lunedì 22 aprile 2019

I TEMPI DI ATTESA PER LE PRESTAZIONI SPECIALISTICHE AMBULATORIALI DI PRIMO ACCESSO DELLA ASL LATINA (PERIODO 3 APRILE - 14 APRILE 2019


La Regione Lazio ha predisposto un sistema di rilevazione dei tempi di attesa (TDA) che monitora ogni settimana le visite e gli esami diagnostici. I dati riportati si riferiscono alle prime visite e agli esami strumentali, diviso per classe di priorità: urgente, breve e differibile.
Per ogni prestazione viene indicata la percentuale di prenotazioni effettuate con tempo di attesa entro gli standard regionali:
72 ore per le urgenti;
10 gg. per le brevi;
30 gg. per le visite differibili;
60gg. per le prestazioni strumentali differibili.
Vengono presentate le ultime tre rilevazioni settimanali, con possibilità di visualizzarne un numero massimo di cinque.
L'indice TDA (rapporto tra il numero delle prenotazioni evase nei tempi prestabiliti rispetto al numero totale delle prenotazioni) varia in tempo reale a seconda della selezione effettuata.
L'immagine tratta dal sito della regione riguarda il monitoraggio della ASL Latina e riguarda solamente il monitoraggio dei tempi di attesa per il primo accesso per il periodo dal 2 aprile al 14 aprile 2019.
Benché l'azienda debba pubblicare i dati anche sul proprio sito quelli pubblicati sono fermi a febbraio, per fortuna li ho trovati sul sito della Regione....
Il colore verde indica il rispetto dei tempi per almeno il 90% del totale delle prenotazioni;
il colore giallo indica che le prenotazioni entro lo standard sono comprese tra 50-89%;
il colore rosso indica che le prenotazioni entro lo standard sono minori del 50% sul totale delle prenotazioni per il periodo selezionato.

venerdì 19 aprile 2019

LE NUOVE NORME IN MATERIA DI AZIONE DI CLASSE A TUTELA DI INTERESSI COLLETTIVI

E' stata pubblicata suLla Gazzetta Ufficiale la legge  12 aprile 2019, n. 31 recante disposizioni  in materia di azione di classe che mira a trasfondere la disciplina dell'azione di classe, attualmente contenuta nel decreto legislativo n. 206 del 2005 (c.d. Codice del consumo) all'interno del codice di procedura civile, rendendola uno strumento di più ampia applicazione e portata.
La legge è composta  da 7 articoli, attraverso i quali riforma l'istituto dell'azione di classe, attualmente previsto dal Codice del consumo, riconducendone la disciplina al codice di procedura civile.
L'articolo 1 della proposta di legge introduce nel codice di rito un nuovo titolo VIII-bis "Dei procedimenti collettivi", composto da 15 nuovi articoli (dall' articolo 840-bis all' articolo 840-sexiesdecies). Il nuovo titolo è inserito alla fine del libro IV dedicato ai procedimenti speciali.
Nel dettaglio, l'articolo 840-bis c.p.c. amplia l'ambito d'applicazione soggettivo e oggettivo dell'azione di classe.
Eliminando anzitutto - data la nuova collocazione della disciplina, sottratta al Codice del consumo - ogni riferimento a consumatori e utenti, l'azione sarà sempre esperibile da tutti coloro che avanzino pretese risarcitorie in relazione a lesione di "diritti individuali omogenei" (ma non ad "interessi collettivi"); l'azione sarà quindi nella titolarità di ciascun componente della "classe", nonché delle organizzazioni o associazioni senza scopo di lucro che hanno come scopo la tutela dei suddetti diritti, e che sono iscritte in un elenco tenuto dal Ministero della giustizia (per i profili attuativi si veda l'articolo 2 del disegno di legge).
Viene, poi, ampliato l'ambito di applicazione oggettivo dell'azione, che è esperibile a tutela delle situazioni soggettive maturate a fronte di condotte lesive, per l'accertamento della responsabilità e la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni.
Il testo individua come destinatari dell'azione di classe imprese ed enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, relativamente ad atti e comportamenti posti in essere nello svolgimento delle attività.
Se viene presentata un'azione di classe:
-il diritto all'azione individuale presenta i limiti indicati dal successivo articolo 840-undecies, nono comma, c.p.c.;
-non è ammesso l'intervento di terzo;
-sono sempre possibili, anche durante lo svolgimento della procedura, transazioni tra le parti e gli aderenti all'azione. L'articolo 840-bis, in proposito, stabilisce che la rinuncia al diritto fatto valere in giudizio o la transazione conclusa tra le parti non pregiudica i diritti di quanti abbiano aderito all'azione nella fase iniziale; questi ultimi, anche se le parti venissero meno, hanno infatti la possibilità di riassumere la causa entro un termine (non inferiore a sessanta giorni e non superiore a novanta giorni) assegnato dal tribunale. Se il termine decorre inutilmente, il tribunale dichiara l'estinzione del procedimento e i soggetti aderenti potranno eventualmente agire individualmente ovvero avviare una nuova azione di classe.
L'articolo 840-ter c.p.c. disciplina la forma della domanda e il giudizio di ammissibilità. In primo luogo, il giudice competente a conoscere l'azione di classe è individuato nella sezione specializzata in materia di impresa del tribunale (cd. tribunale delle imprese), del luogo ove ha sede la parte resistente.
La domanda si propone con ricorso e al procedimento si applica il rito sommario di cognizione. Peraltro non può essere disposto in nessun caso il mutamento del rito. Per garantire idonea pubblicità alla procedura, il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell'udienza, deve essere pubblicato su un apposito portale del Ministero della giustizia.
La riforma fissa in 30 giorni il termine entro il quale il tribunale deve decidere sull'ammissibilità dell'azione e la decisione assume la forma dell'ordinanza; anch'essa va pubblicata entro 15 giorni sul citato portale. Il Tribunale può sospendere il giudizio quando sui fatti rilevanti ai fini del decidere è in corso un'istruttoria davanti ad un'autorità indipendente ovvero un giudizio davanti al Giudice amministrativo.
La disposizione precisa che restano ferme le disposizioni del decreto legislativo 19 gennaio 2017, n. 3 recante "Attuazione della direttiva 2014/104/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 novembre 2014, relativa a determinate norme che regolano le azioni per il risarcimento del danno ai sensi del diritto nazionale per violazioni delle disposizioni del diritto della concorrenza degli Stati membri e dell'Unione europea".
Il decreto legislativo in questione, all'articolo 18, con riguardo al private enforcement del diritto antitrust, prevede la competenza inderogabile a trattare questo genere di questioni di sole 3 sezioni specializzate: Milano (Nord Italia), Roma (Centro Italia) e Napoli (Sud Italia). Tale competenza vale anche per le azioni di classe basate su violazioni antitrust espressamente richiamate dal decreto legislativo.
L'azione di classe è inammissibile quando:
è manifestamente infondata. In questo caso, il ricorrente può riproporre l'azione di classe in presenza di circostanze diverse o nuove ragioni di fatto o di diritto;
è carente del requisito dell'omogeneità dei diritti oggetto di tutela.
il ricorrente versa in conflitto di interessi nei confronti del resistente;
è proposta da un ricorrente che non appare in grado di curare adeguatamente i diritti individuali omogenei fatti valere in giudizio.
I casi di inammissibilità previsti dal disegno di legge ripropongono quelli già contemplati dalla legislazione vigente.
L'ordinanza che decide sull'ammissibilità è reclamabile entro 30 giorni in Corte d'appello, che decide, in camera di consiglio, con ordinanza entro 30 giorni. In caso di accertamento sull'ammissibilità della domanda, la corte d'appello trasmette gli atti al tribunale adito per la prosecuzione della causa. Il reclamo alla corte d'appello avverso le ordinanze che ammettono l'azione non produce effetti sospensivi del procedimento davanti al tribunale.
L'articolo 840-quater c.p.c. disciplina l'eventuale pluralità di azioni di classe aventi il medesimo oggetto. La disposizione prevede che decorsi 60 giorni dalla pubblicazione del ricorso sul portale, non possono essere presentate ulteriori azioni di classe basate sui medesimi fatti e rivolte nei confronti del medesimo resistente, pena la cancellazione dal ruolo e la non riassunzione. Nel caso di azioni di classe proposte tra la data di deposito del ricorso e il termine dei 60 giorni sono riunite all'azione principale.
Il divieto non opera se l'azione di classe originaria è dichiarata inammissibile o è definita con provvedimento che non decide nel merito. La riforma fa salva la proponibilità di azioni di classe a tutela di diritti che non potevano essere fatti valere alla scadenza del suddetto termine di 60 giorni.
In proposito è opportuno rilevare come l’articolo 840-quater c.p.c. non sembri disciplinare in modo compiuto il tema della proponibilità di due azioni di classe da parte di due classi di soggetti diversi tra loro, si pensi al caso di azioni proposte da consumatori tabagisti e da congiunti per il danno da fumo passivo.
Gli articoli 840-quinquies e 840-sexies c.p.c. disciplinano il procedimento e la sentenza che accoglie l'azione di classe. In tale ambito, assumono fondamentale rilievo le nuove modalità di adesione all'azione, che attualmente il codice del consumo prevede come possibile solo dopo l'ordinanza che ammette l'azione, ma non a seguito della sentenza di merito.
La riforma prevede che l'adesione possa avvenire in due distinti momenti:
• nella fase immediatamente successiva all'ordinanza che ammette l'azione (articolo 840-quinquies). In questo caso, è lo stesso tribunale, nell'ordinanza di ammissibilità, a fissare un termine per l'adesione (non inferiore a 60 e non superiore a 150 giorni dalla pubblicazione dell'ordinanza) ed a definire i caratteri dei diritti individuali omogenei che consentono l'inserimento nella classe. Coloro che aderiscono in questa fase, pur non assumendo la qualità di parte, possono ricevere tutte le informazioni dalla cancelleria e possono, al venir meno delle parti, riassumere il procedimento; l'effettivo diritto ad aderire all'azione di classe è verificato solo dopo la sentenza di merito;
• nella fase successiva alla sentenza che definisce il giudizio (articolo 840-sexies). Il tribunale, con la sentenza che accoglie l'azione, assegna un termine (non inferiore a 60 e non superiore a 150 giorni) per l'adesione.
Quanto all'istruzione della causa, l'art. 840-quinquies definisce le modalità di ammissione ed esibizione delle prove, prevedendo che il giudice civile possa applicare sanzioni amministrative pecuniarie (da 10.000 a 100.000 euro) sia alla parte che rifiuta senza giustificato motivo di esibire le prove, sia alla parte o al terzo che distrugge prove rilevanti ai fini del giudizio; la sanzione è devoluta alla Cassa delle ammende.
Si tratta di una possibilità già prevista nel nostro ordinamento dall'art. 6 del d.lgs. n. 3 del 2017, la cui formulazione è sostanzialmente riproposta, nonché dall'art. 709-ter del codice di procedura civile.
La sentenza emessa dal tribunale delle imprese, che accoglie l'azione di classe (art. 840-sexies), ha natura di accertamento della responsabilità del resistente, definisce i caratteri dei diritti individuali omogenei che consentono l'inserimento nella classe, individuando la documentazione che dovrà essere prodotta dagli aderenti. Con la sentenza, inoltre, il tribunale provvede in ordine alle domande risarcitorie e restitutorie solo se l'azione è proposta da un soggetto diverso da un'organizzazione o da un'associazione. Con la sentenza - che determina l'importo che ogni aderente deve versare a titolo di fondo spese - vengono inoltre nominati: un giudice delegato, per gestire la procedura di adesione (e decidere sulle liquidazioni), un rappresentante comune degli aderenti (che deve avere i requisiti per la nomina a curatore fallimentare).
Le modalità di adesione sono indicate dal successivo art. 840-septies c.p.c. che delinea una procedura informatizzata nell'ambito del portale dei servizi telematici gestito dal Ministero della giustizia.
La domanda di adesione va inviata mediante posta elettronica certificata (PEC) o servizio elettronico di recapito certificato qualificato (SERC) e non richiede l'assistenza del difensore; tra i suoi contenuti obbligatori, oltre ai dati identificativi dell'aderente, l'oggetto della domanda, le sue ragioni, e gli eventuali documenti probatori, è previsto il conferimento del potere di rappresentanza al rappresentante comune degli aderenti.
La fase successiva dell'azione di classe - nella quale il giudice delegato accoglie le domande di adesione e condanna con decreto il resistente al pagamento delle somme dovute - è disciplinata dall'art. 840-octies c.p.c.
Si tratta di una fase introdotta dalla riforma: il Codice del consumo, infatti, prevede attualmente che sia direttamente il tribunale, con la sentenza di condanna, a liquidare in via equitativa le somme dovute agli aderenti all'azione oppure a stabilire un criterio omogeneo di calcolo per la loro liquidazione; solo in quest'ultimo caso, se non vi è accordo sul quantum del risarcimento il giudice, su istanza di almeno una parte, liquida le somme dovute ai singoli aderenti.
L'art. 840-octies delinea il seguente procedimento:
• entro 120 giorni dallo spirare del termine per aderire all'azione, e dunque dopo la presentazione delle domande di adesione, il resistente ha la possibilità di prendere posizione su ciascuna domanda depositando memoria difensiva. I fatti dedotti dall'aderente e non specificatamente contestati dal resistente nei termini si danno per ammessi;
• entro i successivi 90 giorni, il rappresentante comune degli aderenti predispone e deposita un progetto dei diritti individuali omogenei prendendo posizione su ciascuna domanda individuale; il progetto è comunicato agli aderenti e al resistente. Per la valutazione dei fatti dedotti da ciascuno degli aderenti, il rappresentante comune può chiedere eventualmente al tribunale la nomina di esperti;
• entro 30 giorni dalla comunicazione del progetto gli aderenti possono depositare ulteriore documentazione e osservazioni;
• il giudice delegato decide, infine, con decreto motivato, sull'accoglimento, anche parziale, delle domande di adesione e condanna il resistente al pagamento delle somme dovute ad ogni aderente. Il decreto del giudice costituisce titolo esecutivo ed è comunicato agli aderenti, al resistente, al rappresentante comune e all'avvocato difensore dell'attore. A favore del difensore di cui l'aderente si sia avvalso è dovuto un compenso che sarà determinato con decreto del Ministro della giustizia, da emanarsi nel rispetto delle procedure previste dalla legge n. 247 del 2012, di riforma della professione forense.
Se il resistente provvede spontaneamente al pagamento versa le somme dovute in un conto corrente bancario o postale intestato alla procedura; spetterà al giudice ordinare il pagamento delle somme sulla base del piano di riparto predisposto dal rappresentante comune (art. 840-duodecies c.p.c.).
Se, al contrario, il resistente non adempie, anche la procedura di esecuzione forzata può essere esercitata in forma collettiva attraverso il rappresentante comune (ai sensi dell'art. 840-terdecies c.p.c.).
La chiusura della procedura di adesione all'azione avviene - con decreto motivato del giudice delegato, reclamabile - quando le ripartizioni agli aderenti effettuate dal rappresentante comune, raggiungono l'intero ammontare dei crediti dei medesimi aderenti; quando nel corso della procedura risulta che non è possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese degli aderenti, anche tenuto conto dei costi che è necessario sostenere (art. 840-quinquiesdecies c.p.c.).
L'articolo 840-novies c.p.c. disciplina il compenso derivante dalla cd. quota lite, cioè una somma che, a seguito del decreto del giudice delegato, il resistente deve corrispondere al rappresentante comune degli aderenti e al difensore del ricorrente. Si tratta di un compenso ulteriore, quindi, rispetto alla somma che il resistente dovrà pagare a ciascun aderente come risarcimento.
Tale somma costituisce una percentuale dell'importo complessivo che il resistente dovrà pagare, calcolata in base al numero dei componenti la classe in misura inversamente proporzionale (la percentuale scende all'aumentare del numero dei componenti), sulla base di sette scaglioni. Tali percentuali possono essere modificate con decreto del Ministro della giustizia.
In proposito è opportuno rilevare come tale previsione sembrerebbe sostanziarsi in una delegificazione, per la quale non sono, però, dettati criteri direttivi.
Anche l'autorità giudiziaria può aumentare o ridurre - in misura non superiore al 50% - l'ammontare del compenso liquidato sulla base dei seguenti criteri: della complessità dell'incarico, del ricorso all'opera di coadiutori, alla qualità dell'opera prestata, alla sollecitudine con cui sono state condotte le attività e al numero degli aderenti.
Gli articoli 840-decies e 840-undecies c.p.c. riguardano le impugnazioni, rispettivamente, della sentenza che decide sull'azione di classe, e del decreto che liquida le somme dovute agli aderenti all'azione.
L'art. 840-decies prevede la pubblicazione nell'area pubblica del portale telematico del ministero della giustizia sia degli atti di impugnazione della sentenza che accoglie l'azione di classe sia dei provvedimenti che decidono sulle impugnazioni. La sentenza può essere impugnata dagli aderenti per revocazione oltre che nei casi contemplati dall'articolo 395 c.p.c., anche quando la stessa sia ritenuta effetto della collusione tra le parti. In questo caso il termine per proporre revocazione decorre dalla scoperta della collusione.
L'art. 840-undecies prevede l'impugnazione del decreto del giudice delegato di liquidazione delle somme dovute a ciascun aderente (ex art. 840-octies, comma quinto). Il gravame assume la forma del ricorso, che non sospende però l'esecuzione del decreto - salvo che il tribunale non disponga diversamente, in presenza di "gravi e fondati motivi".
Il ricorso deve essere proposto entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento. Possono proporre ricorso il resistente, il rappresentante comune e gli avvocati che hanno diritto alla quota lite in base all'art. 840-novies; questi ultimi possono opporsi solo per motivi riguardanti i compensi e le spese liquidate. L'aderente può proporre impugnazione individuale a condizione che la domanda di adesione sia stata revocata prima che il decreto di liquidazione sia divenuto definitivo nei suoi confronti.
La disposizione precisa i contenuti necessari del ricorso (indicazione del tribunale competente, generalità, esposizione dei fatti) e prevede che con decreto sia fissata l'udienza entro 40 giorni dal deposito; il tribunale decide con decreto motivato entro 30 giorni dall'udienza di comparizione delle parti confermando, modificando o revocando il decreto impugnato.
L'art. 840-quaterdecies interviene su un altro aspetto non trattato dal Codice del consumo, disciplinando gli accordi transattivi tra le parti.


NOVITA' SULLA FORMAZIONE DEI GIOVANI MEDICI

Il sottosegretario per la salute Bartolazzi rispondendo ad una interrogazione dell'on.le de Filippo in sede di commissione affari sociali della Camera ha affermato che  "Il Governo si è impegnato a reperire risorse aggiuntive per il finanziamento dei contratti di formazione medico-specialistica, che sono passati da un totale di 5.000 contratti finanziati dallo Stato per l'Anno Accademico 2013/2014, a 6.200 contratti complessivi per l'Anno Accademico 2017/2018, con un incremento percentuale pari al 24 per cento. Per quanto concerne la questione specifica della futura carenza dei Medici di Medicina Generale, una delle prime azioni intraprese per fronteggiare tale problema è stata quella di procedere al progressivo e graduale incremento del numero di borse disponibili per il corso di formazione specifica: esse, infatti, sono praticamente raddoppiate, passando dalle 1.018 unità per il triennio 2014-2017 alle 2.093 unità per il triennio 2018-2021 (di cui 840 borse rese disponibili grazie ad un finanziamento aggiuntivo previsto dall'Intesa Stato-Regioni del 1o agosto 2018), con un incremento percentuale pari al 106 per cento".

martedì 16 aprile 2019

FIRMATO L'ACCORDO TRA CGIL CISL E UIL E REGIONALE LAZIO PER IL RILANCIO DEL SERVIZIO SANITARIO REGIONALE


I sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil del Lazio hanno  firmato un accordo con la Regione su personale, assunzioni e risorse per contrattazione e rilancio del Servizio sanitario regionale.
Secondo Di Cola, Chierchia e Bernardini con la firma del documento è stato fatto il primo passo per dare risposta all’emergenza organici nella sanità pubblica del Lazio. 
Un problema gravissimo in alcuni casi, come quello della ASL Latina che ha soltanto 5,9 dipendenti per ogni mille abitanti. 
Le assunzioni promesse dovranno andare a riequilibrare la situazione delle ASL che vede ancora una prevalenza della concentrazione del personale su Roma.
Secondo quanto si legge nel documento “Il miglioramento delle performance qualitative della sanità regionale e dei livelli essenziali di assistenza non può prescindere dal necessario potenziamento degli attuali organici, che sono stati colpiti pesantemente dal commissariamento della Sanità regionale ...Le potenzialità assunzionali previste dalla vigente normativa, vanno pienamente utilizzate ed integrate con le risorse derivanti dalla contrazione del ricorso alle esternalizzazioni, a cominciare dal servizio Ares 118”.
Molto importante è l’impegno ad accelerare il confronto regionale “al fine di emanare le linee guida necessarie allo svolgimento della contrattazione integrativa aziendale per la sottoscrizione dei relativi contratti aziendali, con particolare riferimento alla materia dei fondi contrattuali”.
Interessante la possibilità di poter utilizzare tutti gli strumenti offerti dal nuovo contratto specialmente per quanto riguarda le professioni infermieristiche e l'utilizzo di personale esperto nell'ambito dell'emergenza sanitaria.

L'AUDIZIONE DELL'UPB SULL'AGGIORNAMENTO DEL DOCUMENTO ECONOMICO FINANZIARIO

Da quanto si legge sul sito dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio il Presidente Giuseppe Pisauro è stato ascoltato ieri in audizione dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, riunite in seduta congiunta, nell’ambito dell’esame preliminare del Documento di economia e finanza (DEF) 2019 pubblicato il 10 aprile scorso dal Ministero dell’Economia e delle finanze (MEF).
Nel suo intervento Pisauro ha analizzato il contenuto del DEF, illustrando le ragioni che, alla luce delle informazioni disponibili, hanno condotto a un esito positivo il processo di validazione del quadro programmatico 2019-2022(precedentemente era stato validato il quadro macroeconomico tendenziale). Le previsioni macroeconomiche programmatiche del MEF e quelle del panel UPB (Cer, Prometeia e Ref, oltre allo stesso UBP) sono nel complesso coerenti. 
La dinamica del PIL reale (rispettivamente dello 0,2 per cento nel 2019 e dello 0,8 in tutti e tre gli anni successivi) risulta compresa nell’intervallo di variazione del panel e soltanto nel 2021 si pone al limite superiore. Quanto alla dinamica del PIL nominale, variabile che più direttamente rileva sull’andamento di finanza pubblica, si attesta nell’ambito dell’intervallo di previsione, grazie anche alla componente del deflatore che si mantiene al di sotto dell’estremo superiore delle stime del panel.
Nel breve termine il quadro degli indicatori disponibili sembra segnalare, pur tra tendenze poco omogenee delle inchieste congiunturali, primi timidi segnali di recupero per il primo trimestre. Tuttavia lo scenario macroeconomico a medio termine dell’economia italiana resta condizionato da forti rischi, prevalentemente orientati al ribasso, che inducono cautela nelle previsioni. Si tratta di: rischi imputabili a ulteriori peggioramenti del contesto internazionale; rischi connessi a squilibri finanziari, tali da indurre un rapido aumento dei rendimenti richiesti dagli investitori internazionali che penalizzerebbero le economie, come quella italiana, con emittenti pubblici e privati con basso rating sul merito di credito; rischi indotti dall’incertezza sulle politiche economiche, che incide sulle scelte di consumo e di investimento di famiglie e imprese.
Preoccupazioni sorgono per quanto riguarda la sanità con il rischio di nuovi tagli e difficoltà nelle assunzioni nonostante le promesse. 
Le tendenze della finanza pubblica e il puzzle della manovra di bilancio 2020. – Sul versante della finanza pubblica, il Presidente dell’UPB ha rilevato che il DEF prende atto dello sforamento del deficit rispetto al livello atteso per il 2018 e della traiettoria meno favorevole dei conti pubblici tendenziali, a seguito del peggioramento congiunturale dell’economia. In assenza di interventi, il deficit pubblico aumenterebbe al 2,4 per cento del PIL nel 2019 (il dato conferma l’indisponibilità dei 2 miliardi di stanziamenti accantonati nell’ambito delle modifiche alla manovra di finanza pubblica operate a fine dicembre del 2018), per scendere al 2 per cento nel 2020 e all’1,8 a all’1,9 per cento nei due anni successivi.
Dallo stesso DEF si desume peraltro che il disavanzo a politiche invariate ed escludendo l’aumento dell’IVA previsto con le clausole di salvaguardia (23,1 miliardi nel 2020 e 28,8 miliardi a partire dal 2021), salirebbe in percentuale del PIL, dal 2,4 per cento nel 2019 (42 miliardi) al 3,4 per cento nel 2020, al 3,6 per cento nel 2021 e al 3,8 per cento (73 miliardi) nel 2022 (tab.1). In questo scenario ed escludendo inoltre i proventi attesi dalle privatizzazioni (di difficile realizzazione), il debito pubblico in rapporto al PIL continuerebbe a salire anche dopo il 2019 per arrivare sopra il 135 per cento nel 2022 dal 132,2 per cento del 2018.
ECCO IL TESTO INTEGRALE DELL' AUDIZIONE UPB

sabato 13 aprile 2019

IL NUOVO CODICE DEONTOLOGICO DEGLI INFERMIERI


I 102 presidenti provinciali degli infermieri hanno approvato il NUOVO CODICE DEONTOLOGICO.
Una svolta epocale è rappresentata già dal nuovo articolo 1 del Codice: "L’Infermiere è il professionista sanitario, iscritto all’Ordine delle Professioni Infermieristiche, che agisce in modo consapevole, autonomo e responsabile. È sostenuto da un insieme di valori e di saperi scientifici. Si pone come agente attivo nel contesto sociale a cui appartiene e in cui esercita, promuovendo la cultura del prendersi cura e della sicurezza"
Mi auguro che al più presto questo codice trovi piena applicazione e che sia rispettato anche dai colleghi delle altre professionalità operanti nelle strutture sanitarie.

IN MERITO A QUANTO AVVENUTO IN UMBRIA IL MINISTRO GRILLO HA CONVOCATO UNA UNITA' DI CRISI PER AFFRONTARE IL PROBLEMA ALLE RADICI MA FINO A CHE I CITTADINI SARANNO ESCLUSI DALLA PROGRAMMAZIONE E DAL CONTROLLO NON CI SARA' FUTURO

ROMA EX ONMI - SEDE DEL MINISTRO DELLA SALUTE
L'ennesimo scandalo della sanità che questa volta ha coinvolto la Regione Umbria ha spinto il Ministro Grillo a convocare una Unità di Crisi permanente per studiare come evitare che fatti del genere possano avvenire.
In sostanza si pensa, ancora una volta, di allontanare la politica della sanità.
Un discorso fatto più volte che però poi ripercorre le solite strade.
Da quando il sig. De Lorenzo (che apparteneva ad un Governo presieduto da Giuliano Amato) ha costituito le Aziende sanitarie allontanando la gestione del potere dai cittadini questi fatti si ripetono con frequenza sempre maggiore ma solo alcune cose vengono a galla, la maggioranza della malagestio non appare e con essa la microcorruzione sempre più diffusa.
Intanto si dovrebbe fare in modo di far rispettare ai signori direttori generali delle ASL le norme già esistenti sulla trasparenza e per la prevenzione della corruzione.
La maggioranza dell ASL  rende sempre più difficile accedere agli atti che, se va bene vengono lasciti sul sito web solo poco tempo rendendo spesso difficile l'accesso mentre dovrebbero renderli disponibili almeno per 5 anni.
L'accesso generalizzato viene ostacolato in ogni modo per evitare che i cittadini scoprano troppe cose.
Il programma triennale per la prevenzione della corruzione non tiene conto dei fattori di rischio più importanti.
I lobbisti circolano indisturbati nei corridoi delle ASL senza alcuna regola o trasparenza.
L'esternalizzazione della quasi totalità dei servizi è oggetto di gare che vengono aggiudicate in base a capitolati che talora non sono fatti sentendo il parere dei sanitari che poi dovranno gestire i servizi.
I controlli sull'esecuzione dei contratti non vengono fatti come si deve e questo dipende da chi è preposto ai controlli.
I cittadini per legge devono essere messi in condizione di valutare realmente l'operato dei dirigenti.
Come dimostrato dai fatti oggetto dell'indagine della magistratura Umbra uno dei settori più appetibili dalla politica resta quello delle assunzioni spesso gestite ignorando le leggi vigenti.
La colpa è senza dubbio della politica che occupa spazi non propri, ma tutto ciò avviene con la disponibilità di dirigenti che si prestano anche a firmare atti e dichiarazioni in cui si afferma la legittimità dei provvedimenti assunti.
Fino a quando i direttori generali saranno nominati come avvenuto fino ad ora non ci saranno limiti all'ingerenza della politica.
Fino a che l'organismo "indipendente" di valutazione sarà nominato dal direttore generale e fino a quando questo risponderà solo a quest'ultino non ci potrà essere alcuna certezza sul fatto che la politica resti fuori.
E' ora che vengano ripristinati dei correttivi a livello locale sulla gestione delle Aziende da parte dei direttori generali unici arbitri e padroni assoluti oramai di territori vastissimi e spesso molto popolati e che rispondono solamente al presidente della regine che li ha nominati.
Deve assolutamente essere ridato il potere ai cittadini per poter impedire che il SSN venga danneggiato dagli interessi di pochi. 
 

IL GOVERNO NON HA ANCORA RAGGIUNTO L'INTESA CON LE REGIONI SUL PATTO PERE LA SALUTE 2019

Preso atto che neanche questo Governo ha intenzione di predisporre il nuovo Piano sanitario nazionale e che pensa di sostituirlo con il Patto per la salute, l'intesa con le regioni avrebbe dovuto avvenire entro il 31 marzo, ma siamo ancora aspettando.
Dall'esame dell'Ordine del giorno della conferenza Stato Regioni si apprende che la prossima seduta è stata fissata per il 17 aprile e che neanche qui è previsto l'esame del "Patto".
Che ci siano problemi per la copertura della spesa ?
Secondo il SOLE24ORE di oggi sembra che nel 2019 ci sarebbe già un buco di 1,6 miliari di euro sulle entrate necessarie per coprire il costo previsto per il FSN dovuto all'andamento non soddisfacente dell'economia che ha ridotto le entrate.
Secondo il noto quotidiano economico la spesa sanitaria che per il 2019 supera i 118 miliardi di euro, corrispondenti a una crescita del 2,3% rispetto ai 115,41 miliardi del 2018 - con un aumento di ben 2.651 milioni sull'anno precedente rispetto al miliardo previsto dalla legge di Bilancio.
Mentre alcuni membri del Governo promettono e straparlano illudendo i cittadini,  dalla lettura del DEF approvato nei giorni scorsi si apprende che l'andamento delle somme previste per il FSN non seguono più neanche l'andamento dell'inflazione e che la forbice con il PIL aumenterà notevolmente fino ad arrivare al 2021 per quando è prevista addirittura una riduzione dello stesso FSN. 
Sorge la domanda su dove troveranno i soldi per le migliaia di assunzioni promesse dal Ministro Grillo.  

venerdì 12 aprile 2019

PRONTO SOCCORSO OSPEDALIERI CHE NON RAGGIUNGONO I VOLUMI DI ATTIVITA' RITENUTI NECESSARI

Secondo un articolo di Simona Ravizza che ha utilizzato dati raccolti da Dataroom, molti servizi di pronto soccorso ospedalieri sono al disotto dei parametri previsti dal famigerato DM 70/2015 in base al quale la regione Lazio voleva trasformare i PPI entro il 31 dicembre 2018 in altrettanti ambulatori medici.
Secondo il decreto in questione un pronto soccorso dovrebbe avere un minimo di 54 accessi al giorno per garantire anche un determinato volume di attività per permettere al personale anche di mantenere l'esperienza acquisita e di migliorarsi continuamente.
La Regione dove ci sono più Pronto soccorso senza i requisiti è la Lombardia con 24 (su 101), seguono Sicilia con 23 (su 62), Campania con 12 (su 50), Calabria con 7 (su 22) e Umbria sempre con 7 (su 17) , Puglia 4 (su 41), Provincia autonoma di Trento 4 (su 7), Lazio 3 (su 48), Abruzzo 3 (su 16), Provincia autonoma di Bolzano 2 (su 7) e Veneto 2 (su 51). Nessun Pronto soccorso fuorilegge, invece, in Regioni come Emilia Romagna, Toscana, Piemonte e Liguria.
Nel Lazio sono sotto osservazione  l'ospedale SS. Gonfalone di Monterotondo, l'ospedale Angelucci di Subiaco (da non toccare perché in area montana) e il Padre Pio di Bracciano.
Alcuni PPI della provincia di Latina lavorano più di loro e con  meno personale. 

mercoledì 10 aprile 2019

LA GIUNTA DELLA REGIONE LAZIO VUOLE CREARE UNA NUOVA AZIENDA SANITARIA PER ACCENTRARE LA GESTIONE DEL PERSONALE, DEGLI ACQUISTI , ECC..,.

Con deliberazione n. 87 in data 19 febbraio 2019 la Giunta regionale del Lazio ha presentato la proposta di legge regionale avente per oggetto "Istituzione dell'azienda regionale sanitaria <Azienda 0>" che ha assunto il n. 115.
La proposta prende spunto da una analoga legge della regione Veneto, la  n.19 del 25 ottobre 2016 pubblicata sul B.U.R. n. 102/2016 recante: “Istituzione dell’Ente di governance della Sanità regionale veneta denominato <Azienda per il governo della Sanità  della Regione del Veneto - Azienda Zero> Disposizioni per la individuazione dei nuovi ambiti territoriali delle aziende ULSS”.
Al riguardo la questione ha richiamato l'attenzione della Sezione della Corte dei conti del Veneto che con deliberazione n. 593/2017 ha scritto: La legge, come si evince dall’oggetto, istituisce un nuovo ente del Servizio sanitario regionale, denominato “Azienda Zero”, destinatario di diverse funzioni, soprattutto di gestione delle attività contabili, finanziarie, amministrative, tecnico-specialistiche, di governance e di controllo per il sistema sanitario regionale e per i relativi enti ed è accompagnata espressamente dalla clausola di neutralità finanziaria (art. 32, che recita: “All’attuazione della presente legge si provvede delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio della Regione”). Tale neutralità (nel testo del Progetto di Legge si parla di “invarianza finanziaria”) viene affermata anche dall’art. 1, secondo cui l’Azienda Zero “ha sede individuata dalla Giunta regionale senza maggiori oneri per il bilancio regionale” e sembra essere confermata anche dall’art. 7, comma 3, a norma del quale la dotazione organica definitiva dell’ente in questione è approvata dalla Giunta “previa corrispondente riduzione della consistenza delle dotazioni organiche e dei relativi fondi contrattuali da parte degli enti di provenienza”.
La prima perplessità della Sezione della Corte dei conti nasce con riguardo alla valutazione dei c.d. costi “sorgenti”. Non risultano computati alcuni costi, che pure emergono dal testo della legge. Non figura il costo del servizio di Tesoreria espressamente previsto dall’art. 8 né quello del “Collegio di direzione”, di cui al comma b bis) dell’art. 464. Azienda Zero ha la possibilità di reclutare il proprio personale, a tutt’oggi non ancora definito nella sua consistenza, attraverso la mobilità, attingendo dall’organico della Regione, delle Aziende sanitarie e di “altri enti pubblici”, quindi evidentemente anche di altri comparti ed al di fuori dell’ambito regionale; oltre a ciò, ha anche la possibilità di procedere ad assunzioni per professionalità “non reperibili presso gli enti suindicati” – in mancanza, cioè, di personale non solo disponibile alla mobilità ma anche dotato della professionalità specificamente richiesta – per un numero di unità indeterminato. 
Deve rilevarsi, peraltro, che, a seguito della espunzione, dal testo definitivo della legge, delle previsioni che attribuivano ad Azienda Zero le “funzioni di programmazione e attuazione sanitaria e socio-sanitaria, coordinamento e governance delle Aziende ULSS e degli Enti del Servizio regionale” nonché la “programmazione finanziaria della sanità regionale” e che trasferivano alla stessa le funzioni e le relative risorse strumentali e finanziarie dell’Area Sanità e Sociale, anche il presunto spostamento delle risorse umane regionali, afferenti evidentemente a tale Area, dovrebbe subire un forte ridimensionamento, residuando, verosimilmente, le ipotesi di mobilità dalle Aziende sanitarie e dagli altri enti, oltre ovviamente alle assunzioni tout court, per far fronte al fabbisogno di personale della nuova Azienda. Il dubbio circa la capacità della mobilità dalla Regione di soddisfare tale fabbisogno, inoltre, si estende anche alla mobilità dalle Aziende sanitarie, a causa della eliminazione, sempre dal testo definitivo della legge, della previsione che disponeva “il venir meno delle corrispondenti competenze delle Aziende ULSS e degli altri enti del SSR” a seguito della loro attribuzione ad Azienda Zero; previsione che avrebbe determinato lo spostamento presso quest’ultima del personale delle Aziende sanitarie impegnato in dette competenze. L’espunzione delle suesposte previsioni ha determinato una sostanziale modifica dell’impianto normativo contenuto nel PDL ed oggetto dell’analisi dell’impatto finanziario sin qui menzionata, generando dubbi in merito alla stima dei costi effettivi, sia di quelli sorgenti che di quelli cessanti. 
E’ evidente che un maggior ricorso alla mobilità da enti pubblici non appartenenti al SSR e/o diversi dalla Regione come pure il ricorso non più marginale alle assunzioni sia suscettibile di incidere sull’entità di entrambe le tipologie di costi, neutralizzando, sia pure solo in parte, l’effetto “compensativo” prospettato nella scheda di valutazione economico-finanziaria. Occorre, peraltro, considerare che ad Azienda Zero sono state assegnate numerose e complesse funzioni, quali quelle già di competenza della GSA, la gestione dei flussi di cassa relativi al finanziamento della sanità, la gestione delle scritture contabili e la redazione del bilancio e del rendiconto della GSA, la redazione del bilancio consolidato del SSR, la formulazione degli indirizzi in materia contabile alle Aziende sanitarie,
oltre alla gestione di tutta una serie di attività tecnico - specialistiche, per gli enti del SSR (gli acquisti centralizzati, la selezione del personale, il supporto alla formazione manageriale, il supporto al modello assicurativo, le infrastrutture di tecnologia informatica, il rilascio delle autorizzazioni all’esercizio di strutture sanitarie e socio-sanitarie, la gestione del contenzioso del lavoro e sanitario, ecc.).
Qualche perplessità è originata anche dalla prevista assunzione, da parte di Azienda Zero, delle funzioni della GSA. Quest’ultima, come disposto dall’art. 22 del D.lgs. n. 11/2011, costituisce uno specifico centro di responsabilità all’interno della struttura regionale deputato a gestire, sotto il profilo contabile, una quota del finanziamento del SSR, che può essere gestito, in alternativa, integralmente dagli enti che ne sono destinatari. L’affidamento ad Azienda Zero del compito di “Responsabile” della GSA, incaricato di tenerne le scritture contabili e di redigere i bilanci, preventivo e consuntivo, della stessa nonché di costituire il tramite per le erogazioni dei finanziamenti sanitari, non appare conforme al dettato dell’art. 22 del D.lgs. n. 118/2011.
In ogni caso, si nutrono perplessità anche sulla formulazione della clausola di neutralità finanziaria, in sé, anche senza considerare l’entità reale dei costi della nuova azienda, che risultano non compiutamente individuati. Come evidenziato dalla Corte costituzionale, l’invarianza finanziaria esige, ai fini della effettività della previsione, il corredo di dati ed elementi idonei a suffragare l’ipotesi di invarianza degli effetti sui saldi di finanza pubblica, anche attraverso l’indicazione delle risorse già esistenti e delle somme già stanziate in bilancio. Nella scheda di analisi economico – finanziaria, nulla si dice al riguardo, nel senso che ci si limita ad affermare, anche in maniera piuttosto generica, che tali costi saranno compensati dai risparmi

lunedì 8 aprile 2019

ATTIVATA A ROMA UNA NUOVA CASA DELLA SALUTE, MENTRE A LATINA SI ASPETTA ANCORA UNA CDS PER OGNI DISTRETTO COME PROMESSO DAL PRESIDENTE

CASA DELLA SALUTE VIA LAMPEDUSA 23- ROMA 
Mentre le istanze per realizzare le Case della salute mancanti nei distretti della ASL Latina, al fine di rispettare promesse politiche assunte dal presidente della Regione Lazio nonché gli impegni assunti dallo stesso in veste di commissario ad acta per il Piano di rientro dal disavanzo con i Ministeri vigilanti, restano disattese, ecco che è stata adottata in regione una determinazione per attivare una nuova casa della salute nella ASL Roma 1 in via Lampedusa (Determinazione G03945 del 3 aprile 2019).
Si tratta di una evidente sperequazione tra i cittadini di Roma che hanno già  policlinici universitari, aziende ospedaliere, ospedali, IRCCS pubblici e privati, case di cura, poliambulatori, ecc. rispetto ai cittadini della provincia di Latina, dove i pochi ospedali che c'erano sono stati ridotti all'osso dalla Polverini.
E' inutile che a livello di Governo nazionale vengano approvati i Livelli essenziali di assistenza se poi questi vengono misurati solo a livello regionale mentre tra una provincia e l'altra crescono le sperequazioni.
Il Servizio sanitario nazionale rappresenta un servizio alla persona che deve essere erogato a livello di prossimità, non è possibile accentrare tutti i servizi a Roma in base ad un concetto di globalizzazione mal compreso.

domenica 7 aprile 2019

L'AUTORITA' GARANTE PER LA CONCORRENZA INTERVIENE SU UN BANDO DI GARA PER L'AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO DI ELISOCCORSO

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella sua adunanza del 12 marzo 2019, ha deliberato di svolgere, ai sensi dell’articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, le considerazioni di seguito riportate, con riguardo alle modalità di affidamento dei servizi di elisoccorso sul territorio nazionale, al fine di incrementare la concorrenzialità delle procedure di gara, a beneficio delle stazioni appaltanti e dei consumatori, tanto in termini di qualità del servizio che di costo dello stesso. 
L’Autorità ha, infatti, avuto modo di approfondire le caratteristiche della domanda e dell’offerta di servizi di elisoccorso in Italia nel corso di un recente procedimento istruttorio, rilevando alcune criticità nel funzionamento delle dinamiche competitive in sede di gara, in particolar modo in un contesto di mercato caratterizzato dalla presenza di un operatore di dimensioni significativamente più elevate rispetto a quelle dei pochi altri concorrenti presenti. 
L’Autorità ha altresì ricevuto alcune segnalazioni in merito a specifiche procedure di gara per l’affidamento dei servizi HEMS che sarebbero state caratterizzate da lex specialis tali da distorcere e/o restringere la concorrenza in sede di gara. 
La domanda dei servizi di elisoccorso o HEMS (Helicopter Emergency Medical Services) è, di fatto, esclusivamente pubblica e individuata dalle aziende sanitarie locali, dagli ospedali o, più recentemente, dai soggetti aggregatori della domanda sanitaria a livello regionale o pluriregionale, ossia da soggetti tenuti ad affidare il servizio tramite procedure di gara. Il settore dei servizi di elisoccorso si può definire maturo, considerato che la domanda, espressa in numero di basi, non ha subito significative variazioni negli ultimi dieci anni, né sono attese modifiche significative.
QUI TROVATE IL TESTO INTEGRALE DELLA NOTA: