lunedì 11 giugno 2018

MIGLIORANO LE ENTRATE PROVENIENTI DAL TURISMO, MA IL GAP CON MOLTI PAESI EUROPEI E' ANCORA ELEVATO

La Banca d'Italia, com'è consuetudine ha condotto una indagine sull'andamento del turismo in Italia.
Secondo l’indagine  i flussi in entrata e in uscita sono aumentati rispetto al 2016, in termini sia di viaggiatori sia di spesa. 
L’avanzo della bilancia dei pagamenti turistica è salito allo 0,9 per cento del PIL (da 0,8 nel 2016) grazie al marcato incremento delle entrate (ovvero la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia; Fig. 1). Queste ultime (39,2 miliardi nel 2017, pari al 2,3 per cento del PIL) sono aumentate a un tasso (7,7 per cento) più che doppio rispetto a quello delle entrate mondiali da turismo internazionale, con una ricaduta positiva sulla quota di mercato dell’Italia. 
La crescita della spesa turistica dall’estero ha riguardato tutte le macro-regioni del Paese, soprattutto il Sud e il Centro.
I viaggiatori stranieri in Italia sono stati quasi 91 milioni, il 6 per cento in più che nel 2016. 
Le vacanze nelle città d’arte e culturali si sono confermate la tipologia di vacanza più diffusa e con il peso più elevato nella spesa dei turisti stranieri; è proseguita la ripresa dei soggiorni balneari. 
Il giudizio espresso dai visitatori intervistati al termine del viaggio si è mantenuto molto positivo, con differenze trascurabili tra le diverse macro-regioni. 
Dopo un decennio di stagnazione, anche la spesa dei viaggiatori italiani all’estero è aumentata (8,9 per cento), insieme al numero dei viaggiatori e dei pernottamenti; nel 2017 è stata pari all’1,4 per cento del PIL.
Ma come ci mostra il grafico elaborato dalla banca d'Italia sulla base di dati Istat abbiamo ancor amolto da fare per raggiungere i valori di altre nazioni europee come la Grecia, il Portogallo, la spagna e la stessa Austria.
ora se ne occuperà il nuovo governo...

LA RIDUZIONE DRASTICA DEGLI SBARCHI DI MIGRANTI IN ITALIA

Secondo il quotidiano ILSOLE24ORE dal primo gennaio del 2018 ad oggi, secondo dati del ministero dell’Interno, gli stranieri sbarcati in Italia sono stati 14.330: un calo del 76,8% rispetto al 2017 (61.799) e del 72,37% rispetto al 2016 (51.863). In particolare, quelli provenienti dalla Libia sono scivolati dai 59.277 dei primi sei mesi del 2017 ai 9.832 dell’anno in corso: l’83,4% in meno nell’arco di 12 mesi.
Anche l'arrivo di minori non accompagnati ha conosciuto una flessione rilevante: dai 25.846 del 2016 ai 2.171 registrati all’11 giugno, a un paio di settimane dalla chiusura del primo semestre dell’anno.
I tre porti più interessati dagli sbarchi sono stati Pozzallo (Ragusa) con 2.457 migranti, Messina con 2.273 migranti e Augusta (Siracusa) con 2.227 persone. 
L’isola di Lampedusa, diventata uno dei luoghi simbolo dell’emergenza umanitaria, è ferma a 1.057 stranieri approdati dall’inizio dell’anno ad oggi. 
Quindi le misure attuate dal Ministero nel corso dell'anno 2017 hanno avuto i primi effetti.
Le nazionalità più rappresentate al momento dell’arrivo in Italia sono Tunisia (2.940, il 21%), Eritrea (2.228, il 16%), Sudan (1.066, il 7%) e Nigeria (1.052, sempre al 7%). Il meccanismo di ricollocazione è scattato finora su un totale di 12.719 persone, prevalentemente in direzione di Germania (5.435), Svezia (1.408) e Paesi Bassi (1.020).

LA PESCA ECCESSIVA DANNEGGIA IL MARE MEDITERRANEO

Secondo quanto riferisce oggi la testata EUROPATODAY, Lasse Gustavsson, direttore esecutivo di Oceana, una ONG che si batte per la pesca sostenibile - Gestire male le risorse naturali e rinnovabili rovina il nostro patrimonio naturale marino e ci costa posti di lavoro, cibo e denaro. Gli stock ittici sani e ben gestiti hanno il potenziale di produrre ogni anno nei mari europei oltre il 57% in più di pesce, ovvero 2 milioni di tonnellate in più, e creare 92mila nuovi posti di lavoro”. 
Nonostante l'obbligo giuridicamente vincolante di eliminare gradualmente la pesca eccessiva entro il 2020, i progressi finora compiuti dall'Ue non sono sufficienti per rispettare tale scadenza, come confermato più volte dal comitato scientifico, tecnico ed economico per la pesca (CSTEP), un comitato consultivo dell'Ue. “L'interruzione della pesca eccessiva non solo faciliterà lo sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche, ma contribuirà anche al raggiungimento di un buono stato ambientale nei mari europei”, dice Oceana, che aggiunge: “E’ compito dell'Unione europea recuperare urgentemente il Mar Mediterraneo, che è sovrasfruttato, grazie a piani di gestione a lungo termine solidi e ambiziosi, che rappresentano il modo più efficace per affrontare il problema della pesca eccessiva” .
Il peggiore dei mari europei è il Mediteranneo. Ma anche il Mare del Nord e il Baltico versano in cattive acque. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto della Commissione Ue sullo stato delle risorse ittiche e i progressi finora compiuti nella realizzazione di una pesca sostenibile, l'obiettivo principale della politica comune della pesca.
I dati del rapporto mostrano che i livelli di pesca eccessiva rimangono ancora elevati nell'Atlantico nord-orientale, compresi i mari adiacenti, vale a dire il Baltico o il Mare del Nord, dove il 41% degli stock è stato eccessivamente raccolto. Secondo il rapporto, il Mar Mediterraneo si trova attualmente nel peggiore stato di tutti i mari europei, con circa il 90% degli stock ittici sovrasfruttati e alcuni ad alto rischio di completo collasso. Il nasello europeo, la triglia, il melù e la rana pescatrice sono tutti pescati a livelli circa 10 volte più alti di quelli che sono considerati sostenibili, secondo il rapporto.
“La pesca eccessiva danneggia l'ambiente e l'economia in generale

SABAUDIA: AGGIUDICATA LA GESTIONE DELLA CONCESSIONE DEMANIALE CON FINALITA' SOCIALI ALLA COOPERATIVA "LA CAPANNA" PER TRE ANNI

FOTO DEL CHIOSCO
DURANTE LE MAREGGIATE INVERNALI 
A seguito di una lunga vicenda giudiziaria relativa all'affidamento delle attività connesse con la pubblica balneazione sulla concessione demaniale marittima del Comune di Sabaudia iniziata nel 2015 che è arrivata fino al Consiglio di Stato (e di cui ho già dato notizia in precedenza), finalmente con determinazione n. 68 dell'11 giugno scorso (REG GEN 471/2018) , La Capanna soc. Cooperativa a r.l. ha ottenuto l'aggiudicazione del servizio per il triennio 12 giugno 2018-11 giugno 2021.
Si è chiusa così una vicenda giudiziaria che aveva visto inizialmente l'esclusione della Coop. la Capanna, prima in graduatoria a favore della ditta "La Rapida 2004" s.a.s.  

I COMUNI SONO TENUTI A PUBBLICARE UN RENDICONTO SEMPLIFICATO PER I CITTADINI - SONO PREVISTE SANZIONI PER GLI INADEMPIENTI

L’art. 11 comma 2 del D.lgs 118/2011 prevede che ogni P.A. rediga un rendiconto semplificato per il cittadino, da divulgare sul proprio sito internet, recante una esposizione sintetica dei dati di bilancio, con evidenziazione delle risorse finanziarie umane e strumentali utilizzate nel perseguimento delle diverse finalità istituzionali, dei risultati conseguiti con riferimento al livello di copertura ed alla qualità dei servizi pubblici forniti ai cittadini e dell’eventuale relativo scostamento tra costi standard e costi effettivi.
A sua volta il 1° comma dell'art. 29 del D.lgs 33/2013  stabilisce che "fermo restando quanto previsto dall'articolo 9‐bis, le pubbliche amministrazioni)) pubblicano i documenti e gli allegati del bilancio preventivo e del conto consuntivo entro trenta giorni dalla loro adozione, nonché i dati relativi al bilancio di previsione e a quello consuntivo in forma sintetica, aggregata e semplificata, anche con il ricorso a rappresentazioni grafiche, al fine di assicurare la piena accessibilità e comprensibilità.
L'art. 46 del citato D.lgs 33/2013 stabilisce che inadempimento degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente ((e il rifiuto, il differimento e la limitazione dell'accesso civico, al di fuori delle ipotesi previste dall'articolo 5‐bis,)) costituiscono elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale, eventuale causa di responsabilità per danno all'immagine dell'amministrazione e sono comunque valutati ai fini della corresponsione della retribuzione di risultato e del trattamento accessorio collegato alla performance individuale dei responsabili.
Molti funzionari pensano di poter ignorare le richieste dei cittadini ma evidentemente non conoscono l'esistenza delle norme citate e possono rischiare di vedersi ridotto il premio di risultato...

domenica 10 giugno 2018

MOLTI DI QUELLI CHE HANNO PERDUTO LE ELEZIONI RECRIMINANO , MA IN QUESTI CINQUE ANNI DOVE ERANO ? PERCHE' NON HANNO FATTO OPPOSIZIONE ?

L'esito delle elezioni comunali svoltesi ieri, anche se non è definitivo e in molti casi si dovrà attendere il ballottaggio del 24 giugno, già ha delineato un panorama abbastanza chiaro.
Nella maggioranza dei casi le minoranze non sono riuscite a ribaltare la situazione in moltissimi Comuni perché non hanno fatto o saputo fare opposizione. 
Eppure hanno avuto cinque anni di tempo.
Serve una strategia, ma anche costanza e determinazione.
L'opposizione è una cosa seria : è il sale della democrazia e senza di essa la maggioranza tende a dilagare e a fare cose ingiuste.
Troppo spesso troviamo soggetti che vanno a cena con la maggioranza e magari si accontentano di trenta denari in cambio del loro voto favorevole.
Ora chi ha perso deve avere il coraggio di rinunciare a tutto e di dedicarsi  completamente a svolgere a tempo pieno il ruolo di opposizione colpendo tutti i giorni ogni atto o documento.
Solo così i cittadini potranno imparare a conoscere chi veramente vuole il bene della città.
Molto importante può essere la creazione di una "Giunta ombra"  come fanno gli inglesi in modo da non perdere il lavoro fatto durante la campagna elettorale, di mantenere lo spirito di gruppo e di  incalzare meglio Sindaco e Assessori.
Mi permetto di suggerire il mio "Manuale per un consigliere comunale di opposizione"
Dateve da fà....



I TEMPI DI PAGAMENTO DEI COMUNI SONO SEMPRE PIU' ALTI

Molti giornali hanno diffuso ieri la notizia dell'allungamento dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione, ma si tratta di un dato già noto agli addetti ai lavori, tanto che non appena eletto il nuovo presidente della Camera dei deputati ho inviato una petizione in cui si chiede di intervenire.
Per sapere quali sono stati i tempi di pagamento del vostro comune nell'ultimo anno o nell'ultimo trimestre basta andare nella sezione "Amministrazione trasparente". 
Mi sono occupato della questione proprio nel mio ultimo saggio "Utopia di un Comune e come realizzarla".
Purtroppo, nonostante le norme europee quasi tutti i Comuni non riescono a stare al passo con il limite massimo previsto e pagano i fornitori in ritardo.
La cosa in particolare è grave nel caso dei piccoli Comuni dove spesso l'ente locale è la maggiore azienda che potrebbe sostenere l'economia locale, ma se poi non paga i fornitori rischia di farli fallire, quindi altro che sostegno... 
La normativa prevede che gli enti pubblici paghino le fatture dei fornitori entro trenta giorni (D.lgs 231/2002, rubricato “Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali) fatte salve alcune eccezioni.
Allo scopo di affrontare questo problema ogni Comune deve pubblicare l’indicatore della tempestività dei pagamenti nella sezione “Amministrazione trasparente” del proprio sito.
Il Ministero dell’Interno con circolare n. 9/2014 ha indicato le modalità per calcolare i tempi di pagamento. Con il DPCM 22 settembre 2014 e la circolare n. 3/2015 il Ministero dell’Economia e delle finanze sono state indicate le modalità di pubblicazione sui siti web dei Comuni; con la Circolare n.15/2015 sono state indicate le modalità per il monitoraggio
A sua volta il MEF ha realizzato una piattaforma per il monitoraggio dei crediti commerciali verso le P.A. che registra il totale delle fatture e i pagamenti effettuati.
Ma il problema è creato dalla Tesoreria unica, uno strumento inventato dal Ministero dell'economia e delle finanze per togliere la disponibilità di cassa agli enti locali per cui spesso per pagare i fornitori in tempo i Comuni sono costretti a chiedere una anticipazione di cassa alle Banche e quindi a caricarsi dei relativi oneri finanziari che poi pesano sulla gestione ordinaria.....

NEI COMUNI ARRIVANO NUOVI PROFILI DEDICATI AGLI SPECIALISTI DELLA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE E E DEI RAPPORTI CON I MEDIA

Come ho accennato il 28 maggio scorso su questo blog, presso l'ARAN il 21 maggio è stato firmato, finalmente, il nuovo Contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale degli enti locali.
Oltre alle novità di cui ho fatto cenno nel precedente post il CCNL contiene all'art. 18 bis una norma che, dopo 18 anni attua la legge 150/2000 riguardante l'informazione e la comunicazione nella pubblica amministrazione, una norma spesso non rispettata o applicata in maniera erronea.
Il CCNL deve rappresentare l'occasione per eliminare tutte le situazioni irregolari e per far emergere le reali professionalità affidando (seguendo regolari procedure concorsuali) questa funzione a persone iscritte all'Albo dei giornalisti e in possesso dei necessari requisiti di legge.
In particolare l'articolo citato prevede che nel quadro dei processi di innovazione del lavoro pubblico, al fine di valorizzare e migliorare le attività di informazione e di comunicazione svolte dalle pubbliche amministrazioni, sono previsti distinti specifici professionali idonei a garantire l’ottimale attuazione dei compiti e funzioni connesse alle suddette attività.
Nella prospettiva di assicurare il completo presidio dei processi lavorativi comunque riconducibili ai suddetti settori dell’informazione e della comunicazione, i profili professionali di cui al comma 1, saranno collocati nelle categorie del vigente sistema di classificazione del personale, secondo le declaratorie ed i relativi requisiti culturali e professionali di cui all’allegato A del CCNL del 31.3.1999, in relazione alla complessità dei compiti, nonché al livello di autonomia, responsabilità e competenza professionale, agli stessi (connessi) richiesti.
Nell’ottica di garantire la coerenza delle prestazioni lavorative con i modelli organizzativi degli enti, questi ultimi individueranno, anche per ciascuno dei settori suindicati e tenuto conto dei rispettivi fabbisogni, “profili professionali”, che definiscano la tipologia della prestazione lavorativa, le specifiche competenze richieste, nonché i requisiti culturali e professionali necessari per l’espletamento delle relative attività, tenendo conto anche della normativa di settore.
Pertanto, tenuto conto del sistema di classificazione del personale di cui al CCNL del 31.3.1999, il comma 5 definisce i “contenuti professionali di base” delle attività di informazione e di comunicazione, in relazione ai quali gli enti procederanno alla definizione dei profili.
In linea con quanto previsto nei precedenti commi, i suddetti contenuti professionali di base sono così articolati e definiti:
a) Settore Comunicazione
Categoria D
Gestione e coordinamento dei processi di comunicazione esterna ed interna in relazione ai fabbisogni dell’utenza ed agli obiettivi dell’amministrazione, definizione di procedure interne per la comunicazione istituzionale, gestione degli eventi istituzionali, raccordo dei processi di gestione dei siti internet, nonché delle comunicazioni digitali WEB e social, anche nell’ottica dell’attuazione delle
disposizioni di materia di trasparenza e della comunicazione esterna dei servizi erogati dall’Amministrazione e del loro funzionamento. 
Profili di riferimento: specialista della comunicazione istituzionale.
b) Settore Informazione
Categoria D
Gestione e coordinamento dei processi di informazione sviluppati in stretta connessione con gli obiettivi istituzionali dell’Amministrazione; promozione e cura dei collegamenti con gli organi di informazione; individuazione e/o implementazione di soluzioni innovative e di strumenti che possano garantire la costante e aggiornata informazione sull’attività istituzionale dell’amministrazione; gestione degli eventi stampa, dell’accesso civico e delle consultazioni pubbliche.
Profili di riferimento: specialista nei rapporti con i media, giornalista pubblico.
In relazione ai propri fabbisogni, le amministrazioni potranno definire altresì profili per la categoria C, tenendo conto delle declaratorie previste per tale categoria.

sabato 9 giugno 2018

L'89,50 & DEI MINISTRI DEL GOVERNO CONTE NON AVEVA MAI AVUTO INCARICHI DEL GENERE





















Grazie ad Openpolis ecco il dato relativo al tasso di ricambio dei ministri nei vari governi.
Il Governo Conte è composto dall'89,50 % di persone che non hanno mai fatto il Ministro (compreso lo stesso Conte).
Come in tutti i casi di cambiamenti radicali questo ha i suoi lati positivi e negativi.
Sarà il tempo a dirci quali avranno prevalso.
Non c'è dubbio che la fase iniziale appaia un poco difficoltosa....

ANCHE A SABAUDIA LA CARTA DI IDENTITA' ELETTRONICA

FAC SIMILE
Parte finalmente anche a Sabaudia la carta d'identità elettronica.
Con la deliberazione  n.94 del 5 maggio scorso (ma pubblicata solo il 9 giugno) la giunta ha avviato il sistema di emissione e definito il relativo costo.
Benché la circolare del Ministero dell'Interno risalga al 2017 e che il personale interessato abbia frequentato un corso a Frosinone il 26 ottobre 2017, siamo dovutI arrivare a giugno 2018.
Molte persone di Sabaudia che lavorano all'estero o che viaggiano si sono trovate in difficoltà perché negli altri paesi i documenti cartacei vengono guardati con sospetto.
Il costo complessivo della nuova carta di identità è di € 22,00  e di € 27,00 in caso di rilascio anticipato.
La Carta di identità elettronica è l’evoluzione del documento di identità in versione cartacea. 
Ha le dimensioni di una carta di credito ed è caratterizzata da:
Un supporto in policarbonato personalizzato mediante la tecnica del laser engraving con la foto e i dati del cittadino e corredato da elementi di sicurezza (ologrammi, sfondi di sicurezza, micro scritture, guilloches ecc.);
Un microprocessore a radio frequenza che costituisce:
-una componente elettronica di protezione dei dati anagrafici, della foto e delle impronte del titolare da contraffazione;
-uno strumento predisposto per consentire l’autenticazione in rete da parte del cittadino, finalizzata alla fruizione dei servizi erogati dalle PP.AA.;
-un fattore abilitante ai fini dell’acquisizione di identità digitali sul  Sistema Pubblico di identità Digitale (SPID)
-un fattore abilitante per la fruizione di ulteriori servizi a valore aggiunto, in Italia e in Europa.

La carta è contrassegnata da un numero seriale stampato sul fronte in alto a destra ed avente il seguente formato: C<lettera><numero><numero><numero><numero><numero><lettera><lettera> (ad esempio CA00000AA). Tale numero seriale prende il nome di numero unico nazionale.
I dati del titolare presenti sul documento sono:
  • Comune emettitore
  • Nome del titolare
  • Cognome del titolare
  • Luogo e data di nascita
  • Sesso
  • Statura
  • Cittadinanza
  • Immagine della firma del titolare
  • Validità per l’espatrio
  • Fotografia
  • Immagini di 2 impronte digitali (un dito della mano destra e un dito della mano sinistra)
  • Genitori (nel caso di carta di un minore)
  • Codice fiscale
  • Estremi dell’atto di nascita
  • Indirizzo di residenza
  • Comune di iscrizione AIRE (per i cittadini residenti all’estero)
  • Codice fiscale sotto forma di codice a barre
La Carta di identità elettronica è principalmente un documento di identificazione: consente di comprovare in modo certo l’identità del titolare, tanto sul territorio nazionale quanto all’estero, ad esclusione della verifica delle impronte per la lettura delle quali è necessario il rilascio dell’autorizzazione da parte del Ministero dell’Interno.

SULL'ETICHETTA DEI PRODOTTI ALIMENTARI DEVE ESSERE INDICATO PER LEGGE IL PAESE D'ORIGINE

Il MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI con DECRETO 7 maggio 2018  recante "Disposizione applicativa dei decreti relativi all'indicazione del paese d'origine nell'etichetta degli alimenti" ha modificato alcune norme per adeguarle a seguito dell'approvazione da parte dello Standing Committee on Plants, Animals, Food and Feed (ScoPAAF), sezione «General Food Law», del 16 aprile 2018, della proposta di regolamento di esecuzione della Commissione che stabilisce le norme per l'applicazione dell'art. 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, per quanto riguarda le norme per l'indicazione del Paese d'origine o luogo di provenienza dell'ingrediente primario di un alimento laddove differente da quello dato per l'alimento.
Le modifiche sono le seguenti:
1. All'art. 7, comma 3, del decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e del Ministro dello sviluppo economico del 9 dicembre 2016, recante «Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari», sono aggiunte, dopo la parola «medesimi» le seguenti parole: «ovvero, se diversa, dalla loro data di applicazione». 2. All'art. 7, comma 2, del decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e del Ministro dello sviluppo economico del 26 luglio 2017, recante «Indicazione dell'origine in etichetta del riso», sono aggiunte, dopo la parola «medesimi» le seguenti parole: «ovvero, se diversa, dalla loro data di applicazione». 3. All'art. 7, comma 2, del decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e del Ministro dello sviluppo economico del 26 luglio 2017, recante «Indicazione dell'origine, in etichetta, del grano duro per paste di semola di grano duro», sono aggiunte, dopo la parola «medesimi» le seguenti parole: «ovvero, se diversa, dalla loro data di applicazione». 4. All'art. 7, comma 3, del decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e del Ministro dello sviluppo economico del 16 novembre 2017, recante «Indicazione dell'origine in etichetta del pomodoro», sono aggiunte, dopo la parola «medesimi» le seguenti parole: «ovvero, se diversa, dalla loro data di applicazione».

venerdì 8 giugno 2018

ABUSI EDILIZI A SABAUDIA....

Il Comune di Sabaudia da anni è alle prese con un numero di abusi edilizi rilevante che si sommano a quelli del passato.
Ogni anno il numero degli abbattimenti portato a termine è irrilevante
Uno degli indicatori utilizzati per misurare il benessere equo e Sostenibile di una città è dato proprio dalla percentuale degli abbattimenti portati a termine.
Ancora una volta una volta il giudice amministrativo ha bloccato un abbattimento  ( TAR LATINA SENTENZA 334/2018 ) , ma siamo certi che le cose vengano gestite nella maniera più appropriata ?
Nella  fattispecie risulta che ci si trovava in pendenza di una domanda di condono risalente al 29 marzo 1986 e relativa alla tettoia cui si riferisce il provvedimento impugnato e che la stessa non risulta ancora definita;
Il Collegio ha considerato che, per giurisprudenza pacifica, l’ordine di demolizione di un’opera abusiva, adottato in pendenza di una istanza di condono edilizio, è illegittimo perché in contrasto con l’art. 38, l. n. 47 del 1985, il cui disposto impone all’Amministrazione di astenersi, sino alla definizione del procedimento attivato per il rilascio della concessione in sanatoria, da ogni iniziativa repressiva che vanificherebbe a priori il rilascio del titolo abilitativo in sanatoria (ex multis: T.A.R. Lazio, Roma, sez. II, 2 marzo 2017 n. 3060; T.A.R. Puglia, Bari, sez. III, 9 giugno 2016 n. 733; T.A.R. Campania, Napoli, sez. III, 3 luglio 2015 n. 3581; T.A.R. Campania, Salerno, sez. I, 14 maggio 2015 n. 1007; T.A.R. Puglia, Lecce, sez. III, 11 maggio 2015 n. 1494; T.A.R. Lazio, Roma, sez. I, 7 aprile 2014 n. 3774);
Sempre il Collegio ha ritenuto che anche nel caso in cui su un manufatto oggetto di domanda di condono non ancora definita vengano eseguite opere del tutto nuove ed ulteriori, come assunto dall’Amministrazione civica nell’ordinanza impugnata, queste ultime non possano impedire la valutazione di quelle originariamente oggetto della domanda di condono, con la conseguenza che l’amministrazione comunale deve, “da un lato, verificare se sussistono i presupposti per il condono delle opere «originariamente» realizzate, dall’altro, accertare la natura degli interventi successivi posti in essere dagli appellanti ed applicare in relazione ad essi le sanzioni demolitorie o pecuniarie previste dalla legge” (Cons. Stato, sez. VI, 14 agosto 2015 n. 3943).
Pertanto il TAR ha ritenuto che l’atto impugnato vada, pertanto, annullato per la sussistenza di tale radicale vizio di violazione di legge, il cui accertamento rende superflua ogni disamina sugli ulteriori profili di censura dedotti entro l’unico motivo di ricorso.
Ma quanti immobili si trovano ancora in questa situazione ?  
Sono passati 32 anni e ancora non è stata definita la pratica ?
Cosa pensa di fare in proposito l'assessore competente ?