giovedì 28 aprile 2016

LA COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI REGIONALI IERI HA ASCOLTATO I RAPPRESENTATI DEGLI ENTI LOCALI

La commissione parlamentare per le Questioni Regionali, ieri ha ascoltato i rappresentanti dell’ANCI nell’ambito dell'indagine conoscitiva sul sistema di concertazione enti locali-Stato centrale.
Il sindaco di Pesaro Ricci, i qualità di vice Presidente dell’Anci, secondo quanto riferito nella newsletter di “Regioni.it”, ha affermato che il sistema delle Conferenze (Stato-Citta', Stato-Regioni e Unificata) secondo l’ANCI ha assicurato in tutti questi anni trasparenza, capacità di comunicazione e confronto tra autonomie territoriali e governo e soprattutto consente un pieno dibattito sulle questioni centrali che riguardano gli enti locali.
Il nuovo Senato non potrà sostituire il sistema delle Conferenze ma complementare che mira a garantire un corretto rapporto tra esecutivi e quindi non è alternativo al nuovo Senato delle autonomie, cui spetterà esprimere la rappresentanza politica dei territori.
Contemporaneamente – hanno fatto presente i rappresentanti dell’ANCI - il sistema attuale di concertazione dovrà essere riformato e snellito. Il Senato infatti non avrà competenze su tutte le materie di interesse degli enti locali come ad esempio la Legge di Stabilità, che dopo la riforma sarà votata solo dalla Camera ma che rappresenta uno dei tavoli principali di confronto all'interno delle Conferenze.
Ricci ha quindi dedicato un passaggio alla riorganizzazione della governance comunale, ricordando la proposta ANCI che parte dall'aggregazione di servizi per bacini omogenei, passando dagli incentivi a unioni e fusioni volontarie “perché se si riorganizzano i luoghi di confronto istituzionale è importante che i Comuni riorganizzino se stessi, cosa che auspichiamo venga fatta anche dalle Regioni”.
Sono seguiti gli interventi degli altri componenti la delegazione dell’ANCI
Nel corso di una successiva audizione è stato ascoltato Enrico Borghi, presidente dell''Unione nazionale comuni comunità enti montani il quale ha affermato che “non possiamo più avere 8mila uffici tecnici, altrettanti luoghi teorici di progettazione europea, 8mila centrali uniche di committenza, etc etc. Abbiamo bisogno di andare verso una concentrazione della sovranità in poche, ma omogenee strutture. L'idea di quelle unioni di Comuni costruite su basi omogenee è un elemento decisivo per quelle aree non metropolitane, che oggi rischiano una fortissima compressione dentro il varo della Città metropolitana o nella crisi delle aree vaste”.
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