venerdì 24 dicembre 2021

LA REGIONE LAZIO HA ADOTTATOUN NUOVO REGOLAMENTO PER LE CONCESSIONI DEMANIALI


La Giunta della Regione Lazio ha approvato un nuovo regolamento che disciplina i procedimenti per il rilascio, la modifica e l’estinzione delle concessioni del demanio idrico. In particolare vuole aggiornare e semplificare l’applicazione delle procedure previste in materia di concessioni demaniali, anche nel rispetto dei principi e delle diposizioni fissati dall’Unione europea sulla parità di trattamento, sulla non discriminazione, sulla trasparenza e sulla pubblicità tra gli operatori economici, a tutela della concorrenza e della libertà di stabilimento.
“Oltre a modificare i criteri dei canoni concessori e la revisione delle procedure di calcolo dei medesimi canoni, con il nuovo ordinamento – dichiara Mauro Alessandri Assessore Lavori Pubblici e Tutela del Territorio, Mobilità della Regione Lazio - puntiamo a migliorare e rafforzare la tutela e la difesa del suolo, agevolando la fruibilità pubblica delle aree interessate.
Ogni qual volta sia richiesta una concessione, grazie alle nuove disposizioni, vengono prese in considerazione alcune caratteristiche come per esempio la rilevanza sociale dei progetti proposti, la compatibilità delle destinazioni d’uso delle aree richieste nelle domande presentate o la contiguità delle attività svolte su beni demaniali adiacenti, onde evitare che abbiano il medesimo oggetto. Abbiamo voluto adeguarci alla normativa europea che impone di garantire gli stessi diritti a chiunque faccia richiesta, indipendentemente dunque dalla nazionalità. Le nuove regole vogliono infine svecchiare e sburocratizzare alcuni passaggi, che in tanti casi rendono macchinosi e lenti i procedimenti propedeutici alle concessioni stesse”.

giovedì 23 dicembre 2021

L'EMERGENZA SANITARIA TERRITORIALE E' UN LIVELLO ESSENZIALE DI ASSISTENZA E DEVE ESSERE ASSICURATA ALLA POPOLAZIONE


Nel nuovo atto aziendale dell’azienda USL Latina tra le funzioni distrettuali è stata omessa l’emergenza sanitaria territoriale il che priva la popolazione di un Livello Essenziale di Assistenza previsto per legge e costituisce una gravissima disuguaglianza rispetto al resto delle province del Lazio e d’Italia.
Pertanto in data 23 dicembre, in qualità di promotore del Comitato per la difesa del PPI di Sabaudia ho presentato formale opposizione contro l’Atto aziendale della USL Latina approvato con deliberazione 30 novembre 2021, n. 1216, al presidente della regione Lazio, all’assessore D’Amato e al dott. Annicchiarico Direttore regionale della salute e integrazione socio sanitaria.
Copia dell’opposizione è stata inviata anche all’Ufficio LEA del Ministero della Salute.
Le motivazioni dell’opposizione sono le seguenti.
L’art. 10 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 istitutiva del Servizio sanitario Nazionale prevede che l’erogazione dei servizi di pronto intervento sia attribuita ai distretti sanitari di base quali strutture tecnico-funzionali delle Unità Sanitarie Locali (oggi Aziende Sanitarie Locali).
Con il DPCM 12 gennaio 2017 (art. 3, lettera “b” e art. 7) l’emergenza sanitaria territoriale è stata inserita tra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Il nuovo Atto aziendale dell’azienda USL Latina al punto 18.8 tra le funzioni di produzione indicate per il Distretto non indica l’Emergenza Sanitaria Territoriale.
In questo modo rischia di non essere garantita a livello distrettuale la prevista integrazione del servizio di pronto intervento previsto dal 3° comma dell’art. 10 della legge 833 del 1978 oggi assicurato dai Punti di Assistenza Territoriale (PAT già PPI) di Cori, Cisterna, Sezze, Priverno, Sabaudia, Gaeta e Minturno che in base al Punto 7.1.3 del DCA 81/2020 dovrebbero operare in continuità con le funzioni precedentemente svolte (quelle appunto svolte dai PPI) e quindi nel rispetto del DCA 90/2010 con i dipartimenti di emergenza e accettazione ospedalieri.

A ciò si aggiunga il fatto che persiste la chiusura notturna di tutti e sette i PAT nella sola provincia di Latina, senza che sia stata prevista la presenza di ambulanze medicalizzate per cui nelle ore notturne si rischia che alla popolazione di molti Comuni non venga assicurato il rispetto del tempo massimo per gli interventi nelle aree extra urbane che è stato fissato in venti minuti.

giovedì 9 dicembre 2021

LE CASE DELLA SALUTE DELLA COMUNITA' PER LA PROVINCIA DI LATINA


In base ad alcune indiscrezioni  la regione Lazio avrebbe già predisposto l’elenco delle Case della Salute delle Comunità da attivare in provincia di Latina e per le quali occorre presentare al Ministero della Salute la richiesta di finanziamento entro il 31 dicembre p.v.

In totale sarebbero previste 18 Case della salute della comunità ripartite nei cinque distretti in base alla popolazione. 

In alcuni cassi, non disponendo l'azienda di proprie strutture saranno i Comuni ad offrire in comodato immobili pre esistenti, mentre in qualche caso sarà necessario procedere alla realizzazione di nuove costruzioni.   

Ma le Case della salute delle comunità per essere operative dovranno avere personale adeguato, ma di questo ancora non si parla, anche perché permangono gli effetti del Piano di rientro e il blocco delle assunzioni oltre che del turn over. Appare pertanto indispensabile che la regione si attivi per affrontare e risolvere questo problema dato che l'azienda USL Latina è sottodimensionata per quanto riguarda il personale disponendo solo di 6,37 dipendenti per ogni 1000 abitanti il che rispetto alla media del 10x1000 è insufficiente.

Per ogni Casa della salute della comunità, secondo una proposta presentata dal Presidente dell'AGENAS Mantoan in occasione di un recente convegno servirebbero:  

1) medici di medicina generale  (2 ore alla settimana ciascuno H12 per sette gg.

2) Continuità assistenziale H24 7 gg su 7

3) 12 infermieri professionali (1 coordinatore, 3 infermieri professionali per gli ambulatori specialistici, 2 infermieri di famiglia e di comunità per il triage e la valutazione dei bisogni di salute, 6 infermieri di famiglia e di comunità per l'assistenza domiciliare, la prevenzione e la teleassistenza, 8 unità di personale di supporto (amministrativi e OSS) per il Punto Unico di Accettazione (orario 8-18 6 gg su 7) e altri servizi sanitari. 

DISTRETTO

COMUNE

1

APRILIA

1

CISTERNA DI LATINA

1

CORI

2

LATINA

2

LATINA SCALO

2

BORGO SABOTINO

2

SABAUDIA

2

PONTINIA

3

SEZZE

3

PRIVERNO

4

FONDI

4

TERRACINA

4

SAN FELICE CIRCEO

4

SPERLONGA

5

GAETA

5

FORMIA

5

MINTURNO

5

SS.COSMA E DAMIANO


lunedì 6 dicembre 2021

ASSEGNATI DALLA REGIONE AI DISTRETTI DELLA PROVINCIA DI LATINA I FONDI PER LE MISURE URGENTI PER IL SOSTEGNO ALL'ACCOGLIENZA DEI NUVCLEI MAMMA/BAMBINO NELLE CASE FAMIGLIA PER DONNE IN DIFFICOLTà

Al fine di dare attuazione alla DGR 528/2021, con determinazione n.G13409 del 3 novembre 2021 la direzione inclusione sociale della regione Lazio ha disposto il  riparto ed assegnazione in favore di Roma Capitale e dei distretti socio sanitari delle risorse per le misure urgenti per il sostegno all'accoglienza dei nuclei mamma/bambino nelle Case Famiglia per donne in difficoltà per un totale di € 2.000.000,00.
Per quanto riguarda la provincia di Latina i contributi sono i seguenti:

LT/1 APRILIA:     €   46.242,80  per n.8 nuclei mamma/bambino  
LT/2 LATINA:      € 121.387,35  per n.21  nuclei mamma/bambino  
LT/3 PRIVERNO €   57.803,50  per n.10 nuclei mamma/bambino  
LT/4 FONDI:       €    11.560,70  per n.2 nuclei mamma/bambino  
LT/5 GAETA:        €   11.560,70  per n.2 nuclei mamma/bambino  

IL RAPPORTO DEL DEP SSR LAZIO E DI ARPA LAZIO SUL RAPPORTO TRA INQUINAMENTO ABIENTALE E MALATTIE. IN PROVINCIA DI LATINA VIENE MONITORATA SOLO L'AREA DI BORGO MONTELLO

Latina: Footprint della presenza di idrogeno solforato della discarica di Borgo Montello

Nel quadro del progetto europeo "Ome health" il Dipartimento di epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio e ARPA Lazio hanno pubblicato di recente il  Rapporto “Epidemiologia Rifiuti Ambiente Salute nel Lazio - ERAS Lazio”,. In un comunicato viene riferito quanto segue: la valutazione epidemiologica dello stato di salute della popolazione esposta a processi di raccolta, trasformazione e smaltimento dei rifiuti urbani nella regione Lazio.
Gli effetti sulla salute dell’esposizione a impianti di trattamento dei rifiuti sono un argomento da lungo tempo dibattuto.
Negli ultimi anni alcuni studi hanno messo in luce una maggiore frequenza di decessi e malattie per alcune cause tumorali e non tumorali e di eventi sfavorevoli della gravidanza (malformazioni congenite, basso peso) tra i residenti nelle zone circostanti gli impianti. Tuttavia, lo studio di questi effetti è molto difficile, soprattutto per l’ampia gamma di sostanze che vengono prodotte nei vari processi di smaltimento, per le differenti vie di esposizione, per la compresenza di altri fonti potenzialmente dannose, per l’eterogeneità della popolazione esposta e perché si tratta per lo più di esposizioni a lungo termine.
Questa molteplicità di fattori fa sì che il livello di incertezza nella valutazione degli effetti sulla salute dello smaltimento dei rifiuti sia ancora molto alto e che le prove scientifiche fin qui prodotte soltanto in rari casi siano sufficienti ad attestare un nesso causale tra esposizione ai processi di smaltimento dei rifiuti e insorgenza di malattie o aumento di mortalità.
Non è corretto valutare la probabilità di un rischio per la salute rappresentato da queste fonti inquinanti basandosi solo su uno o pochi studi: solo l'analisi scientifica dell'insieme delle ricerche può dare un quadro realistico della situazione. Ad oggi, quindi, non si può dire che esistano prove solide che attestino un rischio sanitario conseguente al vivere vicino a discariche e inceneritori. Solo studi futuri - più capaci di misurare le esposizioni e di escludere gli effetti di confondimento dovuti alle condizioni socioeconomiche e agli stili di vita degli individui (fumo, alcol, dieta), e alla varietà di fonti inquinanti presenti sul territorio – potranno chiarire la questione.
Il progetto ERASLazio vuole contribuire a questo approfondimento valutando lo stato di salute delle popolazioni residenti vicino agli impianti di smaltimento dei rifiuti della regione e dei lavoratori coinvolti nel processo di gestione dei rifiuti.
I possibili rischi per la salute per chi risiede nei pressi di una discarica sono riconducibili a diverse modalità di esposizione: l’inalazione di sostanze (gas) direttamente emesse dal sito, il consumo di prodotti o di acqua contaminati, il contatto con l’acqua o il suolo inquinati.
Le preoccupazioni maggiori riguardano le discariche abusive che non sono sottoposte a controllo e ricevono rifiuti senza alcuna selezione all'origine, ma anche gli effetti delle discariche autorizzate sono state indagate da diversi studi.
Dagli studi finora condotti, i principali motivi di preoccupazione riguardano una maggiore frequenza osservata di tre condizioni:
-Tumori : Esiti riproduttivi/Malformazioni, in particolare basso peso alla nascita e difetti congeniti come difetti del tubo neurale o difetti cardiovascolari;
-Malattie respiratorie, soprattutto asma.
Per quanto riguarda i tumori: gli studi finora condotti non sono sufficienti a stabilire una relazione tra residenza nei pressi di una discarica e aumento del rischio di sviluppare tumori.
In merito agli esiti riproduttivi /malformazioni: le ricerche fin qui effettuate presentano limiti metodologici che non consentono di trarre giudizi conclusivi, anche se alcune ricerche hanno suggerito qualche effetto sulle popolazioni residenti soprattutto intorno a discariche abusive.
Per le malattie respiratorie: il numero di studi effettuati è troppo basso per poter generalizzare i risultati.
Attualmente in provincia di Latina viene monitorata solo l'area della discarica di Borgo Montello dove è stata rilevata una presenza elevata di  acido solfidrico che è un gas tossico ed asfissiante. I principali effetti sulla salute sono a carico dell'apparato respiratorio con irritazione della mucosa nasale e degli occhi, tosse, attacchi asmatici, dispnea, insufficienza respiratoria e morte.

sabato 4 dicembre 2021

ALLA REGIONE LAZIO ARRIVANO I SOLDI DEL PNRR MA BISOGNERA' SAPERLI SPENDERE BENE E SPENDERLI TUTTI

Il Servizio Sanitario Regionale del Lazio potrà fare un salto di qualità notevole se le somme che, su proposta del Ministro della Salute la Conferenza Stato Regioni e province autonome si appresta ad assegnare alla nostra regione.
Com'è noto la Missione 6 è articolata in due Component; per ciascuna voce viene indicata la somma che sarà assegnata alla nostra regione

COMPONENT 1

-M6C1 1.1 Case della Comunità e presa in carico della persona per un importo complessivo di euro 2.000.000.000 (Target EU finale Q2 2026 Almeno 1350 Case della Comunità); per la regione Lazio sono previsti € 158.494.802,81 con un target di 107 CdS da realizzare;

-M6C1 1.2.1 Casa come primo luogo di cura e Telemedicina – sub investimenti COT, Interconnessione Aziendale, Device, per un importo di euro 204.517.588 (Target EU finale Q2 2024 – almeno 600 COT); per la regione Lazio sono previsti per le Centrali Operative territoriali € 10.211.425,00 con un target di 59 COT da realizzare; e per la interconnessione aziendale (telemedicina ecc.) € 4.193.216,04, oltre ad € 5.706.255,11 per i device ecc.  

-M6C1 1.3 Rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture - Ospedali di Comunità per un importo di euro 1.000.000.000 (Target EU finale Q2 2026 –Almeno 400 Ospedali di Comunità); per la regione Lazio sono previsti  € 86.451.477,17 

 COMPONENT 2

-M6C2 1.1 Ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero (digitalizzazione DEA I e II livello e grandi apparecchiature – nuovi progetti e FSC) per un importo complessivo di € 2.639.265.000,00 (Target EU finale Q4 2025 – 280 strutture digitalizzate; Target EU finale Q4 2024 – almeno 3100 grandi apparecchiature sanitarie operative - la cui ripartizione tra le Regioni e le Province Autonome avverrà al momento del perfezionamento degli Action Plan, tenuto conto della ricognizione in corso da parte della Direzione generale della Programmazione sanitaria del Ministero della salute); qui per la regione Lazio sono previsti per la digitalizzazione dei DEA € 125.364.151,55 e per le grandi apparecchiature € 102.804.206,33 

-M6C2 1.2 Verso un ospedale sicuro e sostenibile per un importo di euro 638.851.083,58 (Target EU finale Q2 2026 – Almeno 109 interventi antisismici completati - la cui ripartizione tra le Regioni e le Province Autonome avverrà al momento del perfezionamento degli Action Plan, tenuto conto della ricognizione in corso da parte della Direzione generale della Programmazione sanitaria del Ministero della salute); per la regione Lazio sono previsti € 55.229.619,86 a carico del PNRR e ulteriori € 125.354.641,89 a carico del Piano Complementare finanziato dallo Stato; 

- M6C2 1.3.2 Infrastruttura tecnologica del Ministero della Salute e analisi dei dati, modello predittivo per la vigilanza LEA - sub investimento - Rafforzamento della collezione, elaborazione e produzione di dati a livello locale per un importo di euro 30.300.000 (Target ITA Q2 2023 – Tutte le 21 Regioni adottano flussi su riabilitazione territoriale e servizi di assistenza primaria); (Target ITA Q2 2025 – Tutte le 21 Regioni adottano flussi su ospedali di comunità e consultori familiari); per la regione Lazio sono previsti € 2.619.479,76;

- M6C2 2.2 b) Sviluppo delle competenze tecniche-professionali, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario – Corso di formazione in infezioni ospedaliere per un importo di euro 80.026.994 (Target ITA finale Q2 2026 – 293.386 dipendenti formati); Per la regione Lazio sono previsti € 4.502.272,50. con un target di 16.506 unità.

Si tratta complessivamente solo per il Lazio di € 680.931.120,02, ma l'importante è fare una pianificazione attenta delle spese e spenderli tutti entro il 2026 il che appare difficile dato che la Regione Lazio fino ad ora non ha brillato per usare i Fondi europei.


martedì 30 novembre 2021

IL NUMERO DEI POSTI LETTO DEL NUOVO OSPEDALE DI LATINA E LA RETE OSPEDALIERA PROVINCIALE



Si susseguono a Latina le presentazioni del nuovo ospedale che dovrebbe sorgere in via della Chiesuola, una zona molto decentrata rispetto alla città e all'hinterland con problemi di viabilità e di accesso.
Ieri sono venuti il presidente della regione con ,l'assessore D'Amato.
Oltre a questo c'è il problema dei posti letto previsti che, secondo quanto affermato ieri dalla direttrice generale dovrebbero essere 536, mentre la stessa direttrice con deliberazione 1016 in data 5 ottobre 2021 ha approvato lo studio di fattibilità del nuovo ospedale per 524 p.l. anche in ottemperanza al decreto del presidente Zingaretti n. 257 del 2017 e alla determinazione 18 giugno 2021, n G07512 del direttore regionale Annicchiarico. 
In ogni caso si tratta di numeri assolutamente insufficienti per un DEA di II livello che deve anche ospitare la Facoltà di medicina della Sapienza.
Forse si vuole lasciare parte dei reparti universitari ancora presso l'ICOT e e all'ospedale di Terracina ?
Perché non è stata accettata la proposta dell'ANCE per una struttura di 700 letti e si è deciso di ridimensionarla in una provincia in cui nel 2000 c'erano 2.643 p.l. con un rapporto del 5,37 ogni 1000 abitanti, mentre ora dopo la chiusura di cinque ospedali (Cori, Sezze, Priverno, Gaeta e Minturno) nonostante che in base allo standard del 3x1000 dovrebbero essercene 1.638, secondo gli atti citati della regione dovrebbero essere 1.457, ma nella realtà sono solo 1.280.
  

martedì 16 novembre 2021

LA QUALITA' DELLA SALUTE IN PROVINCIA DI LATINA 2020 SECONDO UNA INDAGINE DELLA SAPIENZA

È stata pubblicata lunedì  la classifica annuale sulla qualità della vita di Italia oggi e Università la Sapienza di Roma in collaborazione con Cattolica Assicurazioni giunta alla 23a edizione.
La classifica è basata sui dati relativi ad una serie di sottosistemi come Affari e lavoro, Ambiente, Reati e sicurezza, Sicurezza sociale, Istruzione e formazione, Popolazione, Sistema salute, Tempo libero e turismo, Reddito e ricchezza.
La classifica è stata elaborata sulla base dei dati statistici disponibili ed è quindi riferita all’anno 2020.
Nel ranking finale la provincia di Latina è stata collocata all’82° posto su 107 province per cui il dato è da considerarsi scarso.
Per quanto riguarda il “Sistema salute” la classifica di quest’anno pone la provincia di Latina al 91° posto (l’anno passato era al 93°, quindi il progresso è insignificante), ma molto interessante è l’esame dei dati relativi alla composizione di questo dato che a sua volta è fondato su una serie graduatorie (tra perentesi la classifica dell’anno precedente):
-Sottodimensionamento posti letto dei reparti specialistici: 104° (103°)
-Sottodimensionamento apparecchiature diagnostiche: 29°
-Posti letto ostetricia e ginecologia: 97° (96°)
-Posti letto cardiologia 94° (93°)
-Posti letto terapia Intensiva 102 °(102°)
-Posti letto Oncologia 102° (102°)
-Acceleratori lineari per 100 mila abitanti 62° (non presente l’anno scorso)
-Gamma camere per 100 mila abitanti 62° (come sopra)
-Apparecchiature per imaging a Risonanza Magnetica Nucleare per 100 mila abitanti 22° (c. s.)
-Tomografi assiali computerizzati per 100 mila abitanti 14° (c. s.).
Mancano anche i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta.
Come si può comprendere da un anno all’altro non ci sono stati molti spostamenti; permane la grave carenza di posti letto che è inferiore al 3x1000 penalizzando gravemente anche singoli reparti come la Terapia Intensiva, l’Oncologia, le Chirurgie, ecc.
Questo problema è dovuto al Decreto del Commissario ad acta della regione Lazio n. 257 del 2017 con il quale è stata approvata la "Programmazione della rete ospedaliera nel biennio 2017-2018, in conformità agli standard previsti nel DM 70/2015" che ha assegnato un numero di posti letto insufficiente (pari oggi al 2,67x1000) il comporta una diseguaglianza tra l’assistenza ai cittadini della provincia di Latina e quelli della Capitale dove il rapporto è invece superiore al citato 3x1000.
Questo in una provincia in cui, sempre in base ai dati dell’indagine in questione, benché sia alto il numero dei morti per tumore per 100 abitanti (la provincia occupa l’87° posto in classifica), il numero dei posto letto previsti per l’oncologia per tutta la provincia sia solamente di 8 (otto) al Santa Maria Goretti.
Meraviglia infine come con una disponibilità apparentemente buona di apparecchiature sanitarie ci siano tempi di attesa così lunghi per gli accertamenti diagnostici, come dimostrato dal monitoraggio della regione Lazio (sito Salute Lazio, TDA); la risposta a mio avviso deve essere ricercata in un sottodimensionamento del personale (medici, tecnici ed infermieri) dovuto in primo luogo alle note limitazioni delle assunzioni disposte per legge che non consentono un utilizzo h12 delle apparecchiature, ma anche alle modalità di attuazione di dette disposizioni da parte della regione, per cui il rapporto attuale del personale della ASL Latina e gli abitanti è pari solamente al 6,37x1000 rispetto ad una media italiana del 10,7x1000. Forse una migliore organizzazione e un utilizzo appropriato degli strumenti contrattuali potrebbe supplire alle carenze. 
Appare chiaro che chi rappresenta i cittadini a tutti i livelli non li ha difesi adeguatamente.

martedì 9 novembre 2021

A GARA LE CONCESSIONI DEMANIALI: LO HA DECISO IL CONSIGLIO DI STATO

Con due sentenze molto argomentate e documentate l'assemblea Plenaria del Consiglio di Stato ha stabilito che le proroghe delle concessioni demaniali non possano superare il 31 dicembre 2023.

Un'ampia disamina della questione è riportata sul mio  Blog degli enti locali.

Eventuali proroghe saranno ritenute illegittime.

Ora la parola spetta ai Sindaci che dovranno attivarsi subito per rispettare la scadenza  avviando per tempo i bandi e per mettere in condizione tutti gli operatori di svolgere la loro attività.

Ci si augura che da questo arrivino anche entrate più remunerative per gli enti locali rispetto al passato. 

Alcuni Comuni dovranno revocare gli atti di proroga fino al 2033 già adottati.

Tra essi anche il Comune di Sabaudia che con determinazione  n.1527 del 16 dicembre 2020 ha dato esecuzione alla deliberazione giuntale datata 30 dicembre 2018, n. 145 che disponeva l’estensione dei termini delle vigenti concessioni demaniali per finalità turistica ricreative sul territorio comunale di Sabaudia.

giovedì 4 novembre 2021

LA REGIONE LAZIO HA PUBBLICATO UN BANDO DA 24 MLN DI EURO PER LA REALIZZAZIONE DI PROGETTI TECNOLOGICI DI VALORIZZAZIONE E RECUPERO DEL PATRIMONIO CULTURALE


La regione Lazio informa che è partita la fase operativa della grande operazione di valorizzazione, conservazione, recupero, fruizione e sostenibilità del patrimonio culturale lanciata dalla Regione Lazio nel quadro del Dtc, il Distretto Tecnologico dei Beni e delle Attività Culturali. È stato infatti pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio del 4 novembre la   Determinazione 2 novembre 2021, n. G13330 recante l'accordo di programma quadro "Ricerca, Innovazione Tecnologica, Reti Telematiche" (APQ6) - Stralcio "Attuazione degli interventi programmatici e dei nuovi interventi relativi al Distretto Tecnologico per le nuove tecnologie applicate ai beni e alle attività culturali". Intervento TE2 - Approvazione provvedimento per l'accesso alle sovvenzioni di seconda fase un bando da 23,85 milioni di euro per il finanziamento della realizzazione di progetti di innovazione tecnologica in decine di siti storici, archeologici, artistici e culturali di tutto il territorio regionale.

Il bando costituisce la seconda fase di un avviso che ha già visto una prima call da 3,2 milioni di euro con la quale sono stati selezionati 50 progetti esecutivi (diventati poi 49, uno non è stato completato), presentati da titolari degli istituti e dei luoghi della cultura di tutto il Lazio – enti locali, altre istituzioni, enti ecclesiastici, fondazioni, associazioni, cooperative e società private – relativi all’utilizzo di tecnologie innovative per valorizzare il Patrimonio Culturale. Le proposte di interventi selezionate coinvolgono 248 luoghi della cultura del territorio regionale, tra musei, complessi monumentali, aree e parchi archeologici, archivi e biblioteche, sparsi in 95 Comuni di tutti i territori del Lazio.

Le proposte progettuali riguardano anzitutto la possibilità di utilizzare tecnologie on site in grado di migliorare l’esperienza del turista, come virtual reality, proiezioni olografiche tridimensionali, ambienti multi screen e multisensoriali, videogaming, storytelling, visual mapping 3D e maxischermi videowall. Ci sono poi progetti di utilizzo di tecnologie avanzate per la tutela preventiva e il monitoraggio dei beni culturali e proposte di soluzioni tecnologiche per innovare e facilitare il marketing culturale (siti web e piattaforme destinati a offrire servizi di ticketing, prenotazioni e informazioni di contesto per il visitatore). Infine sono previste anche nuove soluzioni che agevolino l’accessibilità al patrimonio culturale, intesa come miglioramento delle condizioni proposte ai visitatori con disabilità, ma anche come ampliamento della tipologia di pubblico.

“Scommettere sulle tecnologie applicate ai beni culturali è una delle azioni più innovative e importanti che stiamo portando avanti – ha dichiarato il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti – Il connubio tra cultura e innovazione è la chiave di volta per costruire il Lazio del futuro, scommettendo sul suo più grande asset, una ‘grande bellezza’ unica al mondo, per generare crescita, economica, sviluppo sostenibile e lavoro di qualità.”

Con il bando pubblicato oggi – e che aprirà alle 12:00 del prossimo lunedì 15 novembre – i proponenti dei 49 progetti possono fare domanda per vedere finanziata (a seconda dei casi per l’80% o il 100% delle spese ammissibili) la loro realizzazione concreta.

UN ALTRO PASSO AVANTI PE R L'OSPEDALE DEL GOLFO A FORMIA


Dal sito web della Regione Lazio si apprende che questa mattina (4 novembre) il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e l’Assessore alla Sanità, Alessio D’Amato hanno presentato il progetto del nuovo Ospedale del Golfo di Gaeta che avrà un costo di 85 milioni di euro. L’evento si è svolto presso l’area dell’ex Enaoli nel Comune di Formia in provincia di Latina (individuata sin dal 2005 dall'assessore battaglia): il terreno in cui sorgerà il nuovo Polo ospedaliero, alla presenza del Direttore Generale della Asl di Latina, Silvia Cavalli.

Secondo quanto si legge nel comunicato l’Ospedale del Golfo è una struttura poli-specialistica, strutturata in tre padiglioni dotati di entrate separate per emergenza, area materno-infantile, e area per infettivi, presenterà percorsi differenziati per degenza e visitatori. Nei padiglioni saranno situati 20 reparti che potranno accogliere oltre 250 posti letto, e 18 posti in rianimazione, estendibili a 80 in caso di emergenza. Sorgerà su un’area di oltre 50 mila metri quadri: 1.400 metri saranno dedicati al pronto soccorso, 1.530 per l’Intensivo e la Rianimazione, 930 per la Medicina d’urgenza, 770 per la Psichiatria, 1.015 per la Chirurgia ambulatoriale, 1.125 per l’area operatoria con 5 sale dedicate. Nei restanti 48 mila metri quadrati gli altri servizi, day hospital e day week, degenze per i reparti, studi medici e laboratori. Si tratta di una struttura con un livello di assistenza medio-alta, caratterizzata da un’elevata capacità di prestazioni, che coniuga alta tecnologia e compatibilità ambientale.

Lo studio di fattibilità del Nuovo ospedale del Golfo ha ottenuto l’approvazione della Direzione Centrale Patrimonio dell’INAIL che ai sensi della legge 11 dicembre 2016, n. 232 lo ha inserito tra le iniziative di edilizia sanitaria finanziate dall'Istituto. L'azienda USL Latina sta procedendo all’affidamento della progettazione esecutiva che partirà entro il 2021.

La costruzione del Polo Ospedaliero contribuirà ad ampliare la rete dei servizi del Sistema sanitario regionale e avrà un notevole impatto sul territorio. Servirà infatti l’area molto vasta del sud pontino in provincia di Latina, da Itri a Castelforte.

L'apertura del nuovo ospedale è prevista per il 2023. Non si hanno notizie circa l'utilizzo del vecchio ospedale.

martedì 2 novembre 2021

REGIONE LAZIO: PROROGATI A TEMPO INDETERMINATO I CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO DEL PERSONALE SANITARIO RECLUTATO DALLE AZIENDE


Il presidente della Commissione sanità della regione Lazio, Rodolfo Lena, con un suo comunicato stampa annuncia che in data 2 novembre è stato raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali per la proroga dei contratti per il personale reclutato per l’emergenza sanitaria. 

"Il rafforzamento del nostro Sistema sanitario regionale - afferma Lena - dipende dal suo personale, che in questa emergenza ha lavorato in prima linea come non mai. Abbiamo quindi sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali per prorogare fino al 31 dicembre 2022, i contratti del personale assunto a tempo determinato durante l’emergenza". 

"L'obiettivo finale è quello di arrivare a una stabilizzazione definitiva, a tempo indeterminato, dei 5 mila operatori sanitari che hanno dato un contributo fondamentale e irrinunciabile". 

"Senza di loro non avremmo mai potuto affrontare la pandemia e ottenere gli importanti risultati che sono sotto gli occhi di tutti" conclude Lena.

Si tratta di una soluzione da tempo auspicata per ricompensare moltissimi medici ed infermieri che in questo periodo difficile per la sanità e per l'Italia stessa hanno garantito l'assistenza in condizioni estremamente difficili e che serve ad evitare che al termine dei contratti individuali i personale fosse costretto a lasciare il lavoro creando anche carenze all'assistenza. 

Questo mentre il Parlamento ha allo studio un provvedimento per stabilizzare tutti.

giovedì 28 ottobre 2021

LA REGIONE LAZIO AVVIA UN PROCESSO DI PIANIFICAZIONE DELL'UTILIZZO DELLO SPAZIO MARITTIMO


La Giunta Regionale del Lazio ha approvato il primo provvedimento di identificazione delle Unità di pianificazione dello Spazio Marittimo del Lazio; si tratta di una delibera proposta dall’assessore allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Università, Ricerca, Start-Up e Innovazione, Paolo Orneli, di concerto con: il vicepresidente e assessore alla Programmazione Ecomica, Bilancio, Demanio e Patrimonio, Daniele Leodori, l’assessora alla Transizione Ecologica e Trasformazione Digitale, Roberta Lombardi, l’assessora al Turismo, Enti Locali, Sicurezza Urbana, Polizia Locale e Semplificazione Amministrativa, Valentina Corrado, l’assessore ai Lavori Pubblici e Tutela del Territorio, Mobilità, Mauro Alessandri e l’assessora all’Agricoltura, Foreste, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo, Enrica Onorati.
In sostanza, la Regione Lazio partecipa al processo di Pianificazione dello Spazio Marittimo voluto dalle autorità europee e reso necessario dall’incremento progressivo di domanda di spazio marittimo per le molteplici attività e usi legati al mare.
Con questo provvedimento vengono identificate distinte aree dello spazio marittimo costiero laziale, differenziandole a seconda degli usi ai quali queste possono essere destinate, a seconda dei casi in via prioritaria, limitata o mista. Le tipologie di utilizzo dello spazio marittimo laziale previste dal provvedimento sono, in forma specifica o mista: aree destinate alla pesca, all’acquacoltura, al trasporto marittimo e portualità, alla protezione dell’ambiente e delle risorse naturali, all’attività turistica costiera e marittima, alla produzione di energia, all’estrazione di materie prime, alla tutela del paesaggio e del patrimonio culturale o, infine, aree a destinazione d’uso generica.

giovedì 21 ottobre 2021

IL CONSIGLIO REGIONALE HA APPROVATO LA LEGGE PER LA PROMOZIONE E LA VALORIZZAZIONE DELL' INVECCHUIAMENTO ATTIVO

Il Consiglio regionale del Lazio nella seduta di ieri 20 ottobre 2021 ha approvato la Proposta di legge regionale n. 232 del 6 agosto 2020, presentata dai consiglieri BONAFONI, VINCENZI, CAPRICCIOLI, CIANI, OGNIBENE, TIDEI, SIMEONE, TRIPODI, LOMBARDI, MATTIA, DI BIASE, MASELLI, LENA e COLOSIMO, sottoscritta dalle consigliere CORRADO e CARTAGINESE, concernente: DISPOSIZIONI A TUTELA DELLA PROMOZIONE E DELLA VALORIZZAZIONE DELL’INVECCHIAMENTO ATTIVO.

Come si legge nella relazione che accompagna la proposta, questa  si propone l'obiettivo non solo di ridurre a sistema tutti gli interventi che già vengono attuati nel Lazio, ma di implementarli in una logica di programmazione condivisa e coordinata che valorizzi al massimo i risultati e utilizzi al meglio le risorse regionali, nazionali ed europee.

Gli anziani sono una risorsa per le famiglie ma possono esserlo anche per la comunità.

L'invecchiamento della popolazione comporta notevoli problemi che vanno affrontati in maniera programmata e coordinata in tutti i campi di intervento.

Molto importante sarà anche favorire gli incontri intergenerazionali.

Una legge molto attesa che ha coinvolto anche le organizzazioni sindacali.



 



sabato 16 ottobre 2021

NONOSTANTE GLI INTERVENTI DEL GOVERNO PER IL RECUPERO DELLE PRESTAZIONI A LATINA PERMANGONO TEMPI DI ATTESA PER VISITE E ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI SUPERIORI ALLA NORMA


L’azienda USL Latina con delibera 1016 del 2019 ha adottato il Piano attuativo locale per il governo delle liste di attesa recependo il Piano nazionale, i tempi di attesa per molte visite e accertamenti diagnostici superano quelli fissati nel nuovo PNGLA: 
U = Urgente da eseguire entro 72 ore; 
B = Breve da eseguire entro 10 giorni; 
D = Differibile da eseguire entro 30gg per le visite ed entro 60gg. per gli accertamenti diagnostici; 
P = Programmata da eseguire entro 120 giorni.
Non vengono fornite notizie sull’attività del Tavolo permanente per le liste di attesa né dell’Osservatorio aziendale di cui fanno parte anche rappresentanti  dei sindacati.
La Regione Lazio con deliberazione n.911/2020 ha assegnato alla ASL Latina € 2.857.580,45 per il recupero delle prestazioni che con delibera n. 437/2021 li ha utilizzati per l’acquisto di un mammografo per l’ospedale di Latina e di una TAC per l’ospedale di Fondi. 
Come si vede dai dati del Monitoraggio dei Tempi di Attesa (TDA) della Regione Lazio, A Latina il 17 ottobre 2021 la situazione era quella dell'immagine riportata all'inizio di questo articolo.
L’Azienda ai propri sportelli del CUP non ha affisso cartelli con l’informazione che ai sensi del 13° comma dell’art. 3 del D.lgs 124/1998 «…qualora l’attesa della prestazione richiesta si prolunghi oltre il termine fissato dal direttore generale ai sensi dei commi 10 e 11, l’assistito può chiedere che la prestazione venga resa nell’ambito dell’attività libero professionale intramuraria, ponendo a carico dell’azienda unità sanitaria locale di appartenenza e dell’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione, in misura eguale, la differenza tra la somma versata a titolo di partecipazione al costo della prestazione e l’effettivo costo di quest’ultima, sulla scorta delle tariffe vigenti. Nel caso l’assistito sia esente dalla predetta partecipazione l’azienda unità sanitaria locale di appartenenza e l’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione corrispondono, in misura eguale, l’intero costo della prestazione…».
Non sono noti i dati delle prestazioni che i cittadini sono costretti ad acquistare di tasca propria a causa dei tempi delle liste di attesa, ma la percezione è che sia elevata.
Comunque la richiesta è superiore alla stima di fabbisogno prevista dal DCA U00073/2018.
Ulteriori somme sono state stanziate con l’art. 26 del D.L. 73 convertito con legge 103 del 2021 per il recupero delle prestazioni permangono criticità per quelle da erogare entro 30-60 giorni e per quelle programmabili, ma non risultano altri atti della ASL.
Sarebbe opportuno che l’azienda destinasse nuove apparecchiature alle case della Salute al fine di ridurre le liste di attesa e di decongestionare gli ospedali come fatto dalla ASL di Rieti che ha collocato presso la CdS di Magliano Sabina una RMN e una TAC.
Per quanto riguarda invece i ricoveri anche qui le liste di attesa in molti casi si sono allungate per due serie di motivi: da una parte la carenza di sale operatorie e dall’altra il sottodimensionamento di posti letto specialistici.

Il superamento delle criticità dei tempi di attesa costituisce elemento di valutazione dei direttori generali fermo restando il disposto dell’articolo 3-bis, comma 7-bis del d.lgs 502/1992


martedì 12 ottobre 2021

IL PADIGLIONE PORFIRI DEVE ESSERE UTILIZZATO SOLO PER LE CURE AI PAZIENTI ONCOLOGICI

Grazie alla donazione fatta dai coniugi Porfiri nel 1978 fu realizzato all’interno dell’area ospedaliera del “Goretti” il nuovo Padiglione intitolato al figlio Giorgio e che per loro desiderio espresso venne destinato a Polo Oncologico.
Negli anni passati l’ex Presidente dell’allora ente ospedaliero e poi della Lega Tumori Alfredo Cecconi è dovuto intervenire per far togliere il CUP dall’interno del Padiglione; i suoi sforzi sono stati coronati da successo anche grazie al COVID con il trasferimento sotto una tenda, dato che i lavori di ristrutturazione dell’edificio che avrebbe dovuto ospitare quel servizio (la palazzina che ospitava la Centrale Operativa del 118) dopo tanto tempo ancora non sono terminati.
Ma quale è stato il mio stupore, in occasione di una delle mie visite di controllo scoprire che all’interno del Porfiri di recente sono state portate altre attività che non hanno nulla a che fare con l’oncologia e che sottraggono spazi preziosi ai pazienti oncologici ed ematologici.
Mi riferisco al reparto di fisiatria, alla farmacia e all’ufficio del Medico competente.
Per converso il Registro Tumori, nato per volontà del prof. Calabresi e cresciuto all’interno del Porfiri grazie al mio compianto amico Ettore Conti, è stato ubicato nei pressi del Centro Latina Fiori in locali presi in affitto dall’azienda sanitaria.
Sarebbe ora che queste vere e proprie servitù fossero eliminate e che fosse rispettata la volontà dei donatori destinando tutto il Padiglione Porfiri solo alle attività del Polo oncologico.

domenica 10 ottobre 2021

LA RELAZIONE DEL SECONDO SEMESTRE 2020 DELLA DIREZIONE INVETIGATIVA ANTIMAFIA

La Relazione del Ministro dell'Interno sull'attività della Direzione Investigativa Antimafia al Parlamento relativa al 2° semestre 2020 dedica ampio spezio alla regione Lazio affermando quanto segue: "La regione Lazio presenta caratteristiche diverse sotto il profilo della densità abitativa e della distribuzione della ricchezza. Analogamente non è omogenea la presenza della criminalità organizzata  che è più evidente e pervasiva nelle aree maggiormente urbanizzate e comunque laddove più intensi sono gli scambi economici e commerciali. Non va peraltro sottovalutata la contiguità con la Campania che come emerso da innumerevoli attività di indagine ha indotto alcuni soggetti criminali a “delocalizzare” i propri interessi illeciti in alcune province laziali.
La realtà laziale offre quindi ampi spazi per la realizzazione dei più disparati e appetibili interessi di carattere economico che non sfuggono certo alle varie forme di criminalità. 
Significative, in proposito, le considerazioni  del Procuratore della Repubblica di Roma, Michele Prestipino, nonché del Procuratore Aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia, Ilaria Calò, che definiscono il Lazio e soprattutto Roma come “…uno snodo importante per tutti gli affari leciti e illeciti…” evidenziando come “…le organizzazioni criminali non hanno operato secondo le consuete metodologie, cioè attraverso comportamenti manifestamente violenti, non si sono sopraffatte per accaparrarsi maggiori spazi, ma hanno cercato di mantenere, tendenzialmente su base pattizia fondata anche sul reciproco riconoscimento una situazione di tranquillità in modo da poter agevolmente realizzare il loro principale obiettivo: la progressiva penetrazione nel tessuto economico ed imprenditoriale…”.
Sostanzialmente analoghe considerazioni riguardano la provincia di Latina: “…anche il territorio del basso Lazio è stato oggetto di una espansione via via sempre più profonda e ramificata non soltanto ad opera di clan camorristici, ma anche di cosche di ‘ndrangheta, la cui presenza si è con il tempo estesa e strutturata fino a determinare la competenza su quel territorio di un coacervo di gruppi, la cui attività, fortemente caratterizzata dal metodo mafioso, ne ha segnato profondamente il tessuto economico, sociale ed anche politico. Anche in tale territorio si è registrato il pluralismo strutturale che vede la contemporanea presenza di strutture derivanti dalle mafie tradizionali e di strutture autoctone di tipo mafioso…”.
"In estrema sintesi -prosegue la relazione- nelle province di Roma e Latina oltre alla presenza di sodalizi criminali autoctoni e ben strutturati emergono qualificate proiezioni di organizzazioni calabresi, campane e siciliane mentre nel frusinate risulta prevalente la componente di origine camorristica. Le indagini che hanno nel tempo riguardato il viterbese hanno fatto registrare la presenza sporadica di pregiudicati campani e calabresi. Più di recente, invece, si è manifestata l’operatività di un sodalizio tipo mafioso a composizione italo-albanese con qualificati collegamenti con esponenti della ‘ndrangheta lametina".

venerdì 8 ottobre 2021

LA RE-INTERNALIZZAZIONE DEL PERSONALE DEL SISTEMA DI EMERGENZA SANTARIA TERRITORIALE

Prima dell’aziendalizzazione delle unità sanitarie locali tutti i servizi e le attività sanitarie venivano gestiti direttamente con personale proprio.
Così avveniva per tutti i servizi ospedalieri come le pulizie, le cucine, le lavanderie, il guardaroba, gli impianti termici, la manutenzione, la guardiania, ecc., ma anche extra ospedalieri come il servizio di ambulanza.
Pertanto la voce di spesa più elevata era quella del personale dipendente.
Questa voce è stata sin da subito oggetto di attenzione da parte del Ministero dell’economia e delle finanza nonché della Corte dei conti.
Si è così arrivati con i commi 3 e 4 dell’art. 34 della legge 289/2002 al blocco delle dotazioni organiche e della stipula dei contratti a tempo indeterminato.
A causa delle ricorrenti difficoltà economiche e con la scusa di risparmiare, queste disposizioni sono state confermate a più riprese.
Ma viene fatto risalire al 1996 l’avvio dell’outsourcing[1] termine con il quale si intende il trasferimento, in base a un rapporto di tipo contrattuale, della produzione di servizi e attività strumentali, che in precedenza erano svolte al proprio interno da personale dipendente, ad imprese private[2] spesso con la scusa che erano portatrici di competenze non presenti altrimenti nelle aziende sanitarie.
Sono stati affidati a ditte private oltre ai servizi alberghieri (pulizie, ristorazione, lavaggio biancheria piana e divise), a quelli tecnologici (gestione centrale termica, manutenzione immobili e impianti) e a quelli informatici, anche ad attività sanitarie come l’assistenza domiciliare, il servizio di pronto intervento sul territorio, ecc. [3]
Di fatto i costi sono stati trasferiti dai capitoli relativi al personale (sui quali è stata imposta la riduzione della spesa) e all’acquisto di beni, a quelli relativi alle forniture di servizi che non avevano vincoli di spesa.
Non c’è stata una adeguata valutazione circa i costi e i risultati attesi, né è stata considerata la conseguente perdita dell’organizzazione, del know how e delle professionalità; i dirigenti hanno approvato queste scelte credendo di liberarsi di parte del lavoro, senza organizzare e svolgere adeguati controlli sul rispetto dei contratti e con particolare riguardo alla qualità del servizio, benché la responsabilità del loro funzionamento restasse sempre in capo a loro.
Nessuno si è mai posto il problema che alla scadenza di ogni contratto sarebbe stato necessario effettuare una analisi dei benefici ottenuti e delle eventuali criticità.
Nonostante le aspettative in molti casi il costo sostenuto dalle aziende per l’acquisto di beni e servizi in questi anni è aumentato[4]ed anche la qualità non sempre corrisponde agli standard previsti.
L’articolo 11 del D.L. 35/2019, convertito con legge 60/2019 ha introdotto nuove disposizioni in materia di spesa del personale delle aziende sanitarie personale consentendo un aumento del 5% rispetto a quella sostenuta al 31 dicembre 2018 e prevedendo (3° comma) che le regioni possano, previo accordo da definirsi con il Ministero della Salute ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze, incrementare ulteriormente i limiti di spesa di cui al comma 1, di un ammontare non superiore alla riduzione strutturale della spesa già sostenuta per servizi sanitari esternalizzati prima dell’entrata in vigore del presente decreto.
Sulla base delle norme citate il Consiglio regionale del Lazio il 31 luglio 2019 ha approvato un Ordine del giorno presentato dai consiglieri Marcelli, Lombardi, Cacciatore, Blasi, Pernarella, Corrado, De Vito, Porrello e Novelli, per impegnare il Presidente e la Giunta regionale per ridurre la quota di esternalizzazione di servizi e personale sanitario, approvandolo all’unanimità.
Nonostante detto ordine del giorno in data 30 dicembre 2019 l’ARES 118 ha provveduto ad adottare la deliberazione n. 365 con cui veniva indetta una procedura selettiva tra gli enti, associazioni e istituzioni di volontariato a carattere associativo per l’affidamento di durata triennale per l’attività di soccorso sanitario in emergenza per un importo di € 41.799.618,60.
Solamente a seguito delle vive proteste del personale la citata deliberazione è stata revocata con deliberazione n. 20 in data 14 gennaio 2020.
Finalmente di recente l’ARES 118, dopo aver avviato la procedura per l’acquisizione delle ambulanze per la re-internalizzazione del servizio ha iniziato il reclutamento del personale.
Si tratta peraltro di procedure complesse che richiedono molta attenzione per quanto riguarda la tutela del personale utilizzato presso le aziende appaltatrici e le associazioni di volontariato e il suo possibile riassorbimento in quanto per il reclutamento occorre rispettare la normativa generale dei concorsi per il personale di cui al DPR 487 del 1994.e al DPR 220 del 2001[1].
A questo fine, poiché l’attività svolta dal personale volontario non può essere valutata come servizio, sarebbe opportuno che da parte delle commissioni esaminatrici detta attività venga considerata nell’ambito dei titoli relativi curriculum formativo professionale.


[1]A.D’URSO, F.DEGRASSI, M.FARCHIN, ALETO, L.S. MACINATI, backsourcing in healthcare organizations. The experience of AOU Trieste and ASL Roma B, MECOSAN, 2009, vol. 18, fasc. 71 pagg. 141-149


[1]Ministero della sanità, Linee Guida n. 2/1996
[2]Vetritto G., L’esternalizzazione strategica nelle amministrazioni pubbliche, Rubbettino Edizioni, Soveria Mannelli (CZ) 2006
[3]C.LANGELLA, A.MARIANI, Processi di esternalizzazione e reinternalizzazione nelle RSA: evidenze empiriche in Lombardia - Outsourcing and backsourcing in nursing homes: empirical evidence from Lombardy, Azienda Pubblica, 1/2020
[4]AGENAS, Monitoraggio spesa sanitaria, Dati di costo rilevati dai conti economici 2018-2019

mercoledì 6 ottobre 2021

WORKERS BUYOUT: LA SOLUZIONE PER TUTTI I LAVORATORI DELLE AZIENDE IN CRISI CHE DECIDONO DI RILEVARLE E DI GESTIRLE. ARRIVANO 8 MILIONI DALLA REGIONE LAZIO

Da molti anni è una realtà in Germania; in Italia grazie al Ministro Marcora  con la legge 49 del 27/02/1985 è stato istituito istituito un Fondo destinato alla salvaguardia dell'occupazione attraverso la formazione di imprese cooperative tra dipendenti di aziende in crisi.
Ora è stato pubblicato il 6 ottobre sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio il bando che mette 8.000.000 di euro a disposizione dei lavoratori di aziende in difficoltà del Lazio che intendano rilevarne, in tutto o in parte, l’attività.
I fondi messi a disposizione sono quelli del Fondo rotativo regionale per il recupero delle aziende in crisi (“Fondo WBO”), pensato per sostenere le operazioni per il recupero di aziende in crisi da parte di cooperative costituite da dipendenti o ex dipendenti (il cosiddetto workers buyout).
La misura – che sarà gestita da CFI-Cooperazione Finanza Impresa, un investitore istituzionale partecipato e vigilato dal Ministero dello Sviluppo Economico selezionato con procedura aperta da Lazio Innova – consiste nella concessione di finanziamenti a tasso zero, pari al 100% dei costi ammissibili con importo minimo di 20.000 euro (restituibili in 10 anni e con un preammortamento massimo di due anni per i finanziamenti di durata pari o superiore a quattro anni), per sostenere l’acquisizione o l’affitto di aziende, rami d’azienda o complessi di beni e contratti da parte di società cooperative (costituite o costituende) di lavoratori dipendenti di aziende in crisi o oggetto di delocalizzazione.
Queste società cooperative dovranno essere costituite per almeno i 2/3 dai dipendenti delle aziende in questione e dovranno presentare un progetto industriale per il recupero dell’azienda.
L'Assessore regionale allo sviluppo economico, commercio, e artigianato, Uniesità, Ricerca Start-Up e innovazione Paolo Orneli secondo quanto si legge sul sito della regione Lazio ha dichiarato  “È un avviso che va nella direzione di quel nuovo modello di sviluppo al quale puntiamo: inclusivo e innovativo e che dia a tutti la possibilità di provare il proprio valore. Siamo convinti che la risposta da parte dei lavoratori sarà all’altezza delle nostre aspettative e che riusciremo a dare a molte aziende, e alle comunità che le animano, una seconda vita.”.
Il bando è a sportello, è consultabile al sito:
https://www.lazioeuropa.it/bandi/fondo_rotativo_regionale_per_il_recupero_delle_aziende_in_crisi_wbo-808/ e le domande potranno essere presentate a partire dalle 9:00 di mercoledì 20 ottobre 2021 (chiusura prevista del bando il 1° luglio 2029) inviando a CFI la domanda e la relativa documentazione, all’indirizzo Pec cfi@pec.it.

lunedì 27 settembre 2021

I TEMPI DI ATTESA PER VISITE E ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI NEL LAZIO E A LATINA E COME FAR RISPETTARE LA LEGGE.

Purtroppo nonostante le Linee guida nazionali sulle quali è stata raggiunta l’intesa con le regioni il 21 febbraio 2019 recepite dalla Regione Lazio, i tempi di attesa dell’Azienda sanitaria locale di Latina di molti accertamenti diagnostici superano quelli fissati nel nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa recepito dalla ASL con deliberazione n.1016/2020: U = Urgente da eseguire entro 72 ore; B = Breve da eseguire entro 10 giorni; D = Differibile da eseguire entro 30gg per le visite ed entro 60gg. per gli accertamenti diagnostici; P = Programmata da eseguire entro 120 giorni.
La Regione Lazio con deliberazione n. 911/2020 ha assegnato alla ASL Latina € 2.857.580,45 per il recupero delle prestazioni e la delibera della ASL n. 437/2021, come si vede dai dati del Monitoraggio dei Tempi di Attesa (TDA) relativi alle prestazioni ambulatoriali di primo accesso presenti sul sito della Regione Lazio.
Ulteriori somme sono state stanziate con l’art. 26 del D.L. 73 convertito con legge 103 del 2021 per il recupero delle prestazioni permangono criticità per quelle da erogare entro 30-60 giorni e per quelle programmabili, ma non risultano altri atti della ASL.
Ciononostante permangono, specialmente per taluni accertamenti diagnostici gravi ritardi, tanto che solo il 55,5% delle richieste vengono prenotate entro i termini previsti dal citato PNGLA come si può vedere dai dati delle aziende sanitarie locali del Lazio tratti dal sito apposito della regione ed elaborati dello scrivente: Regione Lazio TDA.
Al riguardo, si pubblica anche la situazione odierna dei tempi di attesa:


L’Azienda ai propri sportelli del CUP non ha affisso cartelli con l’informazione che ai sensi del 13° comma dell’art. 3 del D.lgs 124/1998 qualora l’attesa della prestazione richiesta si prolunghi oltre il termine fissato l’assistito può chiedere che la prestazione venga resa nell’ambito dell’attività libero professionale intramuraria, ponendo a carico dell’azienda unità sanitaria locale di appartenenza il costo della stessa fatto salvo il versamento del ticket se dovuto.
Non sono noti i dati delle prestazioni che i cittadini sono costretti ad acquistare di tasca propria a causa dei tempi delle liste di attesa, ma la percezione è che sia elevata. 



sabato 25 settembre 2021

IL RENDICONTO 2020 DEL COMUNE DI SABAUDIA


La Giunta comunale di Sabaudia con deliberazione n. 84 del 23 aprile 2021 ha approvato la relazione sulla gestione e lo schema di rendiconto dell'esercizio 2020 che vede € 51.359.507,09 di entrate a vario titolo ed € 52.613.393,66 per la spesa complessiva delle missioni.
Anche se nel 2010 c'erano le funzioni e ora sono state introdotte le missioni che hanno nomi diversi, ho provato a fare un confronto della spesa unificando, ma solo a questo scopo la spesa per la missione assetto del territorio ed edilizia a quella dell'ambiente; ecco il risultato
 


Ma le differenze maggiori si evidenziano facendo il calcolo della spesa pro capite per ciascuna missione  che viene fatta dividendo la spesa di ciascuna missione per la popolazione media dell'anno 2020 (dati ISTAT popolazione al 1° gennaio + popolazione al 31 dicembre diviso due).


Nel 2015 la spesa pro capite della Missione 1 era stata di € 431,94; per la polizia locale € 35,17; per la pubblica istruzione erano stati spesi per ogni cittadino € 81,29; per la cultura € 31,23; per i servizi sociali € 118,77 e per l'ambiente e la RSU € 351,56.