sabato 1 aprile 2017

SABAUDIA: PER I CANILI BASTA CON LE PROROGHE, FINALMENTE UNA PROCEDURA APERTA

Uno dei tanti problemi del Comune di Sabaudia è rappresentato dal randagismo che comporta implicazioni di ordine sanitario, ma anche sociale, oltre che costi rilevanti; esiste in proposito una Ordinanza del Ministero della salute del 16 luglio 2009 che stabilisce i requisiti dei canili e come debbono essere gestiti.
In base ai principi e agli indirizzi enunciati dalla legge quadro nazionale n. 281 del 14 agosto 1991 in materia, ogni Comune deve provvedere:
- alla costruzione dei canili pubblici;
- al risanamento dei canili esistenti;
- alla sterilizzazione dei cani e dei gatti;
- alla creazione della figura del cane di quartiere;
- all’iscrizione dei cani all’anagrafe canina;
- alla protezione dei gatti in libertà;
- alla creazione di una coscienza zoofila tramite campagna di educazione sanitaria e ambientale.
Un Comune come quello di Sabaudia con una popolazione superiore ai ventimila abitanti avrebbe dovuto prevedere nei propri strumenti urbanistici, nelle aree destinate a servizi, la realizzazione di un canile rifugio, ma nonostante i ripetuti solleciti e benché fosse stata reperita anche un’area idonea di proprietà della regione, non è stato possibile ottenere nulla dalle passate amministrazioni che hanno preferito a privati la custodia e il mantenimento dei cani randagi pagando anche somme elevate e con risultati non sempre apprezzabili. Per molte volte gli uffici hanno prorogato i contratti in essere con alcune strutture private presenti nel territorio di altri Comuni (Sermoneta, Lenola, Itri, Gaeta, ecc.) senza che fosse fatta una nuova gara.
Ora, finalmente all’Albo Pretorio comunale è stato pubblicato un avviso di gara che prevede la custodia di circa 100 cani ad un costo di circa 111.000 euro l’anno per tre anni.
Si tratta senza dubbio di un tentativo apprezzabile per fare chiarezza sia sui costi che sulle condizioni in cui vanno tenuti i cani.
Nel capitolato speciale viene indicato da un parte un costo presunto pro capite e pro die di € 3,05 (art. 2), mentre da un’altra parte (art. 3) il prezzo a base d’asta sarebbe di € 3,10.
Ma il problema più grave è che non viene previsto nulla in merito agli adempimenti relativi alla scadenza del contratto, cioè di come i titolari del canile dovranno comportarsi per i cani custoditi.
Non è molto chiaro neanche come saranno fatti i controlli su come sono tenuti i cani e l’accertamento su quelli presenti (può capitare infatti che muoiano e che il titolare dimentichi di segnalarlo).

Mi auguro fortemente che la nuova amministrazione possa prendere in esame la mia proposta presentata già da tempo per la realizzazione di un “parco canile” comunale, che possa ospitare non più di duecento cani, che disponga di ampi spazi verdi, consentendo agli animali l’indispensabile movimento, visite didattiche alle scolaresche, attività di pet-therapy, ecc. e che possa essere dato in gestione ad una associazione senza fine di lucro che garantisca un servizio adeguato alle aspettative degli amici degli animali.

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