martedì 22 novembre 2022

MOLTI PAZIENTI DELLA PROVINCIA DI LATINA SONO STATI COSTRETTI A RECARSI PRESSO ALTRE AZIENDE, ENTI O PRIVATI DELLA REGIONE O DI ALTRE REGIONI

Uno degli strumenti per verificare .l'efficienza di un'azienda sanitaria è quello di andare a vedere la "mobilità passiva" cioè i servizi e le prestazioni per ottenere le quali i pazienti sono stati costretti a recarsi presso altre aziende, enti o privati della stessa o di altre regioni. Si tratta in particolare di prestazioni di pronto soccorso, di ricoveri, di visite specialistiche, di accertamenti diagnostici, di terapie riabilitative, di assistenza psichiatrica residenziale o semiresidenziale, di farmaci file "F", di prestazioni termali, di trasporti, ecc.
Pe l'anno 2021 in base al rendiconto 2021 approvato dall0azienda USL Latina la spesa complessiva tra mobilità passiva regionale ed extraregionale è arrivata ad € 297.439.431. Una somma non indifferente che dimostra ampiamente come la popolazione assistita dall'azienda USL Latina sia costretta a ricorrere altrove non trovando assistenza adeguata da parte delle strutture della propria ASL e sia costretta a recarsi persone in altre regioni per ottenere una risposta al loro bisogno di assistenza.
In particolare l'assistenza ospedaliera presso altre aziende della regione è costata € 86.323.624,00, mentre quella presso ospedali di altre regioni è costata  € 34.210.
Lo stesso vale per l'assistenza specialistica ambulatoriale che  è costata €  20.368.259  presso altre aziende della regione Lazio.
Le prestazioni di pronto soccorso effettuate presso altre aziende della regione sono costate € 1.245.750, mentre quelle in altre regioni €  12.033.331.
L'assistenza riabilitativa presso altre aziende della regione è costata € 1.644.893, quella extra regione da soggetti privati  €  2.101.564, mentre quella da privati della regione Lazio 11.404.534.
Altre prestazioni sanitarie da privati sono costate € 39.984.059.
Anche per le prestazioni psichiatriche residenziali e semi residenziali da privato ci si reca presso altre aziende del Lazio e la spesa è stata di € 123.042.905 
Non è bello che le persone siano costrette a spostarsi per ottenere l'assistenza sanitaria.
 

martedì 15 novembre 2022

IL RAPPORTO TRA PRONTO SOCCORSO , ABITANTI E TERRITORIO


Il rapporto area innovazione dell'Istituto per la Competitività di novembre 2022 quest'anno è stato dedicato alla Salute e competitività: strategie ed investimenti per vincere le sfide del recovery e della crescita.
Tra gli argomenti trattati c'è quello delle distribuzione dei Pronto Soccorso.
Cone si può facilmente vedere, grazie alla politica della regione di questi ultimi venti anni con la chiusura di molti ospedali e quindi dei relativi Pronto Soccorso e la trasformazione (ex d.m. 70 del 2015) dei Punti di Primo Intervento in punti di assistenza primaria, ci sono rimasti pochissimi P.S.
Il problema è sentito in particolare nelle province dove a causa delle distanze le persone devono percorrere spesso molti chilometri prima di arrivare ad un Pronto Soccorso.
Inoltre il rapporto tra P.S e gli abitanti è assurdo: basti pesare che nella provincia di Latina dove ne sono rimasti solo quattro (Latina, Terracina, Fondi e Formia) è del 7,069 mentre per quanto riguarda il rapporto tra i quattro P.S. e il territorio (2256 kmq) è solo dell'1,77.

domenica 13 novembre 2022

LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE DEI CONTI IN OCCASSIONE DELLA PARIFICAZIONE DEL RENDICONTO 2021 INTERVIENE DURAMENTE SULLE RESPONSABILITA0' NELLA GESTIONE DEL DEMANIO MARITTIMO


Il procuratore generale della Corte dei conti in occasione della parificazione del Rendiconto 2021 della regione Lazio nell'udienza del 10 novembre scorso ha affrontato, tra l'altro, anche il tema delle concessioni demaniali marittime con finalità turistico ricreative 
"L'argomento, ampiamente dibattuto e oggetto di continui sviluppi, anche recenti, sotto il profilo normativo e giurisprudenziale, sollecita in questa sede l’interesse della Procura contabile in relazione a due profili: il primo attiene alla ormai inveterata prassi, invero diffusa su tutto il territorio nazionale, di disporre la proroga delle concessioni in essere e l’affidamento di nuove concessioni senza gara, in contrasto con il principio euro-unitario di concorrenza. Il secondo, invece, riguarda la mancata predisposizione di misure idonee ad assicurare l’integrale riscossione dei canoni concessori, ovvero ad attivare adeguati strumenti di monitoraggio sulle entrate e l’eventuale recupero degli importi non versati.
Le problematiche emerse si collocano all’interno di un quadro di frammentarietà, sia della normativa di riferimento sia delle competenze amministrative, dovuta, tra l’altro, alla scelta di affidare agli enti territoriali la
gestione delle concessioni, in virtù del principio del decentramento amministrativo, pur permanendo la titolarità dei relativi proventi in capo allo Stato.
Quanto al tema della proroga delle concessioni in essere, dai numerosi esposti pervenuti alla Procura regionale rispetto ai beni demaniali marittimi del litorale laziale è emerso che, nonostante le ripetute raccomandazioni della Commissione europea e la successiva apertura di procedure di infrazione, i provvedimenti concessori continuano a essere prorogati senza l’espletamento del necessario confronto concorrenziale per la scelta del concessionario; in un caso, addirittura, nonostante la gara fosse stata regolarmente bandita ed espletata, culminando con la formazione di una graduatoria, la procedura è stata annullata in autotutela dal Comune, il quale ha dunque disposto l’ennesima proroga ai gestori correnti. In seguito ai suddetti esposti sono state avviate, presso la Procura, numerose istruttorie, ancora in corso, in relazione all’ipotesi di danno derivante dall’affidamento senza gara delle concessioni.
Altra ipotesi di illegittimità segnalata attiene al rilascio di nuovi provvedimenti abilitativi a soggetti individuati in assenza di procedure di scelta del concessionario. Dal raffronto tra i dati riportati sull’Albo delle Concessioni demaniali marittime presso la Regione Lazio, nella versione aggiornata, da ultimo, con Determinazione direttoriale n. G05332 del 4 maggio 2022, contenente la scheda riepilogativa delle concessioni certificate dai Comuni alla data del 31 dicembre 2021, e i dati riportati nel “Piano regionale di Utilizzazione delle Aree del demanio marittimo per finalità turistiche e ricreative - legge regionale 6 agosto 2007 n. 13 - articolo 46 dicembre 2019”, approvato con deliberazione del consiglio regionale del 26 maggio 2021, n. 9, relativi al 2017, risulta un aumento del numero complessivo delle concessioni di 32 unità (comprendenti stabilimenti balneari, spiagge libere con servizi, noleggio imbarcazioni e attrezzature balneari, attività ricreative e sportive) a fronte della mancata indizione di procedure competitive per la scelta del contraente. 
La stratificata normativa nazionale e regionale di riferimento e, in particolare, l’art. 47 L.R. 6 agosto 2007, n. 13, nella versione modificata dalla L.R. 26 giugno 2015, n. 8, confermano l’attribuzione ai Comuni, da parte della Regione Lazio, del potere di rilascio delle concessioni nonché di dichiarazione della decadenza e della revoca delle stesse; trattasi di funzioni e compiti amministrativi delegati, come precisato dall’art. 5, comma 2, della stessa L.R. n. 13/2007, nella versione antecedente alla modifica introdotta dalla L.R. 24 maggio 2022, n. 8. In seguito a quest’ultimo provvedimento normativo, ispirato alla necessaria riallocazione delle competenze tra i vari livelli territoriali di Governo, il riformulato art. 7 della L.R. n. 13/2007 ha espressamente chiarito che la Regione, in caso di inerzia o inadempimento nell’esercizio delle funzioni conferite ai Comuni e a Roma Capitale, esercita i poteri sostitutivi ai sensi dell’art. 49 dello Statuto.
Gli enti municipali, ai sensi dello stesso art. 47, comma 2, sono altresì tenuti, da un lato, a curare l’aggiornamento dei dati relativi alle concessioni e a comunicarlo alla Regione tramite la Piattaforma informatica “SID – Il Portale del Mare”, aggiornamento che, come risulta dalla relazione sulla gestione delle entrate derivanti dai beni demaniali marittimi, approvata dalla Sezione Centrale di Controllo sulla Gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti con Deliberazione 21 dicembre 2021, n. 20/2021/G, non si è finora rivelato regolare ed esaustivo; dall’altro, a trasmettere annualmente alla Regione stessa una relazione, relativa all’anno precedente, riferita all’esercizio delle relative funzioni.
La Regione è a sua volta tenuta, ai sensi dell’art. 46 della sopra richiamata L.R. n. 13/2007, ad adottare un piano di utilizzazione del demanio marittimo che individui le aree destinate all’utilizzazione turistico-ricreativa e  stabilisca i criteri per l’utilizzo di tali aree, nel rispetto delle norme urbanistiche, di tutela ambientale e della materia del demanio in particolare, dettando anche precise linee di indirizzo sulle modalità di predisposizione del Piano di Utilizzazione degli Arenili comunale. Il Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA) regionale è antecedente necessario ai fini dell’emanazione del PUA comunale, a sua volta presupposto indispensabile per l’avvio della procedura a evidenza pubblica per la scelta del concessionario.
Alla luce del quadro normativo appena delineato si osserva che, sebbene la funzione amministrativa di rilascio delle concessioni sia affidata ai Comuni, in attuazione del principio costituzionale del decentramento  amministrativo, il ruolo della Regione continua a collocarsi in una fase preliminare e necessaria del relativo procedimento, nonché in una fase successiva di controllo e vigilanza.
La Regione dispone, in altre parole, di un potere regolatorio finalizzato, attraverso l’elaborazione di criteri unitari per l’utilizzo delle aree demaniali, al coordinamento dei singoli PUA comunali. È dunque compito dell’Ente sovraordinato effettuare una precisa ricognizione accertativa in ordine allo stato dei beni demaniali oggetto di concessione e all’utilizzo che di tali beni sia stato fatto dai gestori precedenti (eventuale realizzazione di opere abusive da abbattere, ovvero instaurazione di non consentiti rapporti di sub-concessione), nonché vigilare in ordine alla conformità dei PUA comunali al PUA regionale e alla corretta attuazione, da parte dei primi, delle linee di indirizzo dettate a livello regionale, nazionale e internazionale, segnalando ed eventualmente sollecitando la correzione di eventuali difformità. La funzione della relazione annuale sull’esercizio delle competenze comunali non può che rappresentare un ulteriore strumento conoscitivo della Regione per l’esercizio dei poteri di vigilanza e controllo, al fine di assicurare l’attuazione dei principi euro-unitari in tutto il territorio nazionale.
Alla complessità delle funzioni svolte dalla Regione nell’ambito della  materia delle concessioni demaniali non corrisponde, tuttavia, un apparato organizzativo adeguato e una puntuale enunciazione dei compiti effettivamente intestati all’Ente territoriale. La declaratoria delle competenze della Direzione regionale per lo Sviluppo economico, le attività produttive e la ricerca si limita, infatti, a precisare che la struttura “cura gli adempimenti amministrativi di competenza regionale in materia di concessioni demaniali marittime con finalità turistico ricreative”. 
Con riferimento alla questione della quantificazione e del recupero dei canoni, le segnalazioni pervenute alla Procura regionale hanno in generale evidenziato l’inerzia dei Comuni non solo rispetto all’obbligo di determinare correttamente il quantum degli oneri concessori, ma anche con riferimento al compito di attivarsi al fine di ottenere l’integrale incameramento degli stessi. 
È, infatti, onere degli enti municipali determinare la misura del canone e verificare che il concessionario abbia adempiuto ai propri obblighi, pronunciando, se del caso, la decadenza dal rapporto per mancato pagamento delle rate e segnalando l’inadempienza all’Agenzia del Demanio, che, a fronte di espressa richiesta dei primi, procede alla riscossione coattiva mediante ruolo della somma, maggiorata degli interessi, non versata spontaneamente dal gestore; tale somma sarà poi riversata nell’apposito capitolo del bilancio dello Stato dalla stessa Agenzia del Demanio. All’Agenzia del Demanio, così come alle Capitanerie di Porto, spetta altresì il potere di accertare il corretto utilizzo dei beni dello Stato, nonché di vigilare sulla riscossione dei canoni degli indennizzi, comunicando l’esito dell’ispezione (effettuata ai sensi del D.P.R. 367/1998) all’ente gestore in caso di avvenuto riscontro di una irregolarità. 
Sulla complessa ripartizione e attuazione delle illustrate competenze incidono, infine, i periodici interventi del legislatore volti a contenere il contenzioso, che hanno introdotto una sorta di “condono” sui procedimenti pendenti, finanche definiti, inerenti al pagamento dei canoni, anche in seguito a riscossione coattiva, come disposto, da ultimo, dall’art. 100, comma 5, d.l. 14 agosto 2020, n. 104.
In conclusione, la gestione decentrata delle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative e la relativa parcellizzazione delle funzioni tra diversi attori istituzionali non ha raggiunto i parametri di efficienza sufficienti a fondare la scelta di una allocazione delle funzioni amministrative al livello di governo più vicino ai cittadini e ha inciso negativamente sia sulla razionale gestione del territorio, sia sulle entrate statali. È dunque auspicabile una rimeditazione della suddetta scelta e, nelle more, l’assunzione di specifiche e tempestive iniziative, da parte della Regione, sia sotto il profilo organizzativo, sia sotto il profilo della valutazione in ordine all’esercizio dei poteri sostitutivi ad essa spettanti".

giovedì 10 novembre 2022

LA CLASSIFICA DI ITALIA OGGI SULLA QUALITA' DELLA VITA METTE NUDO LA CARENZA DI POSTI LETTO ONCOLOGICI NELLA PROVINCIA DI LATINA CHE HA UN ELEVATO NUMERO DI MORTI PER TUMORE


Nel 2000 i posti letto per acuti nella provincia di Latina erano 2643 con un rapporto di 5,37 p.l. ogni 1000 abitanti 
Com'è noto, in base alle norme in vigore funzione della programmazione sanitaria è di competenza della  Regione Lazio che non ha più fatto un  Piano sanitario regionale da circa dieci anni, però con un decreto del Commissario ad acta regionale n. 257 del 2017 è stata fatta la programmazione dei posti letto a livello provinciale attribuendo complessivamente alla provincia di Latina solamente 882 posti letto pubblici più 531  privati accreditati fanno 1413 con un rapporto del 2,67X1000  ben al disotto del 3x1000 previsto dagli attuali standard ministeriali. 
Con determinazione 18 giugno 2021, n. G07512, attuativa del DCA U00257/2017 è stato adottato il documento tecnico recante “Programmazione della rete ospedaliera 2021-2023 in conformità agli standard previsti nel DM 70/2015”.
Sia la citata determinazione G07512, come il precedente DCA 257/2017 sono stati adottati senza tener presenti i dati demografici della popolazione residente (che comunque in questi anni è mutata) né quelli epidemiologici resi disponibili dal Dipartimento di Epidemiologia del SSR.
Per quanto riguarda in particolare l'oncologia, pur in presenza di un elevato numero di morti per ogni 100 abitanti (come si vede dal grafico) sono stati previsti per il nuovo ospedale di Latina solo 8 posti letto mentre nulla è stato previsto per gli altri presìdi ospedalieri.
Appare evidente come soli 8 posti letto per una provincia così vasta e con una incidenza elevata di tumori sia assolutamente insufficiente.  
La classifica sulla qualità della vita in Italia pubblicata il 7 novembre dal quotidiano Italia Oggi e svolta dall'Università La Sapienza di Roma in collaborazione con Cattolica Assicurazioni consente di mettere n rapporto i morti per tumore con i posti letto oncologici esistenti per ciascuna provincia.
Il grafico elaborato mostra la sproporzione dei posti letto e l'inadeguatezza delle scelte della regione.
Ma nella realtà i posti letto oggi sono solo 12 che rappresentano solo il 2,13. 

mercoledì 9 novembre 2022

IL RAPPORTO SULLA QUALITA' DELLA VITA DI ITALIA OGGI METTE A NUDO LA SALUTE DELLA PROVINCA DI LATINA





Come avviene da 24 anni Italia Oggi ha pubblicato la classifica annuale della qualità della vita fatta in collaborazione con la cattolica assicurazioni ed elaborata dall'Università La sapienza di Roma.
Come si tratta di un lavoro molto interessante ed utile.
Purtroppo la parte che riguarda la salute riserva sempre sorprese non esaltanti per la provincia di Latina.
Se complessivamente la provincia di Latina si è collocata al 76 posto, le cose per la sanità non vanno altrettanto bene come si vede dal grafico in alto.
Grave è il sottodimensionamento dei posti letto che pone Latina al 102mo posto, mentre per le apparecchiature diagnostiche siamo al 49mo 
I posti letto per ostetricia e ginecologia (per 1000 abitanti) sono anch'essi pochi dato che la nostra provincia è stata collocata al 94mo posto.
Buona la classifica per quanto riguarda i posti letto di cardiologia (per 1000 abitanti) che pone la provincia al 38mo posto.
Per la terapia intensiva neonatale(per 100.000 abitanti) siamo anche qui carenti ottenendo solo il 97ml posto.
Per l'oncologia (sempre per 1000 abitanti) siamo al 94mo posto.
Per la dotazione di acceleratori lineari (per 100.000 abitanti) siamo all'82mo posto.
Per le gamma camere (per 100.000 abitanti)  siamo al 65mo posto.
Per la risonanza magnetica (per 100.000 abitanti) siamo  al 27mo posto.
Per le TAC infine (sempre per 100.000 abitanti) siamo al 26mo posto.
Per quanto riguarda le apparecchiature diagnostiche (ivi comprese TAC, RMN, ecc.) sarebbe opportuno conoscere anche la dotazione di personale e gli orari di attività per avere un quadro completo; comunque è nota la difficoltà di accesso ad alcuni accertamenti con liste di attesa di una anno.
Questa situazione si protrae oramai da alcuni anni senza che i rappresentanti della provincia in regione  abbiano fatto nulla.   
Ma le elezioni sono vicine e i pazienti se ne ricorderanno.
  

venerdì 4 novembre 2022

INVIATA AL COMUNE DI SABAUDIA LA PROPOSTA PER L'ISTITUZIONE DI UNA CONSULTA SOCIALE E SANITARIA


Com’è noto il fondamento giuridico delle pratiche partecipative è rinvenibile nel principio di sussidiarietà sancito nella Costituzione (art. 1 comma 2, art. 3 e art.118 comma 4).
La partecipazione dei cittadini in campo sanitario è stata teorizzata sin dal 1978 dalla Conferenza internazionale sull’assistenza medica primaria di Alma Atà dell’OMS che da allora ha promosso il coinvolgimento dei pazienti nella progettazione, nell’organizzazione e nel controllo dell’assistenza sanitaria.
La legge di riforma sanitaria stabilisce che: «L’attuazione del Servizio Sanitario Nazionale compete allo Stato, alle regioni e agli enti locali territoriali, garantendo la partecipazione dei cittadini».
L’art. 13 della stessa legge nell’attribuire le competenze ai Comuni li impegna ad assicurare la partecipazione dei cittadini a tutte le fasi della programmazione dell’attività sanitaria e quella degli utenti direttamente interessati all’attuazione dei servizi.
La Carta di Lubiana approvata dalla Conferenza Europea dell’OMS il 20 giugno 1996 al punto 5.3 stabilisce che «le riforme della sanità devono fare riferimento ai bisogni dei cittadini tenendo in considerazione, attraverso il processo democratico, le loro attese per quanto riguarda la salute e l’assistenza sanitaria. Si dovrebbe assicurare che i pareri e le scelte dei cittadini possano influenzare in maniera decisiva i criteri di pianificazione dei servizi sanitari e il loro funzionamento. I cittadini devono altresì assumere la corresponsabilità per la propria salute».
La partecipazione alle scelte sulle problematiche relative alla salute è un diritto oltre che un dovere del cittadino e le ricerche pubblicate in letteratura indicano che la presenza di non professionisti nelle sedi in cui si discute di salute e sanità non solo arricchisce quanto prodotto, ma soprattutto porta una visione nuova e diversa dei problemi, spesso trascurata da operatori sanitari e decisori politici.
Benché Sabaudia sia all’interno di un Parco Nazionale l’inquinamento delle acque superficiali sia rilevante (lago di Paola e fiume Sisto) e con esso in alcune aree anche quello della falda acquifera, a causa di derivati dei pesticidi e dei fertilizzanti utilizzati in agricoltura, ma anche a causa di scarichi civili urbani, tanto che ARPA Lazio ha giudicato “pessimo” lo stato delle nostre acque[1].i.
Anche i terreni sono inquinati a causa dei prodotti chimici utilizzati in agricoltura e negli allevamenti oltre che per le discariche e l’abbandono irregolare di rifiuti.
Il nesso causale tra inquinamento e malattie è oramai ampiamente noto.
Il numero dei morti per tumori maligni a Sabaudia nel 2019 è stato pari al 29,4% del totale[2]
Il Regolamento sull’igiene del suolo e dell’abitato del nostro Comune (obbligatorio in base al r.d. 1265 del 1934) risale al Podestà e non è stato mai aggiornato.
In questi ultimi venti anni l’unico presidio sanitario pubblico dell’azienda USL Latina (l’ex ospedale in via Conte Verde) è andato perdendo personale e servizi costringendo i cittadini a lunghi tempi di attesa e a spostarsi talora anche fino a Roma per ottenere visite e accertamenti diagnostici, oppure a pagare di tasca propria presso strutture private.
A nulla sono servite le segnalazioni alla regione e al Ministero della salute per frenare questo processo che lede i Livelli Essenziali di Assistenza cui tutti i cittadini hanno diritto in base alla Costituzione.
L’Azienda USL Latina, nonostante le sollecitazioni del Difensore civico regionale, da anni omette di convocare la Conferenza dei servizi prevista dall’art. 14, comma 4 del d.lgs 502 del 1992 quale strumento per verificare l’andamento dei servizi anche in relazione all’attuazione degli indicatori di qualità e per individuare ulteriori interventi tesi al miglioramento delle prestazioni.
Sabaudia è stata individuata, anche a seguito delle sollecitazioni di questo Comitato come sede di una Casa della salute che avrebbe dovuto essere aperta entro il 31 dicembre 2020, ma questa data è trascorsa senza che l’azienda USL né il Comune abbiano fatto nulla.
Di recente in base al PNRR Sabaudia è stata individuata come sede di una Casa della salute della Comunità e il d.m. 77 del 2022 prevede come obbligatoria la partecipazione della comunità e la valorizzazione della co-produzione.
Anche la deliberazione della Giunta regionale del Lazio n. 643 del 2022, recante l’approvazione del documento “Linee Guida generali di programmazione degli interventi di riordino territoriale della Regione Lazio in applicazione delle attività previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dal Decreto ministeriale 23 maggio 2022, n.77”, prevede la partecipazione della comunità locale, delle associazioni di cittadini, dei pazienti e dei caregiver per sviluppare iniziative di welfare di comunità e di community building.
Ma fino ad ora dall’azienda USL Latina non è pervenuta alcuna apertura verso la nostra comunità per ascoltarne bisogni e aspettative.
Sarebbe pertanto quanto mai opportuno istituire a livello comunale una “Consulta sociale e sanitaria della comunità” che possa essere uno strumento per contribuire alla costruzione di una sanità migliore per la nostra città sia per quanto riguarda le competenze del Comune, che per quelle della ASL, oltre che per la crescita sociale della nostra comunità.
Pertanto in data odierna, in qualità di promotore del  Comitato per la difesa del PPI di Sabaudia ho inviato una proposta al Sindaco di Sabaudia Albero Mosca, allegando anche uno schema di regolamento.
[1] Fonte: Piano di tutela delle acque regionali del Lazio
[2] Fonte: Regione Lazio, Dipartimento di epidemiologia SSR

giovedì 3 novembre 2022

FONDI DALLA REGIONE PER I DISTRETTI SOCIO SANITARI DELLA PROVINCIA DI LATINA

Con determinazione n. G14627 del 26 ottobre scorso il direttore della inclusione sociale della regione ha provveduto al Riparto ed assegnazione ai distretti socio sanitari delle risorse di cui all'articolo 4, comma 12 della l.r. 13/2018 per interventi socio assistenziali in favore di soggetti affetti da sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Perfezionamento della prenotazione di impegno di spesa n. 42292/2022 per complessivi euro 2.000.000,00 sul cap. U0000H41903 esercizio finanziario 2022.

Per la provincia di Latina sono stati disposti i seguenti finanziamenti:

DISTRETTO SOCIO SANITARIO LT1  APRILIA   =  € 46.313,0

DISTRETTO SOCIO SANITATIO LT2   LATINA    =  € 67.655,75

DISTRETTO SOCIO SANITARIO LT3   PRIVERNO  =  € 14.457,41

DISTRETTO SOCIO SANITARIO LT4   FONDI  =  € 14.457,41

DISTRETTO SOCIO SANITATIO LT5   GAETA   = € 29.478,31