venerdì 10 novembre 2017

LE DISUGUAGLIANZE DEL SERVIZIO SANITARIO TRA LE REGIONI MA ANCHE ALL'INTERNO DI UNA STESSA REGIONE

Nel suo nuovo "Health at a glance 2017" l'OCSE punta il riflettore sulle disuguaglianze regionali che destano ancora grande preoccupazione.  
L'OCSE riconosce i problemi di bilancio dovuti a tagli e vincoli che hanno caratterizzato questi ultimi anni di crisi economica. 
Pur in un contesto internazionale di questo tipo l'Italia ha realizzato una riforma per ampliare i benefici dell'offerta sanitaria.
Resta comunque la "preoccupazione rispetto alla capacità delle singole regioni di assicurare la fornitura dei servizi ampliati" e nel contempo si evidenzia un "ampliamento delle disparità".
"Malgrado la copertura universale - evidenzia l'Ocse - le regioni meridionali sono storicamente meno in grado di fornire l'assistenza adeguata come definita a livello nazionale".
Il totale della spesa sanitaria è al di sotto della media Ocse: in Italia si spendono 3.400 dollari all'anno a persona (dato riferito al 2016) rispetto ai 4.000 della media Ocse. Quindi si suggerisce di "mantenere una forte attenzione all'efficienza dei nostri servizi sanitari in un contesto in cui le risorse sono scarse".Tra l’altro il tasso di penetrazione dei farmaci generici nel nostro Paese è del 19%, rispetto al 52% della media Ocse. Per quanto riguarda invece i vaccini riscontrata la tendenza alla riduzione della copertura vaccinale nei bambini e in particolare per il morbillo.
Tra i fattori di rischio per la salute abbiamo percentuali inferiori alle media Ocse per quanto riguarda il consumo di alcool (7,6 litri all'anno con i 9 della media dei paesi Ocse) e la popolazione obesa (il 9,8% in Italia contro il 19,4% della media Ocse). Situazione critica per quanto riguarda il tabagismo: in Italia fuma il 20% della popolazione (contro il 18,4% delle media Ocse). Allarme invece per quanto riguarda l'esposizione media annuale alle polveri sottili che nel nostro Paese è di 19,9 mg/m3 (il livello medio dei paesi Ocse è 15,1).
A ciò si deve aggiungere secondo me anche una disuguaglianza interna delle regioni,  nel senso che ad esempio tra i servizi offerti nella Capitale e quelli offferti nel Comune di Atina (FR) o Spigno Saturnia (LT) ci sono profonde differenze. 
Ancora, la popolazione anziana ha difficoltà per accedere ai servizi e alle prestazioni in quanto la loro dislocazione non è decentrata sul territorio rendendo appunto disagevole se non impossibile l'accesso per le persone anziane.
L'elaborazione del coefficiente di Gini offre dati molto negativi, ma nonostante ciò non vengono presi provvedimenti per contrastare questo fenomeno.

giovedì 9 novembre 2017

NUOVE ZONE SPECIALI DI CONSERVAZIONE NEL LAZIO.

Co decreto del MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE in data 11 ottobre 2017 si è provveduto alla Designazione di 11 zone speciali di conservazione (ZSC) della regione biogeografica mediterranea insistenti nel territorio della Regione Lazio. 
Gli obiettivi e le misure di conservazione generali e sito-specifiche, conformi alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali di cui all'allegato A e delle specie di cui all'allegato B del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 presenti nei siti, nonché le misure necessarie per evitare il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie e la perturbazione delle specie per cui le zone sono designate, nella misura in cui tale perturbazione potrebbe avere conseguenze significative per quanto riguarda gli obiettivi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, relative alle ZSC di cui al precedente articolo, sono quelli approvati con la deliberazione della giunta regionale del Lazio n. 256 del 23 maggio 2017, già operativi. 
Gli obiettivi e le misure di conservazione di cui al comma 1 e le eventuali successive modifiche ed integrazioni, per le ZSC, o loro porzioni, ricadenti all'interno di aree naturali protette di rilievo regionale, integrano le misure di salvaguardia e le previsioni normative definite dagli strumenti di regolamentazione e pianificazione esistenti e, se piu' restrittive, prevalgono sugli stessi. Per le ZSC e per le loro porzioni ricadenti all'interno di aree naturali protette di rilievo nazionale, gli obiettivi e le misure di conservazione di cui al comma 1, integrano le misure di salvaguardia e gli strumenti di regolamentazione e pianificazione esistenti, nelle more del loro aggiornamento.

mercoledì 8 novembre 2017

MOLTO CRITICA LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SULLA DIGITALIZZAZIONE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

La commissione parlamentare d'inchiesta sulla digitalizzazione nella pubblica amministrazione italiana: analisi degli errori e valutazione delle priorità, dall’efficacia degli strumenti all’importanza del capitale umano, ha pubblicato la propria relazione.
Dalle considerazioni conclusive si apprende che nonostante un anno di lavori intensi, con più di 60 audizioni e circa un terabyte di documentazione raccolta, la Commissione ritiene di non aver concluso il compito, data la vastità degli ambiti di digitalizzazione della PA. Si possono comunque trarre delle indicazioni utili a rendere più efficiente ed efficace il processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.
Per prima cosa la commissione ha ritenuto opportuno sottolineare come risulti urgente e non più procrastinabile un adeguamento delle competenze del personale (non solo) dirigenziale della PA, sia attraverso un massiccio investimento in formazione, sia attraverso una ineludibile immissione di nuovo personale, soprattutto nei livelli apicali. Il tentativo di istituire la figura di Chief Digital Officer “a costo zero” è chiaramente fallito. È di tutta evidenza che le figure necessarie non sono presenti all’interno della PA, nonostante, come detto, la normativa prevedesse figure analoghe sin dal 1993 e quindi non vi è alcuna giustificazione per una mancata politica di assunzione in quasi 25 anni. Il costo, però, di un protrarsi della mancanza di giuste competenze nei livelli apicali, con la conseguente esternalizzazione del know-how e l’impossibilità di una reale interlocuzione tra pari con i fornitori, è un costo di gran lunga superiore a quello necessario ad una deroga del blocco delle assunzioni per figure con adeguate competenze tecnologiche, manageriali e di informatica giuridica. È inutile ricordare che i costi della mancata transizione alla modalità operativa digitale sono stimabili in miliardi di euro e non è pensabile continuare a sostenerli a causa di una visione miope che pretende di operare una tale trasformazione senza avere la risorsa più importante in questo processo: il capitale umano.
Una seconda indicazione della commissione riguarda il rafforzamento dell’Agenzia per l’Italia Digitale, sia dal punto di vista finanziario, sia da quello della dotazione organica, in quanto risulta evidente non riesca a svolgere tutte le funzioni che il CAD le assegna, con particolare riferimento all’articolo 14-bis, comma 2, lettera a) rispetto alla “vigilanza e controllo sul rispetto delle norme di cui al presente Codice”. 
La Commissione ha ritenuto anche opportuno che i pareri rilasciati per gli schemi di contratti e accordi quadro e per le procedure di gara di cui alle lettere f) e g) del medesimo articolo 14-bis, siano trasformati in pareri obbligatori e vincolanti al fine di aumentare il controllo sulla spesa. Infine, sempre per rafforzare l’attività di controllo e monitoraggio della trasformazione digitale della PA, la Commissione suggerisce di rafforzare l’applicazione del D.Lgs. n. 150/2009 dando attuazione in particolare all’articolo 60 del D.Lgs. n. 179/2016, costruendo una banca dati di obiettivi e indicatori delle performance in modo da supplire alla mancanza di controllo sulla qualità e l’impatto dei progetti di digitalizzazione.
Per quanto riguarda il procurement dei sistemi informativi, la Commissione ha ritenuto che sarebbe di utilità aggiornare le linee guida, imponendo una disciplina dei bandi che preveda studi di fattibilità e progettazione dei sistemi informativi prima della messa a bando della realizzazione, in modo da specificare meglio gli obiettivi di digitalizzazione e gli indicatori di risultato del progetto. Si deve uscire dalla logica del massimo ribasso sul costo dei function point e passare ad una logica di prodotto, con opportune metriche di qualità. 
La Commissione ha espresso anche perplessità sulla reale capacità da parte di Consip di stimare correttamente la consistenza delle basi applicative esistenti in termini di punti funzione, perché, non essendo presenti nelle PPAA le competenze necessarie, spesso il dimensionamento viene fatto direttamente dal fornitore senza un effettivo controllo da parte pubblica. La mancanza di controllo sull’effettiva consistenza rischia di portare a un sovradimensionamento dii bandi di manutenzione e sviluppo dei sistemi esistenti.
Inoltre, le novità introdotte nel nuovo codice degli appalti agli articoli 64 (Dialogo competitivo) e 65
(Partenariato per l’innovazione) secondo la commissione vanno maggiormente sfruttate e va anche aumentato il controllo sull’applicazione dell’articolo 125 comma 1, lettera c), punti 2 e 3, perché le procedure negoziate senza previa indizione di gara per motivi tecnici o di tutela di diritti esclusivi possono nascondere meccanismi di lock-in ingiustificati.
Infine, la Commissione ha esortato il Governo e il Parlamento a continuare le azioni intraprese negli ultimi anni, rafforzando e stabilizzando la governance della trasformazione digitale, e ad aumentare la
capacità del Legislatore di eseguire un costante assessment dell’impatto tecnologico sulla normativa,
valutando l’opportunità di aggiornare la struttura delle Commissioni permanenti, prevedendone una
dedicata ai temi del digitale.
La Commissione ha suggerito anche di considerare più attentamente le buone pratiche che pur sono presenti nella PA e che sono emerse nel corso delle audizioni, come quelle della Provincia di Trento, dell’AVEPA, dell’INAIL, del Team Digitale e dell’Agenzia delle Dogane, in cui la presenza di competenze adeguate ed un approccio manageriale con una gestione dei progetti formalizzata e basata su indicatori di risultato dimostrano che la corretta digitalizzazione della PA è possibile e i benefici in termini di efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa sono notevoli. Vale la pena concludere, citando un estratto dell’audizione dell’11 aprile 2017 del dottor Peleggi e delladottoressa Alvaro, che mette in luce l’essenza del significato della trasformazione digitale della PA
È su questa base, cioè sull’aver proceduralizzato ogni fase (...) che individuiamo il responsabile del progetto, come si gestiscono le criticità con un PMO (Project Management Office), come si sale di livello. Solo con la completa tracciabilità di chi fa cosa per il progetto e, soprattutto, un controllo della situazione, di come sta andando il progetto, se è necessaria una revisione degli obiettivi, dei risultati. 

lunedì 6 novembre 2017

LE CONCLUSIONI DEL G7 DEDICATO ALLA SALUTE TENUTOSI A MILANO

Si è concluso a Milano il G7 Salute tenutosi nei giorni 5 e 6  novembre.
Nonostante gli Stati Uniti intendano ritirarsi dall’accordo di Parigi, hanno sottoscritto il comunicato congiunto in cui si riconosce l’aumentato rischio per la salute in presenza di fattori che riguardano clima e inquinamento
Gli altri argomenti trattati sono stati:
Gli stili di vita, occorre promuovere le città sane, le comunità sane e gli ambienti sani :  “healthy city”, “healthy community”, ”healthy environment”
Un altro punto è stato quello delle donne migranti e la parità di genere 
Ma il tema di sempre è la copertura sanitaria universale: nel comunicato finale è stata ribadita la necessità di «costruire in tutti i paesi sistemi sanitari solidi volti al conseguimento della Copertura sanitaria universale (UHC), senza lasciare indietro nessuno.
E' stato anche sottolineato come la salute non è un ambito a sé stante è anche un problema di sviluppo sostenibile che coinvolge tutti i settori, dall’educazione ai trasporti, al lavoro e all’economia, e va trattato con un approccio trasversale, che tenga conto delle ricadute sulla salute di ogni politica e decisione. 

PUBBLICATO IL DECRETO DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE CON I CRITERI AMBIENTALI MINIMI PER LA COSTRUZIONE, RISTRUTTURAZIONE E MANUTENZIONE DEGLI EDIFICI PUBBLICI

Sulla G.U. n. 259 del 6 novembre è stato pubblicato il DECRETO 11 ottobre 2017 del Ministero dell'ambiente, e della tutela del territorio e del mare recante i criteri ambientali minimi per l'affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici.
Si tratta di un atto molto importante che ogni Comune dovrà tener presente per i capitolati speciali relativi alla progettazione, ristrutturazione e manutenzione dei propri edifici al fine di rispettare le indicazioni per il rispetto dell'ambiente.

L'AUTORITA' NASCE DAL BUON ESEMPIO

Molti amministratori locali dovrebbero andare a prendere lezioni dal Papa. 
Nell'Angelus di domenica 5 novembre Papa Francesco ha detto che l’autorità «nasce dal buon esempio» e non esige dagli altri ciò che essa per prima non mette in pratica.  
Commentando il brano liturgico tratto dal vangelo di Matteo (23, 1-12), il Pontefice ha fatto presente che Gesù «rivolge critiche severe agli scribi e ai farisei» e al tempo stesso «lascia importanti consegne ai cristiani di tutti i tempi».
Francesco ha osservato, in particolare, che «un difetto frequente in quanti hanno un’autorità, sia autorità civile sia ecclesiastica, è quello di esigere dagli altri cose, anche giuste, che però loro non mettono in pratica in prima persona». 
Questo atteggiamento «è un cattivo esercizio dell’autorità», che invece «dovrebbe avere la sua prima forza proprio nel buon esempio». 
Essa infatti «è un aiuto», ma «se viene esercitata male diventa oppressiva, non lascia crescere le persone e crea un clima di sfiducia e di ostilità, e porta anche alla corruzione».
Il Papa ha anche lanciato un monito contro chi vive «solo per apparenza» e ha ricordato che i cristiani non devono «cercare titoli di onore, di autorità o di supremazia» correndo dietro alla «vanità delle onorificenze», ma devono vivere con «un atteggiamento semplice e fraterno» ispirato sempre alla modestia.

BANCA D'ITALIA: L'ECONOMIA DELLE REGIONI ITALIANE - DINAMICHE RECENTI E ASPETTI STRUTTURALI

La Banca d'Italia ha pubblicato sul proprio sito web il documento "L'economia delle regioni italiane - Dinamiche recenti e aspetti strutturali, Novembre 2017"
Nel 2016 il PIL in termini reali è cresciuto dello 0,9 per cento sia al Centro Nord sia nel Mezzogiorno, area che ha confermato il ritorno in territorio positivo avviatosi nel 2015, dopo sette anni consecutivi di calo. 
All'interno delle regioni centrosettentrionali la crescita è stata più intensa nel Nord Est rispetto al Nord Ovest e al Centro.
L'aumento del valore aggiunto nell'industria in senso stretto è stato più intenso nel Mezzogiorno. 
I servizi sono risultati in crescita in tutte le macroaree, in particolare nel Nord Est, grazie anche al buon andamento delle attività connesse al turismo. Nelle costruzioni si è osservata una stabilizzazione in tutte le aree.
I dati relativi ai primi due trimestri dell'anno in corso segnalano un consolidamento della crescita in tutte le macroaree, più marcata nelle regioni centrosettentrionali. Il miglioramento del clima di fiducia delle imprese e delle condizioni d'investimento lasciano prefigurare un irrobustimento dell'attività di accumulazione nell'industria, in modo diffuso sul territorio. 
La crescita delle esportazioni ha continuato a coinvolgere tutte le macroaree. 
I redditi da lavoro dipendente hanno continuato a beneficiare in tutto il Paese delle migliori condizioni del mercato del lavoro, pur in presenza di un calo delle retribuzioni orarie. 
L'occupazione ha continuato a crescere, in particolare nel Nord Est. Si è confermato, estendendosi a tutte le macroaree, l'andamento positivo dei prestiti al settore privato non finanziario, grazie all'espansione del credito alle famiglie.
Rimane ampio il ritardo del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese. Nel 2016 il prodotto per abitante delle regioni meridionali è stato pari a circa il 56 per cento di quello delle altre aree. 
Il divario è attribuibile in parti pressochè uguali alla diversa quota di popolazione occupata e alle differenze nella produttività, che dipendono tra l'altro dal contesto ambientale, dall'utilizzo di forza lavoro qualificata e dalla capacità di attrarre soggetti con più elevata scolarità. Soltanto al Centro Nord si sono recuperati e superati i livelli occupazionali precedenti l'avvio della crisi globale. 
Nel Mezzogiorno sono maggiori le difficoltà nel primo ingresso nel mondo del lavoro e i tempi di ritorno all'impiego per chi già ha avuto un'esperienza di lavorativa.

sabato 4 novembre 2017

PUBBLICATA LA LEGGE CONTENENTE LE MODIFICHE AL CODICE ANTIMAFIA

POLIGRAFICO DELLO STATO
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 258/2017 è stata pubblicata la legge 17 ottobre 2017, n. 161, recante  modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e altre disposizioni. La legge contiene anche la delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate. 
Si tratta di un provvedimento composto da 38 articoli che trattano in particolare dei procedimenti di prevenzione patrimoniale,   dell' amministrazione dei beni sequestrati, della gestione di beni e aziende sequestrati, degli  strumenti finanziari in favore delle aziende sequestrate e confiscate, della istituzione  di tavoli provinciali permanenti e supporto delle aziende sequestrate confiscate, della rendicontazione della gestione dei beni confiscati e infine della destinazione dei beni confiscati.
ora dovrebbe essere più semplice l'acquisizione da parte dei Comun dei beni confiscati per finalità sociali. 
ECCO LA  LEGGE 161/2017

venerdì 3 novembre 2017

LA LEGGE PER I PICCOLI COMUNI

Finalmente è stata pubblicata in G.U la legge 158/2017 recante misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni.
In primo luogo la legge ci fornisce una definizione: per piccoli comuni si intendono i comuni con popolazione residente fino a 5.000 abitanti nonche' i comuni istituiti a seguito di fusione tra comuni aventi ciascuno popolazione fino a 5.000 abitanti. 
I piccoli comuni possono beneficiare dei finanziamenti concessi ai sensi dell'articolo 3 qualora rientrino in una delle seguenti tipologie: 
a) comuni collocati in aree interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico; 
b) comuni caratterizzati da marcata arretratezza economica; 
c) comuni nei quali si e' verificato un significativo decremento della popolazione residente rispetto al censimento generale della popolazione effettuato nel 1981; 
d) comuni caratterizzati da condizioni di disagio insediativo, sulla base di specifici parametri definiti in base all'indice di vecchiaia, alla percentuale di occupati rispetto alla popolazione residente e all'indice di ruralità; 
e) comuni caratterizzati da inadeguatezza dei servizi sociali essenziali; 
f) comuni ubicati in aree contrassegnate da difficoltà di comunicazione e dalla lontananza dai grandi centri urbani;
g) comuni la cui popolazione residente presenta una densità non superiore ad 80 abitanti per chilometro quadrato; 
h) comuni comprendenti frazioni con le caratteristiche di cui alle lettere a), b), c), d), f) o g); in tal caso, i finanziamenti disposti ai sensi dell'articolo 3 sono destinati ad interventi da realizzare esclusivamente nel territorio delle medesime frazioni; 
i) comuni appartenenti alle unioni di comuni montani di cui all'articolo 14, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, o comuni che comunque esercitano obbligatoriamente in forma associata, ai sensi del predetto comma 28, le funzioni fondamentali ivi richiamate; 
l) comuni con territorio compreso totalmente o parzialmente nel perimetro di un parco nazionale, di un parco regionale o di un'area protetta; 
m) comuni istituiti a seguito di fusione; 
n) comuni rientranti nelle aree periferiche e ultraperiferiche, come individuate nella strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese, di cui all'articolo 1, comma 13, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. 
Per garantire uno sviluppo sostenibile e un equilibrato governo del territorio, lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province o aree vaste, le unioni di comuni, i comuni, anche in forma associata, le unioni di comuni montani e gli enti parco, per quanto di rispettiva competenza, possono promuovere nei piccoli comuni l'efficienza e la qualità dei servizi essenziali, con particolare riferimento all'ambiente, alla protezione civile, all'istruzione, alla sanità, ai servizi socio-assistenziali, ai trasporti, alla viabilità, ai servizi postali nonché al ripopolamento dei predetti comuni anche attraverso progetti sperimentali di incentivazione della residenzialità, con le modalità previste dal presente articolo.

martedì 31 ottobre 2017

EMIGRARE IN TEMPO DI CRISI: NECESSITA', OPPORTUNITA'. PIU' DIRITTI E PIU' TUTELE

Il 10 novembre non mancate al Convegno del Forum delle Associazioni italiane nel mondo che si terrà alla Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani 
PROGRAMMA DEI LAVORI:
Ore 9.30: Apertura dei lavori. Saluti delle autorità Intervento della Presidenza del Senato. Sen. Claudio Micheloni, Presidente del Comitato per le Questioni degli Italiani all'Estero del Senato Presiede Rino Giuliani Portavoce del FAIM 
Ore 10.15: Relazione introduttiva e relazione del Comitato Scientifico del FAIM On. Franco Narducci, Comitato di Coordinamento FAIM “Emigrare in tempo di crisi: necessità e opportunità. Più diritti, più tutele” 
Prof. Enrico Pugliese, Comitato scientifico FAIM “Aspetti e problemi della nuova emigrazione: dimensione, destinazioni inserimento nel mercato del lavoro, implicazioni per l'associazionismo” 
Ore 11.15: Interventi Luigi Scaglione, Coordinamento delle consulte Regionali dell’emigrazione 
Michele Schiavone, Segr. Gen. Consiglio Generale degli Italiani all'Estero 
Ore 11.30: Pausa 
Ore 11.40: Dibattito - interventi preordinati Matteo Bracciali, Resp. Internazionale Acli Giuseppe Tabbì, Cons. Direttivo FAIM - Stoccarda 
Maurizio Spallaccini, Comitato di Coordinamento FAIM - Neuchâtel 
Prof.ssa Grazia Moffa, Centro di Documentazione sulle Nuove Migrazioni, Univerità di Salerno Dott.ssa Delfina Licata, Fondazione Migrantes 
Prof. Matteo Sanfilippo, Presidente Centro Studi Emigrazione -Roma 
Ore 13.00: Interventi Dott.ssa Tatiana Esposito, Direttore Generale Immigrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Min. Plenip. Dott. Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie del Maeci 
Ore 14.00: Conclusioni
CHI FOSSE INTERESSATO E' PREGATO DI INVIARE UNA MAIL AL SEGUENTE INDIRIZZO:
faimitalia@gmail.com

IL RAPPORTO INTEGRALE SUI RIFIUTI URBANI DELL'ISPRA

ISPRA: PERCENTUALE RACCOLTA DIFFERENZIATA
Come preannunciato è stato presentato ieri dall'ISPRA all'auditorium MTTM di Roma il Rapporto Rifiuti Urbani 2017  giunto alla sua diciannovesima edizione, è frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale per il Ciclo dei Rifiuti dell’ISPRA, in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art. 189 del d.lgs. n. 152/2006. 
Attraverso un efficace e completo sistema conoscitivo sui rifiuti, si intende fornire un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.
Il Rapporto Rifiuti Urbani - Edizione 2017 fornisce i dati, aggiornati all’anno 2016, sulla produzione, raccolta differenziata, gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggio, compreso l’import/export, a livello nazionale, regionale e provinciale. Riporta, inoltre, le informazioni sul monitoraggio dell’ISPRA sui costi dei servizi di igiene urbana e sull’applicazione del sistema tariffario.
Infine, è stata presenta una ricognizione dello stato di attuazione della pianificazione territoriale aggiornata all’anno 2017.
Un rapporto che ogni amministratore locale dovrebbe leggere per comprendere anche i problemi del proprio comune e confrontare i costi con quelli della media nazionale per comuni analoghi.
QUI IL RAPPORTO INTEGRALE:

UNA NUOVA LEGGE PER PREVENIRE I FALLIMENTI

Sulla Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2017 è stata pubblicata la legge n. 155/2017  la tanto attesa riforma della legge fallimentare, recante la delega al governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza. 
Finalmente dopo l’approvazione in Senato avvenuta l’11 ottobre, una  norma che cambia radicalmente la gestione dell’indebitamento, dell’insolvenza e del fallimento delle aziende e rispecchia maggiormente il moderno ciclo di vita delle imprese. 
L’obiettivo annunciato è quello di prevenire le crisi e assistere gli imprenditori che si trovano maggiormente in difficoltà.
Molto interessanti i criteri generali e le procedure di allerta e di composizione assistita della crisi.
Però ancora una volta si tratta di una legge di delega al Governo, ma le leggi non dovrebbe farle il Parlamento ?