giovedì 28 ottobre 2021

LA REGIONE LAZIO AVVIA UN PROCESSO DI PIANIFICAZIONE DELL'UTILIZZO DELLO SPAZIO MARITTIMO


La Giunta Regionale del Lazio ha approvato il primo provvedimento di identificazione delle Unità di pianificazione dello Spazio Marittimo del Lazio; si tratta di una delibera proposta dall’assessore allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Università, Ricerca, Start-Up e Innovazione, Paolo Orneli, di concerto con: il vicepresidente e assessore alla Programmazione Ecomica, Bilancio, Demanio e Patrimonio, Daniele Leodori, l’assessora alla Transizione Ecologica e Trasformazione Digitale, Roberta Lombardi, l’assessora al Turismo, Enti Locali, Sicurezza Urbana, Polizia Locale e Semplificazione Amministrativa, Valentina Corrado, l’assessore ai Lavori Pubblici e Tutela del Territorio, Mobilità, Mauro Alessandri e l’assessora all’Agricoltura, Foreste, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo, Enrica Onorati.
In sostanza, la Regione Lazio partecipa al processo di Pianificazione dello Spazio Marittimo voluto dalle autorità europee e reso necessario dall’incremento progressivo di domanda di spazio marittimo per le molteplici attività e usi legati al mare.
Con questo provvedimento vengono identificate distinte aree dello spazio marittimo costiero laziale, differenziandole a seconda degli usi ai quali queste possono essere destinate, a seconda dei casi in via prioritaria, limitata o mista. Le tipologie di utilizzo dello spazio marittimo laziale previste dal provvedimento sono, in forma specifica o mista: aree destinate alla pesca, all’acquacoltura, al trasporto marittimo e portualità, alla protezione dell’ambiente e delle risorse naturali, all’attività turistica costiera e marittima, alla produzione di energia, all’estrazione di materie prime, alla tutela del paesaggio e del patrimonio culturale o, infine, aree a destinazione d’uso generica.

giovedì 21 ottobre 2021

IL CONSIGLIO REGIONALE HA APPROVATO LA LEGGE PER LA PROMOZIONE E LA VALORIZZAZIONE DELL' INVECCHUIAMENTO ATTIVO

Il Consiglio regionale del Lazio nella seduta di ieri 20 ottobre 2021 ha approvato la Proposta di legge regionale n. 232 del 6 agosto 2020, presentata dai consiglieri BONAFONI, VINCENZI, CAPRICCIOLI, CIANI, OGNIBENE, TIDEI, SIMEONE, TRIPODI, LOMBARDI, MATTIA, DI BIASE, MASELLI, LENA e COLOSIMO, sottoscritta dalle consigliere CORRADO e CARTAGINESE, concernente: DISPOSIZIONI A TUTELA DELLA PROMOZIONE E DELLA VALORIZZAZIONE DELL’INVECCHIAMENTO ATTIVO.

Come si legge nella relazione che accompagna la proposta, questa  si propone l'obiettivo non solo di ridurre a sistema tutti gli interventi che già vengono attuati nel Lazio, ma di implementarli in una logica di programmazione condivisa e coordinata che valorizzi al massimo i risultati e utilizzi al meglio le risorse regionali, nazionali ed europee.

Gli anziani sono una risorsa per le famiglie ma possono esserlo anche per la comunità.

L'invecchiamento della popolazione comporta notevoli problemi che vanno affrontati in maniera programmata e coordinata in tutti i campi di intervento.

Molto importante sarà anche favorire gli incontri intergenerazionali.

Una legge molto attesa che ha coinvolto anche le organizzazioni sindacali.



 



sabato 16 ottobre 2021

NONOSTANTE GLI INTERVENTI DEL GOVERNO PER IL RECUPERO DELLE PRESTAZIONI A LATINA PERMANGONO TEMPI DI ATTESA PER VISITE E ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI SUPERIORI ALLA NORMA


L’azienda USL Latina con delibera 1016 del 2019 ha adottato il Piano attuativo locale per il governo delle liste di attesa recependo il Piano nazionale, i tempi di attesa per molte visite e accertamenti diagnostici superano quelli fissati nel nuovo PNGLA: 
U = Urgente da eseguire entro 72 ore; 
B = Breve da eseguire entro 10 giorni; 
D = Differibile da eseguire entro 30gg per le visite ed entro 60gg. per gli accertamenti diagnostici; 
P = Programmata da eseguire entro 120 giorni.
Non vengono fornite notizie sull’attività del Tavolo permanente per le liste di attesa né dell’Osservatorio aziendale di cui fanno parte anche rappresentanti  dei sindacati.
La Regione Lazio con deliberazione n.911/2020 ha assegnato alla ASL Latina € 2.857.580,45 per il recupero delle prestazioni che con delibera n. 437/2021 li ha utilizzati per l’acquisto di un mammografo per l’ospedale di Latina e di una TAC per l’ospedale di Fondi. 
Come si vede dai dati del Monitoraggio dei Tempi di Attesa (TDA) della Regione Lazio, A Latina il 17 ottobre 2021 la situazione era quella dell'immagine riportata all'inizio di questo articolo.
L’Azienda ai propri sportelli del CUP non ha affisso cartelli con l’informazione che ai sensi del 13° comma dell’art. 3 del D.lgs 124/1998 «…qualora l’attesa della prestazione richiesta si prolunghi oltre il termine fissato dal direttore generale ai sensi dei commi 10 e 11, l’assistito può chiedere che la prestazione venga resa nell’ambito dell’attività libero professionale intramuraria, ponendo a carico dell’azienda unità sanitaria locale di appartenenza e dell’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione, in misura eguale, la differenza tra la somma versata a titolo di partecipazione al costo della prestazione e l’effettivo costo di quest’ultima, sulla scorta delle tariffe vigenti. Nel caso l’assistito sia esente dalla predetta partecipazione l’azienda unità sanitaria locale di appartenenza e l’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione corrispondono, in misura eguale, l’intero costo della prestazione…».
Non sono noti i dati delle prestazioni che i cittadini sono costretti ad acquistare di tasca propria a causa dei tempi delle liste di attesa, ma la percezione è che sia elevata.
Comunque la richiesta è superiore alla stima di fabbisogno prevista dal DCA U00073/2018.
Ulteriori somme sono state stanziate con l’art. 26 del D.L. 73 convertito con legge 103 del 2021 per il recupero delle prestazioni permangono criticità per quelle da erogare entro 30-60 giorni e per quelle programmabili, ma non risultano altri atti della ASL.
Sarebbe opportuno che l’azienda destinasse nuove apparecchiature alle case della Salute al fine di ridurre le liste di attesa e di decongestionare gli ospedali come fatto dalla ASL di Rieti che ha collocato presso la CdS di Magliano Sabina una RMN e una TAC.
Per quanto riguarda invece i ricoveri anche qui le liste di attesa in molti casi si sono allungate per due serie di motivi: da una parte la carenza di sale operatorie e dall’altra il sottodimensionamento di posti letto specialistici.

Il superamento delle criticità dei tempi di attesa costituisce elemento di valutazione dei direttori generali fermo restando il disposto dell’articolo 3-bis, comma 7-bis del d.lgs 502/1992


martedì 12 ottobre 2021

IL PADIGLIONE PORFIRI DEVE ESSERE UTILIZZATO SOLO PER LE CURE AI PAZIENTI ONCOLOGICI

Grazie alla donazione fatta dai coniugi Porfiri nel 1978 fu realizzato all’interno dell’area ospedaliera del “Goretti” il nuovo Padiglione intitolato al figlio Giorgio e che per loro desiderio espresso venne destinato a Polo Oncologico.
Negli anni passati l’ex Presidente dell’allora ente ospedaliero e poi della Lega Tumori Alfredo Cecconi è dovuto intervenire per far togliere il CUP dall’interno del Padiglione; i suoi sforzi sono stati coronati da successo anche grazie al COVID con il trasferimento sotto una tenda, dato che i lavori di ristrutturazione dell’edificio che avrebbe dovuto ospitare quel servizio (la palazzina che ospitava la Centrale Operativa del 118) dopo tanto tempo ancora non sono terminati.
Ma quale è stato il mio stupore, in occasione di una delle mie visite di controllo scoprire che all’interno del Porfiri di recente sono state portate altre attività che non hanno nulla a che fare con l’oncologia e che sottraggono spazi preziosi ai pazienti oncologici ed ematologici.
Mi riferisco al reparto di fisiatria, alla farmacia e all’ufficio del Medico competente.
Per converso il Registro Tumori, nato per volontà del prof. Calabresi e cresciuto all’interno del Porfiri grazie al mio compianto amico Ettore Conti, è stato ubicato nei pressi del Centro Latina Fiori in locali presi in affitto dall’azienda sanitaria.
Sarebbe ora che queste vere e proprie servitù fossero eliminate e che fosse rispettata la volontà dei donatori destinando tutto il Padiglione Porfiri solo alle attività del Polo oncologico.

domenica 10 ottobre 2021

LA RELAZIONE DEL SECONDO SEMESTRE 2020 DELLA DIREZIONE INVETIGATIVA ANTIMAFIA

La Relazione del Ministro dell'Interno sull'attività della Direzione Investigativa Antimafia al Parlamento relativa al 2° semestre 2020 dedica ampio spezio alla regione Lazio affermando quanto segue: "La regione Lazio presenta caratteristiche diverse sotto il profilo della densità abitativa e della distribuzione della ricchezza. Analogamente non è omogenea la presenza della criminalità organizzata  che è più evidente e pervasiva nelle aree maggiormente urbanizzate e comunque laddove più intensi sono gli scambi economici e commerciali. Non va peraltro sottovalutata la contiguità con la Campania che come emerso da innumerevoli attività di indagine ha indotto alcuni soggetti criminali a “delocalizzare” i propri interessi illeciti in alcune province laziali.
La realtà laziale offre quindi ampi spazi per la realizzazione dei più disparati e appetibili interessi di carattere economico che non sfuggono certo alle varie forme di criminalità. 
Significative, in proposito, le considerazioni  del Procuratore della Repubblica di Roma, Michele Prestipino, nonché del Procuratore Aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia, Ilaria Calò, che definiscono il Lazio e soprattutto Roma come “…uno snodo importante per tutti gli affari leciti e illeciti…” evidenziando come “…le organizzazioni criminali non hanno operato secondo le consuete metodologie, cioè attraverso comportamenti manifestamente violenti, non si sono sopraffatte per accaparrarsi maggiori spazi, ma hanno cercato di mantenere, tendenzialmente su base pattizia fondata anche sul reciproco riconoscimento una situazione di tranquillità in modo da poter agevolmente realizzare il loro principale obiettivo: la progressiva penetrazione nel tessuto economico ed imprenditoriale…”.
Sostanzialmente analoghe considerazioni riguardano la provincia di Latina: “…anche il territorio del basso Lazio è stato oggetto di una espansione via via sempre più profonda e ramificata non soltanto ad opera di clan camorristici, ma anche di cosche di ‘ndrangheta, la cui presenza si è con il tempo estesa e strutturata fino a determinare la competenza su quel territorio di un coacervo di gruppi, la cui attività, fortemente caratterizzata dal metodo mafioso, ne ha segnato profondamente il tessuto economico, sociale ed anche politico. Anche in tale territorio si è registrato il pluralismo strutturale che vede la contemporanea presenza di strutture derivanti dalle mafie tradizionali e di strutture autoctone di tipo mafioso…”.
"In estrema sintesi -prosegue la relazione- nelle province di Roma e Latina oltre alla presenza di sodalizi criminali autoctoni e ben strutturati emergono qualificate proiezioni di organizzazioni calabresi, campane e siciliane mentre nel frusinate risulta prevalente la componente di origine camorristica. Le indagini che hanno nel tempo riguardato il viterbese hanno fatto registrare la presenza sporadica di pregiudicati campani e calabresi. Più di recente, invece, si è manifestata l’operatività di un sodalizio tipo mafioso a composizione italo-albanese con qualificati collegamenti con esponenti della ‘ndrangheta lametina".

venerdì 8 ottobre 2021

LA RE-INTERNALIZZAZIONE DEL PERSONALE DEL SISTEMA DI EMERGENZA SANTARIA TERRITORIALE

Prima dell’aziendalizzazione delle unità sanitarie locali tutti i servizi e le attività sanitarie venivano gestiti direttamente con personale proprio.
Così avveniva per tutti i servizi ospedalieri come le pulizie, le cucine, le lavanderie, il guardaroba, gli impianti termici, la manutenzione, la guardiania, ecc., ma anche extra ospedalieri come il servizio di ambulanza.
Pertanto la voce di spesa più elevata era quella del personale dipendente.
Questa voce è stata sin da subito oggetto di attenzione da parte del Ministero dell’economia e delle finanza nonché della Corte dei conti.
Si è così arrivati con i commi 3 e 4 dell’art. 34 della legge 289/2002 al blocco delle dotazioni organiche e della stipula dei contratti a tempo indeterminato.
A causa delle ricorrenti difficoltà economiche e con la scusa di risparmiare, queste disposizioni sono state confermate a più riprese.
Ma viene fatto risalire al 1996 l’avvio dell’outsourcing[1] termine con il quale si intende il trasferimento, in base a un rapporto di tipo contrattuale, della produzione di servizi e attività strumentali, che in precedenza erano svolte al proprio interno da personale dipendente, ad imprese private[2] spesso con la scusa che erano portatrici di competenze non presenti altrimenti nelle aziende sanitarie.
Sono stati affidati a ditte private oltre ai servizi alberghieri (pulizie, ristorazione, lavaggio biancheria piana e divise), a quelli tecnologici (gestione centrale termica, manutenzione immobili e impianti) e a quelli informatici, anche ad attività sanitarie come l’assistenza domiciliare, il servizio di pronto intervento sul territorio, ecc. [3]
Di fatto i costi sono stati trasferiti dai capitoli relativi al personale (sui quali è stata imposta la riduzione della spesa) e all’acquisto di beni, a quelli relativi alle forniture di servizi che non avevano vincoli di spesa.
Non c’è stata una adeguata valutazione circa i costi e i risultati attesi, né è stata considerata la conseguente perdita dell’organizzazione, del know how e delle professionalità; i dirigenti hanno approvato queste scelte credendo di liberarsi di parte del lavoro, senza organizzare e svolgere adeguati controlli sul rispetto dei contratti e con particolare riguardo alla qualità del servizio, benché la responsabilità del loro funzionamento restasse sempre in capo a loro.
Nessuno si è mai posto il problema che alla scadenza di ogni contratto sarebbe stato necessario effettuare una analisi dei benefici ottenuti e delle eventuali criticità.
Nonostante le aspettative in molti casi il costo sostenuto dalle aziende per l’acquisto di beni e servizi in questi anni è aumentato[4]ed anche la qualità non sempre corrisponde agli standard previsti.
L’articolo 11 del D.L. 35/2019, convertito con legge 60/2019 ha introdotto nuove disposizioni in materia di spesa del personale delle aziende sanitarie personale consentendo un aumento del 5% rispetto a quella sostenuta al 31 dicembre 2018 e prevedendo (3° comma) che le regioni possano, previo accordo da definirsi con il Ministero della Salute ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze, incrementare ulteriormente i limiti di spesa di cui al comma 1, di un ammontare non superiore alla riduzione strutturale della spesa già sostenuta per servizi sanitari esternalizzati prima dell’entrata in vigore del presente decreto.
Sulla base delle norme citate il Consiglio regionale del Lazio il 31 luglio 2019 ha approvato un Ordine del giorno presentato dai consiglieri Marcelli, Lombardi, Cacciatore, Blasi, Pernarella, Corrado, De Vito, Porrello e Novelli, per impegnare il Presidente e la Giunta regionale per ridurre la quota di esternalizzazione di servizi e personale sanitario, approvandolo all’unanimità.
Nonostante detto ordine del giorno in data 30 dicembre 2019 l’ARES 118 ha provveduto ad adottare la deliberazione n. 365 con cui veniva indetta una procedura selettiva tra gli enti, associazioni e istituzioni di volontariato a carattere associativo per l’affidamento di durata triennale per l’attività di soccorso sanitario in emergenza per un importo di € 41.799.618,60.
Solamente a seguito delle vive proteste del personale la citata deliberazione è stata revocata con deliberazione n. 20 in data 14 gennaio 2020.
Finalmente di recente l’ARES 118, dopo aver avviato la procedura per l’acquisizione delle ambulanze per la re-internalizzazione del servizio ha iniziato il reclutamento del personale.
Si tratta peraltro di procedure complesse che richiedono molta attenzione per quanto riguarda la tutela del personale utilizzato presso le aziende appaltatrici e le associazioni di volontariato e il suo possibile riassorbimento in quanto per il reclutamento occorre rispettare la normativa generale dei concorsi per il personale di cui al DPR 487 del 1994.e al DPR 220 del 2001[1].
A questo fine, poiché l’attività svolta dal personale volontario non può essere valutata come servizio, sarebbe opportuno che da parte delle commissioni esaminatrici detta attività venga considerata nell’ambito dei titoli relativi curriculum formativo professionale.


[1]A.D’URSO, F.DEGRASSI, M.FARCHIN, ALETO, L.S. MACINATI, backsourcing in healthcare organizations. The experience of AOU Trieste and ASL Roma B, MECOSAN, 2009, vol. 18, fasc. 71 pagg. 141-149


[1]Ministero della sanità, Linee Guida n. 2/1996
[2]Vetritto G., L’esternalizzazione strategica nelle amministrazioni pubbliche, Rubbettino Edizioni, Soveria Mannelli (CZ) 2006
[3]C.LANGELLA, A.MARIANI, Processi di esternalizzazione e reinternalizzazione nelle RSA: evidenze empiriche in Lombardia - Outsourcing and backsourcing in nursing homes: empirical evidence from Lombardy, Azienda Pubblica, 1/2020
[4]AGENAS, Monitoraggio spesa sanitaria, Dati di costo rilevati dai conti economici 2018-2019

mercoledì 6 ottobre 2021

WORKERS BUYOUT: LA SOLUZIONE PER TUTTI I LAVORATORI DELLE AZIENDE IN CRISI CHE DECIDONO DI RILEVARLE E DI GESTIRLE. ARRIVANO 8 MILIONI DALLA REGIONE LAZIO

Da molti anni è una realtà in Germania; in Italia grazie al Ministro Marcora  con la legge 49 del 27/02/1985 è stato istituito istituito un Fondo destinato alla salvaguardia dell'occupazione attraverso la formazione di imprese cooperative tra dipendenti di aziende in crisi.
Ora è stato pubblicato il 6 ottobre sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio il bando che mette 8.000.000 di euro a disposizione dei lavoratori di aziende in difficoltà del Lazio che intendano rilevarne, in tutto o in parte, l’attività.
I fondi messi a disposizione sono quelli del Fondo rotativo regionale per il recupero delle aziende in crisi (“Fondo WBO”), pensato per sostenere le operazioni per il recupero di aziende in crisi da parte di cooperative costituite da dipendenti o ex dipendenti (il cosiddetto workers buyout).
La misura – che sarà gestita da CFI-Cooperazione Finanza Impresa, un investitore istituzionale partecipato e vigilato dal Ministero dello Sviluppo Economico selezionato con procedura aperta da Lazio Innova – consiste nella concessione di finanziamenti a tasso zero, pari al 100% dei costi ammissibili con importo minimo di 20.000 euro (restituibili in 10 anni e con un preammortamento massimo di due anni per i finanziamenti di durata pari o superiore a quattro anni), per sostenere l’acquisizione o l’affitto di aziende, rami d’azienda o complessi di beni e contratti da parte di società cooperative (costituite o costituende) di lavoratori dipendenti di aziende in crisi o oggetto di delocalizzazione.
Queste società cooperative dovranno essere costituite per almeno i 2/3 dai dipendenti delle aziende in questione e dovranno presentare un progetto industriale per il recupero dell’azienda.
L'Assessore regionale allo sviluppo economico, commercio, e artigianato, Uniesità, Ricerca Start-Up e innovazione Paolo Orneli secondo quanto si legge sul sito della regione Lazio ha dichiarato  “È un avviso che va nella direzione di quel nuovo modello di sviluppo al quale puntiamo: inclusivo e innovativo e che dia a tutti la possibilità di provare il proprio valore. Siamo convinti che la risposta da parte dei lavoratori sarà all’altezza delle nostre aspettative e che riusciremo a dare a molte aziende, e alle comunità che le animano, una seconda vita.”.
Il bando è a sportello, è consultabile al sito:
https://www.lazioeuropa.it/bandi/fondo_rotativo_regionale_per_il_recupero_delle_aziende_in_crisi_wbo-808/ e le domande potranno essere presentate a partire dalle 9:00 di mercoledì 20 ottobre 2021 (chiusura prevista del bando il 1° luglio 2029) inviando a CFI la domanda e la relativa documentazione, all’indirizzo Pec cfi@pec.it.

lunedì 27 settembre 2021

I TEMPI DI ATTESA PER VISITE E ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI NEL LAZIO E A LATINA E COME FAR RISPETTARE LA LEGGE.

Purtroppo nonostante le Linee guida nazionali sulle quali è stata raggiunta l’intesa con le regioni il 21 febbraio 2019 recepite dalla Regione Lazio, i tempi di attesa dell’Azienda sanitaria locale di Latina di molti accertamenti diagnostici superano quelli fissati nel nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa recepito dalla ASL con deliberazione n.1016/2020: U = Urgente da eseguire entro 72 ore; B = Breve da eseguire entro 10 giorni; D = Differibile da eseguire entro 30gg per le visite ed entro 60gg. per gli accertamenti diagnostici; P = Programmata da eseguire entro 120 giorni.
La Regione Lazio con deliberazione n. 911/2020 ha assegnato alla ASL Latina € 2.857.580,45 per il recupero delle prestazioni e la delibera della ASL n. 437/2021, come si vede dai dati del Monitoraggio dei Tempi di Attesa (TDA) relativi alle prestazioni ambulatoriali di primo accesso presenti sul sito della Regione Lazio.
Ulteriori somme sono state stanziate con l’art. 26 del D.L. 73 convertito con legge 103 del 2021 per il recupero delle prestazioni permangono criticità per quelle da erogare entro 30-60 giorni e per quelle programmabili, ma non risultano altri atti della ASL.
Ciononostante permangono, specialmente per taluni accertamenti diagnostici gravi ritardi, tanto che solo il 55,5% delle richieste vengono prenotate entro i termini previsti dal citato PNGLA come si può vedere dai dati delle aziende sanitarie locali del Lazio tratti dal sito apposito della regione ed elaborati dello scrivente: Regione Lazio TDA.
Al riguardo, si pubblica anche la situazione odierna dei tempi di attesa:


L’Azienda ai propri sportelli del CUP non ha affisso cartelli con l’informazione che ai sensi del 13° comma dell’art. 3 del D.lgs 124/1998 qualora l’attesa della prestazione richiesta si prolunghi oltre il termine fissato l’assistito può chiedere che la prestazione venga resa nell’ambito dell’attività libero professionale intramuraria, ponendo a carico dell’azienda unità sanitaria locale di appartenenza il costo della stessa fatto salvo il versamento del ticket se dovuto.
Non sono noti i dati delle prestazioni che i cittadini sono costretti ad acquistare di tasca propria a causa dei tempi delle liste di attesa, ma la percezione è che sia elevata. 



sabato 25 settembre 2021

IL RENDICONTO 2020 DEL COMUNE DI SABAUDIA


La Giunta comunale di Sabaudia con deliberazione n. 84 del 23 aprile 2021 ha approvato la relazione sulla gestione e lo schema di rendiconto dell'esercizio 2020 che vede € 51.359.507,09 di entrate a vario titolo ed € 52.613.393,66 per la spesa complessiva delle missioni.
Anche se nel 2010 c'erano le funzioni e ora sono state introdotte le missioni che hanno nomi diversi, ho provato a fare un confronto della spesa unificando, ma solo a questo scopo la spesa per la missione assetto del territorio ed edilizia a quella dell'ambiente; ecco il risultato
 


Ma le differenze maggiori si evidenziano facendo il calcolo della spesa pro capite per ciascuna missione  che viene fatta dividendo la spesa di ciascuna missione per la popolazione media dell'anno 2020 (dati ISTAT popolazione al 1° gennaio + popolazione al 31 dicembre diviso due).


Nel 2015 la spesa pro capite della Missione 1 era stata di € 431,94; per la polizia locale € 35,17; per la pubblica istruzione erano stati spesi per ogni cittadino € 81,29; per la cultura € 31,23; per i servizi sociali € 118,77 e per l'ambiente e la RSU € 351,56. 





 

 

venerdì 17 settembre 2021

L'ORDINANZA DEL CONSIGLIO DI STATO CON CUI E' STATO RESPINTA L'ISTANZA PER LA SOSPENSIVA DEL GRENN PASS

La prima ordinanza sul problema del Green Pass arriva dal Consiglio di Stato, sez. III ha respinto l'istanza cautelare contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Ministero dell'Interno, Ministero dell'Economia e delle Finanze, Garante per la Protezione dei Dati personali - Privacy, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici domiciliano ex lege in Roma, via dei Portoghesi n. 12, confermando le ragioni, di seguito trascritte, per le quali il Presidente della Sezione, con il decreto n. 3568 del 30 giugno2021, ha respinto l’appello proposto dagli odierni appellanti avverso il decreto reiettivo dell’istanza di misure cautelari monocratiche adottato dal giudice di primo grado: “Ritenuto che l’istanza cautelare, per quanto ammissibile, non è tuttavia fondata;
Considerato infatti:
1) che le contestate prescrizioni del D.P.C.M. impugnato trovano copertura di fonte primaria nel D.L. n. 52/2021 il cui precetto normativo va applicato per come incorporato dalla legge di conversione n. 87/2021;
2) che le prescrizioni stabilite dal Garante per la riservatezza dei dati personali mantengono la loro efficacia nei confronti delle misure applicative di copertura dell’autorità sanitaria nazionale cui spetta il coordinamento delle iniziative occorrenti;
3) che il “green pass” rientra in un ambito di misure, concordate e definite a livello europeo e dunque non eludibili, anche per ciò che attiene la loro decorrenza temporale, e che mirano a preservare la salute pubblica in ambito sovrannazionale per consentire la fruizione delle opportunità di spostamenti e viaggi in sicurezza riducendo i controlli;
4) che la generica affermazione degli appellanti (pag. 7 appello) secondo cui “allo stato delle conoscenze scientifiche” non vi sarebbe piena immunizzazione e quindi si creerebbe un “lasciapassare falso di immunità”, si pone in contrasto con ampi e approfonditi studi e ricerche su cui si sono basate le decisioni europee e nazionali volte a mitigare le restrizioni anti Covid a fronte di diffuse campagne vaccinali”
Il Tribunale valuterà, in sede di merito, l’ammissibilità degli atti di intervento in giudizio delle parti indicate in epigrafe.
 

martedì 7 settembre 2021

PER UNA REVISIONE DEL SISTEMA DI EMERGENZA TERRITORIALE DELLA PROVINCIA DI LATINA

Il Sistema di emergenza territoriale della provincia di Latina, dopo la chiusura degli ospedali di Cori, Sezze, Priverno, Gaeta e Minturno, con la trasformazione dei Pronto Soccorso, dapprima in Punti di Primo Intervento e poi, dal 1° gennaio 2020 in Punti di Assistenza Territoriale, ha subito una modifica profonda per quanto la pianificazione logistica dei servizi.
A questo si è aggiunta dal 5 ottobre 2020 la chiusura nelle ore notturne (20:00-8:00) di tutti i PAT.
Queste scelte hanno creati gravi difficoltà per l'accesso alle cure per i pazienti dei Comuni ove hanno sede i PAT e di quelli dell'hinterland.
A nulla sono valsi i ricorsi e le segnalazioni.
L'Agenzia per i servizi sanitari regionali (AGENAS) nel n. 27/2011 della sua rivista Monitor aveva fornito ampie indicazioni alle regioni in Piano di rientro (come il Lazio) per l'organizzazione della rete dell'emergenza-urgenza da cui è possibile calcolare il numero di ambulanze medicalizzate (MSA) per la provincia di Latina (che dovrebbero essere in numero di 9) mentre attualmente ci sono solo 5 automediche che non sono la stessa cosa e delle altre ambulanze (MSB).
La materia, per la sua importanza è stata anche oggetto di studio da parte della Società Economisti dei trasporti (SIET) che sulla propria Rivisita di economia e politica dei Trasporti (n. 2/2014) ha pubblicato un interessantissimo articolo: "Modelli per la pianificazione logistica nei servizi sanitari di emergenza-urgenza" con il quale, mediante formule matematiche è possibile definire il processo di assegnazione dei flussi di trasporto dai Comuni alle strutture di ricovero e individuare i Comuni dove situare le  postazioni territoriali di ambulanze tenendo conto anche  delle particolari condizioni orografiche dei luoghi e dei relativi tempi di percorrenza, al fine di ridurre al minimo l'intervallo di tempo durante il quale il paziente rimane privo del supporto assistenziale.
Purtroppo le scelte dell'azienda sanitaria non sono state basate fino ad ora da ragioni tecniche.
Sarebbe necessario rivedere per tutti i Comuni della provincia le distanze e i tempi di percorrenza fino al pronto Soccorso più vicino.
Ci si augura che al più preso venga rivisto tutto il sistema dell'emergenza territoriale onde evitare pericoli per la popolazione e l'intasamento delle uniche quattro strutture di Pronto Soccorso rimaste.


sabato 4 settembre 2021

UNA PETIZIONE PER SOLLECITARE LA RIAPERTURA DEL CINEMA AUGUSTUS DI SABAUDIA

Per oltre cinquanta anni il Cinema Augustus di Sabaudia, grazie alla programmazione di Ugo Nestonni, gestore esperto in grado di portare a Sabaudia anche delle prime, è stato l’unico luogo di offerta culturale e di aggregazione per la nostra città.
Dopo la vendita da parte del dott. Bernabai sono iniziati i problemi, aggravati anche dalle nuove tecnologie digitali e dalla pirateria, ma tutti i tentativi per sostenere la gestione da parte del Comune e di sponsor privati sono risultati vani
Nel mese di giugno 2011 il Comitato “Rispettiamo Sabaudia” raccolse molte centinaia di firme per evitare che il cinema di Sabaudia venisse riconvertito in qualunque altro tipo di esercizio commerciale.
Dopo una serie di eventi per salvarlo il cinema è stato poi chiuso definitivamente il 10 marzo 2013 e tutti i tentativi per riaprirlo sono risultati vani.
Per quanto riguarda il diritto di proprietà alcuni fanno riferimento agli articoli del Codice Civile approvato con il Regio Decreto 16 marzo 1942, che reca la firma del Guardasigilli Grandi.
La nostra Costituzione è stata approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata il 27 dicembre 1947; per quanto riguarda la proprietà questa è stata posta tra i diritti economici e non più tra quelli fondamentali del singolo come previsto dallo Statuto Albertino all’art. 29, stabilendo inoltre che essa dovesse avere una funzione sociale.
Anche se apparentemente il tempo che separa i due provvedimenti è breve, come si vede i princìpi e i valori cui sono ispirati sono molto distanti tra loro.
In particolare l’art. 42 stabilisce che «La proprietà è pubblica o privata» e che la legge ne «determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti», per cui partendo da una tale impostazione è logico ritenere che, laddove beni, anche in proprietà privata, siano abbandonati e perciò non assicurino quella funzione sociale per cui il diritto di proprietà è riconosciuto e garantito dalla legge, sia doveroso ritenere non più sussistente il diritto medesimo di proprietà e dunque acquisire il bene stesso alla collettività e, quindi, al patrimonio del nostro Comune come “bene comune” al fine di determinare per lo stesso, secondo modalità partecipate una destinazione economica conforme alle necessità sociali;
La funzione sociale della proprietà è la formula con la quale le costituzioni del secolo passato, a partire dalla Carta di Weimar del 1919, hanno ricercato un nuovo equilibrio fra interessi del singolo e bisogni della collettività, fra ragioni dei proprietari ed esigenze dei non proprietari
Nella relazione al progetto della Costituzione di Meuccio Ruini, Presidente della Commissione è prevista la coesistenza di attività pubbliche e private che debbono ciascuna proporsi di provvedere ai bisogni individuali e collettivi. La coscienza moderna richiede che la proprietà adempia la sua funzione sociale e che sia accessibile a tutti mediante il lavoro e il risparmio.
Come già accennato nella fattispecie a Sabaudia da oltre otto anni ha chiuso i battenti l’unico cinema-teatro della città privando i cittadini e i turisti di un importante risorsa culturale.
In occasione della risposta ad una interrogazione rivolta al Sindaco nel 2013 l’assessore alla cultura dell’epoca Giovanni Secci ebbe a dichiarare che era volontà del Comune di far “rivivere” l’esercizio posto al centro della città e di recuperare quindi, come nel caso del palazzo Mazzoni, un edificio storico che un tempo era oltre che cinema anche teatro, mentre l’assessore all’urbanistica D’Argenio affermò che non sarebbe stato possibile nessun cambio di destinazione di locali posti nel centro storico.
Attualmente la struttura è in stato di abbandono e non risulta che svolga la sua funzione sociale che interessa tutta la comunità oltre che ad avere rifessi importanti anche dal punto di vista economico in quanto all’epoca molte persone venivano da altri Comuni per assistere agli spettacoli.
In base al citato art. 42 una proprietà privata è giuridicamente tutelata, ma tale tutela permane solo se quella proprietà ha finalità sociali, quindi, se uno “spazio privato” si trova in stato di degrado e abbandono, pur avendo un legittimo proprietario, la sua proprietà potrebbe tornare all’amministrazione locale.
La Corte Costituzionale a sua volta ha ritenuto (Sentenza 529/1995) che la funzione sociale inserita nel prefato art. 42 esprima un dovere di partecipazione alla soddisfazione di interessi generali. Pertanto l’assenza di detta partecipazione fa venir meno la situazione di vantaggio attribuita al proprietario.
Il Comune di Napoli ha da tempo approvato due deliberazioni che prevedono che il Sindaco dopo aver accertato lo stato di perpetuato abbandono può invitare il proprietario con un atto notificato a ricostituire una funzione sociale sul bene entro un termine congruo, dopodiché, nel caso in cui ciò non avvenga, si procede ad una diffida invitando la proprietà a presentare le proprie deduzioni entro 60 giorni. In caso di ulteriore riscontro negativo l’amministrazione comunale procederà all’acquisizione del bene senza dover erogare alcun risarcimento.
Detta procedura è stata utilizzata più volte dal comune di Napoli con successo e copiata oramai da molti altri Comuni tra cui quello di Milano.
Se entro il termine assegnato dal Sindaco la proprietà del cinema lo riaprirà assicurandone la funzione sociale la città potrà godere di una struttura dove poter assistere a spettacoli dal vivo, ma anche alla proiezione di film, a cineforum, ecc.
In caso contrario la procedura andrà avanti.
Non si tratta di esproprio, che riguarda un bene del quale il titolare è nel pieno possesso della proprietà, ma di un bene del quale il proprietario si è disinteressato venendo meno all’obbligo di perseguire un fine sociale per l’utilizzo dello stesso previsto dall’art. 42 della Costituzione
Una volta acquisito questo bene di importanza culturale potrà essere concesso dal Comune ad associazioni o gruppi di cittadini che si occupano di musica, di danza, di teatro, di cinema, ecc.