venerdì 31 maggio 2019

PESANTI GIUDIZI DELLA CORTE DEI CONTI SULLO STATO DEL SSN IN MOLTE REGIONI

La Corte dei conti ha pubblicato in questi giorni il proprio Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica. Molto spazio, come sempre è dedicato alla sanità. 
"Sulla base degli esiti delle verifiche infrannuali condotte dai Tavoli di monitoraggio si confermano nel 2017, accanto alle tendenze in miglioramento in numerosi settori, molte delle criticità e limiti riscontrate negli anni precedenti. Guardando alla qualità delle prestazioni fornite dai SSR ed in particolare a quelle rientranti nei Livelli essenziali di assistenza (LEA)30 , permangono in numerose Regioni in Piano elementi di criticità legati all’insufficienza della rete di assistenza domiciliare o di strutture specifiche rivolte ad anziani e disabili, all’eccessivo numero di parti cesarei primari accompagnato da una percentuale ancora elevata di quelli che avvengono in strutture che non garantiscono un’adeguata sicurezza delle pazienti e a livelli di prevenzione, quali misurati dalla popolazione sottoposta a screening oncologici, al di sotto della soglia critica. In recupero invece, dopo il drastico calo osservato negli anni precedenti, peraltro comune anche alle altre Regioni, la copertura delle vaccinazioni in età pediatrica a seguito dell’emanazione del DL n. 70/2017, che ha subordinato l’accesso a scuola alla presentazione della relativa certificazione. Nonostante le carenze ricordate, migliorano nelle Regioni in Piano le prestazioni offerte dal Servizio sanitario, anche se solo l’Abruzzo presenta un punteggio complessivo della “Griglia” LEA in linea con le altre aree del Centro-Nord; il punteggio è comunque aumentato tra il 2016 e il 2017 in Lazio, Molise e Puglia che risultano “adempienti” insieme alla Sicilia mentre, nonostante il miglioramento, la Campania resta al di sotto della soglia minima richiesta". 
"In netto peggioramento la Calabria, anche per l’insufficienza della qualità e copertura dei flussi informativi necessari al monitoraggio: la scarsa qualità dei servizi resi ai cittadini insieme all’accentuarsi di disavanzi finanziari privi di copertura hanno portato, come si è detto, alle misure emergenziali disposte con il decreto-legge 35 del 2019".
Sempre secondo la Corte: "Carenze diffuse si registrano nell’indicatore che misura l’efficacia della rete dell’emergenza territoriale, riferito all’intervallo intercorrente tra la ricezione delle chiamate da parte della Centrale Operativa e l'arrivo del primo mezzo di soccorso: rispetto ad un tempo massimo che deve essere inferiore o pari a 18 minuti, nel 2017 si raggiungevano 21 minuti in Abruzzo e Molise e i 20 minuti in Campania e Puglia; in linea con i tempi richiesti Sicilia e Calabria, che ha segnato sotto questo aspetto un marcato miglioramento; mentre di sotto della soglia si situa il Lazio, con tempi di intervento pari a 16 minuti. Nelle Regioni non in Piano, al di sopra della soglia nel 2016 la Valle d’Aosta (24 minuti), l’Umbria (21 minuti), le Province di Trento (20 minuti) e Bolzano (19 minuti), mentre la Basilicata pur rimanendo al sopra del valore previsto riesce a ridurre i tempi di intervento dai 27 minuti del 2015, che evidenziavano uno scostamento “non accettabile” ai sensi della griglia LEA, a 24".
In contrasto con le affermazioni di qualche assessore regionale secondo la Corte "Nonostante i significativi miglioramenti registrati negli ultimi anni con riferimento alle operazioni dei pazienti con rottura del collo del femore, delle Regioni in Piano solo due (Sicilia e Abruzzo) superano nel 2017 la soglia del 60 per cento dei casi di intervento entro il secondo giorno del ricovero, mentre nelle restanti tale percentuale scende significativamente, ponendosi al 49,3 per cento della Campania e al 31,8 della Calabria. Si allungano i tempi in Lazio e Molise che presentano una percentuale, rispettivamente, del 46,9 e del 23,5 per cento, valore quest’ultimo configurante uno scostamento non accettabile. Nelle altre aree del Paese si evidenziano valori compresi tra il 70 e l’80 per cento, con l’eccezione delle Marche, Basilicata e Sardegna che si situano intorno al 57 per cento, della Liguria al 54 e l’Umbria al 53 per cento".
Ancora fortemente critica l’area degli screening oncologici in alcune Regioni in Piano (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), che presentano scostamenti non accettabili rispetto al valore normale della Griglia LEA; Lazio, Abruzzo e Molise, sia pure in aumento, si attestano sulla soglia minima. Tali criticità sono ascrivibili sia ad una percentuale di estensione alla partecipazione (numero di inviti rispetto alla popolazione target) ancora molto inferiore all’obiettivo del 100 per cento, sia ad un’adesione (numero di soggetti sottoposti a screening rispetto al numero dei soggetti invitati) spesso estremamente contenuta. Pari o al di sopra la soglia richiesta si pongono le restanti Regioni, fatta eccezione la Sardegna che presenta ancora uno scostamento rilevante.
Per quanto riguarda le liste di attesa la corte afferma che "È proseguito anche nel 2018 il monitoraggio delle prestazioni ambulatoriali per valutare il tempo intercorso tra la data di effettiva erogazione della prestazione e quella di prenotazione e quindi di saggiare l’impegno nel garantire l’erogazione di prestazioni entro i tempi appropriati alle condizioni cliniche dei pazienti. Esso ha riguardato 8 prestazioni: visita ortopedica; visita oculistica; visita cardiologica; mammografia; ecografia ostetrica–ginecologica; ecocolordoppler dei tronchi sovraortici; RMN della colonna vertebrale; TAC Torace senza e con contrasto. Dall’analisi aggiornata al novembre 2018 sono derivate le percentuali di garanzia del rispetto dei tempi rilevate a livello nazionale riassunte nella tabella che segue. I risultati sono posti a raffronto con quelli emersi nella analisi svolta nel 2017. Ciò che emerge dal confronto è che pur confermandosi livelli di prestazioni garantite abbastanza elevati, in un solo anno si registra un diffuso peggioramento delle quote. Ciò è particolarmente netto per le prestazioni urgenti, quelle che dovrebbero essere garantite entro 10 giorni. Fatta eccezione per le ecografie ginecologiche, registrano un peggioramento tutte le altre prestazioni. Anche nel caso delle prestazioni differibili la quota peggiora in 3 delle otto specialità. Di qui la rilevanza del tema e l’importanza del nuovo piano nazionale approvato nel febbraio 2019 e che le regioni dovranno recepire in tempi brevi (2 mesi). Nel nuovo Piano si confermano i contenuti di quello 2010- 2012, ma se ne individua altri innovativi".

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