domenica 11 agosto 2019

IL TESTO E GLI ALLEGATI DEL NUOVO PTPR COMPRESE LE TAVOLE DELLA PROVINCIA DI LATINA

Come già riferito nei giorni scorsi il 2 agosto il Consiglio regionale ha provveduto all' APPROVAZIONE DEL PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE AI SENSI DEGLI ARTICOLI 21, 22 E 23 DELLA LEGGE REGIONALE 6 LUGLIO 1998 N. 24 (PIANIFICAZIONE PAESISTICA E TUTELA DEI BENI E DELLE AREE SOTTOPOSTI A VINCOLO PAESISTICO) E SUCCESSIVE MODIFICHE E DEGLI ARTICOLI 135, 143, 156 E 141 BIS DEL DECRETO LEGISLATIVO 22 GENNAIO 2004 N. 42 (CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO, AI SENSI DELL’ART. 10 DELLA LEGGE 6 LUGLIO 2002, N. 137) E SUCCESSIVE MODIFICHE (proposta di deliberazione n. 26 DEL 4 GENNAIO 2019)
Molto interessante la parte dedicata alla provincia di Latina e ai laghi costieri.  
Non disponiamo ancora del testo definitivo ma qui allego il TESTO DELLA PROPOSTA.
Gli allegati si trovano invece qui: ALLEGATI AL PTPR (trattandosi di elaborati grafici per scaricarli ci vuole un poco di tempo).
Le opposizioni e le associazioni di difesa dell'ambiente hanno contestato alcuni punti che prevedono aumenti di cubatura in alcuni casi.

sabato 10 agosto 2019

LA REGIONE LAZIO APPROVA IL NUOVO PIANO REGIONALE RIFIUTI

La Giunta regionale del Lazio, con deliberazione n. 592 del 2 agosto scorso ha approvato il Piano Rifiuti del Lazio 2019-2025, pubblicata sul BUR 63/2019 sono così scattati  i 60 giorni per le osservazioni e altri 30 giorni per le controdeduzioni.
Questi gli obiettivi principali con cui viene definito il sistema dei rifiuti del Lazio nei prossimi 6 anni: sviluppo dell'economia circolare, riequilibrio territoriale del fabbisogno impiantistico, introduzione del sub-ambito di Roma Capitale, innovativo presidio industriale di Colleferro e raccolta differenziata al 70% nel Lazio entro il 2025, legalità e investimenti regionali per sostenere Comuni e aziende pubbliche nella realizzazione di impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti
Ecco cosa prevede il Piano, questi gli obiettivi principali con cui viene definito il sistema dei rifiuti del Lazio nei prossimi 6 anni: 
-sviluppo dell'economia circolare;
-riequilibrio territoriale del fabbisogno impiantistico in ogni Ato provinciale;
-introduzione del sub-ambito di Roma Capitale;
-innovativo presidio industriale di Colleferro e raccolta differenziata al 70% nel Lazio entro il 2025;
-legalità e investimenti regionali per sostenere Comuni e aziende pubbliche nella realizzazione di impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti.
Sono previsti cinque ambiti territoriali ottimali, uno per ogni provincia. Per contribuire a colmare il gap impiantistico la Regione nel 2019 stanzierà circa 6 milioni di euro, che verranno messi a disposizione di Comuni e aziende pubbliche del settore, attraverso un bando pubblico, per la realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti.
Politiche attive e nuovi investimenti permetteranno di favorire la riduzione della produzione di rifiuti e lo sviluppo dell'economia circolare: accordi con la Grande Distribuzione Organizzata per la riduzione degli imballaggi, contrasto del consumo della plastica monouso, introduzione della tariffa puntuale, secondo il principio "che meno si inquina e meno si paga", contributi per la creazione di isole ecologiche e centri di compostaggio nei Comuni del Lazio (che negli ultimi anni hanno già ricevuto oltre 87 milioni di euro dalla Regione).
Sarà incentivata la promozione dei centri per il riuso alla realizzazione dell'innovativo compound industriale di Colleferro, dove verranno trattati i rifiuti indifferenziati con processi di lavorazione a freddo, permettendo il recupero di materie prime secondarie, senza alcun impatto ambientale, che potranno essere rimesse sul mercato.
Gli impianti necessari dovranno essere realizzati dal pubblico, spiace l'apertura dell'assessore competente verso i privati.
Mai più discariche.

LE CONFERENZA LOCALI SOCIALI E SANITARIE: LA LORO IMPORTANZA E LA DISATTENZIONE DEI SINDACI



Il D.Lgs. 229/99 di riforma del servizio sanitario, ha ridisegnato un nuovo modello di relazioni tra Regione, enti locali e aziende sanitarie basato sul pieno coinvolgimento di ciascun livello di governo al processo decisionale e su di una effettiva cooperazione\collaborazione tra ogni attore del sistema grazie alla Conferenza dei Sindaci prevista dal 14° comma dell’art. 3 secondo cui «Nelle unità sanitarie locali il cui ambito territoriale coincide con quello del Comune, il Sindaco, al fine di corrispondere alle esigenze sanitarie della popolazione, provvede alla definizione, nell’ambito della programmazione regionale, delle linee di indirizzo per l’impostazione programmatica dell’attività, esamina il bilancio pluriennale di previsione ed il bilancio di esercizio e rimette alla regione le relative osservazioni, verifica l’andamento generale dell’attività e contribuisce alla definizione dei piani programmatici trasmettendo le proprie valutazioni e proposte al direttore generale ed alla regione. Nelle unità sanitarie locali il cui ambito territoriale non coincide con il territorio del Comune, le funzioni del Sindaco sono svolte dalla conferenza dei Sindaci o dei presidenti delle circoscrizioni di riferimento territoriale tramite una rappresentanza costituita nel suo seno da non più di cinque componenti nominati dalla stessa conferenza con modalità di esercizio delle funzioni dettate con normativa regionale».
Al riguardo tutte le Regioni hanno emanato norme per dare concreta attuazione a questa disposizione in molti casi attribuendo alla conferenza anche competenze in materia sociale e definendone maggiormente le funzioni:
a) definizione, nell’ambito della programmazione regionale, delle linee di indirizzo per l’impostazione programmatica delle attività dell’azienda unità sanitaria locale;
b) esame del bilancio pluriennale di previsione e il bilancio di esercizio dell’azienda unità sanitaria locale e trasmissione alla Giunta regionale delle relative osservazioni;
c) verifica dell’andamento generale dell’attività dell’Azienda unità sanitaria locale;
d) contributo alla definizione dei piani programmatici dell’azienda unità sanitaria locale;
e) trasmissione delle proprie valutazioni e dei propri suggerimenti al Direttore generale e alla Giunta regionale che sono tenuti a fornire entro trenta giorni risposta motivata;
f) partecipazione alla valutazione dei risultati della gestione e dell’attività del Direttore generale avendo riguardo agli obiettivi assegnati nel quadro della programmazione regionale con particolare riferimento alla efficienza, efficacia e funzionalità dei servizi sanitari (lettera e› del comma 2sexies dell’art. 2 del D.lgs.502/1992 e 6° comma dell’art.3 D.lgs.502/1992 aggiunto dalla L.419/1998).
Come si vede di tratta di compiti molto rilevanti attinenti alla programmazione, al controllo e alla vigilanza, al bilancio e alla sua gestione, alla valutazione della performance del direttore generale ecc.
Ogni Conferenza avrebbe dovuto dotarsi di un regolamento dei lavori e per disciplinare la presenza del pubblico, ma ancora molte non l’hanno fatto.
Le sedute dovrebbero essere pubbliche per legge ma è raro che venga fatta una informazione preventiva così i cittadini non riescono a partecipare.
Solo di rado vengono pubblicati i verbali delle sedute, così i cittadini non sanno neanche cosa è stato deciso.
I Sindaci, che rivestono per legge il ruolo di autorità sanitaria locale, non si rendono conto dell’importanza delle funzioni che sono state affidate alla Conferenza, troppo spesso delegano l’assessore e talora votano a favore per l’approvazione degli atti più importanti dell’Azienda senza approfondire in maniera adeguata la documentazione e senza rendersi conto dei possibili danni creati anche ai loro stessi cittadini. 
Quando se ne accorgono è troppo tardi.
Nei fatti prevale spesso la politica così i componenti della Conferenza che appartengono allo stesso partito politico del presidente della Regione (che ha nominato il direttore generale) tendono ad approvare acriticamente ogni proposta presentata, mentre quelli dell’opposizione le contrastano anche loro senza una valutazione reale.
In questo modo può avvenire che vengano approvati provvedimenti che danneggiano il proprio Comune, proprio nell'ambito di un consesso in cui i rappresentanti delle comunità dovrebbero esprimere i bisogni delle popolazioni rappresentate.  

venerdì 9 agosto 2019

LA CONFERENZA UNIFICATA HA RIPARTITO IL FONDO PER LE POLITICHE SOCIALI

Forse uno degli ultimi atti di questo governo è l'aver raggiunto in sede di Conferenza Unificata il 1° agosto l'intesa sul Decreto relativo al riparto del fondo nazionale per le politiche sociali per il 2019. 
da quanto si apprende dal sito <www.regioni.it> nel corso della seduta l'Upi ha espresso avviso favorevole al perfezionamento dell'intesa unitamente all'Anci che ha consegnato un documento contenente raccomandazioni mentre le Regioni hanno espresso l'intesa condizionata all'accoglimento degli emendamenti" riportati in un testo consegnato al Governo. "Visto l'assenso del Governo" si è cosi perfezionata l'intesa.
Secondo il Presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini questa è una vera boccata d’ossigeno, con il via libera al riparto arriveranno infatti alle Regioni, e conseguentemente agli enti locali, 391,7 milioni di euro. Il 40% delle quote regionali dovrà essere destinato – spiega Bonaccini – per interventi e servizi nell’area dell’infanzia e dell’adolescenza, coerentemente con quanto previsto da Piano sociale nazionale 2018-20. Non meno di circa 4 milioni dovranno poi finanziare azioni a favore di bambini e famiglie in situazione di vulnerabilità, così come stabilito da un accordo Stato-Regioni-Enti locali del dicembre 2017 (si riportano di seguito: la tabella di riparto; il testo degli emendamenti proposti dalle Regioni; il link all'atto della Conferenza Unificata).
Nella tabella trovate la ripartizione.

LA CRISI DI GOVERNO COMPORTERA' IL MANCATO RISPETTO DEGLI IMPEGNI SULLA SANITA'

Anche questo governo è finito....è durato solo 14 mesi, qualcosa è stato fatto per la sanità, ma francamente l'aspetto più importante cioè quello del finanziamento è finito nel peggiore dei modi.
Benché la programmazione fosse uno dei punti principali della riforma (anche a causa dei difetti rilevati nel sistema mutualistico) sono oramai molti anni che non viene più approvato il Piano sanitario nazionale e con esso quelli regionali; al suo posto è stato approvato, previa intesa in sede di Conferenza stato regioni il Patto della salute. 
In genere veniva approvato entro il 31 dicembre, quest' anno si erano impegnati ad approvarlo entro il 31 marzo, poi entro il 31 luglio, ma oramai non se ne farà più nulla.
L'incertezza sui finanziamenti di parte corrente è uno dei motivi che causano problemi nella gestione quotidiana delle Aziende sanitarie.
Anche la quota di finanziamento in conto capitale, già pronta per essere approvata dal CIPE dovrà attendere e con essa i tanti problemi per mettere a norma, ammodernare, ecc. ospedali ed altre strutture sanitarie.
Sin dall'inizio si è dovuto andare in salita per difendere i diritti dei cittadini, mentre piovevano agevolazioni fiscali a favore dei fondi assicurativi e di altre gestioni privatistiche.
Il mancato adeguamento del Fondo Sanitario Nazionale costringerà altri cittadini a privarsi di altri beni o servizi per ottenere a pagamento le prestazioni sanitarie di cui necessitano.
Nonostante gli atti adottati e le promesse le liste di attesa in alcune regioni sono ancora in rosso e molti sono costretti a prendere il treno per andare a curarsi in altre regioni.
Mi auguro vivamente che il Presidente Mattarella riesca a mantenere diritta la barra del timone e che anche queste procelle vengano superate al più presto per ridare serenità del futuro ai pazienti e alle loro famiglie. 

IL MIO IMPEGNO PER LA CASA DELLA SALUTE E IL PUNTO DI PRIMO INTERVENTO


SABAUDIA: VIA CONTE VERDE - EX OSPEDALE OGGI POLIAMBULATORIO E SEDE DEL PPI
FUTURA SEDE DELLA CASA DELLA SALUTE
Solo per la verità dei fatti mi permetto di elencare i saggi, gli articoli e le lettere scritti, i convegni organizzati e quanto fatto in questi anni per far realizzare una Casa della salute a Sabaudia e in difesa del Punto di Primo Intervento:
2008 -Saggio: Una nuova opportunità per le cure primarie: La casa della salute,“TENDENZE nuove” ed Il Mulino  n. 4/2008, pagg. 517-530;
2013- Saggio "Le case della Salute", <La Rivista di Servizio sociale> Ed. Istituto per gli studi sui servizi sociali,  n.4/2013;
2014 - Convegno "Le case della salute e l’integrazione socio sanitaria", organizzato da ISTISSS, nel corso del quale ho svolto una relazione su “L’organizzazione delle Case della salute
2015 - Atti del Convegno "Case della salute nel Lazio tra impegni e realizzazioni", organizzato da SPI CGIL e ISTISSS  pubblicati da EDIESSE;
2015 (30 giugno) pubblicazione del "Manuale per le case della salute. Programmazione, organizzazione e gestione"  
2016 (4 marzo) - Lettera alla cabina di regia per la sanità della regione Lazio sul problema delle case della salute;
2016 (21 settembre) Lettera al Sindaco di Latina e alla Presidente dell'amministrazione provinciale per segnalare il rischio di chiusura del Punto di Primo Intervento in base al DM 70/2015;
2016 (16 ottobre) - Appunto per il Commissario straordinario del comune di Sabaudia per segnalare il rischio della possibile chiusura del PPI;
2016 (17 ottobre) - Lettera al commissario straordinario della ASL Latina Casati per la minacciata chiusura del PPI; 
2017 (2 marzo) - Presentazione presso il Centro di documentazione di Sabaudia del mio "Manuale per le Case della Salute. Programmazione, organizzazione e gestione";
2018 (25 giugno) - Lettera all'Ispettorato generale per la spesa sociale del MEF e alla Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della salute avente per oggetto la mancata realizzazione nella Regione lazio di una Casa della salute in ogni distretto come previsto dal piano di rientro dal disavanzo sulla sanità;
2018 (15 luglio) - Lettera al Ministro Grillo in difesa del PPI di Sabaudia (la risposta è pervenuta il successivo 7 settembre);
2018 (23 luglio) - Predisposizione e invio Petizione al Presidente della Camera dei deputati in difesa del PPI:;
2018 (1° agosto - 15 agosto) - Organizzazione raccolta firme per la diffida al direttore generale della ASL a modificare l'organizzazione e gli orari di apertura del Punto di Primo Intervento;
2018 (21 agosto) - Lettera consegna atto di diffida  al protocollo della ASL con allegata copia di 8.767 firme valide;
2018 (15 settembre) - Costituzione del Comitato per la difesa del punto di primo intervento di Sabaudia;
2018 (20 settembre) - Notifica al Comune dell'avvenuta costituzione del Comitato;
2018 (21 settembre) - Predisposizione e invio lettera al Sindaco di Sabaudia per sollecitare la convocazione della conferenza locale sociale e sanitaria; 
2018 (10 ottobre) - Partecipazione alla conferenza locale sociale e sanitaria  sui Punti di Primo Intervento;
2018 (17 ottobre) - Predisposizione e invio lettera al direttore generale della ASL e per conoscenza al presidente della Regione, alla Prefettura, al Presidente della conferenza locale sociale e sanitaria per ribadire l'irrazionalità della attuazione della proposta della ASL relativa alla c.d. rimodulazione dei PPI;
2018 (1° novembre ) - predisposizione ed invio petizione alla Commissione europea
2018 (10 novembre) - partecipazione in qualità di relatore all'incontro pubblico organizzato dal Comune di Sabaudia per la difesa del PPI;
2018 (11 novembre) - Predisposizione ed inoltro formale opposizione al presidente della Regione Lazio affinché non venga attuata la proposta della direzione generale per la trasformazione del PPI di Sabaudia;
2018 (26 novembre) - partecipazione in qualità di relatore all'incontro organizzato dal comitato di latina in difesa dei PPI;
2018 (29 novembre) - Esposto all'ispettorato per la funzione pubblica;
2018 (30 novembre) - Partecipazione alla manifestazione a latina in difesa dei PPI e al successivo incontro presso la direzione generale;
2018 (8 dicembre) - Predisposizione ed invio lettera al ministro Fraccaro, al Ministro grillo e al ministro Bongiorno; 
2019 (15 gennaio) - Predisposizione e invio al Comune, al presidente della Conferenza locale sociale e sanitaria e alla regione della proposta per la realizzazione a Sabaudia di una Casa della Salute con annesso modulo aggiuntivo di Punto di Primo Intervento;
2019 (27 aprile) - Convegno presso il centro di documentazione Angiolo Mazzoni organizzato dal comitato per la difesa del PPI con il patrocinio del Comune; nel corso del convegno è stato consegnato gratuitamente ai membri del Comitato un mio libro edito per l'occasione ed intitolato"Una casa della Salute per Sabaudia";  
2019 (6 maggio) - Predisposizione ed inoltro al Sindaco e all'assessore Zaottini della proposta di atto deliberativo da sottoporre al consiglio comunale la proposta di cui sopra;
2019 (12 giugno) - Richiesta di intervento del Comitato per la difesa del PPI di Sabaudia al procedimento di "rimodulazione" del PPI ex DM 70/2015 ai sensi dell'art. 9 della legge 241/1990.
2019 (29 luglio)  - Presenza alla seduta del Consiglio comunale in occasione dell'esame e dell'approvazione del punto riguardante la realizzazione di una casa della salute con annesso modulo aggiuntivo di PPI.  


martedì 6 agosto 2019

LE AGGRESSIONI AL PERSONALE DEI PPI E DI PS

Sono sempre più frequenti le aggressioni al personale dei servizi di emergenza/urgenza come Pronto Soccorso e Punti di Primo Intervento.
In provincia di Latina la stampa riferisce che ieri c'è stata una aggressione al P.S. dell'Ospedale di Latina mentre una persona ha distrutto il PPI di Sezze.
Per quanto riguarda gli aggressori auspico procedure d'urgenza e pene severe.
Com'è noto il Ministero ha finalmente approvato l'Intesa Stato regioni per migliorare il triage, ma non credo che sarà questo il modo per eliminare il problema delle aggressioni.
La Regione Lazio, anticipando i tempi ha già recepito da tempo le nuove disposizioni con il triage a 5 numeri, ma la strada da fare è molto lunga per modulare la nuova organizzazione per ciascun pronto soccorso.
In particolare, il codice 1 è quello di emergenza, il 2 quello di urgenza, il 3 di urgenza differibile, il 4 di urgenza minore e il 5 di non urgenza. 
I codici 1-2-3 sono a media ed alta intensità di cure, il 4-5 a moderata-bassa intensità.
Il fatto è che specialmente a Latina oltre alle carenze di personale esiste quella dei posti letto nei reparti (siamo sotto lo standard del famoso DM 70/2015 che non può essere invocato solo per chiudere i PPI) , per cui le persone che necessitano di un ricovero sono costrette ad attendere anche molto tempo con disagi spesso gravi.
Per quanto riguarda i PPI invece di pensare alla loro chiusura sarebbe stato forse necessario migliorare l'organizzazione specialmente per quanto riguarda il ruolo della guardia medica che per legge dovrebbe occuparsi delle urgenze. Se lo facessero verrebbe alleggerito molto il lavoro dei PPI e dei PS eliminando i motivi di agitazione in alcuni soggetti.
 

sabato 3 agosto 2019

LA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA

Molte amministrazioni locali e sanitarie ignorano le più elementari norme di trasparenza e di rispetto dei cittadini omettendo di rispondere alla corrispondenza loro inviata e di consentire l'accesso agli atti o addirittura la partecipazione ai procedimenti amministrativi che li riguardano
A tale proposito mi permetto di ricordare che nella Carta dei diritti dell’Unione europea (Carta di Nizza) all’art. 41 si afferma che «Ogni persona ha diritto a che le questioni che la riguardano siano trattate in modo imparziale ed equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni, organi e organismi dell’Unione. 26.10.2012 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea C 326/403 IT; tale diritto comprende in particolare: 
a) il diritto di ogni persona di essere ascoltata prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale che le rechi pregiudizio; 
b) il diritto di ogni persona di accedere al fascicolo che la riguarda, nel rispetto dei legittimi interessi della riservatezza e del segreto professionale e commerciale; 
c) l’obbligo per l’amministrazione di motivare le proprie decisioni.

venerdì 2 agosto 2019

LA REGIONE LAZIO HA APPROVATO IN VIA DEFINITIVA IL PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

Ieri 1° agosto 2019 è stato approvato dal Consiglio regionale del Lazio il nuovo Piano Territoriale Paesistico Regionale.
Con la legge regionale 6 luglio 1998 n. 24 sono stati approvati in via definitiva i 29 piani territoriali paesistici redatti e adottati dalla Giunta regionale dal1985 al1993, ai sensi della Legge 431/85.
La legge regionale di particolare rilevanza ha concluso in tal modo, cioè mediante l’approvazione con provvedimento legislativo, un decennale periodo di incertezza amministrativa in relazione all’effettiva efficacia dei piani adottati; imponendo al contempo l’approvazione di un unico Piano Territoriale Paesistico Regionale, con l’introduzione degli articoli 21, 22 e 23.
Il Ptpr costituisce un unico Piano paesaggistico per l’intero ambito regionale ed è stato predisposto dalla struttura amministrativa regionale competente in materia di pianificazione paesistica e ha come obiettivo l’omogeneità delle norme e dei riferimenti cartografici.
Dopo la sua definitiva approvazione il PTPR sostituirà tutti i Piani Territoriali Paesistici attualmente vigenti.
Il Piano è realizzato interamente su supporto informatico. La base cartografica è costituita dalla Carta Tecnica Regionale in scala 1:10.000 georeferenziata secondo le coordinate Utm. 33 ed il sistema geografico europeo ED50.
La redazione del PTPR ha comportato la complessiva revisione dei piani paesistici vigenti che avevano come riferimento la legge “Galasso” per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale del 1985 e la legge del 1939 sulle bellezze naturali, misurandosi oggi con un quadro legislativo delle materie ambientali, culturali e del paesaggio profondamente modificato.
Si deve considerare il PTPR un piano paesaggistico di terza generazione.
Infatti la prima generazione di piani discende direttamente dall’applicazione della legge 1497 del 29 giugno1939 e dal suo regolamento di attuazione, il Regio Decreto del 3 giugno 1940 n. 1357 ancora vigente, che ha visto come unica amministrazione competente il Ministero per i beni e le attività culturali, la relativa produzione di piani, molto sporadica e senza logica sistemica, è sostanzialmente durata fino al 1972 anno in cui con il DPR n. 8 è stata trasferita alle Regioni la funzione amministrativa per la redazione e l’approvazione dei piani paesaggistici. Nella Regione Lazio risultano redatti e/o adottati solo tre piani di ambiti molto circoscritti: “Appia Antica”; “Comprensorio del Terminillo” e “Sperlonga”.
Mentre la seconda generazione di piani è quella discendente dagli obblighi della legge “Galasso” dell’8 agosto 1985 n. 431 che ha confermato come amministrazione competente la Regione imponendo “la redazione di piani paesistici o piani urbanistico territoriali con specifica considerazione dei valori paesistici e ambientali” la relativa produzione di piani , ben più ampia e articolata della precedente, è di fatto durata fino all’entrata in vigore del Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004. Nella Regione Lazio sono trenta i piani di seconda generazione adottati e approvati.
Il Codice ha infatti imposto alle Regioni una verifica e adeguamento dei piani paesaggistici vigenti entro il 1 maggio del 2008., pena l’applicazione dei poteri sostitutivi da parte del Ministero. 
La specializzazione e l’evoluzione tecnica e normativa, nel frattempo intervenuta, sia degli approcci nelle materie ambientali sia del loro sviluppo nell’azione amministrativa hanno ridefinito la collocazione della pianificazione paesaggistica in un preciso e più ampio ambito, infatti successivamente alla legge Galasso sono state introdotte nel nostro ordinamento innumerevoli disposizioni regionali, nazionali e comunitarie che hanno modificato il campo d’azione del piano paesaggistico e ne hanno specializzato e ampliato le finalità.
Le disposizioni sulla difesa del suolo, sulla protezione civile, sulla salute, sulle valutazioni ambientali, sulla difesa degli inquinamenti di acqua, aria e suolo hanno fatto si che gli aspetti relativi alle corrispondenti discipline scientifiche ed ai relativi compiti istituzionali inerenti i rischi sulla salute delle specie e la vulnerabilità fisica del territorio si distaccassero progressivamente dalle discipline che si occupano della salvaguardia del patrimonio dei beni culturali e dei beni naturali, portando di fatto ad una specializzazione settoriale di ogni singolo aspetto.
Mentre i piani paesistici vigenti redatti in ottemperanza della legge Galasso, in assenza di tali più recenti disposizioni, nel considerare le categorie dei beni ivi elencati hanno spesso spinto le proprie attività conoscitive di base e le relative strutture normative ad interessarsi dei fattori di rischio ambientali, in qualche caso introducendo elementi di ambiguità e conflittualità fra discipline differenti, assumendo spesso tali componenti di rischio come elementi di innalzamento dei livelli di tutela paesaggistica generando una “invasione” di competenze spesso non sostanziata da una coerente apparato cognitivo e scientifico. 
Le categorie dei beni naturali diffusi introdotti dalla legge Galasso sono state quindi considerate “zone di particolare interesse ambientale” nel senso strettamente ecologico del termine dalla pianificazione paesistica di seconda generazione. 
Così il Piano paesistico, che la legge Galasso aveva già proiettato verso il superamento dello stretto ambito della tutela delle valenze territoriali estetico-formali dichiarate di notevole interesse pubblico, si è sbilanciato troppo nell’ambito ambientale-ecologico.
È quindi necessario oggi ridefinire la sfera di competenza della pianificazione paesaggistica, attraverso un più ampio approccio settoriale che comprenda e disciplini l’insieme dei beni del patrimonio naturale e culturale del territorio dalla stessa interessato, assumendo così le funzioni di un piano quadro settoriale con valenza territoriale avente finalità di salvaguardia dei valori culturali, del paesaggio e del patrimonio naturale quale sistema identitario della Regione Lazio intesa sia come comunità che come territorio.
La consapevolezza che detto sistema identitario dei beni culturali e naturali non è tutto ricompresso negli ambiti sottoposti già a vincolo paesistico, rende necessario estendere, se pur con differenti livelli di efficacia giuridica, il nuovo Piano paesistico all’intero territorio della Regione Lazio.
Ad avvalorare tale impostazione sono state numerose iniziative e disposizioni intervenute dalla legge Galasso ad oggi, ed in particolare: 
- 1° Conferenza Nazionale per il Paesaggio, promossa dal Ministero per i Beni e le attività Culturali nell’ottobre 1999;
- lo Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo del maggio 1999;
- il Testo Unico in materia di Beni Culturali e Ambientali (D.Lg. n. 490 del 29 ottobre dicembre 1999);
- l’Accordo Stato Regioni sull’esercizio dei poteri in materia di paesaggio nell’aprile 2001;
- la “Convenzione Europea del paesaggio” sottoscritta nell’ottobre 2000, (ratificata con L. n. 14 del 9.1.2006);
- Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio del febbraio 2004, modificato a marzo del 2006, (D.Lg. n. 42 del 22.2. 2004 modificato con i DD.Lg. nn. 156 e 157 del 24.3.2006).
Tali iniziative hanno creato i presupposti per un rinnovato interesse dell’azione regionale e nazionale sulle politiche per il paesaggio che possono prefigurare una nuova stagione di rivisitazione della pianificazione paesistica esistente e oggi in vigore. 
Il Piano territoriale paesistico regionale quindi interessa l’intero ambito della Regione Lazio ed è un piano urbanistico-territoriale avente finalità di salvaguardia dei valori paesistici e ambientali ai sensi dell’art. 135 del D.Lg. 42 del 22.2. 2004, in attuazione comma 1 dell’art. 22 della Lr 24 del 6 luglio 1998 nel testo in vigore.
Il Ptpr si configura pertanto anche quale strumento di pianificazione territoriale di settore con specifica considerazione dei valori e dei beni del patrimonio paesaggistico naturale e culturale del Lazio ai sensi e per gli effetti degli artt. 12, 13 e 14 della Lr 38/99 “Norme sul Governo del territorio”; in tal senso costituisce integrazione, completamento e aggiornamento del Piano territoriale generale regionale (Ptgr), adottato con Dgr n. 2581 del 19 dicembre 2000.
Il Ptpr ottempera agli obblighi previsti dall’art. 156 del Dlgvo n 42/2004, in ordine alla verifica e adeguamento dei Piani Paesistici vigenti; applica i principi, i criteri e le modalità contenuti nell’art. 143 e in più in generale della parte III del Codice dei Beni culturali e del paesaggio. 
Il Ptpr accoglie e trasferisce in ambito regionale gli obiettivi e le opzioni politiche per il territorio europeo relative ai beni del patrimonio naturale e culturale contenuto nello “Schema di sviluppo dello spazio Europeo” (Ssse), approvato dal Consiglio informale dei Ministri responsabili dell’assetto del territorio degli Stati membri dell’Unione europea, a postdam il 10 e l’11 maggio del 1999 nel testo in vigore.
Il Ptpr applica altresì i principi contenuti nella “Convenzione europea del paesaggio” adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 19 luglio 2000, sottoscritta dallo Stato e ratificata con L. n. 14 del 9.1.2006.
Altro aspetto innovativo che sviluppato nel Ptpr riguarda l’individuazione di obiettivi di qualità paesaggistica che si concretizzano in descrizioni, prescrizioni ed indirizzi tesi a consentire attraverso interventi concreti, l’attuazione della tutela per la conservazione e per la creazione dei paesaggi. 
Gli obiettivi di qualità paesaggistica riguardano:
- mantenimento delle caratteristiche dei paesaggi;
- valori costitutivi;
- morfologie;
- tipologie architettoniche;
- tecniche e materiali costruttivi tradizionali;
- linee di sviluppo compatibili con i diversi livelli di valore riconosciuti senza diminuire il pregio paesistico;
- salvaguardia delle aree agricole;
- riqualificazioni parti compromesse o degradate;
- recupero dei valori preesistenti;
- creazione di nuovi valori paesistici coerenti ed integrati.
Il perseguimento dei suddetti obiettivi avviene, in coerenza con le azioni e gli investimenti di sviluppo economico e produttivo delle aree interessate attraverso:
- progetti mirati;
- misure incentivanti di sostegno per il recupero, la valorizzazione e la gestione finalizzata al mantenimento dei paesaggi;
- indicazione di idonei strumenti di attuazione.
Sono trascorsi 11 anni da quando furono redatte le osservazioni del comune di Sabaudia cui ebbi il piacere di collaborare.
Non si dispone ancora del testo e degli elaborati approvati dal Consiglio na solamente degli allegati proposti dalla Giunta:
TAVOLE A
TAVOLE B
TAVOLE C
TAVOLE D

giovedì 1 agosto 2019

L'INSEGNAMENTO DELL'EDUCAZIONE CIVICA TORNA NELLE AULE SCOLASTICHE

L'Assemblea del Senato , giovedì 1° agosto, ha approvato in via definitiva il disegno di legge sull'insegnamento dell'educazione civica (A.S. 1264), con 193 voti favorevoli, nessun contrario e 38 astensioni.
In base al testo approvato l’educazione civica contribuisce a for­mare cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consape­vole alla vita civica, culturale e sociale delle comunità, nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri. 
L’educazione civica sviluppa nelle isti­tuzioni scolastiche la conoscenza della Co­stituzione italiana e delle istituzioni dell’U­nione europea per sostanziare, in particolare, la condivisione e la promozione dei princìpi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, so­stenibilità ambientale, diritto alla salute e al benessere della persona.
A decorrere dal 1° settembre del primo anno scolastico successivo all’entrata in vigore della legge, nel primo e nel secondo ciclo di istruzione è istituito l’insegnamento trasver­sale dell’educazione civica, che sviluppa la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, ci­vici e ambientali della società. Iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsa­bile sono avviate dalla scuola dell’infanzia.
Le istituzioni scolastiche prevedono nel curricolo di istituto l’insegnamento trasver­sale dell’educazione civica, specificandone anche, per ciascun anno di corso, l’orario, che non può essere inferiore a 33 ore annue, da svolgersi nell’ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vi­genti. Per raggiungere il predetto orario gli istituti scolastici possono avvalersi della quota di autonomia utile per modificare il curricolo. 
Nelle scuole del se­condo ciclo, l’insegnamento è affidato ai do­centi abilitati all’insegnamento delle disci­pline giuridiche ed economiche, ove dispo­nibili nell’ambito dell’organico dell’autono­mia.. 

ASPETTANDO L'INTESA STATO REGIONI SUL PATTO DELLA SALUTE 2019-2021

Oggi è il 1° agosto 2019. 
Da alcuni anni il parlamento non approva più il Piano sanitario nazionale ma la Conferenza Stato-Regioni in genere ogni tre anni raggiunge una intesa per la ripartizione del Fondo Sanitario Nazionale e, per il finanziamento dei fondi per progetti speciali e sulle modalità di attuazione dei Livelli Essenziali di Assistenza.
Purtroppo la precedente intesa è scaduta: inizialmente il governo si era impegnato a far approvare la nuova intesa entro il 31 marzo, poi è stata partorita la data de 31 luglio.
Siamo ancora in alto mare.
Oggi si riunirà la conferenza Stato-Regioni ma non c'è traccia di questo argomento.
Da questa situazione nasce l'incertezza dei finanziamenti, degli obiettivi e delle stesse modalità di erogazione del servizio e delle prestazioni.
La Corte dei conti più volte ha segnalato come le regioni e a cascata le aziende sanitarie debbano avere certezza dei fondi su cui contare altrimenti la gestione del bilancio non ha senso.
Purtroppo fino ad oggi il Governo non è stato in grado di dare alcuna assicurazione.

LA CONDANNA DI UN MEDICO DELLA GUARDIA MEDICA E L'INADEGUATEZZA DI CONTROLLI INTERNI

La Sentenza della Corte Suprema di Cassazione, VI sezione penale, n. 34535 del 29 luglio 2019 segnalata dall'attento "Quotidiano sanità" e  relativa ad un medico della Guardia medica che aveva omesso di recarsi in un albergo, dove c'erano sei ragazzi di circa dieci anni di nazionalità inglese che accusavano malesseri fisici, per una visita domiciliare, che ha condannato il medico responsabile ravvisando nella condotta dell'imputato gli estremi integrativi del reato di cui all'art. 328 del codice penale che punisce, tra l'altro il rifiuto di un atto dovuto per ragioni di sanità allorché questo debba essere compiuto senza ritardo.
A parte gli aspetti penali, dalla vicenda emerge l'importanza dei controlli interni da parte del titolare del Distretto il quale dovrebbe verificare periodicamente il registro delle visite domiciliari e delle altre attività dei medici della continuità assistenziale. 
Si tratta di un controllo semplice che si potrebbe incrociare con le registrazioni della centrale d'ascolto.
Tale comportamento configura infatti una responsabilità disciplinare sanzionabile a termini di legge che può comportare anche la destituzione dal servizio. 
Sarebbe auspicabile che tutte le regioni organizzassero un servizio ispettivo sulle aziende sanitarie, ma anche ogni azienda dovrebbe tutelare i propri assistiti e sé stessa con un servizio del genere rendendo il più trasparente possibile l'attività del proprio personale a contatto con i pazienti.