venerdì 7 settembre 2018

L'ASSEMBLEA PLENARIA DEL PARLAMENTO EUROPEO APPROVERA' UNA PROPOSTA PER AGEVOLARE I PERCORSI DI REINSERIMENTO DEI LAVORATORI IN IMPIEGHI DI QUALITA' DOPO UN INFORTUNIO O UNA MALATTIA

La Commissione per l'occupazione e gli affari sociali del parlamento europeo  ha predisposto una interessantissima Relazione sui percorsi di reinserimento dei lavoratori in impieghi di qualità dopo un infortunio o una malattia.
L'aspettativa di vita nell'UE sta modificando la piramide delle età. Nel 2015, l'aspettativa di vita alla nascita nell'UE a 28 era di 83,3 anni per le donne e di 77,9 anni per gli uomini. 
Nondimeno, gli anni di vita in salute liberi da limitazioni tendono ad essere più brevi: in particolare in taluni Stati membri. 
La maggiore aspettativa di vita, unita alla crescita dell'età media dei pensionamenti lascia l'Europa e gli Stati membri in considerevoli difficoltà, non soltanto per i sistemi sanitari ma anche per i mercati del lavoro europei. 
Il relatore, la deputata Jana Žitňanská, intende reperire un approccio che aiuti a individuare le opzioni politiche necessarie a plasmare i mercati del lavoro europei affinché diventino 
a) più inclusivi e reattivi alle esigenze di una società in invecchiamento e in sofferenza e 
b) meno propensi alla perdita di competenze a seguito dell'inattività nel mercato del lavoro. 
Il relatore ha tentato di farlo, proponendo provvedimenti volti ad aiutare a razionalizzare il reinserimento dei lavoratori nel mercato del lavoro dopo un infortunio o una malattia.
Il relatore condivide il parere secondo cui la riabilitazione dei lavoratori consta di tre aspetti differenti: medico in primo luogo, professionale (od occupazionale) in secondo luogo e sociale in terzo luogo. La relazione si incentra principalmente sulla riabilitazione occupazionale e sulle complessità che affrontano sia i datori di lavoro che i dipendenti che tentano di ritornare al lavoro (procedure e iniziative per agevolare il reinserimento sul luogo di lavoro). Al contempo, la relazione intende porre in luce il fatto che la riabilitazione e il ritorno al lavoro con successo includono tutti e tre gli aspetti.
La relazione esprime altresì raccomandazioni per incoraggiare gli Stati membri a trarre insegnamento dagli esempi delle buone pratiche e dei buoni approcci e, al tempo stesso, tenta di individuare i settori dove l'UE può conferire valore aggiunto e conoscenze tecniche, per l'ulteriore promozione di politiche che aiutino, in definitiva, gli Stati membri a promuovere il reinserimento dei lavoratori nel mercato del lavoro.
Il relatore reputa che l'UE possa aggiungere valore, aiutando gli Stati membri a sviluppare:
• misure preventive;
• risposte globali in termini di politiche negli Stati membri, tra cui l'intervento precoce, la cooperazione istituzionale di tutte le parti interessate pertinenti, l'approccio personalizzato;
• un mutamento culturale: la cosciente consapevolezza dell'esigenza di provvedere a questi lavoratori, coltivando la percezione positiva degli stessi nella società e azioni intese al benessere psicosociale permanente dei lavoratori.
La relazione vaglia inoltre le solide ragioni economiche della necessità di politiche che siano d'aiuto ai lavoratori a ritornare sul mercato del lavoro aperto. Ad esempio, le organizzazioni con gruppi più equilibrati sotto l'aspetto dell'età vivono un avvicendamento minore del personale e possono essere più produttive in quanto attingono da un bacino di competenze ed esperienze più vasto. Secondo la Confederazione delle imprese europee (BusinessEurope), le analisi svolte sul personale tendono a dimostrare che i lavoratori anziani mostrano maggior attaccamento al loro luogo di lavoro e possono superare le prestazioni dei lavoratori giovani in relazione alla risoluzione del problemi e alle qualità di guida. Gli effetti positivi risultano veri non soltanto in riferimento all'età, ma anche alla diversità. 
Il ritorno al lavoro attiene pertanto all'auto-realizzazione e a una vita indipendente, ma dimostra altresì ripercussioni economiche positive sulla società; la conseguenza è un minor livello di dipendenza dai sistemi sociali degli Stati membri. Come confermato dalla ricerca dell'OIL, le persone con disabilità costituiscono dipendenti fidati dalla produttività equiparabile, minori tassi di infortuni e maggiore mantenimento del lavoro rispetto alla forza lavoro generale dell'azienda. Rappresentano una fonte di competenze e di talenti non sfruttata, comprese le competenze tecniche, se hanno accesso alla formazione e ad abilità di risoluzione dei problemi trasferibili sviluppate nella vita quotidiana. Le persone che sviluppano disabilità durante il lavoro hanno sovente preziose esperienze oltre alle loro qualifiche formali delle competenze.
Come l'EU-OSHA puntualizza nella sua opera, il ritorno al lavoro può essere un processo complicato per le aziende, che implica non soltanto considerazioni relative al bilancio, ma anche competenze tecniche. Per le piccole imprese, il processo può farsi particolarmente difficile. L'assistenza tecnica e finanziaria esterna può essere d'aiuto ai datori di lavoro per elaborare provvedimenti individuali e creare percorsi di reintegrazione per le persone che ritornano al lavoro dopo un'assenza per malattia. Un'assistenza finanziaria dell'UE messa in opera correttamente potrebbe svolgere un ruolo rilevante nel sostegno al cambiamento. Qualsiasi sostegno deve, nondimeno, andare di pari passo con un autentico cambiamento della cultura organizzativa sul versante delle imprese.
L'UE ha un rilevante ruolo da svolgere nel sostegno e nell'incoraggiamento delle riforme nazionali del mercato del lavoro, condividendo idee innovative e contribuendo a creare quadri politici dal buon esito. Il relatore condivide il parere che rientra nel quadro strategico dell'UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro, secondo cui la normativa ha comprovato il suo valore nell'offrire all'UE un elevato livello di protezione per i lavoratori, nonché un corpus comune di definizioni, norme, metodi e strumenti preventivi nel settore della salute e della sicurezza sul lavoro. Tuttavia, stante la diversità dei modelli, gli Stati membri dovrebbero utilizzare anche un'identificazione di riferimento e lo scambio delle buone pratiche, la sensibilizzazione, le norme volontarie e gli strumenti informatici di facile uso per fare la differenza.
È infine desiderio del relatore anche attirare l'attenzione sulla prevalenza dei rischi psicosociali sui posti di lavoro: è del parere che siano necessari interventi di contrasto a tali rischi, nonché l'esigenza di continua lotta allo stigma negativo associato a disfunzioni di questo tipo.
La relazione sarà posta ai voti nell'assemblea plenaria di settembre.

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