cose sono molto cambiate. 



SECONDO L'ISTAT SONO TROPPO POCHI GLI ASILI NIDO PUBBLICI E COMUNQUE TRA PUBBLICI E PRIVATI SONO INSUFFICIENTI A COPRIRE IL FABBISOGNO


Un recente rapporto dell' ISTAT fotografa la situazione degli asili nido nei Comuni.
Nell’anno scolastico 2016/17 sono stati censiti sul territorio nazionale 13.147 servizi socio-educativi per l’infanzia. 
I posti autorizzati al funzionamento sono circa 354mila, pubblici in poco più della metà dei casi.  I posti disponibili coprono il 24% del potenziale bacino di utenza (bambini residenti sotto i 3 anni). 
Tale dotazione è ancora sotto al parametro del 33% fissato dall’Unione europea per sostenere la conciliazione della vita familiare e lavorativa e promuovere la maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. 
  • La diffusione dei servizi risulta molto eterogenea sul territorio. I posti variano da un minimo del 7,6% dei potenziali utenti in Campania a un massimo del 44,7% in Valle D’Aosta.  
  • La dotazione di servizi sul territorio penalizza i comuni più piccoli rispetto ai capoluoghi di provincia. 
  • La spesa media dei comuni per gestire i servizi pubblici o privati convenzionati è molto variabile tra le regioni. Si passa da un minimo di 88 euro l’anno per un bambino residente in Calabria a un massimo di 2.209 euro l’anno nella Provincia Autonoma di Trento. 
  • A partire dall’anno scolastico 2011/12 si registra un calo dei bambini iscritti nei nidi comunali e convenzionati con i comuni. Dal 2012 si riducono anche le risorse pubbliche disponibili sul territorio. Nel triennio 2014-2016 rimangono sostanzialmente stabili sia gli utenti serviti sia la spesa dei comuni.
  • Il calo degli utenti riguarda principalmente i nidi comunali gestiti direttamente mentre aumentano le gestioni affidate ai privati, dove i costi medi per bambino a carico dei comuni sono decisamente più bassi.
I Comuni capoluogo spendono in genere di più degli altri Comuni per gli asili nido.
Il costo a carico delle famiglie è in genere elevato.
Nel 2013 la commissione europea, con un documento intitolato “Investire nell’infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale” ha raccomandato alcuni principi da seguire nel contrasto alla povertà minorile.
In generale, quando uno stato europeo adotta delle politiche per il benessere dei minorie per sottrarre i più svantaggiati dall’esclusione sociale, dovrebbe attenersi a criteri come:
  • promuovere non solo la sicurezza materiale, ma anche pari opportunità educative, presupposto per prevenire la trasmissione delle disuguaglianze da una generazione all’altra;
  • mettere al centro delle politiche i diritti enunciati nella convenzione Onusull’infanzia e vigilare sul loro rispetto. Ciò significa che nell’adottare delle politiche deve prevalere l’interesse superiore del bambino, come soggetto attivo titolare di diritti propri;
  • promuovere gli investimenti sui bambini e le loro famiglie, mantenendo un equilibrio tra misure universali, destinate al benessere di tutti i bambini, e politiche specifiche per le situazioni di maggior svantaggio.
Ma che cosa significa rendere concreti questi principi? Nei servizi per l’infanzia uno degli ostacoli maggiori per le famiglie può essere il costo della retta. Mentre l’istruzione obbligatoria, a partire da 6 anni, è gratuita, i servizi educativi per i bambini più piccoli sono soggetti al pagamento di una tariffa.
Perciò uno dei punti chiave è che l’accesso deve essere garantito a un costo sostenibile per le famiglie.
Andando ad approfondire a livello locale il Comune di Sabaudia che ha approvato di recente il Bilancio di previsione per l'esercizio 2019 indica come spesa complessiva la somma di € 201.863,69 (pari al 50% della spesa complessiva pari ad € 403.727,38) per una entrata di € 197.381,90 (di cui solo €100.000 derivanti dal concorso delle famiglie, mentre il resto sono fondi regionali), pari al 97,78% di copertura.

domenica 24 marzo 2019

LATINA A FATICA NELLA GRADUATORIA DEL CLIMA


Il Sole24ore ha pubblicato oggi l' Indice del Clima, un contributo molto interessante in quanto il clima ha una forte influenza sulla qualità e sullo stile di vita delle persone che abitano in un territorio. 
In Italia  le coste battono le zone interne, il Sud e le Isole battono il Centro-Nord. 
Ma la prima è Imperia. Complici le temperature miti (16,4 gradi in media nei dieci anni), le piogge scarse e il sole che hanno fatto di tutta l’area un buen retiro per molti lombardi e piemontesi in cerca, appunto, di un luogo dove sentirsi meglio.
Latina si è collocata al 27° posto per il clima e all'8° per il soleggimamento. ma solo al 107° per l'indice di calore.
Qui trovate tutti i dati:
INDICE DEL CLIMA DE ILSOLE24ORE

IL DANNO AMBIENTALE TROPPO SPESSO VIENE SOTTOVALUTATO

Tra 2017 e 2018 Ispra e le Agenzie ambientali hanno seguito, per conto del Ministero dell’ambiente, le istruttorie di 217 casi di danno ambientale distribuiti su tutto il territorio nazionale. 
La Sicilia è la regione dove sono state aperte più istruttorie (38), seguita da Campania e Puglia (25), Toscana (18). 
Un numero totale in costante aumento negli anni per effetto delle crescenti indagini giudiziarie e di una più diffusa sensibilità pubblica verso le tematiche ambientali.
Si va dall’incidente della Costa Concordia alle discariche di Giugliano in Campania o quella di Bellolampo a Palermo, dalla Valle del Sacco nel Lazio allo sversamento di idrocarburi nel fiume Polcevera. 
Per danno ambientale si intende qualsiasi deterioramento, significativo e misurabile, provocato a specie e habitat protetti, a fiumi e laghi o al suolo. 
Molto spesso ci troviamo difronte a danni ambientali minori che vengono sottovalutati ma che peraltro provocano danni spesso irreversibili all'ambiente 
Sulle esperienze in corso e sulle questioni ancora aperte si farà oggi il punto a Roma nel corso del convegno promosso dall’Ispra “Il danno ambientale: prevenzione e riparazione in un Sistema a rete”.

sabato 23 marzo 2019

LA SANITA' TRA I PROTOCOLLI FIRMATI TRA ITALIA E CINA

Il Governo della Cina da tempo ha cominciato a porsi il problema dell'assistenza sanitaria dei propri cittadini ed è molto interessata al nostro SSN.
Alcuni anni fa un mio amico, alto dirigente in una regione italiana è stato contattato per andare a mettere in piedi u n sistema sanitario nazionale in Cina.
La cosa sembra che sia ancora tra le priorità del governo cinese dato che In occasione della visita in Italia del Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, il Ministro della Salute, Giulia Grillo, ha firmato sabato con le autorità del governo di Pechino tre accordi in materia sanitaria da lungo tempo oggetto in corso di approfonditi negoziati bilaterali nei settori alimentari, veterinario e, soprattutto, della salute. 
 Il primo di questi accordi è il nuovo Piano di Azione per il triennio 2019-21 in materia di cooperazione sanitaria tra i due Paesi, che prevede un significativo rafforzamento della collaborazione in molteplici settori che vanno dal confronto sui modelli di assistenza sanitaria, di management sanitario e gestione del rischio, alle politiche del farmaco, alla prevenzione delle malattie trasmissibili e non trasmissibili e alla medicina dello sport.
Nell'ambito del tema della sicurezza alimentare già da tempo al centro della collaborazione tra le autorità competenti dei due Paesi è stato firmato l'atteso protocollo che consentirà l'accesso al mercato cinese di carne suina congelata dall'Italia. Nello stesso settore sono ora in un'avanzata fase di negoziato anche gli accordi che riguardano le esportazioni in Cina di carni e prodotti bovini e di pollame.
È stato poi firmato un protocollo per l'esportazione di seme bovino dall'Italia alla Cina che apre un importante canale commerciale per questo comparto zootecnico del nostro Paese.
Va infine segnalata la firma da parte dell'Istituto Superiore di Sanità di un memorandum di collaborazione scientifica con lo Shangai Hospital Development Center con l'obiettivo dalla creazione di una alleanza di eccellenza scientifica mondiale nel settore della salute pubblica e della ricerca.
"La firma di questi accordi - dichiara il Ministro Giulia Grillo - conferma come il settore sanitario sia parte significativa del partenariato strategico italo-cinese. Sono anche molto fiduciosa che all'accordo sulle esportazioni di carni suine, a lungo atteso dai nostri produttori, faranno presto seguito ulteriori intese riguardanti altri settori, altrettanto auspicati dai produttori di carne del nostro Paese".