giovedì 7 giugno 2018

LA UE INAUGURA UNA MOSTRA A ROMA PER SPIEGARE COSA HA FATTO L'EUROPA PER LA PROTEZIONE CIVILE E LA RISPOSTA ALLE EMERGENZE

Domani venerdi 8 giugno alle ore 12.00 presso il centro commerciale Porta di Roma, il Commissario europeo Stylianide inaugurerà la mostra itinerante organizzata dalla Commissione europea per spiegare in modo interattivo come l'Europa aiuta a coordinare la risposta alle emergenze in caso di calamità naturali e altre crisi nel continente e nel resto del mondo.
EU SAVES LIVES ha già fatto tappa a Berlino, Bucarest e Vilnius e ha attirato finora più di 160.000 visitatori. La mostra rimarrà aperta al pubblico per 10 giorni prima di proseguire verso Marsiglia e Madrid.
Il Commissario UE per gli Aiuti umanitari e la gestione delle crisi, Christos Stylianides, ha dichiarato: "Questa campagna mira ad avvicinare l'Europa ai cittadini. 
Vogliamo far conoscere il valore aggiunto dell’UE nelle situazioni in cui è più necessario: quando siamo colpiti da calamità naturali. L’UE, tramite la sua risposta alle emergenze, salva vite e protegge i cittadini europei in Europa e nel mondo. 
Con la nostra nuova campagna i cittadini diventano protagonisti e vivono in prima persona la risposta alle emergenze dell’UE." 
Questa campagna arriva appena qualche mese dopo la proposta ambiziosa della Commissione europea per migliorare l’attuale meccanismo europeo di protezione civile comune tramite rescEU. 
Grazie a una video-camera virtuale è possibile osservare in una sequenza video a 360 gradi, come l’Unione europea risponde alle crisi umanitarie e alle calamità. 
Il pubblico può rendersi conto di come funziona nella pratica la risposta alle emergenze dell'Unione europea. 
Tre diverse esperienze di realtà virtuale presentano varie operazioni in tutto il mondo:
• I visitatori potranno vedere, dall'interno della cabina di pilotaggio di un aereo antincendio, come spegnere un enorme incendio boschivo in Italia; potranno inoltre osservare i danni che gli incendi provocano sugli abitanti e sulla natura e saranno sensibilizzati sull'importanza di una risposta coordinata a livello UE.
• Nel corso di un’esercitazione di alcuni esperti della protezione civile, i visitatori si metteranno nei panni dei vigili del fuoco di diversi paesi europei che si allenano e si preparano all'azione.
• I partecipanti alla mostra potranno "entrare" in un campo profughi, il Cox Bazaar in Bangladesh, dove vive la popolazione dei Rohingya e conoscere la vita dei rifugiati e il funzionamento dei progetti finanziati dall'UE. La crisi dei Rohingya è una delle maggiori crisi umanitarie del mondo.

SABAUDIA: UN'ALTRA PASSERELLA INTERDETTA MA ORAMAI SIAMO A GIUGNO...CI VUOLE TANTO PER FARE LA MANUTENZIONE ?

SABAUDIA:  ancora una passerella interdetta al passaggio dei bagnanti per carenza di manutenzione.
Il progetto per realizzare le passerelle sulla duna fu presentato dal Sindaco Ialongo per proteggere il delicato ambiente dunale e fu finanziato dalla UE con uno dei progetti LIFE.
Ora, una dopo l'altra vengono chiuse le passerelle che dovrebbe manutenere proprio il Comune e i bagnanti sono costretti, per raggiungere la spiaggia, a camminare proprio sulla duna rischiando di danneggiare le piantine appena ante che poi crescendo serviranno a dare solidità e compattezza alla duna creando quell'ambiente bellissimo.
Benché si sia già al 7 giugno non ci sono tracce di interventi per ripristinare le passerelle, anche se "si dice" che qualcuno sia stato incaricato....
E' molto triste vedere questa situazione.
I turisti che trovano questa situazione non sono certo felici e le lamentele fioccano....però hanno pagato il parcheggio che dovrebbe dargli diritto ad usufruire di un ambiente ben tenuto e magari con le passerelle sane.....non si chiede poi tanto...
Sarà interessante leggere il premio di risultato corrisposto a chi avrebbe dovuto occuparsi di riparare le passerelle.....

mercoledì 6 giugno 2018

L'EUROPA ATTACCA L'ITALIA PER L'UTILIZZO DI PESTICIDI PERICOLOSI E SOGGETTI A RESTRIZIONI NELLA LOTTA CONTRO LA XYLELLA

Bruxelles contro l'Italia: autorizza pesticida soggetto a restrizioni nella lotta alla xylellaEUROPATODAY 
Con DM 13 febbraio 4999 il Ministero dell'Agricoltura ha adottato "Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l'eradicazione di Xylella fastidiosa (Well et all) nel territorio della Repubblica italiana" imponendo l’intervento diserbante entro il 30 aprile e si stabilendo ben 4 interventi insetticidi chimici, 2 nei mesi di maggio-giugno e due nei mesi settembre-dicembre indicando quali prodotti da utilizzare contenenti principi attivi letali per gli insetti ma anche altamente rischiosi per la salute ambientale e soprattutto umana.
Con Decreto 13 marzo 2018 il prodotto imidacloprid è stato ri-registrato in Italia fino al 31 luglio 2019
EUROPATODAY ci racconta che Bruxelles ha bacchettato l'Italia per aver inserito un pesticida soggetto a restrizioni tra le sostanze che si possono utilizzare per combattere la cicala ritenuta responsabile della propagazione della xylella tra gli ulivi in Puglia. L'irregolarità è stata denunciata dal movimento politico europeo di Yanis Varoufakis Diem25 e l'associazione The Good Lobby.
“Le autorità italiane avrebbero dovuto notificare alla Commissione europea l’inserimento di un pesticida soggetto a restrizioni nell’elenco delle sostanze potenzialmente utilizzabili contro la cicala vettore della Xylella Fastidiosa contenuto nel decreto del febbraio 2018 sulle misure di emergenza contro il batterio”, ha affermato una portavoce dell’esecutivo comunitario. 
In particolare, tra i principi attivi che il decreto, che fu fatto dall'allora ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina, autorizza per i trattamenti con pesticidi, ci sono l’imidacloprid, soggetto a restrizioni Ue dal 2013 perché nocivo per le api, e l’acetamiprid, il cui impiego è raccomandato con “misure per l’attenuazione dei rischi”, mentre il provvedimento “non sembra includere analisi di tali rischi”, si legge nel reclamo dell'associazione che chiede il ritiro del decreto.
“Da quando è stato pubblicato il decreto, nessuno si è preoccupato di verificare che le sue disposizioni fossero in linea con le normative europee di settore, sottoscritte e recepite dall’Italia. Eppure, bastava poco”, denuncia Diem25 Italia rivendicando di aver, insieme ai comitati di lotta locale, “smascherato le bugie di un ministro che, scaricando la responsabilità di una scelta pericolosa per la salute dei cittadini e per l’economia della Puglia, ha arrecato un grave danno all’immagine dell’Europa e rischiato di distruggere un ecosistema che offre da mangiare e da vivere ad una terra già troppo martoriata da scelte infauste”.
Secondo quanto riferito da NUOVA MESSAPIA in base ad evidenze scientifiche elencate dall’Agenzia per la protezione ambientale americana (US EPA), l’acetamiprid è neurotossico e, nei mammiferi, ha conseguenze biologiche negative su fegato, reni, tiroide, testicoli e sistema immunitario. Gli effetti biologici di queste sostanze sull’uomo (che può assumerle per contatto, per inalazione e per ingestione) devono essere ancora compiutamente chiariti. Sono stati tuttavia pubblicati sino ad ora 4 ampi studi caso-controllo che descrivevano, in tutti i casi e con metodologia adeguata, associazioni significative tra esposizione cronica a neonicotinoidi e rischio di alterazioni dello sviluppo come tetralogia di Fallot, anencefalia, disturbi dello spettro autistico, alterazioni mnesiche e motorie. 
Ascoltate finalmente le proteste degli ambientalisti.
Ora vedremoi cosa farà il nuovo governo.

LA GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA RIBADISCE LA LEGITTIMAZIONE AD AGIRE PER LA "TUTELA AMBIENTALE" DA PARTE DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE


Il 3 maggio è stata pubblicata la Sentenza del TAR NAPOLI SEN. 2964/2018 con la quele è stata affermata la legittimità ad agire delle associazioni ambientaliste, sulla base di una nozione molto ampia di materia ambientale, come interpretata dalla giurisprudenza.
Secondo una consolidata giurisprudenza, la legittimazione ex lege delle associazioni ambientaliste può esser riconosciuta non solo nel caso di atti inerenti la materia ambientale ma anche per quelli che "incidono sulla qualità della vita in un dato territorio" (Cons. Stato, sez. IV, 14 aprile 2011, n. 2329; T.A.R. Lombardia Milano Sez. II, 22 ottobre 2013, n. 2336); tali associazioni sono state ritenute legittimate ad agire in giudizio non solo per la tutela degli interessi ambientali in senso stretto, ma anche per quelli ambientali in senso lato, comprendenti la conservazione e la valorizzazione dell'ambiente, del paesaggio urbano, rurale, naturale e dei centri storici "intesi tutti quali beni e valori idonei a caratterizzare in modo peculiare ed irripetibile un certo ambito geografico territoriale rispetto ad altri" (Cons. Giust. Amm. Reg. Sic., sentenza n. 811/2012).
“Le normative comunali, che ammettono una limitata possibilità di realizzare in zona agricola interventi edilizi, devono essere interpretate nel senso che si deve comunque assicurare tutela al territorio agricolo e alla sua concreta utilizzazione a fini alimentari, dovendo al contrario ritenersi del tutto inconciliabili con le finalità di una zona agricola la realizzazione di strutture che ne pregiudichino definitivamente la destinazione naturale del territorio e comportano la sua deruralizzazione” (così T.A.R. Piemonte Torino Sez. II, 18-01-2017, n. 134). Dunque, come osservato da parte ricorrente, se l’area è classificata come agricola, ciò significa che tutti gli interventi che su di essa insistono devono essere interpretati e riguardati nella prospettiva degli usi agricoli, come del resto si evince dall’art. 16 comma 1 del PRG; le utilizzazioni infrastrutturali di mobilità che la norma consente, in quanto compatibili con l’area de qua, sono dunque quelle infrastrutture leggere e funzionali all’uso agricolo che non incidano sullo stesso, prevaricandolo. Nel caso di specie sono state autorizzate due autorimesse interrate per un numero complessivo di 47 box pertinenziali: costruzioni, evidentemente, del tutto slegate da un rapporto di funzionalità con l’uso agricolo, ma funzionali all’utilizzo residenziale intenso, escluso in zona agricola. Ed è pacifico, in giurisprudenza, che la destinazione agricola del suolo non deve rispondere necessariamente all'esigenza di promuovere specifiche attività di coltivazione, e quindi essere funzionale ad un uso strettamente agricolo del terreno, potendo essere volta a sottrarre parti del territorio comunale a nuove edificazioni, ovvero a garantire ai cittadini l'equilibrio delle condizioni di vivibilità, assicurando loro quella quota di valori naturalistici e ambientali necessaria a compensare gli effetti dell'espansione urbana (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 16.12.2016 n. 5334; id. 12.5.2016 n. 1917; Sez. II, 7.3.2013 n. 1066; Sez. IV, 16.11.2011 n. 6049; id. 27.7.2011 n. 4505; 18.1.2011 n. 352; 13.10.2010 n. 7478; 27.7.2010 n. 4920).
Il problema è che in talune aree le associazioni ambientaliste sono poco attive.

martedì 5 giugno 2018

NULLA DI FATTO ALLA SEDUTA DEI MINISTRI DEGLI INTERNI EUROPEI DEDICATA ALLE MODIFICHE AL REGOLAMENTO DI DUBLINO SUI RICHIEDENTI ASILO

Lussemburgo: Edificio del primo parlamento europeo
Intitolato a Robert Schumann
Ieri 5 giugno i ministri degli Interni degli Stati membri si sono riuniti in Lussemburgo per trovare un accordo  per la riforma del regolamento di Dublino sul problema della ripartizione delle quote dei richiedenti asilo, ma come era già chiaro il giorno prima il Consiglio si è concluso con un nulla di fatto. 
La presidenza di turno bulgara aveva messo sul tavolo una proposta di compromesso che però non ha ottenuto l'appoggio della maggioranza qualificata degli Stati membri, visto che vi si oppongono da una parte l'Italia e gli altri paesi in prima linea lungo le rotte dei flussi migratori nel Mediterraneo, e dall'altra, per ragioni opposte, l'Austria e i quattro paesi del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia). In totale i no sono sti 11 tra cui anche la Germania.
Il compromesso presentato prevedeva un inasprimento della responsabilità di cui devono farsi carico i paesi di primo ingresso, in particolare sul numero di anni (il testo prevede 5 anni) durante i quali hanno l'obbligo di riprendersi i richiedenti asilo che si trasferiscono in un altro Stato membro.
Il neo ministro dell'Interno, Matteo Salvini, non ha partecipato all'incontro (in quanto impegnato al Senato per la fiducia al nuovo Governo) ma ha già annunciato il "no" dell'Italia. 
Comunque la sua assenza è stata criticata da più parti.
Ora al Parlamento europeo non resta che abbandonare la ricerca a tutti i costi del consenso per passare al voto a maggioranza qualificata e uscire dallo stallo. 
La prossima volta sarà bene che il rappresentate italiano partecipi alla seduta per far conoscere con chiarezza il proprio pensiero.
Al termine della riunione Theo Francken, sottosegretario di Stato belga all’Immigrazione, a margine del Consiglio Ue Affari esteri a Lussemburgo dove si sono discusse le proposte di modifica delle norme che regolano la gestione dei richiedenti asilo, ha affermato il  Trattato di Dublino è morto.
Norme che l’Italia contesta da tempo perché di fatto assegnano ai paesi di primo approdo come il nostro il grosso del peso dell’accoglienza. 
Il problema è che tra breve la presidenza della Commissione passerà all'Austria che com'è noto ha un governo di destra.

UNA SENTENZA DELLA CURIA EUROPEA SEMBRA RISPONDERE TEMPESTIVAMENTE AD UN INTERVENTO DEL NUOVO MINISTRO DELLA FAMIGLIA DELL'ITALIA


La Corte di Giustizia Europea con Sentenza C 673/16 DEL 5 giugno scorso ha stabilito che la nozione di “coniuge”, secondo quanto prevede il diritto dell’Unione, comprende i coniugi dello stesso sesso. 
La Corte ha stabilito che “nell’ambito della direttiva relativa all’esercizio della libertà di circolazione, la nozione di ‘coniuge’, che designa una persona unita ad un’altra da vincolo matrimoniale, è neutra dal punto di vista del genere e può comprendere quindi il coniuge dello stesso sesso di un cittadino dell’Unione”.
La vertenza riguarda il caso di Relu Adrian Coman, cittadino rumeno, che aveva chiesto il permesso di soggiorno in Romania per Robert Clabourn Hamilton, cittadino americano, con cui si era regolarmente sposato a Bruxelles. “Tale domanda – spiegano i giudici - era fondata sulla direttiva relativa all’esercizio della libertà di circolazione , che permette al coniuge di un cittadino dell’Unione che abbia esercitato tale libertà di raggiungere quest’ultimo nello Stato membro in cui soggiorna”. 
In risposta a tale richiesta, le autorità rumene avevano informato la coppia che Hamilton godeva soltanto di un diritto di soggiorno di tre mesi, in quanto egli non poteva essere qualificato in Romania quale coniuge di un cittadino dell’Unione, dato che tale Stato membro non riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso. 
Ma secondo la Corte, si tratta di due questioni diverse: un conto è riconoscere il matrimonio, un conto è il diritto di soggiorno che deriva dal matrimonio. 
Gay, 'schiaffo' Ue a Fontana: "La nozione di coniuge comprende quelli dello stesso sesso"
„
Secondo la Corte di giustizia europea, il diritto dell'Unione non fa distinzioni tra coppie omosessuali e etero regolarmente sposate.
Un segnale molto forte per il neo ministro della famiglia dell'Italia.


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L'EUROPA SOSTERRA' IL PROGETTO SPERIMENTALE DEI PESCATORI SPAZZINI DEL MARE

EuropaToday, Greenreport.it ed altre testate  hanno dato ampio spazio al progetto sperimentale “Arcipelago pulito" promosso dalla Regione Toscana in collaborazione con il ministero dell’Ambiente, Unicoop Firenze, Legambiente, Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Labromare, Direzione marittima della Toscana, Revet e la cooperativa CFT per liberare il mare dalla plastica e da altri rifiuti puntando sull'aiuto di chi il mare lo vive ogni giorno per lavoro, ossia i pescatori. 
Secondo l’Onu sono 8 milioni le tonnellate di plastica che ogni anno finiscono nei mari e negli oceani del pianeta, e anche l’Europa continua a inquinare: delle oltre 25 milioni di tonnellate di rifiuti plastici che vengono generati annualmente nel nostro continente, e una parte significativa della quota rimanente sfugge del tutto al corretto ciclo integrato per la gestione dei rifiuti e finisce per infestare i nostri mari e le nostre spiagge.
Secondo Legambiente  l’80% dei rifiuti spiaggiati è composta da materiali plastici, e le cause vanno ricercate in primis (42%) nella cattiva gestione dei rifiuti urbani – si tratta soprattutto di imballaggi monouso, come possono essere quelli alimentari, abbandonati da cittadini incivili –, ma anche nella carenza dei sistemi depurativi (10% dei rifiuti spiaggiati) e dalle attività di pesca con reti e lenze abbandonate (6%).
Da alcuni mesi in Toscana – lungo trecento kmq davanti alle coste di Livorno – è attivo un progetto sperimentale dove proprio i pescatori rappresentano una soluzione e non una fonte d’inquinamento.
Già erano apparse notizie su questo progetto molto interessante, la novità consiste nel fatto che il progetto sperimentale sarà presentato il 26 giugno al Parlamento europeo a Bruxelles.
L'obiettivo di Arcipelago pulito è di "porre fine a un’assurdità, quella per cui i pescatori che raccolgono i rifiuti finiti nelle loro reti ne diventano produttori, assumendosene gli oneri economici, ma soprattutto giuridici. L’attuale normativa, quindi, trasforma un comportamento virtuoso in una penalizzazione e in un costo. È necessario porre fine quanto prima a questa situazione”, dicono l’europarlamentare del Pd, Simona Bonafè, e Vittorio Bugli, assessore regionale. 
“Presenteremo un emendamento per far recepire nella nuova direttiva europea sul Port Reception Facility (Proposta di direttiva relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi), attualmente in discussione, l’idea che sta alla base di Arcipelago pulito, un progetto lungimirante e vero apripista a livello nazionale – spiega Bonafé – consentendo e incentivando i pescatori a portare a terra i rifiuti plastici che pescano accidentalmente”.
Sembra che già i primi risultati della sperimentazione direbbero  che il progetto funziona  ma perché sia davvero efficace è necessario che da buona pratica diventi la norma. Per questo è utile colmare tutti i vuoti normativi, a partire dalla modifica della legislazione europea, fino ad arrivare a una norma nazionale coerente con la nostra sperimentazione.
Sarebbe bello se l’Europa  seguisse l’esempio della Toscana e appoggiasse il progetto  incentivando il trasporto a terra dei rifiuti raccolti in mare. 
I pescatori possono essere figure fondamentali per avere un mare più pulito.

IL DISCORSO AL SENATO DEL PRESIDENTE CONTE E I RIFERIMENTI ALLA SANITA'

Ieri molti hanno ascoltato in diretta l'intervento del premier Giuseppe Conte al Senato che, in un discorso programmatico di oltre un'ora, ha illustrato le direttive sulle quali intende muoversi il "Governo del cambiamento" sulla base del contratto sottoscritto dalla due forze politiche.
Il Presidente, ricalcando gli annunci già fatti dalla neo ministra della salute on.le Grillo ha annunciato di voler rescindere il legame tra politica e sanità, per rendere quest'ultima finalmente efficiente su tutto il territorio nazionale. Cambia che aumenteremo fondi, mezzi e dotazioni per garantire la sicurezza in ogni città.
Per quanto riguarda l'ammontare del Fondo sanitario nazionale Conte ha annunciato che occorre  invertire l'attuale tendenza sancita nel Def, che vede la spesa sanitaria scendere rispetto al Pil nei prossimi anni. 
Conte ha poi aggiunto che occorre  una maggiore efficienza nell'erogazione dei servizi, sia in ordine ai volumi, alla qualità, agli esiti delle cure, sia in ordine alla gestione dei conti.
Infine il Presidente ha annunciato che a livello territoriale il governo si impegnerà a lavorare, d'intesa con le Regioni, per implementare modelli organizzativi più efficienti, in grado di garantire una corretta presa in carico dei pazienti, favorendo la promozione e la prevenzione della salute, attraverso l'integrazione dei servizi sociosanitari, oltre che al potenziamento della medicina del territorio.
Sembra di leggere tra le righe le competenze delle case della salute. 
Tutte promesse condivisibili che peraltro sono state già sentite più volte, per cui si dovrà attendere conferma.

IL CODICE DEI CONTRATTI SOTTO I RIFLETTORI DEL NUOVO GOVERNO E DEI COMUNI

Nel discorso di insediamento del nuovo Presidente del Consiglio non mancano i riferimenti al Codice dei contratti e al desiderio di modificarlo per renderlo più snello, traspare naturalmente l'impostazione di chi vede le cose dal punto di vista del legale.
Sembra che questo intervento faccia eco ad una indagine condotta di Legautonomie secondo cui il Codice non soddisferebbe i comuni, soprattutto quelli più piccoli che lamentano scarsa semplificazione e difficoltà nel fare ricorso alle centrali uniche appaltanti, con il risultato che, lungi dal riordinare la materia delle gare pubbliche in ottica trasparenza, il D.lgs 50/2016 avrebbe prodotto - a loro dire - procedure farraginose che hanno causato la mancata ripresa degli investimenti. 
Gli enti si sono lamentati soprattutto delle Centrali Uniche di Committenza, le famose CUC: il 47% degli intervistati ritiene, infatti, l’esperienza positiva a fronte di un 42% che la ritiene negativa. 
I Sindaci lamentano il fatto che i Comuni siano sottoposti al controllo dell’Anac, le cui funzioni non avrebbero migliorato il quadro di riferimento, anche gli operatori economici protesterebbero per  l'essere stati sottoposti anch’essi  a una serie infinita di controlli in sede di gara.
L’indagine fa emergere anche un altro dato: la richiesta di aiuto nei confronti degli enti di minore dimensione demografica, spesso in difficoltà con le nuove procedure. 
Un aiuto che, secondo Legautonomie potrebbe essere offerto ai mini-enti dalle province che mantengono infatti tra le proprie funzioni fondamentali quella dell’assistenza tecnica e amministrativa agli enti locali.Secondo quanto emergerebbe dall'indagine di Legautonomie La normativa sui contratti pubblici dovrebbe tornare alla sua funzione naturale, ossia regolare le procedure di affidamento al fine di selezionare l’offerta più competitiva e non diventare, invece, uno strumento attraverso cui controllare la corruzione.
Il problema è che per una serie di motivi, tra i quali anche la caduta del Governo, manca ancora una lunga serie di provvedimenti di attuazione del Codice.
Sembra che volendo approfittare del cambiamento di Governo ci sia una confluenza di interessi (non tutti apprezzabili) tra Sindaci e imprenditori  per "alleggerire" il Codice dei contratti tornando al passato ed eliminando ad esempio proprio la riqualificazione delle stazioni appaltanti il cui provvedimento è stranamente ancora fermo al palo...
Sarà interessante sentire cosa ne penserà il Presidente dell'ANAC Cantone.
Qui trovate il link della seduta al Senato con il Discorso del Presidente Conte

lunedì 4 giugno 2018

UNA UTILISSIMA ANALISI DELL'ANDAMENTO DEL COSTO DEI RIFIUTI DA PARTE DELL'ISTAT

Molti Comuni hanno difficoltà a valutare il costo dei rifiuti e questo è spesso oggetto di violente discussioni in Consiglio comunale, ma ora a partire dal mese di maggio 2018 l’Istituto nazionale di statistica avvia la pubblicazione, con cadenza annuale, di indici dei costi di gestione dei rifiuti con base di riferimento 2015=100 .
Gli indici dei costi di gestione dei rifiuti si riferiscono alle attività di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti e al recupero dei materiali (divisione 38 dell’Ateco 2007). 
Sono calcolati con la formulazione di Laspeyres e sistema di ponderazione fisso riferito all’anno 2015.
I nuovi indici misurano l’andamento nel tempo dei costi di produzione delle attività di gestione dei rifiuti, con riferimento all’acquisto di beni e servizi, al costo del personale dipendente e al costo d’uso del capitale.
Nella struttura di ponderazione delle diverse componenti dell’indice complessivo, i costi per acquisto di beni e servizi rappresentano circa il 67% del peso totale, il costo del personale circa il 24% e i costi di utilizzo del capitale circa il 9%.
Tra il 2010 e il 2017 l’indice di costo della gestione dei rifiuti è aumentato del 16,3%, trainato dagli acquisti di beni e servizi (+22,1%), a fronte di andamenti più contenuti per le spese del personale (+6,7%) e del costo d’uso del capitale (+1,3%).

GLI ADEMPIMENTI DEL COLLEGIO DEI REVISORI IN OCCASIONE DELL'APPROVAZIONE DEL RENDICONTO

L’art.7 della legge n.131/2003 prevede che la Corte dei conti verifica il rispetto degli equilibri di bilancio da parte dei Comuni e la sana gestione finanziaria degli stessi. 
L’art.1, comma 166, della legge 266/ 2005 stabilisce che “gli organi degli enti locali di revisione economico-finanziaria trasmettono alle competenti Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti una relazione sul bilancio di previsione dell’esercizio di competenza e sul rendiconto dell’esercizio medesimo”. 
Tale disciplina ha, quindi, attribuito alla Corte dei conti un controllo diretto sui bilanci degli enti locali anche attraverso i Revisori dei conti nei confronti dei quali vengono emanate apposite linee guida.
Purtroppo non sempre vengono effettuati tempestivamente tutti gli adempimenti.
Al riguardo la Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Puglia con deliberazione n. 135/2017  è dovuta intervenire nei confronti del Comune di *** evidenziando una serie di omissioni da parte del Collegio ma anche dell'ente e in particolare de Sindaco deliberando quanto segue:
1) Dichiara che il Comune di *** e l’ex Revisore dei conti del medesimo Comune non hanno ottemperato agli obblighi di legge in relazione alle richieste istruttorie inviate da questa Sezione;
2) Dichiara che, pur in presenza di una situazione di estrema confusione contabile e di mancato riscontro alle richieste istruttorie della Sezione, appaiono presenti serie criticità quali ripetuti squilibri di parte corrente e di parte capitale, eccessiva presenza di residui attivi vetusti di parte corrente, mancata costituzione del fondo svalutazione crediti, inattendibilità dei risultati di amministrazione e della situazione della cassa, scarsa attività di riscossione delle entrate e inefficace recupero dell’evasione tributaria, elevato indebitamento, carente gestione delle pur modeste partecipazioni societarie;
3) Dispone che, in via correttiva e contenitiva, fino a successiva pronuncia che accerti la reale condizione finanziaria dell’ente in termini di competenza e di cassa, il Comune di *** limiti le spese a quelle obbligatorie per legge e a quelle necessarie per evitare danni patrimoniali certi e gravi all’ente;
4) Prescrive che il Comune di *** adotti tempestivamente ogni misura correttiva idonea a superare definitivamente le criticità presenti;
5) Dispone che l’Organo di revisione dell’ente svolga, in merito a quanto riportato nella presente deliberazione, una attenta attività di controllo e vigilanza riferendo a questa Sezione ogni aspetto rilevante e proceda, entro 60 giorni dal ricevimento della presente deliberazione, ad integrare e/o modificare le relazioni, riguardanti i rendiconti dal 2011 al 2014, previste dall’art.1, co.166, della legge n.266/2005 e presenti sulla piattaforma informatica Siquel;
6) Stabilisce che copia della presente pronuncia sia trasmessa, a cura della Segreteria della Sezione, al Sindaco, al Consiglio comunale nella persona del Presidente e all’Organo di revisione del Comune di *** per gli adempimenti di rispettiva competenza e alla Procura della Repubblica di Foggia, alla Procura regionale della Corte dei conti, al Comandante regionale della Guardia di Finanza, alla Ragioneria generale dello Stato e alla Prefettura di Foggia per quanto di rispettivo interesse;
7) Dispone, ai sensi e per gli effetti previsti dall’art.328 del Codice penale, che la deliberazione del Consiglio comunale di presa d’atto della presente pronuncia da parte dell’ente e di adozione di tutti i provvedimenti correttivi necessari dovrà essere adottata dal Comune di *** entro il termine di 60 giorni dalla comunicazione del deposito della presente deliberazione. La deliberazione consiliare e tutti gli ulteriori atti adottati dall’ente dovranno essere trasmessi a questa Sezione, unitamente alla attestazione dell’avvenuto adempimento dell’obbligo di pubblicazione della presente deliberazione disposto dall’art.31 del D.Lgs. n.33/2013, nei successivi 30 giorni.

domenica 3 giugno 2018

DOMANI 5 GIUGNO E' LA GIORNATA MONDIALE DELL'AMBIENTE

Domani 5 giugno anche nel Parco del Circeo  è la giornata mondiale dell'ambiente.
Ancora una volta l'Ambiente delle Nazioni Unite cerca di fare il più grande appello e mobilitazione globale per l'azione il 5 giugno, Giornata mondiale dell'ambiente (WED).
La Giornata mondiale dell'ambiente è il più grande evento annuale per un'azione ambientale positiva e si svolge ogni 5 giugno. Il paese ospitante di quest'anno, il Canada, ha potuto scegliere il tema e sarà al centro delle celebrazioni in tutto il mondo.
La Giornata mondiale dell'ambiente è un giorno per tutti, ovunque. Sin dal suo inizio nel 1972, i cittadini di tutto il mondo hanno organizzato molte migliaia di eventi, dalle pulizie di quartiere, all'azione contro il crimine della fauna selvatica, al rimboschimento delle foreste.
"Collegare le persone alla natura", il tema della Giornata mondiale dell'ambiente 2017, ci implorava di andare all'aperto e nella natura, di apprezzarne la bellezza e l'importanza, e di portare avanti la chiamata per proteggere la Terra che condividiamo. Il tema dell'anno scorso ci invitava tutti a riflettere su come siamo parte della natura e su quanto dipendiamo da esso. Ci ha sfidato a trovare modi divertenti ed eccitanti per sperimentare e amare questa relazione vitale.
Il tema della Giornata mondiale dell'ambiente 2018 è l'inquinamento plastico, ma purtroppo nell'area del Parco ci sono anche altri problemi gravi come l' utilizzo dei pesticidi.
A livello scientifico è ampiamente documentato il nesso causale tra alcune sostanze e talune malattie anche gravi, che possono colpire gli agricoltori, le loro famiglie e quanti si trovano a vivere nei pressi dei campi o delle serre, per non parlare dei danni dovuti ai rischi per l’alimentazione umana causati dalla presenza di residui nei prodotti agricoli, ma anche in quelli di origine animale. 
Purtroppo non è possibile disporre dei dati ambientali di tutte le acque in quanto né il Comune dei Sabaudia, né l’ARPA Latina li pubblicano sui rispettivi siti web come previsto dalle norme in vigore e l’accesso agli atti è ostacolato in ogni modo. 
Da analisi effettuate da ARPA Latina nel mese di aprile 2015 è stata accertata la presenza di un elevato valore di fosforo totale inorganico e di tensioattivi ionici, oltre ad Escherichia coli ed Enterococchi. Da altre analisi effettuate nel settembre 2012 erano stati individuati in alcuni tratti elevati valori di azoto totale e la presenza di Rafidoficee, mentre in una zona nei pressi dell’abitato era stata accertata la presenza Streptococchi fecali. 
Con ordinanza in data 7 dicembre 2016 il Commissario prefettizio del Comune di Sabaudia ha dovuto emettere il divieto di commercializzazione dei molluschi bivalvi tellina presenti nella zona marina di raccolta compresa dal lago di Caprolace e Torre Paola a causa dei risultati delle analisi effettuate dall’ Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana che hanno riscontrato la presenza dell’escherichia coli nei campioni prelevati. 
Si sono anche verificati due fatti gravi: due operai indiani che lavoravano nelle serre sono finiti al pronto soccorso dell’Ospedale di Latina in preda a crisi respiratoria causata dall’uso di prodotti erbicidi e una famiglia di Borgo Vodice è stata anch’essa intossicata di notte, mentre dormiva, dai vapori delle irrorazioni effettuate nei campi limitrofi. 
Com’è noto, con decreto dei Ministeri delle politiche agricole, dell’ambiente e della salute del 22 gennaio 2014 è stato adottato il Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN) ai sensi del D.lgs 150/2012 recante “Attuazione della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi”. 
A sua volta codesto Ministero con un Decreto del 10 marzo 2015 ha approvato le Linee guida di indirizzo per la tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile e per la riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari e dei relativi rischi nei Siti Natura 2000 e nelle aree naturali protette. 
Già in data 19 settembre 2015 avevo provveduto ad inviare una segnalazione a codesto Ministero che tempestivamente (14 ottobre) inviò una nota alla Regione Lazio, all’Ente Parco e al Comune. 
Il Comune, anche a seguito di una mia petizione inviata in data 21 luglio 2015 ha approvato una mozione per intervenire in maniera decisa sul problema delle acque del Lago di Paola ma poi non è stato fatto quasi nulla. 
La Direzione Generale del Parco si è attivata per avviare una serie di iniziative e di incontri con gli agricoltori, cui ha partecipato il dott. Hausmann, Assessore regionale all’agricoltura dell’epoca dando un contributo positivo per incentivare il passaggio all’agricoltura biologica. 
Nel frattempo le analisi dell’ISPRA hanno continuato a confermare l’inquinamento dei corsi d’acqua, dei laghi e della falda acquifera (la Fonte Lucullo è chiusa da molti anni). 
Perdurando tale situazione il 23 agosto 2016 ho provveduto ad inviare agli amministratori dei Comuni del Parco Nazionale del Circeo (Latina, San Felice Circeo, Sabaudia e Ponza) una nota per sollecitare l’adozione di un regolamento comunale per l’uso dei prodotti fitosanitari nelle aree frequentate dalla popolazione, ma anche in questo caso non c’è stata alcuna risposta. 
In occasione della pubblicazione da parte della Regione Lazio del Piano del Parco ho provveduto a formulare alcune osservazioni e, tra queste, alcune riguardanti proprio il problema dell’inquinamento delle acque, ma purtroppo a distanza di quasi un anno il Piano non è stato ancora approvato in via definitiva. 
Ho segnalato alla presidenza della Regione Lazio la necessità di valutare l’opportunità di adottare un provvedimento come quello già adottato dalla Regione Veneto (DGR 1379/2012) sull’uso dei fitofarmaci, ma purtroppo senza successo.
Il nuovo Governo prenderà provvedimenti ?