sabato 8 giugno 2019

LA NUOVA BOZZA DEL PATTO PER LA SALUTE APRE VERSO UNA REVISIONE E MANUTENZIONE DEL DM 70/2015 SULLA BASE DELLE CRITICITA' EVIDENZIATE DA ALCUNE REGIONI



Il Ministero della salute ha trasmesso alle regioni una nuova bozza del Patto della salute 2019-2021 che avrebbe dovuto essere già approvato dal 31 marzo.
Molto interessante è l'art. 16 che sembra accogliere le numerose sollecitazioni circa una revisione del DM 70/2015 in base al quale la regione Lazio vorrebbe "trasformare" i Punti di Primo intervento.
Ecco il testo dell'art. 16: 
"Il Decreto Ministeriale 2 aprile 2015 n. 70 “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera” ha definito gli Standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera, assegnando alle strutture erogatrici ruoli specifici e strutturati secondo livelli gerarchici, definiti in base a caratteristiche standard quali il bacino di utenza, i volumi di attività erogati, gli esiti delle cure.
Con il citato decreto, Stato e regioni hanno condiviso un sistema di regole nell’organizzazione dei sistemi sanitari regionali, con lo scopo sia di standardizzare i percorsi ospedalieri mediante l’introduzione di reti a complessità progressiva, che di garantire volumi minimi di attività cui corrispondo migliori esiti, attraverso la concentrazione della casistica in punti di erogazione predefiniti.
A quattro anni dalla sua adozione, si conviene sulla necessità di revisione e manutenzione del decreto, aggiornandone i contenuti sulla base delle evidenze e delle criticità di implementazione individuate dalle diverse Regioni, nonché integrandolo con indirizzi specifici per alcune tipologie di ambiti assistenziali"
Ora non ci sono più scuse per chi fino ad ora si è trincerato dietro il DM 70/2015 per togliere servizi fondamentali ai cit 

PROSEGUONO LE AUDIZIONI DA PARTE DELLA VII COMMISSIONE SULLA PROPOSTA DELLA GIUNTA PER CREARE L'AZIENDA ZERO

Come già riferito il 10 aprile scorso la giunta regionale ha adottato la proposta di legge regionale n. 115 istitutiva dell’Azienda “Lazio.0”.
Una nuova azienda sanitaria che viene istituita allo scopo di razionalizzare ed ottimizzare i livelli di efficacia ed efficienza organizzativa del servizio sanitario regionale (SSR), attraverso forme di integrazione funzionale di servizi tecnici ed operativi a valenza regionale e l’esercizio di funzioni amministrative, gestionali e tecniche di supporto agli enti pubblici della sanità laziale. 
Secondo gli autori l’azienda della sanità laziale è stata pensata per raggiungere l’integrazione funzionale dei servizi sanitari e operativi di supporto a valenza regionale, con l’obiettivo di limitarne i costi gestionali, in modo simile alle realtà di altre regioni italiane, come Veneto, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Toscana. 
La commissione sanità ha avviato una serie di audizioni, l'ultima è stata il 3 giugno ottenendo una serie di consensi consensi da parte dei rappresentanti delle Asl Rm 4, 5 e 6, di Ares 118, delle Asl di Frosinone, Latina e Rieti. Il ciclo di audizioni con i vertici delle Asl del Lazio si concluderà con la Asl di Viterbo.
E così l’assoluta piena condivisione è stata espressa da Asl Rm 4 e 5, con particolare riguardo alle procedure concorsuali centralizzate. 
Dalla Asl Rm 6 si suggerisce una particolare attenzione alle funzioni in materia di alta formazione del personale, viste le difficoltà a stare al passo con l’innovazione tecnologica. Sarebbe auspicabile una scuola di alta formazione permanente rivolta ai quadri della sanità laziale.
Anche la valorizzazione e l’utilizzo del patrimonio immobiliare degli ex ospedali di prossimità dovrebbe essere oggetto di particolare attenzione da parte del nuovo soggetto in pectore. 
Giudizio positivo anche da Ares 118 che in particolare vede favorevolmente la centralizzazione della logistica. Per il vertice dell’Asl di Rieti la proposta della Giunta rappresenta un’opportunità per raggiungere nuove economie di scala, mentre dalla Asl di Frosinone si guarda con interesse la possibilità di integrare i sistemi informatici delle aziende sanitarie del Lazio, uniformandone il linguaggio. 
Per il vertice dell’Asl di Latina l’Azienda Lazio.0 rappresenta in primo luogo un’occasione per rinforzare l’apparato amministrativo, penalizzato da anni di blocco del turnover.
Un altro strumento della globalizzazione imperante.
Naturalmente a titolo personale dissento totalmente da questa proposta che viene a snaturare il ruolo delle aziende sanitarie locali e di quelle ospedaliere accentrando in maniera brutale acquisiti di forniture beni e servizi, il reclutamento del personale e anche i pagamenti.
Ma avremo modo di approfondire questo tema nei prossimi giorni.

LA GIORNATA MONDIALE DELLA SICUREZZA ALIMENTARE


Premetto che l'Italia ha una delle organizzazioni per la sicurezza alimentare tra le migliori, anche se di recente i problemi economici hanno ridotto i controlli.
La prima celebrazione in assoluto della Giornata mondiale della sicurezza alimentare delle Nazioni Unite, che sarà contrassegnata globalmente il 7 giugno, mira a rafforzare gli sforzi per garantire che il cibo che mangiamo sia sicuro. Ogni anno, quasi una persona su dieci al mondo (circa 600 milioni di persone) si ammala e 420.000 muoiono dopo aver mangiato cibo contaminato da batteri, virus, parassiti o sostanze chimiche. Il cibo non sicuro ostacola anche lo sviluppo in molte economie a basso e medio reddito, che perdono circa 95 miliardi di dollari in produttività associata a malattia, disabilità e morte prematura subita dai lavoratori. La Giornata mondiale della sicurezza alimentare Il tema del 2019 è che la sicurezza alimentare è un'attività di tutti. La sicurezza alimentare contribuisce alla sicurezza alimentare, alla salute umana, alla prosperità economica, all'agricoltura, all'accesso al mercato, al turismo e allo sviluppo sostenibile. L'ONU ha designato due delle sue agenzie, l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) e l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per guidare gli sforzi per promuovere la sicurezza alimentare in tutto il mondo. La FAO e l'OMS stanno unendo le forze per aiutare i paesi a prevenire, gestire e reagire ai rischi lungo la catena di approvvigionamento alimentare, collaborando con produttori e venditori di alimenti, autorità di regolamentazione e parti interessate della società civile, indipendentemente dal fatto che il cibo sia prodotto o importato sul mercato interno. "Che tu sia un agricoltore, un fornitore di fattoria, un robot da cucina, un trasportatore, un venditore o un consumatore, la sicurezza alimentare è la tua azienda", ha detto il direttore generale della FAO, José Graziano da Silva. "Non c'è sicurezza alimentare senza sicurezza alimentare", ha detto. "Il cibo non sicuro uccide circa 420.000 persone ogni anno. Queste morti sono interamente prevenibili ", ha affermato il dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'OMS. "La Giornata mondiale della sicurezza alimentare è un'occasione unica per sensibilizzare sui pericoli di alimenti non sicuri con governi, produttori, gestori e consumatori. Dalla fattoria alla tavola, tutti abbiamo un ruolo da svolgere nel rendere il cibo sicuro. " Investire in sistemi alimentari sostenibili paga La FAO e l'OMS sottolineano l'importanza dell'accesso di tutti a cibo sicuro, nutriente e sufficiente e che il cibo sicuro è fondamentale per promuovere la salute e porre fine alla fame, due degli obiettivi principali degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il cibo sicuro consente un adeguato apporto di nutrienti e contribuisce a una vita sana. La produzione di alimenti sicuri migliora la sostenibilità consentendo l'accesso al mercato e la produttività, il che favorisce lo sviluppo economico e la riduzione della povertà, soprattutto nelle zone rurali. Gli investimenti nell'educazione alla sicurezza alimentare dei consumatori hanno il potenziale per ridurre le malattie di origine alimentare e restituire risparmi fino a $ 10 per ogni dollaro investito.
Le attività in tutto il mondo per la Giornata mondiale della sicurezza alimentare mirano a ispirare azioni per aiutare a prevenire, rilevare e gestire i rischi per la salute di origine alimentare. 
Le azioni corrette lungo la catena di approvvigionamento alimentare, dagli agricoltori ai consumatori, nonché il buon governo e i regolamenti, sono essenziali per la sicurezza alimentare. La FAO e l'OMS hanno creato una nuova guida per mostrare come tutti possono essere coinvolti. 
La guida include cinque passaggi per fare una differenza prolungata alla sicurezza alimentare: 
Assicurati che sia sicuro. I governi devono garantire cibo sicuro e nutriente per tutti. 
Cresci al sicuro. I produttori agricoli e alimentari devono adottare buone pratiche. 
Tienilo al sicuro. Gli operatori aziendali devono assicurarsi che il cibo sia trasportato, immagazzinato e preparato in modo sicuro. 
Controlla che sia sicuro. I consumatori hanno bisogno di accedere a informazioni tempestive, chiare e affidabili sui rischi nutrizionali e patologici associati alle loro scelte alimentari. 
Collaborare per sicurezza. I governi, gli organismi economici regionali, le organizzazioni delle Nazioni Unite, le agenzie di sviluppo, le organizzazioni commerciali, i gruppi di consumatori e produttori, le istituzioni accademiche e di ricerca e le entità del settore privato devono collaborare in materia di sicurezza alimentare. A partire dal 2019, ogni 7 giugno sarà un momento per evidenziare i benefici del cibo sicuro. 
La Giornata mondiale della sicurezza alimentare è stata adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 2018. 
Il processo è stato avviato nel 2016 dalla Costa Rica attraverso la Commissione del Codex Alimentarius, gestita dalla FAO e dall'OMS. Fatti di sicurezza alimentare Si stima che 600 milioni di persone - quasi 1 persona su 10 nel mondo - si ammalino dopo aver mangiato cibo contaminato e 420.000 muoiono ogni anno. I bambini di età inferiore a 5 anni trasportano il 40% del carico di malattie di origine alimentare, con 125 000 decessi ogni anno. Le malattie di origine alimentare sono causate da batteri, virus, parassiti o sostanze chimiche che entrano nel corpo attraverso cibo o acqua contaminati. 
Le malattie di origine alimentare ostacolano lo sviluppo socioeconomico mettendo a dura prova i sistemi sanitari e danneggiando le economie nazionali, il turismo e il commercio. 
Il valore del commercio di generi alimentari è pari a 1,6 trilioni di dollari, pari a circa il 10% del commercio annuo complessivo a livello mondiale. Stime recenti indicano che l'impatto di alimenti non sicuri costa a economie di reddito medio-basso circa 95 miliardi di dollari USA in perdita di produttività ogni anno. Migliorare le pratiche igieniche nei settori alimentare e agricolo aiuta a ridurre l'emergenza e la diffusione della resistenza antimicrobica lungo la catena alimentare e nell'ambiente.

venerdì 7 giugno 2019

LA RELAZIONE ANNUALE DEL DOTT. CANTONE PER L'ANAC

Pubblicata la relazione annuale del Presidente dell'ANAC Cantone sulla gestione 2018.
Potrebbe essere l'ultima.
Uno dei punti trattati riguarda le ipotesi di conflitto di interesse. un tema questo che a livello di ASSl spesso non è trattato come si dovrebbe dal punto di vista della prevenzione.
Nel corso dell’anno 2018 l’Autorità ha proseguito la trattazione di casi di conflitto di interesse di particolare rilevanza, anche su segnalazione della Guardia di finanza – Nucleo speciale anticorruzione - nell’ambito dei quali, pur mantenendosi nel perimetro delle proprie competenze, ha espresso una puntuale valutazione, rimettendone l’apprezzamento all’amministrazione destinataria, nonché segnalando - laddove opportuno - alle magistrature contabili e penali rispettivamente competenti. Di seguito si riportano alcuni esempi significativi dei procedimenti di vigilanza in materia di conflitto di interesse.
L’Autorità ha approfondito la delicata questione riguardante il presunto conflitto di interessi di alcuni promotori del piano nazionale di prevenzione vaccinale approvato per il biennio 2016-2018.
A seguito delle segnalazioni ricevute, è stata avviata un’interlocuzione con il RPCT del Ministero della salute e, al termine dell’attività istruttoria, l’Autorità si è espressa con delibera n. 321 del 28 marzo 2018, statuendo l’insussistenza di situazioni attuali di conflitto di interessi in capo ai promotori del piano vaccinale nazionale 2016-2018.
Nella fattispecie analizzata l’Autorità, rilevando l’assenza nelle disposizioni legislative e normative vigenti di indicazioni sui periodi temporali di astensione, utili a determinare il venir meno di presunte situazioni di conflitto di interessi, ha ritenuto che l’arco temporale di due anni, previsto dalla legislazione vigente in materia di inconferibilità, potesse ritenersi utilmente applicabile anche alla fattispecie in questione. Sulla base di tali considerazioni, si è constatato che gli incarichi ricoperti dai promotori del piano vaccinale, in ambito scientifico, sanitario e universitario, anche in collaborazione con aziende farmaceutiche produttrici di vaccini risultavano, non soltanto non attuali, ma svolti nell’arco temporale antecedente i due anni rispetto alla partecipazione ai lavori finalizzati alla formulazione del piano nazionale vaccinale 2016-2018.
L’Autorità, pur ritenendo insussistenti le presunte situazioni di conflitto di interessi dei promotori del piano vaccinale per il biennio 2016-2018, ha evidenziato al Ministero della salute e all’Istituto  superiore di sanità la necessità di individuare, all’interno dei PTPC, efficaci misure di trasparenza in merito alla dichiarazione e pubblicazione degli incarichi pregressi ricoperti dai partecipanti ai tavoli di lavoro in materia sanitaria e di individuare modalità di nomina degli esperti che contemperino l’esigenza di collaborare con le massime professionalità del mondo scientifico sanitario con quella di evitare situazioni di intrecci di interessi potenzialmente in contrasto fra loro. 
Una diversa ipotesi di conflitto di interesse tra la sfera personale e quella pubblica in ambito sanitario, ha riguardato un dirigente medico responsabile della struttura complessa presso un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico di rilevanza nazionale, a seguito di segnalazioni di pazienti che si vedevano indirizzati verso strutture mediche private.
A seguito dell’istruttoria condotta dall’Autorità, con l’ausilio del Nucleo speciale anticorruzione della Guardia di finanza, è emersa la presenza di numerose strutture mediche private accreditate o convenzionate all’interno del medesimo bacino territoriale della struttura pubblica, riconducibili al dirigente medico della struttura pubblica, attraverso i propri familiari. Dopo l’interlocuzione con il RPCT dell’Istituto, interessando anche la Regione di riferimento (titolare dei poteri di controllo sull’istituto e del monitoraggio sull’attività libero professionale), l’Autorità ha deliberato l’inadempimento del dirigente medico all’obbligo di informare l’amministrazione di appartenenza sulla sussistenza di un potenziale conflitto di interessi, relativo all’esistenza di strutture sanitarie private operanti all’interno dello stesso settore medico, partecipate o amministrate da membri della propria famiglia, in violazione delle disposizioni dell’art. 13 del d.P.R. 62/2013, nonché delle corrispondenti disposizioni del codice di comportamento adottato dall’Istituto sanitario.
É stato, infine, evidenziato l’onere a carico dell’amministrazione di appartenenza di accertare i profili di responsabilità disciplinare del dirigente medico, nonché l’onere della Regione competente di valutare il comportamento della struttura sanitaria, che non ha attuato idonee verifiche sulla posizione del dirigente medico. 

mercoledì 5 giugno 2019

I PDTA ATTERRANO IN PROVINCIA DI LATINA

Come programmato si è tenuta il 3 giugno in grande spolvero, presso la saletta della palazzina direzionale dell'ospedale Santa Maria Goretti di Latina (inaugurata oltre venti anni fa con costi molto contenuti a differenza della sede attuale dell'azienda dove, nonostante l'elevato canone di affitto non hanno neanche una sala per fare questo tipo di eventi), la presentazione del progetto dei Percorsi Diagnostico Terapeutico Assistenziali. 
La stampa locale ha già abbondantemente fornito notizie sull'evento. Qui a lato vediamo il quotidiano Latina Editoriale Oggi che gli ha dedicato una intera pagina e come spesso accade c'è sempre una foto del direttore generale.
Precisiamo subito che qui la direzione generale della ASL non ha inventato nulla; come ricorda giustamente "Quotidiano sanità" il Chronic Care Model (CCM) è un modello di assistenza medica dei pazienti affetti da malattie croniche sviluppato dal professor Wagner e dai suoi colleghi del McColl Insitute for Healthcare Innovation, in California. Il modello propone una serie di cambiamenti a livello dei sistemi sanitari utili a favorire il miglioramento della condizione dei malati cronici e suggerisce un approccio “proattivo” tra il personale sanitario e i pazienti stessi, con questi ultimi che diventano parte integrante del processo assistenziale.Questo percorso per i pazienti cronici toscani, è stato incluso nel Psr 2008-2010, proprio con l’obiettivo di passare da un modello di “Medicina d’attesa”, dove il bisogno si trasforma in domanda, ad una “Sanità d’iniziativa”. Da qui la creazione di percorsi ad hoc per patologie croniche quali: scompenso,diabete, ipertensione, broncopneumopatia cronica ostruttiva che assorbono un’elevata quantità di risorse al Ssn. Finalità del CCM è quella di integrare questo modello con l’organizzazione dell’Ospedale per Intensità di cure.
Finalmente dopo circa dieci anni questo progetto arriva anche a Latina.
Però siamo ancora a livello sperimentale perché per il momento partiranno solo alcune patologie croniche e solo in alcuni distretti. così gli altri dovranno aspettare ancora.
Si pensi che la deliberazione con cui il direttore generale ha preso atto del protocollo d'intesa siglato tra ASL e OO.SS dei medici di medicina generale per l'attuazione dei PDTA è la n. 526  del 31 maggio 2019.
Nell'accordo sono indicate le somme che andranno ai medici per ogni cronico preso in carico.
Non viene riferito circa i previsti costi complessivi e non è dato di sapere se il Direttore generale ne abbia parlato però sarebbe stato interessante sapere qualcosa di più.
In particolare sarebbe giusto conoscere quanti soldi si prevede di risparmiare.
In ogni caso meglio tardi che mai....

domenica 2 giugno 2019

ASL LATINA : LA VITTORIA IN TRIBUNALE DEI PRECARI

Sembra un brutto film dell'orrore questa storia di alcune unità di personale assunte a suo tempo con procedure che ad avviso del legale della ASL non avevano seguito quelle previste dalla legge.
Ma come, un'azienda sanitaria assume delle persone commettendo molto probabilmente degli errori (qui non voglio approfondire) e poi, dopo che di fatto il rapporto si è consolidato cerca di negare la loro sistemazione in forza della norme sul precariato ? 
Non c'è dubbio che l'avvocato della ASL abbia fatto bene il suo lavoro, ma è nei fatti che questa cosa non va e così il Presidente del Tribunale ha dato ragione ai precari.
Ma una cosa come questa non può finire in questo modo, ci sono precise responsabilità di cui dovranno rispondere i funzionari che non hanno rispettato le procedure. Mi auguro pertanto che il giudice trasmetta tutto alla Corte dei conti per il relativo danno erariale.
Per circa venti anni non mi sono più interessato della ASL Latina, ma ora ogni cosa che sento mi spalanca abissi che non avrei  ai immaginato.
Resta sempre più importante la separazione dei ruoli tra dirigenti e politici, ma il problema è che ci sono troppi politici che da piccoli avrebbero voluto fare gli impiegati in ospedale e alcuni dirigenti che sono privi di una spina dorsale.

sabato 1 giugno 2019

LE LISTE DI ATTESA DELLA ASL LATINA: MOLTO ROSSO E POCO VERDE


Mentre i dati sui tempi di attesa per visiti ed accertamenti diagnostici  sul sito della ASL Latina sono fermi ad aprile, andando sull'apposito  sito della Regione Lazio per avere una visione (triste) delle liste di attesa della nostra ASL relative alle ultime 4 settimane del mese di maggio.
Cosa intendono fare i dirigenti responsabili della ASL per eliminare questo problema ?
Meno male che le liste di attesa erano uno degli obiettivi assegnati da Zingaretti al Direttore generale.
L'epoca del monitoraggio è finita.
Sarebbe ora che venissero prese decisioni. 

Dopo due annui di silenzio durante i quali l'Azienda sanitaria locale Latina ha fatto poco o nulla, limitandosi a gestire l'esistente ecco che domani mattina, presso la palazzina direzionale dell'ospedale Santa Maria Goretti  verrà presentato il Programma +Vita alla presenza dei decisori amministrativi locali e regionali, delle associazioni di volontariato, dei rappresentanti delle categorie professionali e di altri importanti segmenti rappresentativi della società, a cominciare da quelli produttivi. 
Nel comunicato è scritto che tutti saranno coinvolti, in quanto protagonisti, dal cambiamento previsto dal Programma +Vita.
Si tratta secondo la ASL di un innovativo progetto  che propone un nuovo modello di gestione del percorso di cura del paziente cronico.
Il modello proposto intende fornire un approccio sistematico alla gestione della cronicità che parta dal coinvolgimento diretto del paziente, che insieme ai Medici di Medicina Generale e all’Azienda ASL, diventa responsabile e parte attiva delle azioni volte a “prendersi cura del proprio stato di salute”.
L’approccio sistematico alla gestione della cronicità dell’ASL di Latina si fonda su quattro pilastri: 
PATTO DI CURA
Accordo tra il paziente, il Medico di medicina generale e l’ASL che diventano co-responsabili nella definizione e attuazione del piano di assistenza individuale.
GESTIONE PER PDTA
Approccio per processi attraverso l’utilizzo di strumenti  (Percorsi Diagnostico Terapeutici assistenziali)
per attuare la presa in carico e la gestione del paziente attraverso il piano di cura.
INTEGRAZIONE OSPEDALE-TERRITORIO
Prevede il coinvolgimento della Medicina Generale e l’attivazione delle Centrali di continuità territoriale composte da figure infermieristiche che ricoprono il ruolo di case manager e avranno il compito di facilitare la presa in carico del bisogno assistenziale dell’assistito
UTILIZZO DELLA TECNOLOGIA
Una piattaforma tecnologica comune consentirà ai Medici di Medicina Generale di essere aggiornati sull’andamento del percorso di cura, di seguire il paziente sia nell’organizzazione di visite, esami e prenotazioni, che nell’aderenza a terapia, prestazioni sanitarie e abitudini/stili di vita.
L'Azienda ha approvato in questi ultimi tempi i seguenti PDTA:
Diabete mellito
BPCO
NEOPLASIA ALLA MAMMELLA
COLON RETTO
TUMORE POLMONARE
Al riguardo è bene chiarire  che non c'è nulla di innovativo nel progetto dato che la regione Toscana ha attuato per prima il Chronic care model e i PDTA; la regione lazio li ha recepiti in ritardo a solo ora vengono attuati anche in provincia di Latina.
L'Azienda sanitaria di Frosinone aveva attuato i PDTA sin dal 2014 con la dott.ssa Mastrobuono, all'epoca direttore generale, che dette subito attuazione dei decreto regionali e di cui parlò in un convegno sulle Case della salute organizzato all'inizio del 2015 dal sindacato SPI CGIL.
Per quanto riguarda la BPCO (un tempo esisteva addirittura un Dipartimento aziendale per la cura di questa patologia) meraviglia come mai il poliambulatorio di Sabaudia sia stato ignorato nella descrizione della rete, benché sia presente un medico specialista.
Nella descrizione della presa in carico naturalmente è previsto che venga fatta una spirometria ma solo di recente sono stati acquistati 5 spirometri e non si sa dove siano stati collocati.    .
Addirittura ricordo che l'estate scorsa,  in occasione  di un mio ricovero ospedaliero per  un intervento l'unico spirometro del reparto di pneumologia dell'ospedale fosse rotto (da sei mesi mi fu precisato)  e che solo grazie alla cortesia di un medico che era in ferie, fu possibile utilizzare uno spirometro privato che era chiuso in un armadio.
Sarà necessario un maggiore coinvolgimento dei  medici di base ma al momento non pare che siano stati fatti molti passi avanti se non nella comunicazione.
Nel frattempo si attende di conoscere come e quando sarà mantenuta la promessa di aprire una casa della salute in ogni distretto.

venerdì 31 maggio 2019

PESANTI GIUDIZI DELLA CORTE DEI CONTI SULLO STATO DEL SSN IN MOLTE REGIONI

La Corte dei conti ha pubblicato in questi giorni il proprio Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica. Molto spazio, come sempre è dedicato alla sanità. 
"Sulla base degli esiti delle verifiche infrannuali condotte dai Tavoli di monitoraggio si confermano nel 2017, accanto alle tendenze in miglioramento in numerosi settori, molte delle criticità e limiti riscontrate negli anni precedenti. Guardando alla qualità delle prestazioni fornite dai SSR ed in particolare a quelle rientranti nei Livelli essenziali di assistenza (LEA)30 , permangono in numerose Regioni in Piano elementi di criticità legati all’insufficienza della rete di assistenza domiciliare o di strutture specifiche rivolte ad anziani e disabili, all’eccessivo numero di parti cesarei primari accompagnato da una percentuale ancora elevata di quelli che avvengono in strutture che non garantiscono un’adeguata sicurezza delle pazienti e a livelli di prevenzione, quali misurati dalla popolazione sottoposta a screening oncologici, al di sotto della soglia critica. In recupero invece, dopo il drastico calo osservato negli anni precedenti, peraltro comune anche alle altre Regioni, la copertura delle vaccinazioni in età pediatrica a seguito dell’emanazione del DL n. 70/2017, che ha subordinato l’accesso a scuola alla presentazione della relativa certificazione. Nonostante le carenze ricordate, migliorano nelle Regioni in Piano le prestazioni offerte dal Servizio sanitario, anche se solo l’Abruzzo presenta un punteggio complessivo della “Griglia” LEA in linea con le altre aree del Centro-Nord; il punteggio è comunque aumentato tra il 2016 e il 2017 in Lazio, Molise e Puglia che risultano “adempienti” insieme alla Sicilia mentre, nonostante il miglioramento, la Campania resta al di sotto della soglia minima richiesta". 
"In netto peggioramento la Calabria, anche per l’insufficienza della qualità e copertura dei flussi informativi necessari al monitoraggio: la scarsa qualità dei servizi resi ai cittadini insieme all’accentuarsi di disavanzi finanziari privi di copertura hanno portato, come si è detto, alle misure emergenziali disposte con il decreto-legge 35 del 2019".
Sempre secondo la Corte: "Carenze diffuse si registrano nell’indicatore che misura l’efficacia della rete dell’emergenza territoriale, riferito all’intervallo intercorrente tra la ricezione delle chiamate da parte della Centrale Operativa e l'arrivo del primo mezzo di soccorso: rispetto ad un tempo massimo che deve essere inferiore o pari a 18 minuti, nel 2017 si raggiungevano 21 minuti in Abruzzo e Molise e i 20 minuti in Campania e Puglia; in linea con i tempi richiesti Sicilia e Calabria, che ha segnato sotto questo aspetto un marcato miglioramento; mentre di sotto della soglia si situa il Lazio, con tempi di intervento pari a 16 minuti. Nelle Regioni non in Piano, al di sopra della soglia nel 2016 la Valle d’Aosta (24 minuti), l’Umbria (21 minuti), le Province di Trento (20 minuti) e Bolzano (19 minuti), mentre la Basilicata pur rimanendo al sopra del valore previsto riesce a ridurre i tempi di intervento dai 27 minuti del 2015, che evidenziavano uno scostamento “non accettabile” ai sensi della griglia LEA, a 24".
In contrasto con le affermazioni di qualche assessore regionale secondo la Corte "Nonostante i significativi miglioramenti registrati negli ultimi anni con riferimento alle operazioni dei pazienti con rottura del collo del femore, delle Regioni in Piano solo due (Sicilia e Abruzzo) superano nel 2017 la soglia del 60 per cento dei casi di intervento entro il secondo giorno del ricovero, mentre nelle restanti tale percentuale scende significativamente, ponendosi al 49,3 per cento della Campania e al 31,8 della Calabria. Si allungano i tempi in Lazio e Molise che presentano una percentuale, rispettivamente, del 46,9 e del 23,5 per cento, valore quest’ultimo configurante uno scostamento non accettabile. Nelle altre aree del Paese si evidenziano valori compresi tra il 70 e l’80 per cento, con l’eccezione delle Marche, Basilicata e Sardegna che si situano intorno al 57 per cento, della Liguria al 54 e l’Umbria al 53 per cento".
Ancora fortemente critica l’area degli screening oncologici in alcune Regioni in Piano (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), che presentano scostamenti non accettabili rispetto al valore normale della Griglia LEA; Lazio, Abruzzo e Molise, sia pure in aumento, si attestano sulla soglia minima. Tali criticità sono ascrivibili sia ad una percentuale di estensione alla partecipazione (numero di inviti rispetto alla popolazione target) ancora molto inferiore all’obiettivo del 100 per cento, sia ad un’adesione (numero di soggetti sottoposti a screening rispetto al numero dei soggetti invitati) spesso estremamente contenuta. Pari o al di sopra la soglia richiesta si pongono le restanti Regioni, fatta eccezione la Sardegna che presenta ancora uno scostamento rilevante.
Per quanto riguarda le liste di attesa la corte afferma che "È proseguito anche nel 2018 il monitoraggio delle prestazioni ambulatoriali per valutare il tempo intercorso tra la data di effettiva erogazione della prestazione e quella di prenotazione e quindi di saggiare l’impegno nel garantire l’erogazione di prestazioni entro i tempi appropriati alle condizioni cliniche dei pazienti. Esso ha riguardato 8 prestazioni: visita ortopedica; visita oculistica; visita cardiologica; mammografia; ecografia ostetrica–ginecologica; ecocolordoppler dei tronchi sovraortici; RMN della colonna vertebrale; TAC Torace senza e con contrasto. Dall’analisi aggiornata al novembre 2018 sono derivate le percentuali di garanzia del rispetto dei tempi rilevate a livello nazionale riassunte nella tabella che segue. I risultati sono posti a raffronto con quelli emersi nella analisi svolta nel 2017. Ciò che emerge dal confronto è che pur confermandosi livelli di prestazioni garantite abbastanza elevati, in un solo anno si registra un diffuso peggioramento delle quote. Ciò è particolarmente netto per le prestazioni urgenti, quelle che dovrebbero essere garantite entro 10 giorni. Fatta eccezione per le ecografie ginecologiche, registrano un peggioramento tutte le altre prestazioni. Anche nel caso delle prestazioni differibili la quota peggiora in 3 delle otto specialità. Di qui la rilevanza del tema e l’importanza del nuovo piano nazionale approvato nel febbraio 2019 e che le regioni dovranno recepire in tempi brevi (2 mesi). Nel nuovo Piano si confermano i contenuti di quello 2010- 2012, ma se ne individua altri innovativi".

IL PROGRAMMA REGIONALE VALUTAZIONE ESITI DEGLI INTERVENTI SANITARI E L'ASSISTENZA SPECIALISTICA

L'assistenza specialistica rappresenta uno degli obiettivi dei Livelli Essenziali di Assistenza.
I dati del  Programma della regione Lazio per la valutazione degli esiti degli interventi sanitari (PREVALE) pubblicati in questi giorni, hanno , tra l'altro, puntato i  riflettori sull'assistenza specialistica, un tema che nella provincia di Latina è molto scottante in quanto,  a fronte di una spesa rilevante ci sono liste di attesa molto lunghe ed una mobilità passiva rilevante.
Questo prospetto, a cura proprio di P.Re.Va.L.E. mostra dove finiscono i pazienti della provincia di Latina per avere una risposta alla loro domanda di assistenza specialistica.
Non solo in altre ASL del lazio, ma addirittura in regioni come la Lombardia.
Nonostante le affermazioni trionfalistiche di qualche politico dovrà essere affrontato questo problema al più presto per evitare i viaggi e per contenere la spesa.

L'ANAC INTERVIENE CON UN PROPRIO DOCUMENTO IN MERITO AL D.L. 32/2019 CON IL QUALE SI VUOLE SMANTELLARE IL CODICE DEI CONTRATTI METTENDO A RISCHIO ANCHE LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE NEL SSN


A rischio anche la gestione della prevenzione della corruzione nel SSN a causa delle modifiche pensate dal governo nazionale al Codice dei contratti.
L'ANAC nelle sue PRIME VALUTAZIONI mette accuratamente in evidenza tutti i problemi che si potrebbero venire a creare se fisse approvato il DL 32/2019.
Mentre si propone di ritornare ad un Regolamento unico eliminando il percorso della soft law secondo l'ANAC rimarranno in vigore tutte le linee guida già emanate in relazione ad articoli che non saranno toccati dalla riforma creando un sistema a due forni.
Uno degli obiettivi è quello di eliminare qualsiasi normativa agli affidamenti sotto la soglia europea.
Anche in questo caso l'ANAC ritiene che le modifiche apportate alla disciplina degli appalti sotto-soglia rischiano di non centrare gli obiettivi di snellimento e semplificazione che la novella si prefigge. 
In primo luogo, la riduzione della soglia entro cui è possibile ricorrere alla procedura negoziata per l’affidamento dei lavori amplia l’ambito di applicazione delle procedure aperte, con le conseguenti complessità legate alla gestione di procedure molto partecipate. I contrappesi introdotti non paiono essere del tutto efficaci. Gli effetti acceleratori della preferenza accordata al criterio del prezzo più basso potrebbero rivelarsi di scarso rilievo in quanto impattanti su una percentuale non significativa di affidamenti e potrebbero essere in parte neutralizzati dalla reintroduzione dell’appalto integrato che implica l’utilizzo del criterio o.e.p.v. L’inversione procedimentale, oltre a non essere coerente con un sistema di aggiudicazione al prezzo più basso con esclusione automatica delle offerte anomale che calcola la soglia di anomalia sulla base delle offerte ammesse, implica l’appesantimento procedurale del secondo calcolo della soglia di anomalia, favorisce l’aumento del contenzioso e lascia margini per manovre in grado di condizionare gli esiti dell’affidamento, in sede di soccorso istruttorio, da parte di operatori economici non utilmente collocati in graduatoria e soggetti al controllo dei requisiti. 
A ciò si aggiungono: la riduzione degli obblighi di trasparenza e con essi i controlli sull'esecuzione degli appalti e delle forniture.
Un altro problema riguarda l'eliminazione delle centrali di committenza con il risultato di tornare a stazioni appaltanti di bassa qualità, non in grado di predisporre capitolati adeguati ecc.

giovedì 30 maggio 2019

REGIONE LAZIO: RIMODULATA LA RIPARTIZIONE DEI FINANZIAMENTI PER GLI OBIETTIVI 2018

Con DCA U00174/2019 la regione lazio ha rimodulato la ripartizione del finanziamento degli obiettivi di Piano 2018 come riportato nella tabella allegata.
In particolare per l'azienda sanitaria Latina sono stati ora assegnati i seguenti fondi:
1) “Percorso diagnostico terapeutico condiviso e personalizzato per pazienti con multicronicità”:
€ 2.893.902,92
2) “Promozione dell’equità in ambito sanitario” € 1.002.877,55
3) "Costituzione ed implementazione della rete della terapia del dolore e sviluppo delle cure palliative e della terapia del dolore in età pediatrica": € 992.855,31
4) Piano nazionale prevenzione e supporto al piano nazionale prevenzione: € 2.533.968,90
5) “La tecnologia sanitaria innovativa come strumento di integrazione Ospedale Territorio”
€ 1.208.974,60.
Speriamo che vengano spesi presto e bene.