venerdì 13 febbraio 2015

Fusioni ed unioni di piccoli comuni

La legge 56/2014 ha riportato alla luce il problema della fusione dei comuni e della gestione in forma associata di alcune funzioni; non si tratta di una cosa nuova ma benché il legislatore sia tornato sull'argomento più volte sono ben pochi i comuni che hanno provveduto a fondersi. 
L’attuale quadro normativo in materia di esercizio associato di funzioni e servizi locali, era stato già definito dall’art. 14 del D.L. 78/2010 e dall’art. 16 del D.L. 138/2011, che obbligava i comuni, con popolazione compresa tra 1000 e 5000 abitanti, a gestire in forma associata, tramite convenzione o unione, le funzioni fondamentali di cui all’art. 21, comma 3 della legge n. 42/2009.
I comuni interessati avrebbero dovuto individuare entro la fine del 2011 due delle sei funzioni fondamentali da gestire in forma associata, le altre quattro entro il 31 dicembre 2012.
Secondo l'ANCITEL i piccoli comuni italiani con una popolazione compresa tra i 1000 e 5000 abitanti sono 3735 e rappresentano il 46% degli attuali 8092 comuni italiani. Il 55% di questi piccoli comuni è situato nelle regioni del nord (2042), il 12% nelle regioni del centro (458), il 33% nelle regioni del sud e delle isole (1235 comuni). Le regioni con il maggior numero di piccoli comuni sono la Lombardia (759), il Piemonte (473) e il Veneto (273), seguite da Campania (263) e Calabria (253), quest’ultima è inoltre la regione con la percentuale più alta di comuni in tale fascia (61.9%). Le due regioni con la percentuale minore di tali piccoli comuni sono la Puglia (30,2%) e la Liguria (35,7%).
Nel  Lazio sono 378.
La fusione, nell'ordinamento statuale e nel diritto amministrativo è l' unione fra due o più comuni contigui ed è disciplinata dal Testo Unico degli Enti Locali all'art. 15.
Nella regione Lazio fino ad ora non ci sono state fusioni, ma esistono due proposte pendenti :
1) Proposta di fusione tra Arpino, Broccostella, Castelliri, Isola Liri e Sora nel nuovo comune di Lirinia
2) Proposta di fusione tra Cerveteri e Ladispoli
Come si vede il tempo passa, ma non si sono mossi molti Comuni
La legge citata prevede anche all'art. 121 l'unione dei piccoli Comuni per l'esercizio associato di funzioni comunali.
Le resistenze sono notevoli; nel Lazio i comuni sotto i 5000 abitanti sono 378; quelli  in provincia di Latina sono; Bassiano, Campodimele, Castelforte, Lenola, Maenza, Norma, Ponza, Rocca Massima, Roccagorga, Roccasecca dei Volsci, Sperlonga, Spigno Saturnia e Ventotene.
Le difficoltà gestionali relative ad alcune funzioni di alcuni di questi comuni sono note, forse sarebbe opportuno cominciare a pensare di utilizzare le opportunità offerte dalla legge e organizzare qualcosa, rispettando però il ruolo storico che nel nostro Paese hanno svolto e svolgono moltissimi enti locali che sono portatori degli interessi di popolazioni che in ogni caso vanno rispettate e coinvolte.

mercoledì 11 febbraio 2015

LE PARI OPPORTUNITA' = I COMUNI FANNO ABBASTANZA PER APPLICARLE ?

L’art. 3 della Costituzione stabilisce che «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». 
Il successivo art. 51 prevede in particolare: «Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini». 
Con il D.lgs Decreto Legislativo 11 aprile 2006, n. 198 è stato approvato il Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, che ha finalmente dettato norme precise in materia di pari opportunità tra uomo e donna nei rapporti etico-sociali, di contrasto alla violenza nelle relazioni familiari pari opportunità tra uomo e donna nei rapporti economici, pari opportunità nel lavoro e la promozione delle pari opportunità, con adozione di azioni positive consistenti in misure volte alla rimozione degli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione di pari opportunità, nell'ambito della competenza statale, sono dirette a favorire l’occupazione femminile, la tutela e il sostegno della maternità e dell’infanzia e realizzate l’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne nel lavoro. 
In particolare l’art.48 di detto decreto stabilisce che anche i Comuni debbono predisporre piani di azioni positive tendenti ad assicurare, nel loro ambito rispettivo, la rimozione degli ostacoli che, di fatto, impediscono la piena realizzazione di pari opportunità di lavoro e nel lavoro tra uomini e donne. A tale scopo, in occasione tanto di assunzioni quanto di promozioni, a fronte di analoga qualificazione e preparazione professionale tra candidati di sesso diverso, l’eventuale scelta del candidato di sesso maschile deve essere accompagnata da un’esplicita ed adeguata motivazione.
L’Unione Europea ha adottato la Direttiva 54/2006 che è stata recepita con il D.lgs 25 gennaio 2010, n. 5, recante «Attuazione della direttiva 2006/54/CE relativa al principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego»
Grazie all'impegno di alcune deputate, tra le quali voglio ricordare Maria Teresa Amici, è stato di recente affrontato anche il problema dell’accesso alle cariche elettive che, oltre ad essere disciplinato dall’ art. 56 del già citato decreto è ora regolato dalla L. 23 novembre 2012, n. 215 che reca disposizioni volte a promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei Consigli e nelle Giunte (ma anche negli organi collegiali non elettivi) degli enti locali, pertanto il principio deve essere rispettato anche nelle Commissioni consiliari e i quelle di concorso.
L’Unione Europea, tramite il Fondo Sociale Europeo (FSE) finanzia con propri bandi la realizzazione di interventi per l’accesso al lavoro delle donne e per la non discriminazione nelle P.A. anche mediante l’utilizzazione a livello sperimentale di strumenti innovativi, ai quali possono accedere anche i Comuni.
Ogni Sindaco si deve impegnare per applicare correttamente queste norme, ma anche i consiglieri comunali devono vigilare affinché queste norme vengano rispettate.

lunedì 9 febbraio 2015

SABAUDIA E LO SNELLIMENTO DEI REGOLAMENTI COMUNALI - IL PROBLEMA DEL REGOLAMENTO D'IGIENE RISALENTE AL 1934

Le norme per lo snellimento amministrativo approvate dagli ultimi Governi mirano a rendere meno difficili i rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione, ma per dare attuazione a queste norme occorre che ogni Comune adotti provvedimenti che trasferiscano i principi in procedure formali,  rese note ai cittadini indicando anche il nominativo del funzionario responsabile.
La prima cosa da fare è aggiornare i regolamenti comunali.
Ma a che punto siamo ?
La maggioranza dei regolamenti del comune di Sabaudia risale ad un'epoca antecedente a quella delle norme che hanno introdotto i concetto di snellimento, è chiaro che vanno aggiornate, ma chi ci pensa?
Un caso che potrei definire patologico è rappresentato dal regolamento d'igiene che risale al 1934.
Allo scopo di contribuire ad adeguare le norme e di dotare il nostro comune di uno strumento aggiornato, il 6 marzo 2010 trasmisi al presidente del Consiglio comunale una proposta di regolamento d'igiene per la tutela della salute e dell'ambiente che fu portato in commissione e poi affossato nonostante i miei ripetuti solleciti.
Durante la gestione commissariale inviai una nuova segnalazione, sempre senza risultato.
Penso che senza un regolamento adeguato sia anche ardito elevare multe ai cittadini su problemi inerenti l'igiene urbana come quello dei rifiuti.

domenica 8 febbraio 2015

COMUNE DI SABAUDIA SECONDO I DATI DEL MEF NEL 2012 ESISTEVANO GRAVI DIFFICOLTA' NELLO SMALTIMENTO DEI RESIDUI PASSIVI


Nel 2012 fu evidenziata anche la difficoltà che aveva i Comune a smaltire i residui passivi, detto in parole povere a spendere le somme, specialmente per investimenti. Ora, grazie al sito Open Polis che mette a confronto di dati di tutti i Comuni sulla base dei dati inviati da ciascun comune al Ministero dell'economia e delle finanze, è possibile, finalmente, verificare che il Comune di Sabaudia era riuscito a smaltire solo il 32,15% dei residui passivi accumulati, mentre il primo in graduatoria, il Comune di Ospitaletto aveva un ragguardevole risultato del 77,58%

PER RISPARMIARE SI SPENDONO 18.000 EURO

Interessante iniziativa del Comune di Sabaudia che in base ad una delibera (n.38/2014) per monitorare e razionalizzare i consumi dei servizi di telefonia fissa e mobile, energia elettrica, gas ed acqua decide di affidare l'incarico ad una ditta esterna al costo di 18.000 euro annui. 
In effetti l' Art.2 comma 594 della legge 244/2007 ha introdotto il Piano triennale per la razionalizzazione delle risorse strumentali ed informatiche, ma questo compito non poteva essere svolto da nessun dipendente?

venerdì 6 febbraio 2015

LE PRO LOCO

Le Pro Loco In linea di massima, tranne rare eccezioni, sotto il profilo giuridico sono associazioni private-collettive non riconosciute, tutelate e regolate dagli articoli 36-42 del Codice Civile.
Le forme associative possibili per le Pro Loco sono due:
a) l’associazione cosiddetta non riconosciuta;
b) l’associazione riconosciuta.
È possibile che una Pro-Loco sia costituita in Associazione di promozione sociale ai sensi della Legge 383/2000
La Regione Lazio con l’art. 15 della L. R.6 agosto 2007, n. 13 ha inteso disciplinare la materia come segue:
1. Le associazioni pro-loco sono associazioni senza scopo di lucro, dirette a favorire la conoscenza, la valorizzazione e la tutela delle risorse turistiche locali.
2. Le associazioni pro-loco, in particolare:
a) promuovono iniziative atte a preservare e diffondere le tradizioni culturali e folkloristiche più significative delle località;
b) svolgono attività di propaganda per la tutela e la valorizzazione delle bellezze naturali, artistiche e monumentali del luogo;
c) svolgono attività ricreative nonché attività dirette a migliorare, in generale, le condizioni di soggiorno dei turisti;
d) garantiscono migliori servizi di assistenza e informazione turistica, anche attraverso convenzioni con gli IAT;
e) intraprendono iniziative idonee a favorire, attraverso processi partecipativi, il raggiungimento degli obiettivi sociali del turismo.
3. La Regione riconosce il ruolo di coordinamento dell’Unione nazionale delle pro-loco d’Italia (UNPLI) nelle sue articolazioni regionali e provinciali, come associazione rappresentativa delle pro-loco attive in ambito regionale e provinciale.
4. Presso ogni provincia competente per territorio è istituito l’albo provinciale delle associazioni pro-loco. Per l’iscrizione all’albo devono ricorrere le seguenti condizioni:
a) che nello stesso comune non esista altra associazione già iscritta all’albo, a meno che nel comune stesso siano presenti più località fortemente caratterizzate e distinte sotto il profilo turistico; in tal caso l’iscrizione all’albo di ulteriori associazioni pro-loco può essere consentita sentita l’UNPLI regionale;
b) che l’associazione sia costituita con atto pubblico o con scrittura privata autenticata;
c) che nello statuto dell’associazione sia garantito il metodo democratico di accesso ai cittadini, il divieto di ripartizione degli utili tra gli associati, l’obbligo di reinvestire gli eventuali utili per il raggiungimento degli scopi statutari, la devoluzione dei beni, in caso di scioglimento, ad altra associazione di utilità sociale.
5. Nell’ambito della programmazione turistica regionale, la Regione concede contributi alle associazioni pro-loco sulla base di programmi annuali di attività, predisposti dalle stesse associazioni pro-loco, nei quali è contenuta la relativa spesa. L’iscrizione all’albo di cui al comma 4 costituisce condizione per accedere ai contributi regionali e provinciali.
6. Le associazioni pro-loco presentano domanda di iscrizione all’albo alla provincia competente, corredata dalla copia autenticata dell’atto costitutivo e dello statuto e dal parere positivo del comune, il quale esprime la propria valutazione entro sessanta giorni dalla richiesta. Decorso infruttuosamente tale termine, si prescinde dall’acquisizione del parere del comune.
7. La denominazione “pro-loco” è riservata esclusivamente alle associazioni iscritte all’albo.
8. La cancellazione dall’albo è disposta qualora vengano meno i requisiti previsti, sia comprovata un’inattività di almeno un anno o lo svolgimento di attività diverse da quelle previste dalla legge.
Nel protocollo sottoscritto tra regione Lazio e Unione Nazionale delle Pro-Loco d’Italia per l'informazione turistica e la promozione delle tradizioni locali.
Per alcuni anni la giurisprudenza ha ritenuto che le contribuzioni in favore delle Pro-Loco non rientrassero nella fattispecie delle sponsorizzazioni (oggi vietate dal D.L. 78/2010) in quanto ritenute un sostegno di iniziative di un soggetto terzo e pertanto rientranti nei compiti del Comune, nell’interesse della collettività anche sulla scorta dei principi di sussidiarietà orizzontale ex art. 118 della Costituzione (vedi per tutti Corte dei Conti Parere 21 marzo 2013, n. 89 della Sezione di Controllo della Lombardia).
In molti casi le Pro-Loco hanno proseguito a svolgere anche attività di cessione di titoli di viaggio delle Ferrovie dello Stato o dei servizi di trasporto locali.
A gettare un sasso nello stagno è ora intervenuta l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) con la delibera n. CP 26 del 26 settembre 2014, con la quale ritiene che l’affidamento ad una Pro-Loco per la gestione del servizio di I.A.T. (Informazioni ed Accoglienza Turistica), nonché per la promozione e la valorizzazione delle eccellenze locali e del territorio non è conforme alla normativa che regola l’affidamento di tali servizi, in quanto l’individuazione di un soggetto privato (tale è infatti la Pro-Loco cui affidare lo svolgimento dei servizi in discussione debba essere effettuata mediante il ricorso ad un confronto concorrenziale, anche con riferimento al diritto comunitario (art.1, comma 8 Direttiva 2004/18/CE); in ogni caso l’ANAC ha ravvisato i presupposti per sottoporre alla tracciabilità dei flussi finanziari il protocollo stipulato, mediante l’acquisizione del CIG presso SIMOG ed ha ritenuto che gli atti debbano essere inseriti nella sezione Amministrazione trasparente” del Comune.




giovedì 5 febbraio 2015

IL MINISTERO DELL'ECONOMICA HA MESSO A CONFRONTO I CONSUNTIVI 2012 E 2013 DEL COMUNE DI SABAUDIA

Anche se questo pare che dia fastidio a qualcuno, seguito a dare pubblicità ai dati forniti dal sito Open Polis del Ministero dell'economia (è singolare che sia più facile per noi cittadini reperire questi dati dal Ministero invece che dal Comune).  Molto interessante è l'aumento delle Tasse che da un anno all'altro furono aumentate del 73,06% (per la gioia dei contribuenti) a fronte di una riduzione dei trasferimenti dello Stato del 59,17%.
Dopo la gestione Commissariale il bilancio di previsione 2013 fu approvato dall'attuale Giunta come si può vedere dall'immagine allegata, con deliberazione n. 53/2013 nel mese di ottobre, ad elezioni avvenute.

LA SPESA PER LA CULTURA DEL 2012

In un comunicato del 29 gennaio scorso, a proposito della chiusura del Cinema ho riportato i dati forniti dal sito web Open Polis del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi alla spesa pro capite del Comune di Sabaudia dell’epoca (anno 2012), da cui risulta che quell’anno dal nostro Comune sono stati spesi per la cultura solamente 14,82 euro a testa, collocandoci al 639° posto, ben lontano dal primo della nostra categoria (tra 10.000 e 20.000 abitanti): il Comune di Brunico che ne ha spesi ben 411. L’attuale Assessore, che all’epoca non rivestiva questo incarico, ha ritenuto di respingere quelle che ha interpretato come critiche al suo operato che invece sono solo dati di fatto, riferiti per correttezza proprio alla gestione dell’anno a cui risale di fatto la chiusura del Cinema. Per quanto concerne la gestione dell’Assessore Gelardi non è stato mosso alcun appunto, anche perché non si dispone ancora del rendiconto delle spese sostenute per l’anno 2014.

mercoledì 4 febbraio 2015

ANCORA SUL FESTIVAL DEL CINEMA A SABAUDIA


Il Sindaco Lucci ha ritenuto di non condividere le mie considerazioni in merito alla decisione di svolgere un Festival del Cinema a Sabaudia; questo mi consente di precisare alcune cose in merito alla questione del Cinema e alla scelta di organizzare un Festival.
Non è mia abitudine modificare e tantomeno distorcere la verità a mio favore (non so poi quali benefici potrei trarne non facendo più parte del consiglio comunale né rivestendo incarichi di Partito a livello locale
Sono i fatti che parlano:
1)              L’unico cinema di Sabaudia è chiuso; l’ultima assemblea pubblica risale proprio ad un anno fa con un impegno trasversale di molte parti politiche; personalmente feci interrogazioni, comunicati, ecc. Secondo quanto riportato dalla stampa (La provincia del 7 marzo 2013) per sostenere il gestore (a fronte di un rilevante aumento del canone di locazione da parte della proprietà) ci sarebbe stato un impegno di Lucci per «…organizzare cineforum per anziani e studenti…», che però poi non è stato mantenuto. Molti cittadini dopo aver presentato una petizione si erano anche tassati per cercare di dare un sostegno all’ex gestore del Cinema Ugo Nestonni il quale alla fine dovette però amaramente lanciare la spugna dichiarando: «La cultura non può essere considerata un aspetto accessorio o marginale di un territorio perché è il motore fondamentale dello sviluppo di una comunità da sostenere e incentivare…» (La Provincia 9 marzo 2013). Ma come è possibile parlare di cultura se l’unica struttura dove si sarebbe potuto fare anche congressi, eventi teatrali, spettacoli musicali, ecc. (come ipotizzato anche da Lucci nel programma elettorale del 2009), viene chiusa? Da ultimo ma solo in ordine di tempo ricordo che nel Programma di mandato dell’attuale Giunta viene affermato il ruolo fondamentale della cultura.
Io all’epoca andavo spesso al cinema, ma non ho mai incontrato il Sindaco Lucci.
Seguito a pensare che l’amministrazione comunale avrebbe potuto fare di più.
Il fatto che il precedente proprietario avesse offerto (negli anni passati), anche se informalmente, l’acquisto del cinema al Comune, mi è stato riferito da persona informata dei fatti e affidabile per il lavoro che all’epoca svolgeva.
La circostanza che anche altri cinema chiudano (ma spesso per la concorrenza delle multisale) è in contrasto con i molti che vengono difesi nelle città vicine come Pontinia (dove scelte intelligenti e culturali hanno salvato quella struttura) e San Felice Circeo.
La Regione a suo tempo ha dato un contributo per l’acquisto delle apparecchiature per digitalizzare una delle sale. Penso che se fosse stato presentato un progetto idoneo l’ex Presidente della regione non si sarebbe tirata indietro; anche l’attuale Assessore alla cultura della Regione potrebbe senza dubbio essere sensibile nel caso in cui le venisse presentato un progetto economicamente sostenibile da persone affidabili.
L’estate scorsa sono state messe in giro delle voci (riportate sempre dalla stampa) di un interessamento di alcuni VIP, ma terminata la stagione tutto è finito lì.
Sono d’accordo sul fatto che ora riattivare il Cinema sarebbe molto costoso e proprio per questo è molto grave che a suo tempo chi aveva il dovere di amministrare la città abbia lasciato che l’ex gestore abbandonasse l’attività. Ma quale investitore oggi si potrebbe avvicinare senza il sostegno dell’Amministrazione comunale?
Mi dispiace di non poter essere utile, ma non sono a conoscenza di strumenti per l’amministrazione della cosa pubblica diversi da quelli della legalità, che comunque a volerli applicare talora offrono appigli insperati.
2)              Non sono contrario a priori alla scelta di organizzare un festival del cinema (purché ciò avvenga nel rispetto di tutte le procedure di legge - attraverso una procedura aperta ed una comparazione dei progetti e non mediante affidamento diretto come deciso dalla Giunta con la deliberazione n. 3/2015 - e con che venga organizzato sulla base di un progetto serio) e in tal senso infatti non ho osservato nulla (anche se nel passato presentammo una interrogazione su un argomento analogo), né ho scritto che la sala dovesse essere funzionale alla manifestazione (anche se in questo caso parlare di festival mi sembra un poco ardito), dato che le proiezioni, pur con qualche problema si possono svolgere all’aperto, ma ribadisco che il fatto che ciò avvenga in una città in cui l’unica sala da proiezione ha chiuso i battenti appare una contraddizione rilevante, che si aggiunge alla scarsezza di fondi destinati alla cultura.
Se è giusto porre attenzione alle aspettative dei turisti ed attirarli con eventi adeguati, è necessario prima curare i diritti dei cittadini residenti che vivono qui tutto l’anno mantenendo l’economia locale e che per vedere un film oramai sono costretti a spostarsi in altre città.
Mi auguro che il problema dell’utilizzo appropriato (cioè senza modifiche della destinazione urbanistica) delle sale dell’ex Cinema Augustus venga affrontato in maniera adeguata al più presto.

CONTROLLI SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA E PRIVACY

Dalla stampa abbiamo appreso dei sopralluoghi svolti dalla Polizia Locale per accertare il rispetto da parte della popolazione delle disposizioni in merito al conferimento del residuo e delle multe irrogate.
Alcuni cittadini si sono lamentati in un social network delle condizioni in cui sarebbero stati lasciati i sacchi dopo l’effettuazione delle ispezioni. Al riguardo, pur prendendo atto positivamente dell’attività svolta per controllare il rispetto delle disposizioni sulla raccolta differenziata da parte dei cittadini, sarebbe opportuno che venissero fatti tutti i controlli anche sul rispetto del contratto da parte della ditta incaricata, coinvolgendo, come da tempo proposto, anche le associazioni dei consumatori in base al comma 461 dell’art.2 della L. 244/2007.
In primo luogo la ditta concessionaria per contratto (art. 19), senza ulteriore corrispettivo, dovrebbe effettuare campagne di comunicazione annuali per rafforzare l’informazione e la comunicazione, comprensive di incontri periodici per migliorare la conoscenza dei cittadini su tutte le problematiche della raccolta differenziata, per raccogliere le segnalazioni e per rendicontare dei risultati raggiunti; in tal modo dovrebbe essere prevenuta la possibilità di errori.
In secondo luogo il Garante per la protezione dei dati personali con un provvedimento del 14 luglio 2005 ha esaminato alcuni problemi relativi alla raccolta differenziata dei rifiuti ritenendo che non possano essere utilizzati sacchetti trasparenti nel “porta a porta” (nei rifiuti finiscono, infatti, molti effetti personali (corrispondenza, fatture telefoniche con i numeri chiamati, estratti conto bancari), a volte relativi anche alla sfera della salute (farmaci, prescrizioni mediche, ecc. o a convinzioni politiche, religiose, sindacali).
Il Garante ha anche ribadito che non possano essere svolti controlli indiscriminati.
Il Garante ha ritenuto lecita l’ispezione dei sacchetti solo nei casi in cui il cittadino che non ha rispettato la normativa sulla raccolta differenziata non sia identificabile in nessun altro modo. Queste informazioni, se trattate in modo non proporzionato o in caso di abusi, possono comportare seri inconvenienti.
È stato ritenuto corretto invece l’utilizzo di codici a barre, microchip o Rfid che consentono di delimitare l’identificabilità della persona solo nel caso in cui sia accertata la violazione delle norme sulla raccolta differenziata.
Naturalmente i sacchi dopo essere stati aperti per le ispezioni dovranno essere ricomposti in maniera appropriata proprio per evitare che si possano verificare i problemi sopra esposti o che i rifiuti possano finire per la strada.
Come si vede la materia è molto delicata, per cui è importante ampliare al massimo la conoscenza e l’attenzione a questo tema ed affidare la responsabilità di vigilare sull’applicazione del Codice sulla protezione dei dati personali ad un funzionario particolarmente attento ed esperto per mettere al riparo l’ente da incidenti di percorso dovuti a inosservanze della legge, dimenticanze, ecc. che possono procurare problemi anche gravi.
È auspicabile infine che l’amministrazione comunale richiami la ditta incaricata affinché rispetti puntualmente il contratto e perché svolga le campagne di comunicazione annuale applicando le sanzioni in caso di omissione e perché faccia maggiore attenzione ai problemi della privacy anche nel settore della raccolta dei rifiuti soldi urbani.

martedì 3 febbraio 2015

LA WHITE LIST UNA SEGNALAZIONE DEL PRESIDENTE DELL'ANAC

Si deve al Prefetto Frattasi, Direttore dell’Ufficio affari legislativi e relazioni parlamentari del Ministero dell’Interno, la sperimentazione a l’Aquila del modello delle White List ormai applicato su tutto il territorio nazionale e consistente nell'istituzione presso ogni prefettura dell'elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa operanti nei medesimi settori. L'iscrizione negli elenchi della prefettura della provincia in cui l'impresa ha sede soddisfa i requisiti per l'informazione antimafia per l'esercizio della relativa attività. La prefettura effettua verifiche periodiche circa la perdurante insussistenza dei suddetti rischi e, in caso di esito negativo,dispone la cancellazione dell'impresa dall'elenco. 
Il vantaggio è evidente non solo per le pubbliche amministrazioni che usufruiscono di una semplificazione nell’attività di affidamento e appalto ma anche per l’impresa stessa che offre garanzie ai suoi potenziali clienti di legalità ed etica. Il Prefetto Frattasi sostiene la necessità di accompagnare la politica di contrasto alla corruzione soprattutto sotto l’aspetto etico per sostenere l’azione di contrasto. Oramai la White List è parte integrante e sostanziale della L. 190/2012. La White List è importantissima per l'efficacia dei controlli antimafia nelle attività imprenditoriali di cui al comma 53. Su questo tema è intervenuto di recente il Presidente dell'ANAC Cantone con un nuovo documento in data 29 gennaio 2015 con cui viene ribadito la necessità dell' utilizzo delle White List e l' obbligo d’iscrizione nelle medesime, In particolare il Presidente ha ritenuto di segnalare al Governo che tenuto conto della novella normativa intervenuta in materia e quindi dell’intenzione del legislatore e della necessità di rendere il quadro di sistema coerente con l’obiettivo di introdurre l’obbligo di iscrizione negli elenchi detenuti dalle prefetture, per le imprese che svolgono le attività maggiormente esposte a rischio di infiltrazione mafiosa, sarebbe opportuno valutare di modificare il d.p.c.m. 18 aprile 2013, nel senso di prevedere espressamente l’obbligatorietà dell’iscrizione negli elenchi di che trattasi, in attuazione della novella normativa introdotta dal combinato disposto dei commi 1 e 2, ’art. 29, d.l. 90/2014, convertito con modificazioni dalla legge n. 114/2014, salvo ogni altra modifica dello stesso comma 52, art. 1, l.190/2012 nel senso di esplicitare l’obbligo di iscrizione nei citati elenchi per le imprese che svolgono le attività di cui al richiamato comma 53.
La segnalazione è reperibile a questo indirizzo:
http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/AttivitaAutorita/AttiDellAutorita/_Atto?ca=5958

domenica 1 febbraio 2015

SABAUDIA AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE

Ogni pubblica amministrazione in base al D.lgs 33/2013 deve pubblicare una serie di dati sul sito web sotto la voce."Amministrazione trasparente". In qualità di cittadino, per puro spirito di collaborazione ho esaminato lo stato dei dati inseriti nella area del sito web del Comune di Sabaudia e mi sono permesso di segnalarle all'ente onde evitare le sanzioni previste dagli artt. 15, 22, 46 e 47 del D.lgs.33/2013. Nel complesso numerose voci sono vuote e riempite solamente dalla normativa per cui il sistema www.magellanopa.it non rileva la carenza di dati e quindi appare un semaforo verde.
1) DISPOSIZIONI GENERALI: sotto questa voce, tra l’altro è stato inserito anche il Referto sul controllo di gestione relativo all’anno 2013, da cui si rileva una serie di atti oggetto di rilievi, ma poi andando a vedere la valutazione dell’OIV e la liquidazione del premio di risultato, non sembra che ciò abbia inciso
2) ORGANIZZAZIONE: per quanto concerne gli organi di indirizzo politico-amministrativo non sono pubblicati tutti i compensi degli importi di viaggi e missioni pagati con fondi pubblici (art. 14, comma 1, lett. c) del D.lgs 33/2013); inoltre l’aggregazione di alcuni Servizi nei Settori appare scarsamente funzionale (Pubblica istruzione nell’Avvocatura, Economato con il SUAP)
3) CONSULENTI E COLLABORATORI: vengono riportati solamente i dati relativo all’avv. De Tilla, mentre con vari provvedimenti sono stati affidati altri incarichi per: Direzione Museo del mare e della costa (determinazione n. 73/2014 del Settore cultura); responsabile della sicurezza nei luoghi di lavoro (determinazione n. 123/2014 del Settore LL.PP); medico competente (determinazione n. 6/2014 del Settore avvocatura), ecc.;
4) PERSONALE: tra le posizioni organizzative è indicata la delega ad un cittadino per il turismo sportivo. Non viene fatta menzione del personale in mobilità dal Comune di San Felice Circeo; non viene fatta menzione di provvedimenti relativi alla rotazione del personale
5) BANDI DI CONCORSO: è riportato solamente un avviso di mobilità
6) PERFORMANCE: Nella valutazione della performance non è prevista la partecipazione dei cittadini, mentre per quanto riguarda il benessere organizzativo non è stato inserito nulla
7) ENTI CONTROLLATI: Non viene fatta menzione del Gruppo di azione locale (GAL) denominato “GAL Terre Pontine” istituito ex DGR n. 359 del 15 maggio 2009 con cui la regione ha stabilito compiti e responsabilità dei GAL per l’attuazione dei Piani di Sviluppo Locale (tra l’altro risulta che lo stesso GAL occupi gratuitamente dei locali comunali in via Zara); non viene indicato quale amministratore comunale partecipi alle sedute degli organi direttivi di ciascuna società controllata o partecipata
8) ATTIVITA’ E PROCEDIMENTI: L’area che dovrebbe contenere i dati dell’attività amministrativa è vuota, quella delle tipologie di procedimento contiene solo quelle dell’urbanistica e pochissime tipologie per la le diete delle scuole, e per le procedure di vidimazione da parte della segreteria generale; l’area relativa ai tempi procedimentali è vuota, come pure quella delle dichiarazioni sostitutive e acquisizione d’ufficio dei dati; il cittadino non è messo in condizione di conoscere tutti i procedimenti, i responsabili di ciascuno, ecc.
9) PROVVEDIMENTI: le due aree sono vuote
10) CONTROLLI SULLE IMPRESE: è presente solo una descrizione delle attività svolte senza alcun riferimento numerico in merito a quelle effettivamente compiute e ai settori di afferenza; mancano totalmente secondo quanto previsto dall’art. 25 del D.lgs 33/2013 : l’elenco delle tipologie di controllo a cui sono assoggettate le imprese in ragione della dimensione e del settore di attività, indicando per ciascuna di esse i criteri e le relative modalità di svolgimento e l’elenco degli obblighi e degli adempimenti oggetto delle attività di controllo che le imprese sono tenute a rispettare per ottemperare alle disposizioni normative.
11) BANDI DI GARA E CONTRATTI: è presente solamente un numero molto contenuto delle gare indette ed espletate relativo ad alcuni Settori
12) ALBO DEI BENEFICIARI: contiene solo l’elenco delle sovvenzioni erogate dal settore dei servizi sociali
13) BILANCI: sono pubblicate alcune deliberazioni e taluni atti relativi a debiti fuori bilancio, per quanto riguarda il piano degli indicatori sono presenti solamente gli elenchi delle entrate e delle spese divisi per funzione; non esiste alcuna procedura per il bilancio partecipato e per il bilancio sociale;
14) BENI IMMOBILI E GESTIONE DEL PATRIMONIO: l’inventario non è stato approvato formalmente, molti immobili sono concessi a costi irrisori; manca anche l’inventario dei beni mobili; non viene tenuta una registrazione dei beni consumabili
15) CONTROLLI E RILIEVI SULL’AMMINISTRAZIONE: il numero delle determinazioni assoggettate a controllo è irrisorio
16) SERVIZI EROGATI: l’unica Carta della qualità dei servizi (ex combinato disposto del comma 461 dell’art.2 della L. 244/2007 e dell’art. 32 del D.lgs 33/2013 presente è rappresenta da quella relativa al trasporto urbano; sono presenti delle brochure relative ai servizi alla persona ma sono solamente delle carte dei servizi (senza alcun riferimento agli standard di qualità); manca il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti benché l’obbligo di presentazione della carta fosse contenuto nel capitolato, ecc. Manca l’indicazione dei costi, nonché dei tempi di medi di erogazione dei servizi; manca ogni riferimento alle liste di attesa. Al riguardo lo scrivente ha già presentato in data 30 aprile 2014 una petizione per l’attuazione di dette norme con trecento firme, che non è stata mai discussa dal Consiglio comunale come invece previsto dall’art. 20 dello Statuto comunale, sollecitata il 2 giugno successivo; peraltro una mozione poi presentata a sostegno dalle opposizioni è stata approvata con deliberazione n. 28 in data 19 novembre 2014, ma è tuttora inapplicata.
17) PAGAMENTI: per quanto l’indicatore della tempestività dei pagamenti: i dati sono limitati e non assicurano adeguata trasparenza, mentre per quanto concerne l’IBAN e i pagamenti informatici non vi è nulla.
18) OPERE PUBBLICHE: sono presenti le deliberazioni adottate
19) PIANIFICAZIONE E GOVERNO DEL TERRITORIO: manca il PRG, ma è presente una variante, mancano le NTA, sono presenti il Regolamento edilizio e il Piano di classificazione ambientale,
20) INFORMAZIONI AMBIENTALI: mancano i dati ambientali relativi alle acque del Lago di Paola;
21) STRUTTURE SANITARIE ACCREDITATE: manca qualsivoglia dato (esistono una RSA ed una casa di cura), come pure non vi è alcun dato sulle strutture socio-sanitarie presenti (case alloggio, case di riposo)
22) INTERVENTI STRAORDINARI E DI EMERGENZA: l’area è vuota; manca il Piano della protezione civile
23) ALTRI CONTENUTI: è presente solamente la deliberazione n. 133/2014 contenete le azioni positive per favorire l’uguaglianza uomo-donna