martedì 16 aprile 2019

L'AUDIZIONE DELL'UPB SULL'AGGIORNAMENTO DEL DOCUMENTO ECONOMICO FINANZIARIO

Da quanto si legge sul sito dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio il Presidente Giuseppe Pisauro è stato ascoltato ieri in audizione dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, riunite in seduta congiunta, nell’ambito dell’esame preliminare del Documento di economia e finanza (DEF) 2019 pubblicato il 10 aprile scorso dal Ministero dell’Economia e delle finanze (MEF).
Nel suo intervento Pisauro ha analizzato il contenuto del DEF, illustrando le ragioni che, alla luce delle informazioni disponibili, hanno condotto a un esito positivo il processo di validazione del quadro programmatico 2019-2022(precedentemente era stato validato il quadro macroeconomico tendenziale). Le previsioni macroeconomiche programmatiche del MEF e quelle del panel UPB (Cer, Prometeia e Ref, oltre allo stesso UBP) sono nel complesso coerenti. 
La dinamica del PIL reale (rispettivamente dello 0,2 per cento nel 2019 e dello 0,8 in tutti e tre gli anni successivi) risulta compresa nell’intervallo di variazione del panel e soltanto nel 2021 si pone al limite superiore. Quanto alla dinamica del PIL nominale, variabile che più direttamente rileva sull’andamento di finanza pubblica, si attesta nell’ambito dell’intervallo di previsione, grazie anche alla componente del deflatore che si mantiene al di sotto dell’estremo superiore delle stime del panel.
Nel breve termine il quadro degli indicatori disponibili sembra segnalare, pur tra tendenze poco omogenee delle inchieste congiunturali, primi timidi segnali di recupero per il primo trimestre. Tuttavia lo scenario macroeconomico a medio termine dell’economia italiana resta condizionato da forti rischi, prevalentemente orientati al ribasso, che inducono cautela nelle previsioni. Si tratta di: rischi imputabili a ulteriori peggioramenti del contesto internazionale; rischi connessi a squilibri finanziari, tali da indurre un rapido aumento dei rendimenti richiesti dagli investitori internazionali che penalizzerebbero le economie, come quella italiana, con emittenti pubblici e privati con basso rating sul merito di credito; rischi indotti dall’incertezza sulle politiche economiche, che incide sulle scelte di consumo e di investimento di famiglie e imprese.
Preoccupazioni sorgono per quanto riguarda la sanità con il rischio di nuovi tagli e difficoltà nelle assunzioni nonostante le promesse. 
Le tendenze della finanza pubblica e il puzzle della manovra di bilancio 2020. – Sul versante della finanza pubblica, il Presidente dell’UPB ha rilevato che il DEF prende atto dello sforamento del deficit rispetto al livello atteso per il 2018 e della traiettoria meno favorevole dei conti pubblici tendenziali, a seguito del peggioramento congiunturale dell’economia. In assenza di interventi, il deficit pubblico aumenterebbe al 2,4 per cento del PIL nel 2019 (il dato conferma l’indisponibilità dei 2 miliardi di stanziamenti accantonati nell’ambito delle modifiche alla manovra di finanza pubblica operate a fine dicembre del 2018), per scendere al 2 per cento nel 2020 e all’1,8 a all’1,9 per cento nei due anni successivi.
Dallo stesso DEF si desume peraltro che il disavanzo a politiche invariate ed escludendo l’aumento dell’IVA previsto con le clausole di salvaguardia (23,1 miliardi nel 2020 e 28,8 miliardi a partire dal 2021), salirebbe in percentuale del PIL, dal 2,4 per cento nel 2019 (42 miliardi) al 3,4 per cento nel 2020, al 3,6 per cento nel 2021 e al 3,8 per cento (73 miliardi) nel 2022 (tab.1). In questo scenario ed escludendo inoltre i proventi attesi dalle privatizzazioni (di difficile realizzazione), il debito pubblico in rapporto al PIL continuerebbe a salire anche dopo il 2019 per arrivare sopra il 135 per cento nel 2022 dal 132,2 per cento del 2018.
ECCO IL TESTO INTEGRALE DELL' AUDIZIONE UPB

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