venerdì 8 giugno 2018

E' POSSIBILE CHIEDERE LA RIDUZIONE DELLA TARI SE SI DIMOSTRA CHE IL SERVIZIO NON FUNZIONA

La Commissione tributaria provinciale (Ctp) di Roma, con la recente sentenza n. 6269/41/2018 ha stabilito che in caso di grave disservizio nella raccolta dei rifiuti, comprovata da diffide scritte al comune ed all'azienda incaricata del servizio, unitamente a rilievi fotografici, il contribuente ha diritto ad una riduzione della tariffa dovuta pari al 50%.
Peraltro già la Corte di Cassazione con la famosa ordinanza n. 22531/2017 aveva stabilito che  nel caso di continui disservizi nella raccolta dei rifiuti, i contribuenti hanno diritto alla riduzione della Tari "per il solo fatto che il servizio di raccolta, debitamente istituito e attivato, non venga poi concretamente svolto, ovvero venga svolto in grave difformità rispetto alle modalità regolamentari relative alle distanze e capacità dei contenitori ed alla frequenza della raccolta; così da far venire meno le condizioni di ordinaria e agevole fruizione del servizio da parte dell'utente".
Quindi, cari concittadini che vi lamentate su vari social, per poter ottenere qualcosa dovete scrivere direttamente al responsabile del Servizio comunale addetto alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti e all'azienda incaricata della raccolta e della pulizia delle strade e poi con prove alla mano chiedere la riduzione citando le sentenze che ho riportato qui sopra. 

SABAUDIA : CHI DIFENDE I CITTADINI ?

L'istituto del difensore civico venne introdotto in Italia negli anni ‘70 autonomamente in alcuni Comuni.
La Carta dei diritti fondamentali della U.E. approvata a Nizza nel dicembre del 2000 agli artt. 41 e seguenti individua nella difesa civica lo strumento di tutela del diritto in una buona amministrazione.
Con il nuovo ordinamento delle autonomie locali approvato con la legge 142/1990 all’art.8 fu finalmente previsto che lo statuto provinciale e quello comunale potessero prevedere l’istituto del Difensore civico, il quale avrebbe dovuto svolgere un ruolo di garante dell’imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione comunale o provinciale, segnalando, anche di propria iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le carenze ed i ritardi dell’amministrazione nei confronti dei cittadini.
La norma lasciava allo statuto la disciplina, l’elezione, le prerogative ed i mezzi del difensore civico nonché i suoi rapporti con il consiglio comunale o provinciale.
Anche il D.lgs 267/2000 all’art. 11 prevedeva che gli statuti comunali potessero contemplare l’istituzione della figura del “Difensore civico” con compiti di garanzia dell’imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione comunale, segnalando, anche di propria iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le carenze ed i ritardi dell’amministrazione nei confronti dei cittadini.
In entrambi i casi il Difensore civico si muoveva prevalentemente a favore delle fasce deboli della popolazione.
Purtroppo sin da subito sono stati evidenti i limiti di questa figura in quanto poteva solamente:
- Tutelare i cittadini in via amministrativa nel diritto di accesso agli atti nel caso di illegittimo diniego o differimento, ai sensi dell’art. 25 della L. 241/90 e del DPR n. 184/2006;
- Costituirsi parte civile per difendere i disabili ai sensi dell’art. 36, comma 2 della L. 104/92;
- Svolgere il ruolo di giudice terzo e di mediatore tra cittadino e amministrazione comunale, provvedendo alla tutela non giurisdizionale dei diritti soggettivi e degli interessi legittimi di cittadini, stranieri, apolidi ecc.
- Provvedere alla tutela degli interessi diffusi e collettivi.
Sarebbe stato opportuno migliorare la funzionalità dell’istituto definendo le modalità della individuazione degli incaricati (solo alcuni Comuni di grandi dimensioni avevano scelto di affidare la scelta ai cittadini) e di sostenere una sua crescita dal punto di vista organizzativo, procedurale e culturale.
Invece improvvisamente con il comma 186 dell’art. 2 della legge n. 191/2009 (legge finanziaria 2010) con la motivazione del contenimento della spesa pubblica è stata disposta la soppressione della figura del difensore civico comunale stabilendo che possano essere attribuite le sue funzioni, mediante apposita convenzione, al Difensore civico della provincia nel cui territorio rientra il relativo comune. 
Il problema è aggravato dal fatto che in molte parti d’Italia non esiste un difensore civico provinciale per cui si è creato un vero e proprio vuoto, ancora più grave se si pensi che taluni Comuni sono privi anche dell’URP. 
In tali casi è possibile rivolgersi al livello superiore cioè al Difensore civico regionale secondo una tesi confortata anche dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
È comunque venuto meno un organo di garanzia dei cittadini che rappresentava un deterrente verso i comportamenti di taluni dirigenti e/o amministratori, anche perché l’organo di garanzia in questo modo si è allontanato molto dalla realtà comunale.
Con la scusa di risparmiare poche migliaia di euro è stato deciso un grave arretramento dei diritti dei cittadini, proprio di quelli più deboli.
La crasi oggi esistente nella democrazia rappresentativa a livello locale comporta spesso che chi governa si sottragga al controllo dei cittadini
Secondo una corrente di pensiero i Comuni potrebbero ancora procedere nell’ambito dell’autonomia riconosciuta ai Comuni, mentre secondo altri, più rigorosi, la norma citata ha voluto chiudere definitivamente questa esperienza che in molte realtà aveva dato risultati positivi.
In effetti la cosa più semplice sarebbe quella di ripristinare la figura del Difensore civico abrogando la norma citata contenuta nella legge finanziaria 2010 e possibilmente affidando la scelta ad un organo esterno al fine di garantirne la terzietà. Sarebbe opportuno anche ampliare le competenze aggiungendo all’attività amministrativa e al procedimento amministrativo in genere anche l’erogazione dei servizi pubblici, i tributi, i servizi sociali e l’inquinamento ambientale. 
Nel frattempo alcune amministrazioni comunali al fine di assicurare la più ampia partecipazione della popolazione alla vita politica e amministrativa, hanno provato a sperimentare nuove forme di garanzia per i cittadini. 
Nel Comune di Sabaudia l'art. 52 dello Statuto (risalente al 20039 che nessuno ha aggiornato, prevede ancora che possa essere istituito l'ufficio del Difensore civico al fine di tutelare il cittadino dagli abusi, ritardi, negligenze commesse dall'Amministrazione Pubblica ed assicurare il buon andamento, la correttezza e l'imparzialità. 
Purtroppo, pur avendo istituito questa figura, il Sindaco dell'epoca non provvide a nominarla e così i cittadini sono stati privati di una difesa nei confronti dei soprusi dell'amministrazione. 
Ma siamo ancora in tempo, si tratta solo di capire cosa vorrà fare la nuova amministrazione.
Oramai è passato un anno dalle elezioni e sarebbe ora che venisse fatto qualcosa su questo punto.


LA SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI SABAUDIA DEL 7 GIUGNO 2018

Premesso che a seguito di una mia sollecitazione in data 17 giugno 2013 erano state autorizzate a titolo sperimentale le riprese audiovisive delle sedute del Consiglio comunale.
Che con deliberazione n. 12 in data 15 febbraio 2016, nel rispetto dei principi di informazione e di trasparenza, disciplina, fu approvato un  Regolamento per dare la possibilità a chiunque di poter effettuare la ripresa audio, video ed audiovideo delle sedute pubbliche del Consiglio Comunale, al fine di garantire la massima diffusione anche a cittadini che per vari motivi sono legittimamente impossibilitati a partecipare alle sedute. 
Nel predetto regolamento il Comune s’impegnava ad attivare tutte le procedure idonee per diffondere in streaming sul sito del Comune le riprese delle sedute.
Inspiegabilmente sul sito ufficiale del Comune di Sabaudia non troviamo la registrazione delle sedute del Consiglio comunale, ma dobbiamo andare sul sito di Radio Onda Blu.
Sarebbe interessante sapere che ne pensa il Segretario comunale. 
Il 7 del mese di giugno si è tenuta una importante seduta nel corso della quale è stato affrontato, tra l'altro il problema delle dimissioni dell'Assessore Marangoni.
Per agevolare gli interessati qui trovate la REGISTRAZIONE DELLA SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 7/6/2018 

IL FAMOSO FINANZIERE SOROS SI PREPARA A PROPORRE IN GRAN BRETAGNA UN REFERENDUM PER BLOCCARE LA BREXIT

Mentre cresce l'attenzione sui problemi che potrebbero essere creati dalla Brexit è partita in Gran Bretagna la campagna per promuovere un secondo referendum sulla Brexit: la organizza un gruppo "anti-Brexit", finanziato dal miliardario americano di origine ungherese, George Soros. 
Il gruppo di pressione "Best for Britain", composto da politici, uomini d'affari e rappresentanti del settore umanitario, ha presentato alla stampa la tabella di marcia del la nuova consultazione che si dovrebbe tenere prima della data ufficiale della Brexit, il 29 marzo 2019.
Nel nuovo referendum, i britannici, che nel 2016 hanno deciso di lasciare l'Ue (ma con uno stretto margine, 52% contro 48%) si esprimerebbero sull'accordo finale raggiunto con Bruxelles dal governo conservatore del primo ministro britannico, Theresa May. "Le due opzioni sarebbero accettare l'accordo offerto da May, con tutti i dettagli sul tavolo, o bocciarlo e continuare all'interno dell'Unione europea", spiegano dal comitato.

L'OLAF (UFFICIO EUROPEO PER LA LOTTA ANTIFRODE) HA COLLOCATO L'ITALIA AL 4° POSTO PER LE IRREGOLARITA' SULLA GESTIONE DEI FONDI COMUNITARI

L'Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode (OLAF) ha pubblicato il 6 giungo scorso nel suo  RAPPORTO 2017  ci informa che  in Italia si commettono troppe irregolarità nella gestione dei fondi comunitari per lo sviluppo regionale e l'agricoltura. 
L'Olaf, l'Autorità anti-frode dell'Ue, nel suo ultimo report sul quinquennio 2013-2017 posiziona il nostro Paese al quarto posto nell'Unione europea per questo tipo di irregolarità.
Oltre 4mila irregolarità in Italia
Nel periodo della rilevazione, l'Olaf afferma che l'Italia ha individuato 4.101 irregolarità, alcune fraudolente alcune no, dovute cioè a una cattiva gestione ma non con intento criminale, equivalenti all'1,27% dei fondi. Quello italiano è il quarto dato più alto in tutta l'Unione: ci precedono la Spagna con 11.161 irregolarità, la Romania (5.759) e la Polonia (5.461). La Germania fa registrare solo 1.771 casi, la Francia 1.240, mentre il Regno Unito pure non mostra un'ottima performance con 3.062 casi. Il Paese con meno irregolarità individuate è il piccolo Lussemburgo: solo 2 nel periodo 2013-2017.
Un'indagine Olaf ad esempio ha scoperto un sistema con cui sono stati sottratti nel nostro Paese più di 1,4 milioni di euro di fondi dell'Unione europea, destinati a prototipi di hovercraft, aeroscafi anfibi utilizzati per rispondere alle emergenze. Un consorzio a guida italiana, con partner in Francia, Romania e Regno Unito, era stato incaricato di creare due prototipi da utilizzare come veicoli nautici di emergenza in grado di raggiungere aree remote in caso di incidenti ambientali.
Durante i controlli sono stati trovati solo dei componenti smontati di un hovercraft mentre un altro è stato completato solo dopo la scadenza del progetto, mostrando così agli investigatori che al fine di ottenere i fondi UE, i partner italiani avevano falsamente attestato l'esistenza delle condizioni strutturali ed economiche necessarie per realizzare il progetto. Ma non solo, l'indagine ha anche scoperto che il partner britannico del progetto (che richiedeva la partecipazione di aziende di più Paesi membri insieme) non esisteva, ma era stato creato fittiziamente allo scopo di partecipare alla gara. In questo modo, non solo si falsificava l'effettivo sviluppo del progetto, ma si usava questo trucco anche per deviare fondi, registrando costi fittizi nel Regno Unito per interventi che non sono mai stati fatti e i soldi in realtà vennero utilizzati per estinguere un mutuo su un castello.
Solo nel 20187 l'Olaf ha aperto 215 indagini e concluso 197 inchieste in base alle quali ha emesso 309 raccomandazioni alle autorità competenti dell'Ue. A seguito delle indagini concluse nel corso dell'anno, l'agenzia ha permesso il recupero di oltre 3 miliardi di euro per il bilancio dell'Ue.

I DATI SULLA BALNEABILITA' DELLE ACQUE IN UN COMUNICATO DEL SNPA

Il Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente informa che sui siti delle agenzie ambientali regionali che insistono sulle coste italiane sono disponibili i dati sempre aggiornati dei risultati dei controlli effettuati durante la stagione balneare (da maggio a settembre) che possono determinare gli eventuali divieti di balneazione da parte dei sindaci.
Tutte le agenzie ambientali che insistono sulle coste italiane (ad eccezione della Sicilia, dove la materia è competenza delle Aziende sanitarie provinciali) hanno fra i propri compiti quello di monitorare la qualità delle acque di balneazione nel periodo della stagione balneare (da maggio a settembre).
La normativa che regola la materia deriva da una direttiva europea, per cui in tutti i Paesi europei vengono controllati i medesimi parametri microbiologici (enterococchi intestinali ed Escherichia coli), con gli stessi limiti (per la classificazione delle acque).
I campioni di acqua prelevati nelle diverse aree di balneazione sono trasferiti nei laboratori delle Agenzie, dove le relative analisi hanno una durata di 48h (stabilita dalla legge).
Qualora si rilevino superamenti dei limiti ne viene data immediata comunicazione al sindaco competente per territorio al fine di adottare l’ordinanza di divieto(o di revoca quando si tratti invece di rientro nei limiti dopo un superamento). 
In base alla normativa entrata in vigore nel 2010 il Sindaco, nel caso di superamento dei limiti accertato dall’Arpa, non ha poteri discrezionali in materia, ma deve necessariamente emanare l’ordinanza di divieto di balenazione.
Per questo, alcune Agenzie hanno messo a punto un sistema di pubblicazione dei risultati delle analisi che, consultando automaticamente la relativa banca dati, ne effettua la pubblicazione sul Web. In questo modo si ha un sistema di informazione al pubblico, e ai media, quasi in tempo reale, comunque molto tempestivo, che contribuisce a evitare eventuali disguidi che non portino all’emanazione delle ordinanze di divieto di balneazione in presenza di superamenti dei limiti di legge. Il tutto, naturalmente a tutela della salute dei bagnanti.
Alcune Agenzie mettono a disposizione dei cittadini anche delle apposite App, scaricabili gratuitamente, che possono essere usate su smartphone e tablet, che forniscono le stesse informazioni presenti sui siti Web, ma che sfruttano la possibilità data dal Gps presenti in tali apparecchi, per segnalare la situazione relativa alla zona in cui uno si trova.

VALORIZZARE LE VIE DELLA TRANSUMANZA

Spesso mi sono occupato dei "cammini", delle antiche Vie consolari, della Via francigena, dell'utilizzo delle linee ferroviarie abbandonate ecc. tutti modi per valorizzare il territorio e attrarre flussi turistici.
Un modo anche per tornare alle proprie radici.
ITALPRESS ci informa che si è svolta oggi l'Assemblea plenaria della Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali a Roma,
I Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni Abruzzo, Basilicata, Campania e Molise hanno discusso e condiviso un protocollo d'intesa sulle vie della Transumanza e sulla rete dei Tratturi, che riguarda anche le Regioni Lazio e Puglia e che sara' firmato il prossimo 22 giugno a L'Aquila. 
Si tratta di una iniziativa importante per lo sviluppo economico che i Tratturi e la Transumanza sono in grado di generare negli ambiti del Turismo, della Cultura e della tutela e salvaguardia del territorio.
Peraltro già dal 2014 la Regione Lazio ha stanziato un contributo di sette mila euro per “Le vie della Transumanza: Storie & Sapori della Tradizione”, l’iniziativa promossa dall’assessorato al Turismo del Comune di Formia con l’obiettivo di recuperare e promuovere in ottica turistica l’antico rito diffuso nelle frazioni collinari di Formia, lì dove la pastorizia rappresenta da sempre una delle principali forme di sussistenza. Il programma, realizzato in collaborazione con l’Associazione Pastori Aurunci e Ciociari, rappresentativa di circa 80 famiglie dedite a pastorizia e allevamento, vedrà la partecipazione delle sigle operanti nel settore della tutela, promozione e valorizzazione del territorio e delle sue tradizioni.
Il progetto, che mira a consolidarsi nel tempo, intende valorizzarere le antiche “Vie dei Pastori”, i percorsi interessati dalla Transumanza delle greggi, grazie al costante contributo degli addetti ai lavori che mantengono viva l’usanza della pastorizia lungo i sentieri degli Aurunci.

NUOVE NORME ANTICORRUZIONE IN ARRIVO DALL'EUROPA

Un “daspo per i corrotti”: dall'Ue ok a nuove norme contro il riciclaggio
„EUROPATODAY  

Mentre leggiamo che qualcuno in Italia vorrebbe alleggerire le norme anticorruzione contenute nel Codice dei contratti EUROPATODAY  riferisce che a livello europeo sarebbe stato  raggiunto un accordo tra la Presidenza bulgara del Consiglio dell'UE (dal 1° gennaio 2018) e il Parlamento sulle nuove norme sul ricorso al diritto penale per contrastare il riciclaggio di denaro, norme che mirano a interrompere e bloccare l'accesso dei criminali alle risorse finanziarie, comprese quelle utilizzate per attività terroristiche. 
Com'è noto i criminali usano il riciclaggio di denaro per convertire, nascondere o acquisire i proventi delle loro attività illecite. 
Secondo la Commissione, i proventi di attività criminali nell'Ue sono stimati in 110 miliardi di euro all'anno, una cifra che corrisponde all'1% del Pel totale dell'Unione. Il numero di casi di riciclaggio è in aumento: secondo l'Europol nel 2012 sono stati scoperti 148 casi, 202 nel 2013, 221 nel 2014 e 285 nel 2015.
I principali obiettivi della nuova direttiva in corso di predisposizione riguarderebbero la fissazione di norme minime relative alla definizione comune dei reati e delle sanzioni inerenti al riciclaggio di denaro, poi eliminare gli ostacoli alla cooperazione giudiziaria e di polizia a livello transfrontaliero introducendo disposizioni comuni per facilitare le indagini sui reati connessi al riciclaggio di denaro e infine allineare le regole comunitarie con quelle internazionali, in particolare la Convenzione del Consiglio d'Europa in materia.
Secondo il testo concordato il riciclaggio di denaro sarà punibile con una pena detentiva massima di 4 anni ma oltre al carcere, i giudici possono imporre sanzioni e misure aggiuntive, ad esempio l'esclusione temporanea o permanente dall'accesso ai finanziamenti pubblici, definito un “daspo per i corrotti” da Corrao. Inoltre ai casi che riguardano un'organizzazione criminale o per reati commessi nell'esercizio di determinate attività professionali saranno previste circostanze aggravanti che gli Stati membri potranno definire sulla base del valore dei beni o del denaro oggetto di riciclaggio o della natura del reato, ad esempio se si tratta di corruzione, sfruttamento sessuale o narcotraffico.
“

giovedì 7 giugno 2018

LA RELAZIONE DELLA SEZIONE CENTRALE DI CONTROLLO DELLA CORTE DEI CONTI SULL'EVOLUZIONE DEL COMMERCIO ELETTRONICO

La SEZIONE CENTRALE DI CONTROLLO SULLA PA della Corte dei conti con la delibera n. 8/2018 ha approvato la relazione in cui viene evidenziato che l’evoluzione del commercio elettronico ha avuto un forte impatto su tutti i principali settori dell’economia, imponendo un’ampia rimodulazione della normativa fiscale internazionale, dell’unione europea e nazionale, nonché orientando nuovi approcci operativi nell’interpretazione dei fenomeni. 
La relazione, che rappresenta un primo approccio di questa Sezione alla tematica dei profili fiscali dell’e-commerce, ha messo in evidenza la riduttività della definizione generale di commercio elettronico, quale tipologia di transazioni volte allo scambio di beni o servizi attraverso una rete elettronica, rispetto al complesso processo determinato dallo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che hanno modificato e migliorato i processi produttivi, innovando l’economia in tutti i settori. Questa più ampia accezione di economia digitale, postula un’ampia rimodulazione della normativa fiscale, nonché, in sede di applicazione delle disposizioni vigenti, nuovi approcci operativi correlati alle specifiche connotazioni del fenomeno. In particolare, dall’attività svolta dal Dipartimento delle finanze, dall’Agenzia delle entrate e dalla Guardia di finanza, sono emersi i seguenti profili, di rilievo fiscale: - la mobilità, correlata allo sviluppo tecnologico, consente di esercitare l’attività di impresa da remoto, ossia da luoghi diversi da quelli in cui consumatori e fornitori sono situati, senza ricorrere a infrastrutture fisiche complesse; la mobilità concerne anche gli utenti, che possono accedere a Internet attraverso dispositivi mobili indipendentemente dal luogo in cui si trovano; - le nuove tecnologie hanno notevolmente aumentato la capacità delle imprese che operano sulla rete di raccogliere ed elaborare i dati forniti dagli utenti (direttamente o tracciando i comportamenti sul web) al fine di migliorare i prodotti e servizi offerti, valorizzando sul piano economico i dati ottenuti; - lo sviluppo di modelli di impresa multi-sided, caratterizzati da gruppi di utenti che si interfacciano con altri gruppi attraverso piattaforme on line (c.d. sharing economy), le cui decisioni hanno significativi effetti reciproci di rilievo economico; - lo sviluppo di nuovi prodotti digitali e di nuovi mezzi per l’erogazione di servizi crea incertezze sulla corretta classificazione delle attività svolte nell’ambito dei nuovi modelli imprenditoriali; - il ricorso a strumenti di pagamento alternativi al contante necessari per le conclusioni delle transazioni a distanza, non sempre consente la tracciabilità delle relative operazioni. Corte dei conti | Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato| Delib. n. 8/2018/G 122 Si tratta di caratteristiche specifiche dell’economia digitale che, pur favorendo gli scambi e le interazioni transfrontaliere, rendono più difficile collegare le attività che producono valore al mercato di consumo, incidendo sulla individuazione del luogo in cui i redditi vengono prodotti. È perciò posta in crisi l’applicabilità dei principi adottati dalla maggior parte degli Stati per la tassazione dei redditi transnazionali, ossia il world-wide taxation principle (per cui il contribuente è assoggettato a imposizione per tutti i suoi redditi, ovunque prodotti, nello Stato di residenza) e il principle of source (in virtù del quale il soggetto non residente è assoggettato a imposizione in relazione al luogo in cui i redditi sono prodotti). La relazione ha confermato che le imprese digitali hanno la capacità di mantenere un certo livello di attività, a prescindere dalla presenza di una stabile organizzazione in un paese, intrattenendo relazioni con i consumatori e gli utenti attraverso siti web o altri strumenti digitali; anche quando tali imprese stabiliscono una stabile organizzazione in una giurisdizione, le opportunità offerte dalla tecnologia facilitano l’adozione di strutture idonee a minimizzarne la presenza tassabile in un paese, attraverso una allocazione delle funzioni, dei rischi e delle attività che non riflette la sostanza economica delle operazioni svolte. La globalità dei fenomeni oggetto di esame, postula che l’attività della nostra amministrazione finanziaria in questo ambito sia, in misura rilevante, caratterizzata dalla partecipazione ad iniziative in ambito internazionale. In particolare, l’Agenzia delle entrate partecipa attivamente a numerosi progetti avviati sia dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che dall’Unione europea; tra i progetti di maggiore rilevanza conclusi o in fase di esecuzione si ricorda il cosiddetto progetto Beps (Base erosion and profit shifting), finalizzato a contrastare, mediante la ricerca di un maggiore coordinamento e l’eliminazione delle asimmetrie tra i diversi regimi fiscali nazionali, le strategie di natura fiscale che le imprese pongono in essere per erodere la base imponibile. Il Dipartimento delle finanze ha, a sua volta, rappresentato che, per l’avanzamento dell’attività istruttoria delle direttive Ue, l’Italia ha partecipato ad una serie di incontri focalizzati sulle varie problematiche dell’e-commerce ed, in particolare, agli incontri dei gruppi di studio in materia, che hanno lo scopo di creare un ambiente di conoscenza condivisa tra esperti fiscali sulle tematiche dell’e-commerce, su cui si sono già tenuti a livello unionale, in anni recenti, altri lavori di approfondimento.
Qui il teto integrale della delibera
CORTE DEI CONTI DELIBERA 8/2018 SEZIONE CENTRALE DI CONTROLLO PA

L'EUROPA RAFFORZA LA COOPERAZIONE TRA EUROPOL E I PESI TERZI PER COMBATTERE IL TERRORISMO E LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

Il Consiglio Europeo ha approvato la proposta della Commissione di rafforzare la cooperazione di Europol con i paesi terzi e combattere più efficacemente il terrorismo e altre forme gravi di criminalità transnazionale; un risultato importante nel quadro del pacchetto antiterrorismo presentato dalla Commissione nell' ottobre 2017.
I mandati negoziali approvati dal Consiglio permetteranno alla Commissione di avviare i negoziati a nome dell'UE con otto paesi (Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Tunisia e Turchia) sullo scambio di informazioni con Europol, inclusi i dati personali.
Il Commissario responsabile per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, Dimitris Avramopoulos, ha dichiarato: "Sin dall'inizio ho lavorato per rafforzare il ruolo di Europol sia dentro che fuori dall'UE. I terroristi e i criminali operano a livello transfrontaliero non solo in Europa, ma su scala mondiale. Dobbiamo operare in stretta collaborazione con i nostri vicini e partner principali per rafforzare la nostra resilienza globale nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata e per contribuire a rendere il mondo più sicuro per tutti."
Il Commissario per l'Unione per la sicurezza, Julian King, ha dichiarato: "Accolgo con favore la decisione del Consiglio di rafforzare la cooperazione di Europol con i paesi terzi. Dobbiamo fornire a Europol gli strumenti e le risorse adeguati per proteggere gli europei, anche tramite lo scambio di informazioni essenziali con i paesi vicini. Sono contento di constatare che i Ministri della Giustizia e degli affari interni dell'UE sono dello stesso avviso."
Una volta conclusi, gli accordi forniranno una base giuridica per lo scambio di dati personali tra Europol e le autorità competenti degli otto paesi allo scopo di prevenire e combattere il terrorismo e la criminalità organizzata. Gli accordi prevedranno opportune misure di salvaguardia relativamente alla protezione dei dati personali e dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone.
Il 20 dicembre scorso  la Commissione aveva raccomandato al Consiglio di autorizzare l'avvio dei negoziati per questi otto accordi. 

UN EVENTO IMPORTANTE PER LUNEDI' 11 GIUGNO A MILANO CON LE OPPORTUNITA' DELLA UE A FAVORE DELLE IMPRESE

Lunedì 11 giugno avrà luogo a Milano un workshop con la presentazione delle opportunità concrete dell'Unione europea a favore delle imprese.
L'obiettivo di questo evento è consolidare ed aumentare la consapevolezza dell'azione svolta dalle Istituzioni europee a favore dei territori, dei cittadini e delle imprese: l'Unione europea c’è ed offre opportunità concrete per lo sviluppo delle MPMI, come dimostra il numero delle imprese che nel tempo si sono aggiudicate le risorse europee e che dalla UE sono state aiutate ad innovare e a crescere. Durante l’evento saranno infatti presentati casi di successo di imprese che hanno beneficiato delle risorse previste dai programmi dell’Unione europea.

LA RAPPRESENTANZA IN ITALIA DELLA COMMISSIONE EUROPEA VUOLE APRIRE NUOVI CENTRI DI DOCUMENTAZIONE EUROPEA

Nonostante gli anni trascorsi nel nostro Paese c'è ancora una scarsa conoscenza sul ruolo dell'Unione Europea.
La rappresentanza in Italia della Commissione europea intende rinnovare la rete dei Centri di Documentazione Europea (CDE) in Italia e pubblica a tal fine un invito a manifestare interesse. 
I CDE sono ubicati prevalentemente presso università e istituti di istruzione superiore e di ricerca. Essi hanno l'obiettivo di migliorare la comunicazione della Commissione europea sull'Unione europea, in particolare con la comunità accademica a livello locale e regionale, e di offrire informazioni coerenti sull'UE e sulle priorità politiche della Commissione. I CDE promuovono lo studio dell'integrazione e della cooperazione europea, ponendosi quale punto di riferimento per ottenere informazioni e consulenza specializzata sull'integrazione europea, sulle istituzioni UE e sulle attività e politiche dell'Unione europea.
I CDE sono inoltre incoraggiati a partecipare alla preparazione e organizzazione di eventi su tematiche europee, in particolare i dialoghi con i cittadini, e a organizzare e/o co-organizzare tali eventi con altri Centri di Documentazione Europea o altri partner da essi identificati.
Le strutture interessate a partecipare devono presentare entro il 31 luglio 2018 i seguenti documenti:
modulo di domanda debitamente compilato (allegato I);
dichiarazione sull'onore firmata dal responsabile della struttura ospitante, che attesti che la struttura ospitante non si trova in una delle situazioni di cui all'articolo 106, paragrafo 1, e all'articolo 107 del regolamento finanziario (allegato V);
un documento da cui risulti lo status giuridico della struttura ospitante, datato e firmato dal responsabile della struttura ospitante;
documentazione attestante che la struttura ospitante è attiva nel campo degli studi europei.
La Rappresentanza intende selezionare un massimo di cinquanta CDE, al fine di coprire tutte le venti regioni italiane. Il numero di CDE per regione potrà essere compreso tra 1 e 6.
Le strutture che già ospitano un Centro di Documentazione Europea dovranno rinnovare la loro intenzione manifestando il loro interesse entro il 31 luglio 2018, in modo da poter procedere alla firma delle nuove convenzioni di partenariato.
Per le strutture che desiderano istituire ex novo un CDE: al fine di garantire un buon equilibrio geografico, sarà data precedenza alle città in cui attualmente non sono presenti centri di informazione Europe Direct né Centri di Documentazione Europea.
L'elenco degli attuali CDE è disponibile al seguente indirizzo: https://ec.europa.eu/italy/services/contact-points_it