sabato 16 giugno 2018

A PROPOSITO DI RIFIUTI....

Sulla Gazzetta Europea del 14 giugno (L150) son ostate pubblicate le seguenti Direttive europee che incidono in maniera rilevante sulle specifiche normative:

  • Direttiva (UE) 2018/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica le direttive 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche
  • Direttiva (UE) 2018/850 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti
  • Direttiva (UE) 2018/851 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti
  • Direttiva (UE) 2018/852 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio
LE TROVATE QUI:  GU EUROPEA L150 DEL 14 GIUGNO 2018

giovedì 14 giugno 2018

IL GOVERNO DICE NO ALLA RATIFICA DEL CETA


A suo tempo moltissimi hanno dimostrato contro la stipula dell'accordo di libero scambio con il Canada denominato CETA,
Ora il Governo  chiederà al Parlamento italiano di non ratificare l'accordo Ceta. 
Lo ha annunciato il neo-ministro all’Agricoltura Gian Marco Centinaio, secondo cui l’Italia non dovrebbe accettare il trattato commerciale “perché tutela solo una piccola parte dei nostri prodotti Dop e Igp”.
In un'intervista a La Stampa il ministro ha spiegato che la richiesta “di non ratificare quel trattato e gli altri simili al Ceta”, è “prevista nel contratto di governo”, ma un no dell'Italia farebbe saltare l'intero accordo che, essendo misto, necessita dell'approvazione (già concessa) delle istituzioni comunitarie, e quella di tutti i parlamento nazionali. 
Ha esultato la Coldiretti, da sempre contraria all'accordo. La decisione di non ratificare il Ceta “è una scelta giusta di fronte ad un accordo sbagliato e pericoloso per l'Italia contro il quale si è sollevata una vera rivolta popolare che ci ha visti protagonisti su tutto il territorio nazionale dove hanno già espresso contrarietà 15 regioni, 18 province 2500 comuni e 90 Consorzi di tutela delle produzioni a denominazioni di origine", ha affermato il presidente Roberto Moncalvo.
L'accordo è entrato in vigore in via provvisoria il 21 settembre scorso, in attesa di essere ratificato da tutti i Parlamenti degli Stati membri dell'Ue ma al momento si sono espressi solo 11 Paesi su 28: Danimarca, Lettonia, Estonia, Lituania, Malta, Spagna, Portogallo, Croazia, Repubblica Ceca, Austria e Finlandia.
Per tutti quelli che hanno manifestato contro questo trattato si tratta di una bellissima notizia, ma ora si dovrà vedere se l'Italia la spunterà perchè la frittata forse è già fatta.

UNA RIVOLUZIONE IN EUROPA: ENTRO IL 2030 IL 32% DELL'ENERGIA CONSUMATA DOVRA' PROVENIRE DA FONTI RINNOVABILI

Entro il 2030, almeno il 32% dell'energia consumata in Europa dovrà provenire da fonti rinnovabili. E' quanto stabilisce l'accordo raggiunto tra Parlamento europeo, Commissione e Consiglio Ue, che hanno dato il via libera a due delle otto proposte legislative del pacchetto Energia pulita per tutti (messo sul tavolo dall'esecutivo comunitario nel novembre 2016).
Anche i Comuni dovranno fare la loro parte, ma solo alcuni si sono attivati.
Il nuovo quadro normativo prevede un obiettivo vincolante di energia rinnovabile per l'Ue per il 2030 del 32%, con una clausola di revisione al rialzo entro il 2023. Si tratta di una soglia ben più alta di quella avanzata da Commissione e Consiglio, ossia del 27%. L'innalzamento dell'asticella è avvenuto grazie alle pressioni del Parlamento europeo. "Abbiamo sostanzialmente migliorato la proposta iniziale - dice l'eurodeputato socialdemocratico José Blanco - Il compromesso include anche una clausola di revisione nel 2023 per riaggiustare il target del 32% verso l'alto in caso di sostanziali riduzioni dei costi nella produzione di energia rinnovabile o, se necessario, per soddisfare i nuovi obblighi internazionali sui cambiamenti climatici".
Nell'accordo sono stati eliminati "oneri e tasse sull'energia auto-consumata fino al 2026" ed è stato sancito "il diritto alla retribuzione a valori di mercato per l'energia rinnovabile autoalimentata immessa nella rete". Infine, sono state introdotte semplificazioni alle procedure amministrative per i progetti di energia rinnovabile, "accelerando i tempi per ottenere i permessi necessari al rilascio delle autorizzazioni e istituendo sportelli unici per dare al promotori dei progetti un unico punto di contatto per l'intero processo di rilascio delle autorizzazioni", spiega ancora Blanco.

mercoledì 13 giugno 2018

ACCRESCERE L'AUTONOMIA STRATEGICA DELL'EUROPA E' UNO DEGLI OBIETTIVI APPROVATI IERI DALLA COMMISSIONE EUROPEA

Ieri 13 giugno  la Commissione Europea ha proposto che per il prossimo bilancio a lungo termine dell'UE (2021-2027) venga accresciuta l'autonomia strategica dell'UE, rafforzando la capacità dell'UE di proteggere e difendere gli europei e conferire all'UE un ruolo più incisivo a livello mondiale.
Alcune misure erano attese da tempo.
Un Fondo europeo per la difesa, con una dotazione di 13 miliardi di €, fornirà le risorse finanziarie necessarie per effettuare investimenti transfrontalieri in tecnologie e materiali all'avanguardia e pienamente interoperabili in settori quali i software cifrati e la tecnologia dei droni. Inoltre l'Alta rappresentante, con il sostegno della Commissione, propone in data odierna un nuovo strumento europeo per la pace, con una dotazione di 10,5 miliardi di €, fuori dal bilancio a lungo termine dell'UE, che contribuirà a migliorare la capacità dell'UE di prevenire conflitti, costruire la pace e garantire la sicurezza internazionale.
Federica Mogherini, Alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione, ha dichiarato: "Nel corso degli ultimi due anni l'Unione europea ha adottato misure di sicurezza e difesa in precedenza inimmaginabili. Ora possiamo sostenere la ricerca e la cooperazione per sviluppare le capacità di difesa. Stiamo adottando misure che agevoleranno la rapida mobilitazione delle forze degli Stati membri in Europa. Con il sostegno della Commissione propongo inoltre di istituire uno strumento europeo per la pace, che migliorerà il finanziamento di operazioni militari dell'UE e il sostegno alle azioni intraprese dai nostri partner."
Jyrki Katainen, Vicepresidente responsabile per l'Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: "Le attuali proposte contribuiranno a far sì che l'UE prenda in mano il proprio destino. Stiamo acquisendo una maggiore titolarità nel difendere e proteggere i nostri cittadini. Per la prima volta nella storia dell'Unione europea, una parte del bilancio europeo è destinata ad investimenti collettivi finalizzati allo sviluppo di nuove tecnologie e nuovi materiali per proteggere i nostri cittadini. Il Fondo europeo per la difesa è un effettivo strumento europeo che incoraggia gli investimenti congiunti e intensifica gli sforzi degli Stati membri nel settore della difesa."
Elżbieta Bieńkowska, Commissaria responsabile per il Mercato interno, l'industria, l'imprenditoria e le PMI, ha aggiunto:"Il Fondo europeo per la difesa segna una svolta decisiva per la cooperazione nel settore della difesa in Europa. Prendendo le mosse dalle prime iniziative sperimentate negli ultimi due anni, lo stiamo ora potenziando per trasformarlo in un ambizioso strumento europeo atto a sostenere progetti di collaborazione nel settore della difesa lungo l'intero ciclo di sviluppo. L'istituzione del Fondo, che ha una dotazione di 13 miliardi di €, dimostra che la Commissione prende sul serio l'obiettivo di costruire un'Europa che difende e protegge i suoi cittadini."
Il nuovo Fondo europeo per la difesa, con una dotazione di 13 miliardi di €, metterà a disposizione, in particolare mediante sovvenzioni, 4,1 miliardi di € per il finanziamento diretto di progetti di ricerca competitivi e collaborativi. Al di là della fase di ricerca, 8,9 miliardi di € saranno disponibili per integrare gli investimenti degli Stati membri mediante il cofinanziamento dei costi connessi allo sviluppo di prototipi e alle conseguenti attività di certificazione e collaudo. Il Fondo permetterà all'UE di attestarsi tra i 4 principali investitori europei in ricerca e tecnologia nel settore della difesa in Europa e fungerà da catalizzatore per una base industriale e scientifica innovativa e competitiva.
Le caratteristiche principali del Fondo europeo per la difesa sono le seguenti:
  • saranno finanziati progetti che contribuiscono a rendere l'UE più sicura e che corrispondono alle priorità concordate dagli Stati membri nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comuneEN••• e di altre organizzazioni regionali e internazionali, come la NATO;
  • sono ammissibili solo i progetti collaborativi che coinvolgono almeno 3 partecipanti provenienti da 3 Stati membri;
l'UE cofinanzierà lo sviluppo di prototipi comuni solo qualora gli Stati membri si impegnino ad acquistare il prodotto finale;
  • la partecipazione transfrontaliera di PMI e mid-cap è fortemente incoraggiata aumentando i tassi di finanziamento, favorendo i progetti realizzati da consorzi che comprendono le PMI e, se necessario, pubblicando bandi specifici;
  • viene promossa l'innovazione dirompente, con il 5% dei finanziamenti destinati alla tecnologia di rottura e ai materiali innovativi che consentono all'UE di rafforzare la propria leadership tecnologica a lungo termine;
  • i progetti di cooperazione strutturata permanente (PESCOEN•••), se ammissibili, possono ricevere un'ulteriore maggiorazione del cofinanziamento del 10%, ma il finanziamento non è automatico.
L'Alta rappresentante, con il sostegno della Commissione, propone con lo strumento europeo per la pace un nuovo Fondo fuori bilancio, con una dotazione di 10,5 miliardi di €, che riunirà in sé i meccanismi fuori bilancio già esistenti, destinati alla sicurezza e alla difesa, al fine di superare le attuali carenze e limitazioni. Tale strumento accrescerà l'efficacia dei finanziamenti a favore delle missioni e delle operazioni militari compiute nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC). Agevolerà i contributi dell'UE alle operazioni di pace condotte dai suoi partner e amplierà la portata del sostegno militare e alla difesa che l'UE può offrire. Coprirà le spese che non possono essere finanziate a titolo del bilancio dell'UE per via delle implicazioni in ambito militare e di difesa.
Un accordo in tempi brevi sul bilancio complessivo a lungo termine dell'UE e sulle relative proposte settoriali è fondamentale per garantire che i fondi dell'UE comincino a produrre risultati concreti quanto prima possibile.
In caso di ritardi analoghi a quelli registrati all'inizio dell'attuale periodo di bilancio (2014-2020) si dovrebbero posticipare gli inviti a presentare proposte per progetti collaborativi in settori quali i metamateriali, i software cifrati, la tecnologia dei droni o la comunicazione via satellite.
Un accordo nel 2019 sul prossimo bilancio a lungo termine consentirebbe una transizione senza soluzione di continuità tra l'attuale bilancio a lungo termine (2014-2020) e quello successivo, garantendo la prevedibilità e la continuità dei finanziamenti a beneficio di tutti.
Dopo aver ottenuto il sostegno della Commissione, l'Alta rappresentante sottoporrà la proposta relativa a uno strumento europeo per la pace all'attenzione del Consiglio, che sarà chiamato a deliberare in proposito all'unanimità.

UE : COSTITUITO UN GRUPPO DI LAVORO PER LA FINANZA SOSTENIBILE

La Commissione europea ha istituito un gruppo di esperti per la finanza sostenibile.
Interessa molto l'Italia
Il gruppo, che inizierà a riunirsi a luglio, è composto da 35 esponenti della società civile, del mondo accademico, del settore imprenditoriale e del settore finanziario. L'istituzione di un gruppo tecnico di esperti era stata annunciata nel piano d'azione sulla finanza sostenibile della Commissione dello scorso marzo e nel successivo pacchetto di misure normative del 24 maggio.
Il Vicepresidente responsabile per la Stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l'Unione dei mercati dei capitali, Valdis Dombrovskis, ha dichiarato: "L'istituzione del gruppo tecnico di esperti è un altro passo avanti del nostro calendario ambizioso per porre le basi per un sistema finanziario più sostenibile. Questo gruppo diversificato di esperti altamente qualificati si metterà al lavoro già a luglio e ci aiuterà ad esempio a determinare quali attività economiche sono veramente ecologiche e a definire uno standard UE per le obbligazioni verdi. Mi impegno a dare un seguito rapido ai suoi suggerimenti, in linea col nostro piano d'azione sulla finanza sostenibile e con le proposte normative del mese scorso."
Oltre a sviluppare un sistema di classificazione, o una tassonomia, dell'UE delle attività ecosostenibili, il gruppo sosterrà anche la Commissione nell'elaborazione di una norma dell’UE per le obbligazioni verdi, nel miglioramento della comunicazione delle informazioni sul clima e nello sviluppo di una categoria di indici a basse emissioni di carbonio.
La Commissione ha selezionato i candidati altamente qualificati, tra le 185 domande ammissibili, in base alle loro competenze, al loro contributo ad attività pertinenti per la finanza sostenibile e alla rilevanza della loro appartenenza al settore.
Diverse istituzioni europee e internazionali sono state invitate in qualità di membri o di osservatori, comprese le autorità europee di vigilanza, l’Agenzia europea dell’ambiente e l'iniziativa finanziaria del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente.

IL PROGRAMMA TRIENNALE DELL' SNPA

Il Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) fornisce alle Amministrazioni centrali, regionali e locali servizi tecnici, sviluppando ricerca finalizzata all’espletamento dei compiti e delle funzioni istituzionali, per l’attuazione delle politiche di protezione dell’ambiente e della salute sull’intero territorio nazionale.
Alla varietà dei territori dal punto di vista geografico e ambientale come di quello socioeconomico, si affianca la diversità e la specificità degli assetti istituzionali e normativi locali.
I dati sintetici brevemente richiamati più oltre devono quindi essere letti con la consapevolezza della grande diversità che caratterizza a più livelli l’Italia.
L’erogazione di servizi e lo svolgimento delle attività del SNPA sono perciò calibrati sulle specifiche situazioni locali, con l’intento di raggiungere in modo omogeneo sul territorio nazionale gli obiettivi di protezione dell’ambiente e della salute, sviluppando e implementando gli strumenti e le azioni indicate dalle diverse politiche ambientali generali o settoriali, statali e regionali.
Alcuni principali elementi dimensionali caratterizzanti la struttura orografica, socio-demografica e produttiva del Paese possono rappresentare un quadro sintetico di riferimento circa la domanda di monitoraggio, controllo, prevenzione e conoscenza ambientale generata verso il Sistema nazionale nel suo complesso.
Con deliberazione n. 33/2018 il Consiglio del Sistema nazionale (di seguito Consiglio SNPA) , presieduto dal Presidente dell'ISPRA e composto dai legali rappresentanti delle agenzie e dal direttore generale dell 'ISPRA, ha approvato il programma triennale delle attività per il triennio 2018_2020.


LE CENTRALI UNICHE DI COMMITTENZA VENGANO AFFIDATE ALLE PROVINCE E ALLE CITTA' METROPOLITANE

Da tempo mi occupo dei problemi degli enti locali ed ho seguito con attenzione le problematiche relative all'applicazione del nuovo Codice dei contratti.
Senza dubbio i piccoli comuni si sono trovati in gravissime difficoltà sia per carenza di personale, molti piccoli Comuni non hanno neanche dieci dipendenti, sia per la disorganizzazione delle famose Centrali Uniche di Committenza (CUC) che avrebbero dovuto centralizzare le procedure elevando la qualità.
Mancano purtroppo ancora alcuni provvedimenti per completare lo scenario previsto dal Codice, tra cui ad esempio quello riguardante la qualificazione delle stazioni appaltanti.
La Legautonomie ha pubblicato in questi giorni i risultati di una  Indagine da cui risulta appunto che gli amministratori dei piccoli Comuni sono in gran parte insoddisfatti della situazione.
Peraltro il Presidente della Legautonomie Filippeschi propone che siano gli enti di area vasta ad occuparsi di questa cosa.
Le Città Metropolitane e le province sono gli unici enti che possono seriamente svolgere il ruolo di CUC quindi basta eliminare tutte le CUC create (talora a bella posta) tra piccoli e medi comuni e che spesso non rispettano neanche i principi e i fini per cui sono state create e affidare a livello provinciale queste funzioni.
Se ne avvantaggeranno tutti,
Una buona logistica potrebbe completare il resto. 

PER REGOLAMENTI COMUNALI PARTECIPATI...

Molte amministrazioni comunali appena elette si lanciano a rifare i regolamenti comunali che spesso vengono calati in testa ai cittadini senza la possibilità di poter dire la loro.
A parte il fatto che nella maggioranza dei casi sarebbe importante che, se proprio si vuole lasciare il segno, sarebbe opportuno cominciare dallo Statuto comunale, quasi sempre molto datato sotto tutti gli aspetti, questi amministratori farebbero bene a studiare un poco e a utilizzare lo strumento dei regolamenti in maniera appropriata.
Infatti, ad esempio il regolamento consiliare, che quasi sempre è il primo obiettivo, deve limitarsi a regolare lo svolgimento dell'attività del Consiglio e delle Commissioni, non potendo entrare in altre questioni.
Ma la questione più grave è che nella quasi totalità dei Comuni i cittadini vengono tenuti fuori dalla procedura di formazione dei nuovi regolamenti.
L’ articolo 4, comma 4, della legge 131 del 2003 riserva alla potestà regolamentare degli enti locali «la disciplina dell’organizzazione, dello svolgimento e della gestione delle funzioni dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane […] nell’ambito della legislazione dello Stato o della Regione, che ne assicura i requisiti minimi di uniformità, secondo le rispettive competenze…».
A sua volta la Corte costituzionale, con la sentenza n. 106/2002 ha rilevato come «la Costituzione, nello stabilire…che la sovranità “appartiene” al popolo, impedisce di ritenere che vi siano luoghi o sedi dell’organizzazione costituzionale nella quale essa si possa insediare esaurendovisi. Le forme ed i modi nei quali la sovranità del popolo può svolgersi, infatti, non si risolvono nella rappresentanza, ma permeano l’intera intelaiatura costituzionale». 
La dottrina pubblicistica nel campo del potere regolamentare degli enti locali si è evoluta notevolmente.
In questo filone si inserisce anche il concetto di normazione sociale e il ruolo dei regolamenti comunali per un sistema di produzione del diritto partecipato.
Quindi sarebbe necessario che ponendo mano alla revisione dello Statuto fossero introdotte norme idonee ad assicurare la partecipazione dei cittadini alla formazione dei regolamenti e perchè no, anche dello stesso Statuto.
La trasparenza delle procedure è la prima garanzia di legalità
Spesso neanche dopo l'approvazione è previsto un periodo di pubblicazione in modo tale da consentire ai cittadini di formulare osservazioni. 
Infatti il D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (TUEL) non ha confermato, con riferimento ai regolamenti comunali, il regime di doppia pubblicazione espressamente previsto dal precedente ordinamento della legge comunale e provinciale di cui al R.D. 04 febbraio 1915, n. 148 ed al R.D. 03 marzo 1834, n. 383. 
Peraltro nulla vieterebbe che tale norma fosse mantenuta dall'ente nell'ambito della propria autonomia, prevedendola naturalmente nello Statuto.
Nello Statuto di molti Comuni non viene mai indicato nulla  per cui trovano applicazione le norme delle preleggi al codice civile (art. 10) secondo cui i regolamenti divengono obbligatori al  decimoquinto giorno successivo dalla pubblicazione.
Per quanto riguarda i regolamenti in materia urbanistica vale sempre la legge 1150 del 1942 che prevede una procedura di pubblicazione del piano generale, dei piani particolareggiati ecc. (artt. 9 e segg.).

IL CONSIGLIO DI STATO RIBADISCE CHE ANCHE PER L'AFFIDAMENTO DELLA CONCESSIONE DI CAMPI DA TENNIS BISOGNA ESPERIRE UNA GARA

Il Consiglio di Stato con sentenza n. 3588 dell'11 giugno scorso si è occupato del caso di un Comune che in regime di autotutela aveva revocato la concessione di alcuni campi da tennis di proprietà comunale che erano stati assegnati ad una associazione sportiva senza gara.
Secondo un’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale, che trae origine dai principi di concorrenzialità di derivazione eurounitaria, impone che le concessioni demaniali, in quanto concernenti beni economicamente contendibili, siano affidate mediante procedura di gara (Cons. Stato, A.P. 25/2/2013, n. 5; Sez. V, 23/11/2016, n.4911 e 5/12/2014, n. 6029; Sez. VI 31/1/2017 n. 394; 4/4/2011 n. 2097; 30/10/2010 n. 7239 e 17/2/2009, n. 902, in veda anche Corte Giust. UE, Sez. V, 14/7/2016, in C-458/14, che ha ritenuto contraria al diritto dell’Unione la proroga automatica delle suddette concessioni).
Orbene, ha ritenuto la Sezione che quando il vizio che inficia l’atto amministrativo è significativamente grave, in quanto implica la violazione di regole e principi posti a presidio di beni di particolare rilevanza, il potere di autotutela, pur non assumendo natura meramente vincolata, si caratterizza per una più intensa considerazione dell’interesse pubblico rispetto a quello privato con la conseguenza che il giudizio di prevalenza del primo sul secondo richiede una motivazione meno pregnante.
E’ stato, infatti, affermato che “che l'onere motivazionale gravante sull'amministrazione risulterà attenuato in ragione della rilevanza e autoevidenza degli interessi pubblici tutelati (al punto che, nelle ipotesi di maggior rilievo, esso potrà essere soddisfatto attraverso il richiamo alle pertinenti circostanze in fatto e il rinvio alle disposizioni di tutela che risultano in concreto violate, che normalmente possano integrare, ove necessario, le ragioni di interesse pubblico che depongano nel senso dell'esercizio del ius poenitendi” (Cons. Stato, A.P. 17/10/2017, n. 8).
Nel caso di specie l’amministrazione ha correttamente rilevato che:
a) l’impianto sportivo era stato affidato in via diretta e quindi con grave violazione delle norme e dei principi che impongono, a tutela sia della concorrenza, sia dell’interesse pubblico al più conveniente sfruttamento della risorsa, l’assegnazione mediante procedure ad evidenza pubblica;
b) l’annullamento in autotutela non avrebbe arrecato alcun danno all’interessato non essendo stata la struttura mai consegnata.
Vero è che l’omessa consegna è dipesa dall’inadempimento di uno specifico obbligo assunto dal comune con la concessione e la stipula della relativa convenzione.
Ma ciò, se da un lato può assumere rilevanza ai fini di un eventuale responsabilità per danni, esclude, dall’altro, il radicarsi, in capo al privato, di un interesse alla conservazione del bene attenuandone la posizione di affidamento.
A ciò aggiungasi che il primo annullamento d’ufficio è intervenuto entro un arco di tempo non eccessivamente lungo (6 mesi) dall’adozione del provvedimento di primo grado.
Alla luce delle esposte considerazioni deve ritenersi che l’onere motivazionale gravante sull’amministrazione sia stato nella specie adeguatamente soddisfatto.
Al riguardo è sufficiente rilevare che nessuna norma o principio imponeva di menzionare, ai fini del legittimo esercizio del potere di autotutela, i provvedimenti emessi dal giudice (tanto l’ordinanza quanto la sentenza).
Con l’avversato provvedimento di autotutela il Comune appellante, seppur formalmente affermando nella parte precettiva dell’atto di voler annullare il “contratto di concessione”, è sostanzialmente intervenuto, avendone il potere (art. 21- nonies, L. 7/8/1990, n. 241), sulle determinazioni a monte della convenzione con cui aveva stabilito di procedere alla concessione della struttura  come emerge incontrovertibilmente da uno dei motivi addotti a giustificazione del ritiro, ovvero che “l’affidamento (fosse) stato effettuato da organo incompetente.

martedì 12 giugno 2018

MANCANO MENO DI SEI MESI ALLA DATA ENTRO LA QUALE LA REGIONE SI E' IMPEGNATA A REALIZZARE UNA CASA DELLA SALUTE IN OGNI DISTRETTO

Con il decreto del Commissario ad acta per la Regione Lazio n. U00052 in data 22 febbraio 2017 il Presidente Zingaretti ha adottato il Programma Operativo 2016-2018 a salvaguardia degli obiettivi strategici di rientro dai disavanzi della Regione Lazio nel settore sanitario denominato "Piano di riorganizzazione, riqualificazione e sviluppo del Servizio Sanitario Regionale".
L'atto in questione è stato adottato sulla base delle risultanze del verbale delle riunioni congiunte del Tavolo Tecnico per la Verifica degli Adempimenti regionali con il Comitato Permanente per la Verifica dei Livelli Essenziali di Assistenza tenutesi nelle date del 10 novembre 2016 e 7 dicembre 2016, ove, in particolare, si è, tra l’altro, rappresentato che: “Con riferimento alla proposta di Programma Operativo 2016-2018 il Commissario, per il tramite del Subcommissario che riferisce in sede di riunione, dichiara: “Parte delle proposte di modifica del Programma Operativo configurano il Programma Straordinario da sottoporre a specifica verifica entro l’estate 2017 al fine di consentire l’apertura di un confronto con il Governo per valutarne lo stato di attuazione e, in presenza di una valutazione positiva, definire modalità e tempi di uscita dal commissariamento, condizione ritenuta realizzabile già nel 2018 in sede consuntivo 2017.”
Tavolo e Comitato, ferme restando le prerogative del Governo in tema di commissariamento e facendo presente che le valutazioni di questi Tavoli restano di natura tecnica, ai fini del monitoraggio degli obiettivi del Piano di rientro e del mandato commissariale, ritengono che la proposta di Programma Operativo 2016-2018 possa essere valutata positivamente e restano in attesa, pertanto, di ricevere il documento formalmente adottato con decreto commissariale. Per quanto concerne, tuttavia, il paragrafo 3 “Politiche del Personale”, e le relative manovre, fanno presente che lo stesso potrà necessitare di appositi aggiornamenti, al fine di renderlo coerente con le valutazioni operate dai tavoli tecnici sul piano di fabbisogno di personale, ai sensi dell’articolo 1, comma 541, della legge n. 208/2015”.
Sulla base di dette considerazioni al punto 9.3 del documento approvato è stato definito il cronoprogramma di attivazione delle Case della salute, prevedendo che entro il 31 dicembre dell'anno 2018 sia funzionante una casa della salute per ciascuno dei Distretti della regione.
Ma mentre in alcune province (come ad esempio Frosinone) si procede all'apertura delle nuove strutture, in provincia di Latina è aperta per ora solamente quella di Sezze Romano.
Pur essendo state stanziate delle somme per l'apertura di quella di Aprilia e di quella di Gaeta i lavori sono fermi, ne a ciò hanno aiutato le recenti tornate elettorali che in genere spingono i politici a cercare di inaugurare qualcosa per raggranellare qualche voto.
Silenzio di tomba per gli altri Distretti. 
Nel frattempo sul BUR è stato pubblicata la determinazione del 21 marzo 2018 n. G03510 con una nuova casa della salute a Roma presso l'ospedale regina Margherita in Trastevere.
Quello che meraviglia è che a Roma non si vuol capire che le case della salute rappresentano presidi di fondamentale importanza proprio nelle province dove non c'è nulla, le distanze sono notevoli e c'è l'esigenza di realizzare presidi di prossimità per gli anziani, le persone fragili, i cronici ecc.
Per quanto riguarda la Casa della salute per il Distretto 2, composto dai Comuni di Latina, Pontinia, Norma, Sermoneta e Sabaudia ho scritto già più volte segnalando come in base ai criteri più logici della pianificazione territoriale, la sede naturale sia quella dell'ex ospedale di Sabaudia, ma non ho ricevuto risposta alcuna dalla Regione nè dalla direzione generale della ASL.
Ritengo il mancato completamento delle Case della salute andebbe ad incidere negativamente sulla salvaguardia degli obiettivi strategici di rientro dai disavanzi della Regione Lazio nel settore sanitario approvati con il citato DCA U00052/2017 con responsabilità precise.
Siamo al 13 giugno, mancano meno di sei mesi, penso che sarebbe ora che qualcuno si desse da fare.

TUTTI GLI ADEMPIMENTI SPETTANTI AL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI PER L'ATTUAZIONE DEL REDDITO DI INCLUSIONE


Il dipartimento Welfare dell’Anci ha elaborato un prospetto recante tutti gli adempimenti previsti dal decreto legislativo n.147/2017 (decreto ReI), come strumento di consultazione utile ad amministratori e funzionari comunali. Nel prospetto sono riportati, per ogni adempimento previsto, gli estremi normativi, una descrizione sintetica e, ove indicati dal decreto, l’iter e la scadenza.
Il Governo è fatto e con esso anche i sottosegretari, quindi c'è solo da lavorare per fare in modo che la legge possa essere applicata in maniera completa. 
ADEMPIMENTI

PIU' ATTENZIONE AI NOSTRI EMIGRATI ALL'ESTERO E AL MANTENIMENTO DEI LORO RAPPORTI CON LE REGIONI DI PROVENIENZA

Mentre in Italia divampa il problema dei migranti che dal sud del Mondo si dirigono nel nostro Paese, non bisogna dimenticare  il problema degli italiani all'estero che per molti anni non è stato approfondito in maniera adeguata con la conseguenza che i nostri connazionali troppo spesso si sono sentiti abbandonati.
Ora la Conferenza Permanente Stato,Regioni e Province autonome e il Consiglio generale Italiani all'estero hanno deciso di organizzare un incontro per approfondire le politiche in difesa degli emigrati italiani, vecchi e nuovi, ma anche le opportunità che potrebbero svilupparsi per il sistema Paese da nuove politiche di controesodo (di giovani e di anziani fuggiti all’estero anche per motivi fiscali) e nel mettere in campo politiche vere nei settori della promozione e del turismo di ritorno. 
Gli esponenti regionali vogliono  mantenere vivo e forte il legame tra i nostri emigrati e  le Regioni Italiane.
Gli argomenti definiti e sui quali cominceranno a lavorare apposite commissioni operative nei prossimi mesi ed a seguito dell'Assemblea Plenaria in programma dal 2 al 6 Luglio 2018 a Roma (anche qui ci sarà indicata la data precisa della discussione non potendo partecipare tutti o un nostro delegato a tutti i giorni dei lavori) sono:
1) Nuova mobilità (Informazione e formazione, sportello congiunto di tutte le Regioni nei punti strategici del mondo, controesodo esteso fino alla categoria dei pensionati);
2) Internazionalizzazione del sistema Paese e turismo di ritorno;
3) Creazione di un organismo di coordinamento nazionale delle Regioni nella definizione dei rapporti con gli Italiani all'Estero ed il suoi associazionismo;
4) Servizi sanitari in Italia e all'estero (disparità di trattamento socio/economico), fiscalità, patrimonio immobiliare e rete consolare;
5) Promozione della cultura e della lingua Italiana.
Molto importante è il lavoro fatto in questi anni dai Comitati degli italiani all'estero (COMITES) e dal Forum delle Associazioni degli italiani nel mondo (FAIM).