mercoledì 14 dicembre 2016

IL RAPPORTO 2016 DEL CREA DELL' UNIVERSITA' DI TOR VERGATA CONFERMA LA VALIDITA' DEL FEDERALISMO IN SANITA'

Questa mattina presso la saletta dei gruppi parlamentari è stato presentato a Roma il 12° Rapporto Sanità a cura di C.R.E.A. Sanità – Università di Roma “Tor Vergata”, dal titolo “La Sanità tra equilibri istituzionali e sociali”.
Il Rapporto, curato dal prof. Spandonaro e dalla sua equipe  è strutturato in 4 parti: un’analisi economico-statistica del contesto in cui muove la Sanità e delle performance (finanziamento, spesa ed equità) del sistema; le analisi per tipologia si assistenza: prevenzione, ospedaliera, residenziale, specialistica, farmaceutica, ambulatoriale di base, domiciliare (quest’anno con un focus su cure formali e informali), provvidenze economiche in denaro per la non-autosufficienza; segue un focus sulla Sanità quale settore industriale (quest’anno con una finestra su Sanità digitale e Industria Life Science); chiude una raccolta di analisi per patologia.
Ciascun capitolo viene affiancato da una sintesi in lingua inglese e da una sezione di key indicators. 
Alla fine delle monografie è presente un riepilogo regionale. In appendice l’indice di figure, tabelle e key indicators in doppia lingua.
Secondo quanto risulta dal rapporto negli ultimi 10 anni la spesa sanitaria pubblica italiana e’ cresciuta dell'1% medio annuo contro il 3,8% degli altri Paesi dell'Europa”.
La spesa sanitaria dell’Italia è la più bassa d'Europa, ma  il divario dei servizi sanitari sul territorio è ancora molto accentuato
In rapporto al PIL l'Italia spende per la sanità il 9,4%, contro il 10,4% in media dell'Europa Occidentale. Quindi nonostante gli aumenti degli ultimi anni la spesa sanitaria italiana resta inferiore rispetto a quella dell'Europa Occidentale: il divario è del 32,5% per quanto riguarda la spesa totale e del 36% per la sola spesa pubblica.
E' aumentata  anche la spesa privata, che ormai è circa un quarto del totale, con il 5% delle famiglie che dichiara di aver rinunciato a qualche spesa. 
Sempre più le famiglie devono ormai mettere mano al portafoglio per soddisfare le esigenze di salute”. Il sistema universale è in crisi.
Nel 2015, fra la Regione in cui si spende di più (Provincia Autonoma di Bolzano) e quella dove si spende meno (Calabria), il divario pro-capite ha superato il 50,0% (quasi il 40% per quanto concerne la spesa pubblica).
Secondo il CREA  le differenze rimangono anche tenendo conto dei due miliardi in più per il Fondo Sanitario Nazionale previsti dalla legge di Stabilità.
Nonostante quanto affermato da alcuni, secondo il CREA il federalismo in sanità  ha  migliorato l'applicazione dei Livelli di Assistenza.
Il disavanzo sanitario, scrivono gli esperti, si è ridotto del 78% dopo l'intervento dei piani di rientro, e anche le Regioni sottoposte a piano hanno gli indicatori sui Lea in miglioramento.
Quindi non è vero che il federalismo avrebbe danneggiato la sanità, secondo il CREA sarebbe accaduto esattamente il contrario.
Il problema delle differenze è comunque legato anche ai movimenti demografici che consentono alle regioni più popolose (quelle del nord) di avere più risorse.
Quindi la proposta di centralizzare la sanità e tutta la battaglia elettorale cadono miseramente di fornte a questi dati.
Un rapporto che, se reso pubblico un mese fa avrebbe aggravato la  sconfitta del Sì.
Il nuovo Governo invece di pensare alla centralizzazione dovrà concentrarsi su tutti gli adempimenti rimasti inevasi come quello della definizione dei costi standard e un effettivo monitoraggio dei LEA.

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