lunedì 29 agosto 2016

I CANI DI SABAUDIA NON POSSONO PIU' ASPETTARE

La stampa quotidiana riprende ancora una volta il problema dei costi dei canili privati che ospitano i cani randagi a costi rilevanti e sparsi in tutto il territorio della provincia (Sermoneta, Gaeta, Itri, Lenola).
Il 22  giugno 2011 l'ex Sindaco Lucci   si era  impegnato in Consiglio comunale a presentare entro il 30 dello stesso mese una richiesta di finanziamento alla Regione  per la realizzazione  di un canile comunale,  che avrebbe consentito di  risparmiare  circa  € 200.000,00,  tanto quanto costava all'epoca il pagamento della  retta  ad alcuni canili privati, consentendo anche di  realizzare qualche posto di lavoro.
Sin dal mese di gennaio dello stesso anno era stata presentata una proposta di parco rifugio per  cani  che prevedeva:   
a)l’acquisizione gratuita dalla Regione di un’area di circa  20.000 mq. ( ai confini con il Comune di Pontinia e sufficientemente lontana dalle abitazioni) ,
b)la costruzione, grazie ad un finanziamento della Regione  di un parco rifugio per i cani 
c) l’affidamento della gestione dello stesso ad una associazione.
La  Regione  Lazio con  legge del 21 ottobre 1997, n. 34  ha disciplinato la “Tutela degli animali di affezione e prevenzione del randagismo” recependo  i principi e gli indirizzi enunciati dalla legge quadro nazionale n. 281 del 14 agosto 1991 in materia, secondo questi principi :
- la costruzione dei canili pubblici da parte dei comuni singoli o associati e delle comunità montane;
- il risanamento dei canili esistenti;
- la sterilizzazione dei cani e dei gatti;

- la creazione della figura del cane di quartiere;
- l'iscrizione dei cani all'anagrafe canina;
- la protezione dei gatti in libertà;
- la creazione di una coscienza zoofila tramite campagna di educazione sanitaria e ambientale.
L’art. 2bis stabilisce che i  comuni con popolazione superiore ai ventimila abitanti  devono prevedere nei propri strumenti urbanistici, nelle aree destinate a servizi, la realizzazione di canili rifugio.
Il  nostro Comune, in base alla popolazione raggiunta avrebbe dovuto superare l’ipotesi di un canile consortile e  iniziare a pensare a  dotarsi di una propria struttura.
Successivamente con Deliberazione n. 43 in data 29 gennaio 2010 veniva approvata dalla giunta regionale  una Direttiva per il coordinamento delle funzioni amministrative e sanitarie in materia di animali d’affezione e di prevenzione del randagismo.
In base a queste disposizioni :
“Il Sindaco del Comune rimane responsabile dei cani prelevati sul proprio territorio e collocati in strutture site in altri Comuni ed in altre regioni di provenienza e deve:
a) informare del trasferimento dei cani il servizio veterinario dell'azienda sanitaria locale competente per territorio della struttura individuata;
b) effettuare verifiche periodiche sullo stato di salute e benessere dei propri animali non meno di una volta l'anno;
c) dare comunicazione dei risultati ottenuti e dello stato di salute e benessere degli animali al Consiglio comunale anche nel Rendiconto della gestione.
Il progetto di un Canile-Parco presentato nel 2011 nasceva dall'esigenza di superare la concezione e l’attuale realtà dei canili come luoghi di segregazione -separazione e si basa inoltre sui seguenti presupposti:• Rispetto delle esigenze etologiche della specie.• Assicurare ai cani l’indispensabile movimento, varietà e socializzazione al fine di evitare una vita alienante senza che ciò comporti un costante e massiccio lavoro dell’uomo.• Facilitazione e razionalizzazione delle operazioni degli addetti (pulizie, abbeveramenti, alimentazione ecc.).• Piacevolezza del canile in modo da invogliare la sua frequentazione e quindi favorire le adozioni.• Massima possibilità di variazione nell'aggregazione degli alloggi e modularità della struttura• Progetto moderno ed evoluto che riesca ad essere economicamente competitivo.
La struttura avrebbe dovuto assolvere a più funzioni: dotata di un padiglione sanitario, di un padiglione servizi con i magazzini, la cucina, i locali per gli operatori , di un ufficio adozione; il tutto in ottemperanza a tutte le indicazioni imposte dall’ASL di competenza, nel rispetto della vigente  legislazione, con particolare riferimento ai servizi a rete (adduzione e scarichi).
La struttura sanitaria con centro di sterilizzazioni è fondamentale per una politica seria di lotta al randagismo, lotta che ogni Comune (singolo o consorziato) dovrebbe intraprendere in ottemperanza alla  Legge nazionale 281/91 e quella della Regione Lazio.
Gli animali avrebbero potuto godere di ricoveri adeguati, ma anche di  poter uscire  perlomeno due volte al giorno.
Il verde avrebbe dovuto essere curato per evitare che la crescita spontanea e l’erba alta provochino la proliferazione di parassiti (e la manutenzione del verde deve rientrare nei costi di gestione ordinaria del parco canile)
Avrebbero dovuto essere incentivate le visite attraverso campagne specifiche che andranno ad affiancarsi alle campagne affido. 
Non di secondaria importanza le visite scolastiche, come del resto richiamato dalla legge 281/91.Un canile, quantunque vasto, non dovrebbe ospitare più di   200  cani ( cfr. Ordinanza Ministero della salute del  16 luglio 2009 )
Come accennato per  acquisire il finanziamento necessario si sarebbe dovuto presentare  domanda corredata dal progetto all’Area Veterinaria della Regione entro il 30 giugno, ai sensi della DGR  487/2007.
Purtroppo,  nonostante l’impegno formale del Sindaco la  domanda non è stata presentata e si è persa una  opportunità.
In questi anni  il numero dei canili privati che ospitano a pagamento i randagi catturati a Sabaudia è aumentato e con essi i costi.
Sarebbe ora che il problema fosse affrontato anche alla luce della sentenza di recente emanata dal TAR Piemonte, n. 306/2016 secondo cui le cooperative sociali non possono gestire queste strutture.

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